Introduzione
Per esprimere la propria creatività non basta solo il talento.
Bisogna attingere a piene mani dal pozzo senza fondo del proprio vissuto, delle
proprie esperienze e della propria maturazione: modellare l'intimo rovello, il
segreto subbuglio, il magma ribollente che non trova risposte nella dimensione
della nostra realtà quotidiana, della nostra stessa esistenza. Con l'esercizio
dell'arte si dà forma alle proprie emozioni, alle proprie osservazioni, ai
dubbi, alle riflessioni, ai sogni, alle utopie. Così il pittore realizza i suoi
quadri, il musicista la sua musica, il poeta le sue poesie.
Il rigoglio interiore va considerato, sospettato, indagato,
ricercato, riplasmato, onde poterlo tradurre in opera d'arte. Ma per far
questo, c'è bisogno di applicazione, di isolamento dal mondo esterno per meglio
concentrarsi, per fare in modo che la sonda del nostro pensiero vada fino in
fondo, per accogliere bene e mettere in ordine le domande, le idee, i concetti,
i fermenti, i credi.
In un tempo pervaso da ansie e preoccupazioni, timori e
incertezze, quale è quello in cui stiamo vivendo, in modo particolare per il
propagarsi di malattie infettive e di pandemie, l'attenzione e la
concentrazione necessarie al fine di produrre con la dovuta serenità le opere
d'arte i cui fondamentali fermenti "ispirativi" hanno da lungo tempo
agitato e sollecitato il nostro talento creativo, possono aver subito qualche
battuta d'arresto, qualche ridimensionamento.
Ma la creatività "bussa" sempre alla porta della
nostra intelligenza. Magari con minore frequenza rispetto a tempi migliori, ma
comunque si fa sentire. Bisogna allora cogliere quegli attimi, approfittarne
subito e, senza perdere ulteriore tempo né attenzione, mettersi al lavoro.
Musicisti: musicate! Pittori: dipingete! Scultori: modellate e scolpite! Poeti:
cantate, scrivete!
E, soprattutto, artisti, condividete. Perché con la condivisione
la vostra opera diventa maggiormente visibile, udibile, leggibile… In una
parola, l'opera d'arte sarà così armoniosamente estesa, aderendo e integrandosi
alle diverse personalità e sensibilità di ciascuno.
Siamo così giunti al quarto volume di quest'Antologia
virtuale, che ho voluto intitolare "Transiti Poetici", proprio
perché, con la Poesia, con la poesia di tutti voi, è possibile raggiungere
tutti e ciascuno, creando un "transito emozionale" che ci e vi terrà
uniti, solidali, empaticamente collegati.
Come per i precedenti volumi, la mia è una selezione del
tutto libera, su invito. Ringrazio di cuore i dieci valenti Autori che hanno
aderito alla mia iniziativa, permettendomi di realizzare questa quarta
raccolta.
Giuseppe
Vetromile
Mauro Corona, romano, ha fin da giovane coltivato il suo
talento letterario, nonostante la sua professione lo tenga impegnato in ambiti
completamente diversi. Ma la cura e l'importanza che egli dedica alla parola
poetica, fanno sì che forse proprio grazie alla sua attività scientifica e
informatica, i suoi componimenti, le sue liriche, siano connotate da elementi
di ricerca sui meccanismi segreti della mente che stimolano la creatività,
nella fattispecie la poesia. Come negli esempi che seguono, anticipati da una
dichiarazione di poetica davvero interessante.
Note
sulla pagina bianca
(Cinque testi sulla poesia)
Ritengo una operazione assolutamente privata lo scrivere
poesia e in particolare mi interessa da sempre il concetto della scrittura
poetica fine a se stessa o per meglio dire che riflette sul senso che la poesia
ha come attività della mente, del pensiero. Un universo in cui ci si può
perdere e in cui tanti hanno spaziato e spaziano come a ricercarne le leggi che
lo governino. In questo senso nascono, senza un vero fine progettuale ma legati
intimamente tra loro, questi brevi testi.
A
volte mano e testa
si
fondono, senza diventare verso
(Iosif Brodskij)
Si stanca la mente di seguire
il divenire del pensiero.
Cerca di stare dietro a ciò che legge
ma si affolla sempre di più
il non scritto che supera lo scritto,
le immagini e il limite di tutto
che aumentano l’angoscia, la distanza.
Due linee che si stancano.
Allora c’è il silenzio
si chiude il libro, si spegne quella voce
si torna alla luce del parco che
si fa più bruna, ostile
ma è solo materia, solo freddo che
penetra, solo natura che parla
con la sua lingua, solo
alberi nudi, inconsapevoli
mancati apostoli del nulla
***
Ortografia
del perdersi
Quando senti che è finita una poesia
allora inizia la sua perdita.
Dopo aver trovato verso dopo verso
il filo ora è il momento di lasciare,
la mente che si svuota risale
in superficie e prende aria
come dopo un naufragio il superstite
si aggrappa a un legno che galleggia
***
Nella profondità della mente
naviga il pensiero
prima di farsi parola o gesto.
E’ uno scivolare lento e silenzioso
lungo le rotte occidue tracciate
sul fondale dell’occipite in milioni di anni
dall’umana conoscenza
e che a tratti si rivela e sale
verso la luce del linguaggio
come una sorgente che traduca in suono
l’intima armonia dello spirito.
In questo movimento di scoperta
ciò che io faccio è prestare una mano
o una lingua a ciò che giace
nascosto e dimenticato
nella geometrica solitudine dell’angolo
***
La pagina bianca è il deposito dei miei pensieri.
Ve li depongo in segni successivi
modulati dal ritmo degli spazi.
Visti dall’alto assumono forma
di grandi lettere o di pettini astratti,
disegnando oggetti diversi
da ciò che poi descrivono.
Io li lascio fare perché sono il guardiano
che li accompagna osservandoli
nel breve tragitto dalla mente al foglio
***
Scoppi silenzi crepe
di una tale materia poetica si stende
un universo e ne deriva altra che si incastra
si perde, addensata in reclinante attesa
nell’angolo estremo, quello più nascosto;
lì vado a cercarla, nel dubbio di scrivere
anche solo una parola capace di fissare un punto
un concetto, un’idea che avessi prima ancora
di iniziare, di prendere il via, di osare
aprire quella porta, scendere quel gradino,
entrare in quella stanza, cogliere quel fiore,
creare quell’immagine dall’assoluto nulla.
Perché nulla esisteva prima, e al nulla tende
lo scrivere poesia, come il numero cercato che risolve
l’equazione, la cifra ancora da scoprire del pi greco,
come la nota che resta nella mente
quando si spegne l’eco del diapason
Poeta siciliano di Lipari, vive a Roma, impegnandosi nella
attività letteraria con diverse pubblicazioni non solo di poesia, ma anche di
narrativa e di poesia in dialetto siciliano. La sua linea poetica si
caratterizza per una predilezione per il mondo inconscio, sovente oscuro, ma
dal quale egli trae lacerti di possibili e illuminate verità. In questo senso,
Darkana è la sua raccolta poetica più rilevante.
Li vedo inabissare le radici
fino al cuore di fuoco del mondo.
Nelle loro corolle rosse
- gonne leggere
stropicciate dagli adolescenti -
i papaveri cullano nel vento
il cuore di carbone dei morti.
(Inedito)
***
Navighi nel mio buio
tacendo la canzone antica.
Remi nel mio sogno di te.
Fendi il mio mare segreto
nell’alba tragica dei miei occhi.
Tracci il periplo del mio volto
e indugi sulla mia bocca.
Ti sento tra le labbra
bruciare come nome proibito,
come una parola celata
che tutto avvelena del suo mistero.
(da Darkana, LietoColle)
***
C’è altrove un mio volto
che emerge dalle acque
e si fa isola.
E’ la punta di un iceberg
sepolto dall’abisso.
C’è altrove un’isola arcana
che non è che il mio volto
emerso
in un altro tempo.
(da Darkana, LietoColle)
***
A volte la pettino
questa tristezza fiera.
Porto al guinzaglio
un silenzio feroce.
Sorry mama.
Ogni mio sogno ha la criniera.
“Hic sunt leones”
mi tatuo sul cuore.
Il fuoco trema, io no.
Sorry mama.
Parlo la lingua del buio.
Lingua viva è l’oscurità.
Io sono il demone, temo.
Sono il fuoco, ma non tremo.
Sorry mama.
Sono potente quando sbaglio.
Io sono un bambino cattivo.
The devil.
Le diable.
Il vivo.
(da Darkana, LietoColle)
***
Vista, tatto, gusto, olfatto, udito, poesia.
Asia, Africa, Europa, America, Oceania, Poesia.
Primavera, estate, autunno, inverno, poesia.
Nord, est, sud, ovest, poesia.
Aria, acqua, terra, fuoco, poesia.
(da Lettere da
Eldorado, Progetto Cultura)
***
Incedere
nell’ossario degli angeli,
tendere nel buio
il cavo delle mani
per un granello di luce meridiana
nel giorno fatale delle nozze del diavolo
e scorgere
tra le corone di verbena
la bellezza dolorosa
della sua sposa bambina.
(da Lettere da
Eldorado, Progetto Cultura)
Una Voce importante del panorama poetico napoletano e
nazionale, Vera D'Atri, di origini romane, profonde il suo impegno letterario
sia in poesia che in narrativa, distinguendosi sempre per una ricerca accurata
dei motivi e dei temi fondanti della sua attività di autrice colta e attenta. Ha
realizzato diverse pubblicazioni di poesia e un romanzo, Buona Bella Brava, dedicato a interessanti aspetti della psicologia
femminile.
Colpisce ora l'intensità dei pini,
l'immobile confronto con la sera.
Una perenne cattiva luce
si mischia al vero. Sono i pensieri a fabbricare
i mondi.
Lei siede vicina. Ha il respiro di antiche
tragedie e grandina sui vetri perché ha in sé
un castigo invernale.
Ma superiore a tutto fu il superfluo
non le discusse tavole della legge, fu il rovistare
quel tanto, quelle poche evenienze in soprassalto
per colpa mai dei vivi, solo retaggi. Era dunque
il male nostro a compiersi nell'animo,
dentro, nel fondo, a pesare come
millenni privi d'inventiva.
(da Il fortino,
Ediz. Terre d'ulivi, 2016)
***
Da quale rozza paura mi distoglieva il glicine?
io mi difendevo dalla giornata vuota
tra i fiori scarmigliati d'una festa
ch'era soltanto aprile
giunto a rinsaldare le speranze.
E il tempo trascorreva diverso dalla penitenza,
di qua dalla finestra, quasi esultante
per aver visto rivivere l'ucciso.
Così, sedando le vanità convulse della morte,
al suo partire la notte ammutoliva dentro e in altri
cento
recipienti e di me fu schianto e nascita echeggiante,
fianchi e poi prigioni infrante,
madre ombreggiante per quei pensieri arsi che il sonno
cullando aveva reso infanti
e che come quieti stavano ormai sospesi
in fissità leggere nel mondo che è vacante.
(da Una tenace
invadenza, Ediz. Libro aperto, 2013)
***
In questa solitaria disgregazione
un diaframma d'innocenza.
Così che nell'ora breve che cede alla notte
l'indefinito insistere
lascia intravedere passaggi,
quiete trasmigrazioni di stagioni invendute.
L'aria più fresca
ripensa ogni parola
mentre lampade,
in simultanea arrendevolezza
si accendono di casa in casa,
e d'improvviso della sera qualcosa si fa
presenza e nostalgia.
(da Una data segnata
per partire, Ediz. Kolibris, 2009)
Poetessa romana, molto impegnata anche nella diffusione
della cultura letteraria sul territorio, in particolare con la rassegna poetica
che si svolge mensilmente a Corviale presso la Biblioteca Nicolini, insieme con
l'attore e poeta Angelo Filippo Jannoni Sebastianini. Carla De Angelis ha una
poesia aperta alla natura, nella quale e con la quale conduce per mano l'uomo e
la società intera verso mete di possibili redenzioni.
Esco da me – guardo la mia casa
stupisco dei suoi muri del colore delle pareti
mattoni animati nelle mani del muratore
birre bevute da volti sudati
bottiglie vuote risate passi stanchi
nel portare carriole di sabbia
racconti di famiglie che aspettano soldi
le stanze prendono forma
Un gatto fermo sulla soglia,
fingo di non vederlo
mi vuole appartenere
È il primo quadro che appendo
(da A dieci minuti da
Urano, Fara Editore, 2010)
***
Provo a suonare due note per burlare il tempo
e far felice il mio maestro ,
e canto , la chitarra ride della mia voce un po’ stonata
le dita ballano sulle
corde senza arruffi
Sono alla ricerca di un valzer, una allegra sonata
una festa di paese,
un canto popolare
oppure un lento andare come verso di donna
mentre impasta una ninna nanna
(da Tra le dita una favilla
sembra sole, Fara Editore, 2019)
***
Provo ancora, mi
fanno male le dita
continuo a suonare
per imparare tutte le note
Non voglio colpire per fortuna, voglio due accordi
uno che scivoli come
una carezza,
come la risacca che corteggia la riva
e un altro aspro e duro
come un racconto finito male,
come un auto che sfreccia con il rosso.
Ho in mente tutti gli
incroci
passerò quando il verde
offrirà una speranza
(da Tra le dita una
favilla sembra sole, Fara Editore, 2019)
***
Non aspetto l'ora giusta,
aspetto l'alba e appena giorno mi metto in cammino
cerco l'orizzonte, mai lo trovo, ma lo sento
ancora pochi passi
L'ho chiesto al cielo, non risponde
(Inedito)
***
Scrivere è dare vita alle immagini,
al rumore, al colore dei giorni,
di questi giorni
ma è meglio non scrivere troppo
poche parole senza mettere un punto
perchè non restino prigioniere del foglio
come il fiore che buca l'asfalto
per vivere il sole
non capisco il
mistero
(Inedito)
Poetessa di origini marocchine, svolge la sua attività lavorativa
a Roma, ma i suoi impegni letterari la conducono volentieri in altri paesi.
Tracce di un sentimento caloroso e intenso nei confronti dell'uomo e della
società, si possono riscontarre nei suoi versi che, innegabilmente, risuonano
di quel canto aromonioso e lirico che contraddistingue ogni anima mediterranea.
Circo
Magari è vero! Verissimo!
Quello che si tesse intorno a me
E come alcuni, nella loro lontananza,
Raffigurano il mio intimo amorevole e non futile
Magari!
Magari!
E desto le mie arti magiche
Magari!
Così diventano i conigli “nel circo” della mia vita
leoni
feroci
Senza paura del rumore delle trappole
e
delle catene dei vincoli
O metaforicamente: neanche della mia frusta!
Magari!
***
Esilio
Se ho deciso di allontanarmi
Non è perché sono stata rinnegata dalla mia specie
O perché i miei amici si disinteressano
Ma per ricostruire i frammenti provocati dalla stupidità
Con i proiettili della delusione...
Nei pozzi dell’ipocrisia.
Quando l’aquila1 si ribella al precipizio e si
innalza
Rimane viva e fa nido
Sulle alte vette!
1 Narra una
leggenda indiana: “Intorno ai 40 anni gli artigli dell’aquila sono lunghi e
flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo
becco, allungato e appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate e appesantite
dalle piume molto ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai
difficile. L’aquila, a questo punto, ha due alternative: o si lascia morire o
affronta un doloroso processo di rinnovamento, lungo ben 150 giorni. L’aquila
che decide di rinnovarsi vola in cima a una montagna e si ritira su un nido
inaccessibile, addossato a una parete rocciosa. In questo luogo l’aquila
inizierà il suo doloroso mutamento; sbatterà il becco sulla parete fino a
staccarlo, dopo alcune settimane le ricrescerà un nuovo rostro e con questo
strapperà, uno dopo l’altro, i vecchi artigli. Quando questi saranno
ricresciuti, con il nuovo becco inizierà a strappare le sue penne dal corpo,
una dopo l’altra. E, quando queste saranno ricresciute, l’aquila rinata si
lancerà in un volo sicuro che celebrerà il suo rinnovamento e ricomincerà a
vivere per altri trent’anni”.
***
Sudario
Davvero puoi vedermi,
Stagnante nell’acqua ferma,
Senza l’alta sorgente
Mentre io sono un lapislazzulo
Che copre, da tempo immemorabile,
Le onde che si combattono
Nel Mediterraneo.
Sono il faro più antico
Che illumina le conchiglie
Nel profondo Atlantico.
Sono la palma
Che, ogni alba, pettina le sue fronde
Con la neve dell’Atlante.
Sono l’icona della poesia
E, si dice, dei racconti.
L’incensiere e il sandalo
Di ogni salotto.
Nel nome del tuo Dio
Aspetti veramente
Che io tessa il sudario con un filo medio-orientale
E lo tinga con l’occhio prosciugato dalla pena
Dei petali di asfodelo
E narciso.
Scusami,
Mi dispiace signore,
Le anime della mia gente
Non possono essere rinchiuse
In nessun otre
Nonostante il suo stile.
Una particolare cura del dettaglio, degli attimi importanti
che una quotidianità sovente abitudinaria e superficiale ci costringe a
condurre: del resto la poesia è anche attenzione alle piccole cose, come ad
esempio una "chiavetta" smarrita e poi ritrovata, o lo
"sguardo" che misura il mondo. Ecco uno stralcio della vastissima e
pregevole poetica di Monica Martinelli, poetessa romana che "osserva"
il particolare e ne trae spessore e valore.
Le stelle sono punti di luce
in cerca di casa
un luogo per posarsi
e cedere calore alla terra,
ossa e polvere da seppellire
come prove d'amore dell'esistenza.
Quando i ricordi si sgranano
si sgretola il passato
in macerie di memoria
in sassi antichi dove riposa
l’urna del tempo.
Forme cosmiche allentano i sogni
e nel sonno vorrei cadere da una stella
sopra un giaciglio imbottito,
il cappotto di lana di mia madre
col suo tepore stabile
o in braccia fragili di vento
***
Benedetta
sia la chiavetta
Perdere per poi ritrovare
è qualcosa che porta il corpo a tremare e a spostarsi.
La paura fa miracoli quasi come la gioia.
La paura di perdere i dettagli dei giorni
mentre ti accorgi che è già tanto ciò che non ricordi.
Dentro quel frammento di plastica
c'è tutta la vita, la virtuale insieme alla vera,
ora smarrita o finita in mano a chi
tutto ciò non dirà niente.
Dirsi che è bello allevare un’idea
starci dentro ogni giorno e poi uscirne con un'amputazione.
Si perdono i pezzi, e ti chiedi a cosa servano i particolari
conservati in scrigni colmi di grazia e sospiri.
Quella memoria portatile ha deluso
perché ha tradito,
oppure il rimedio è abbassare il volume ai ricordi.
Ho speso bene la vita - sta scritto -
per questo c'è un timbro, quello del punto di vista:
si chiama imparare a staccarsi dal mondo
stare in piedi nel moto perpetuo del transito
***
C’è dato un tempo
per ogni tempo.
C’è una magia in ogni cosa,
nel perdono
in un bacio che ferma l’addio
nella ragione di essere nati.
Penso non sia il cambiamento
ma l’abitudine
l’unità di misura dei viventi,
ciò che ci rassicura e ci consola
ciò che ci viene naturale fare.
E poi gli occhi,
con cui misuriamo la realtà
che sia di fiato e di sabbia,
che ci prepari alla
nostalgia
o all’abbandono.
È come seguire la danza
di una foglia nel vento
e indovinare da quale parte cadrà.
(poesia tratta dal libro L’abitudine
degli occhi, Passigli, 2015)
Una Voce tra le più significative, da lunghissimo tempo, del
panorama poetico italiano. Giuseppe Napolitano, pur vivendo a Formia, è un
poeta e critico che volentieri si sposta in altre luoghi e città per offrire la
sua preziosa partecipazione ad eventi artistici e letterari di spessore.
Collabora con diverse realtà e associazioni del territorio, mantenendo contatti
importanti con la poesia estera, in particolare con quella dell'est Europa
(Albania, Balcani, Serbia). Autore di tantissime pubblicazioni, curatore di
Antologie, scrive e commenta lavori poetici e letterari sul suo noto Sito
"La stanza del poeta", che è anche una importante Collana di poesie che
egli cura per la Volturnia Edizioni (insieme alla poetessa Ida Di Ianni). La
sua linea poetica è caratterizzata da un pacato ma profondo accento riflessivo.
Capodanno
/ Usato sicuro
Quante
mai vite devo prenotarmi
per
(ri)vivere tutte le avventure
(e
pure tante ne ho lasciate indietro)
che in
questa vita non avrò più tempo
e avrei
piacere ancora di provare
(anche
senza l’assillo di riuscire)
Qualche anno buono l’ho avuto
lo
ricordo
– ora perciò magari è anche meglio
recuperarne uno di quelli usati
e non rischiare l’incertezza del nuovo
che poi chissà come arriva
e
cosa porta
– quello che già conosci è più sicuro
31
dicembre 2018
***
C’era
un ragazzo…
Ci facevamo belli per piacere
come allora credevamo
di piacere
ma un po’ diversi
per seguire i segnali
che arrivavano lontano da culture
all’improvviso diventate comunione
di sentire e ci spingevano lontano…
Eravamo quelli cui piacevano i Beatles
quando andavano di moda i ballabili
(i balli lenti
sulla mattonella)
delle feste in casa “biscotti e cioccolata”
– così she loves you
era una festa
da ascoltare ad alto volume
Volevamo essere nuovi
e i genitori
con qualche sospetto ci lasciavano fare
perché quelle canzoni suonavano allegre
– ripensando magari alle loro canzoni
(monotonia di pomeriggi casalinghi
:signorinelle e
brindisi con l’acqua)
E i cantautori già sembravano strani
con le loro tiritere malinconiche
– mentre si canticchiava a bassa voce
un ritornello di Endrigo dedicato
a chi nemmeno se lo immaginava
di essere nei pensieri di un ragazzo…
***
Maschere
A grappoli – la mia vecchia abitudine!
di leggere attentamente i necrologi…
vedo perdersi ogni giorno – sconosciuti
e ancora peggio i volti e i nomi noti –
quelli della mia età o poco meno
per cui lamento la cattiva sorte
Ma un manifesto a volte è pure la scoperta
di chi più non ricordavo e centenario
o poco meno ha salutato il mondo
(e sono queste le belle scoperte
che mi piace trovare come fosse un augurio
anche per me per imitarli a vivere…
***
Ottomarzo
per Antonio
Quanta bellezza appena
sfiorata
che non hai potuto cogliere
(non avresti dovuto nemmeno)
e conservi però integra
tua
imperdibile per non averla avuta…
Isernia,
Iridio, 8 marzo 2019
Da Belgrado, Serbia, una voce poetica cristallina, tradotta
magistralmente in italiano da Lucilla Trapazzo: Iskra Peneva, poetessa e a sua
volta esperta traduttrice, ci propone una linea poetica sobria ma profonda, da
buona osservatrice delle cose anche minime e della natura radiosa. Una lirica,
la sua, che procede per immagini, quasi a fermare gli attimi peculiari della
quotidianità.
Come
vita
Quando l’oscurità discende
le stelle gocciolano sulle cime
dei tigli frondosi
Adornano l’aria trasparente
e la primavera
Guarda
le
stelle cadenti impigliate tra i rami
Pensò un viaggiatore
ubriaco di amore romantico
I lampioni si riflettono
sul finestrino di un tram notturno
Vanno e vengono
Così la sua vita
***
Nove
palloncini
Alle 2 non riesco più a dormire
Lancio sul muro palloncini color perla
L’intonaco si sbriciola. Il muro
si rompe. Cade la malta
Per ore
Ora sono un capomastro
Sputo sui mattoni
Sbatto la malta
Ricopro di parole
le crepe del mosaico sul muro
Le riempio
con riquadri di gesso
Prima dell’alba
ogni cosa è al suo posto
anche la polvere
sospesa in verticale
A mezzogiorno con l’aria ascensionale
i palloncini prendono la fuga
***
Diventare
Una lettera
Un trattino
E poche altre cose
Mettere insieme parola per parola
Versi
Virgole ignorate
Un punto fermo
***
Pioggia
nel deserto
Sono incline a commettere errori
quando la pioggia cade sulla sabbia
Per un breve momento il deserto fiorisce
Imprevedibile e selvaggio
Riesco a entrare nella mia ombra
***
Al di
fuori
Sulla casa vicino alla strada
la mia finestra è quella con la tenda
azzurra
La vista dalla strada alla stanza è bloccata
Non riesco a vederne l’interno
So che è ancora buia
e piena di cose
La finestra azzurra non è più la mia
Da molto tempo ho lasciato la stanza
in segreto
e sto ancora viaggiando
Tra la stanza e la strada resta solo
un ricordo malinconico
Io sono fuori
***
Partire
Ho nascosto tutti i dolori del mondo
dentro di me
Il mio pianto non basta
a placare
il fardello oneroso
Il silenzio è perfetto
Il fulmine sul lago
è un battito di ciglia
Essenza che rivela
la creazione della notte e del giorno
E cielo e pioggia sono più sottili
della mia tristezza
Un'artista a tutto tondo, Lucilla Trapazzo, originaria di
Cassino ma residente a Zurigo, eccelle in molte attività creative, dal teatro
alla regia e alla letteratura, con particolare riguardo per la poesia.
Traduttrice molto esperta, riesce a ricostruire la giusta atmosfera poetica
dell'autore originale, lavoro notoriamente arduo quando si tratta di
interpretare il codice espressivo di altre Lingue. Valente poetessa anche lei,
dimostra di possedere un lessico diretto e molto figurato, con termini sovente
originali e sorprendenti.
Pron. Pers. II Pers. Sing.
E ancora una volta mi accadi
nel dubbio dell’ora.
In qualche modo lo senti.
Io continuo a girare sul fiume.
Se mi fermo – il vuoto si svela.
Il sole nell’acqua è solo il mio cardigan
giallo e canta stonato
alla luce.
Dicono che gli angeli non abbiano
sesso. Eppure
quel gusto di labbra pungenti.
***
Limbo
– oltre l’Acheronte
Non peccammo quando ci scoprimmo
essenza e paradosso nello specchio.
Eppure senza colpe condannati siamo
Sull’orlo tormentato dell’attesa
Sospesi tra la notte e il sole
Esclusi, non risolti
E sempre siamo fiume in piena
carne densa ancora
Siamo nomi e anelli e atomi di luce
***
Folgorite
Dunque, ora cogli le rune di tuono e i monili
di nembi di vetro, de-cifrando del sistema
il segno.
Lo so, la luna nel secchio è frammento
di mare - gibigiana. Ma tu
muovimi ancora una volta a occhi chiusi
ancora stanotte in delubro oscillante
senza tuberi o chiodi. È solo un nericare
di ragni e di pulsioni.
Domani, poi. Ci penseremo poi.
Sì. Si schiuderanno ancora le fanciulle
(callipigie) al meriggiare tenue tra spighe
azzurre colme di origami.
***
Strogolare
C’è un deserto eterno senza appiglio
nell’ondivago vagare del pensiero
senza sopra senza fondo. Rubiamo
del silenzio il semplice essenziale!
Lasciamo altrove la lingua di parole
consonanti custodi di livore.
Nati di piedi, erranti vagoliamo
di un senso a razzolar stupore.
Andiamo. Andiamo per le strade
a piedi nudi, sempre la notte è spazio
immenso sempre la luce in altro dove
impera e rinnovata esplode.
***
Motu
proprio
Verrà di nuovo la luna leopardiana
con voce fiammeggiante a riparar
di bambole i visini. Per te che collezioni
storie, di miele gronda desiderio
in questa notte gialla di Van Gogh.
Un'eco raminga al di là della soglia.
Amara. Di tempo che piega il canneto
che porta la pioggia. Non oltre.
Stanotte con i cubi in grembo dorme
il mastro puppeteer.
Stanotte l'emozione
vince ai dadi. Partorito un giorno
entro sogno onnipotente il cigno di cristallo
surge al suono malva dei bulloni
e invoca piume e neurotrasmettitori.
È in fermento corrusco la pelle del mondo
trafitta da memoria di universo. Nel grano
il cri-cri
sconfinato rivela quanto indarno
sia cantare alla luna aliena.
Poeta di Isernia, Antonio Vanni è un'altra Voce importante
della poesia non solo molisana, ma anche nazionale. Molteplici sono infatti i
suoi contatti e le sue partecipazione letterarie in ambiti regionali, a
Venafro, Formia, e in altre sedi di incontri e rassegne. Molto intensa è stata
la sua collaborazione con il compianto poeta e critico Amerigo Iannacone.
Persona gentile e colta, critico letterario, Antonio Vanni ha un dettato
poetico improntato al sentimento, alla purezza dei rapporti ed ai valori
fondanti del vivere civile.
Iridio
Alla
memoria di Amerigo Iannacone
Sul tardi lascerai il Caffè
dove attendevi noi,
corpi educati alle latomie
degli spazi
tra destino e amore,
colto il più bello tra i fiori
del chiaro giorno infinito.
***
Solamente
mia
Quando la pioggia cadrà sul tuo viso
urlando che t’ama, sicuramente al posto mio,
una di quelle, che cade, una goccia,
sarai solamente mia.
***
Una
lacrima nel mare
Volevo raccogliere una perla per te,
per renderti ancora più bella,
ma giunto in fondo al mare
che distrazione: non so nuotare.
La tocco appena un po', nessuna risalita
oramai, verso te e il cielo.
Una lacrima nel mare, che vuoi
che sia,
non gonfia l’onda, non bagna
la spiaggia,
non fa nulla di ciò che ha nel cuore.
_______________________________________________________
NOTE
SUGLI AUTORI
Mauro
Corona
Mauro Corona è nato a Roma.
Laureato in matematica, svolge il suo lavoro nell’ambito dell’informatica per
la pubblica amministrazione.
Si accosta alla poesia all’età
di 17 anni, incoraggiato dalla sua insegnante di lettere, quando le sue letture
sono Lee Masters, Quasimodo, Saba e Ungaretti. Inizia così a scrivere versi.
Questo fino al 1990. Dopo un silenzio di quasi 20 anni, nel 2008 la poesia,
come lettura e scrittura, torna in maniera più pervasiva e consapevole nella
sua vita.
Cura una rubrica, sul suo
profilo facebook, per condividere con gli amici, poeti e non, la grande poesia.
Questo anche perché ritiene sia fondamentale la lettura e lo studio dei poeti,
sia di quelli che ci hanno preceduti che dei contemporanei, allo scopo di affinare
il gusto, conoscere voci diverse, ed arrivare così a costruire uno stile
proprio, in cui riconoscersi ed essere riconosciuto.
Questo lavoro gli ha dato modo
altresì di approfondire la conoscenza della poesia mondiale, ritrovando
assonanze e affinità soprattutto in quella italiana e anglo-americana, anche se
il panorama dei poeti che “frequenta” è estremamente vario ed in continuo
aggiornamento.
Suoi componimenti sono stati
premiati in vari concorsi ed anche pubblicati in antologie e riviste di poesia.
Ha preso parte a diversi reading ed eventi a Roma, nel Lazio e in Campania.
Davide
Cortese
Davide Cortese è nato nell' Isola
di Lipari nel 1974. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, intitolata
ES, alla quale sono seguite le
sillogi: Babylon Guest House, Storie del
bimbo ciliegia, Anuda, Ossario, Madreperla, Lettere da Eldorado, Darkana e Vientu (poesie in dialetto eoliano). Nel
2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro”
per la Poesia. È autore del romanzo Tattoo
Motel, di due raccolte di racconti: Ikebana
degli attimi e Nuova Oz, della
monografia I Morticieddi – Morti e
bambini in un’antica tradizione eoliana, e della fiaba Piccolo re di un’isola di pietra pomice. Ha curato l’antologia Gioia - Antologia di poeti bambini con
fotografie di Dino Ignani. È inoltre un illustratore: ha all’attivo numerose
mostre collettive e personali. Dal 2013 fa parte del gruppo performativo
“Artisti§innocenti”. Un suo cortometraggio, “Mahara” è stato premiato dal Maestro
Ettore Scola alla prima edizione di "Eolie in Video" nel 2004 e all’"EscaMontage
Film Festival" nel 2013.
Vera
D'Atri
Vera D’Atri è nata a Roma nel
marzo del 1948. Con la raccolta Abitare
Sparta ottiene una menzione di merito al premio Lorenzo Montano. A questa
silloge fanno seguito una piccola silloge poetica delle Edizioni della
Biblioteca intitolata Il museo di
vaniglia e nel 2009 la pubblicazione della silloge Una data segnata per partire edita da Kolibris con prefazione di
Rossella Tempesta. È presente inoltre nelle antologie La giusta collera edita da CFR, Alter
ego - Poeti al MANN, Contatti diversi,
I quaderni di Movimento Aperto, Scrittura sottovoce, Voci dell’aria, La parola abitata, Umana
troppo umana e la grande madre. È finalista al Premio Mazzacurati-Russo
delle Edizioni d’If 2012-2013 con la plaquette Tutte donne. A maggio 2013 esce la plaquette Una tenace invadenza. A marzo 2016 esce la raccolta di poesie Il Fortino a cura di Terra d’ulivi
edizioni, con il quale vince il primo premio al concorso “L’iguana” Castello di
Prata. Ad ottobre 2013 è finalista al premio Michele Sovente, seconda edizione,
sezione poesia inedita.
Ha pubblicato il romanzo Buona bella brava, per le edizioni
Robin, 2010.
Carla
De Angelis
Carla De Angelis è nata e vive a
Roma. Suoi testi sono presenti in riviste e opere collettanee edite da Perrone,
Estroverso, David & Matthaus, Limina Mentis, Delta3, Pagine, Aletti, Fara.
Nel 1995 il Presidente della Repubblica le ha conferito l'onoreficenza di Cavaliere.
Con Fara ha pubblicato in poesia: Salutami
il mare (2006), A dieci minuti da
Urano (2010), I giorni e le strade
(2014). Nel 2011 esce Mi vestirei di mare
(Progetto Cultura). Ha ideato e curato le antologie Corviale cerca poeti per la Biblioteca "Renato Nicolini"
di Roma e, con Stefano Martello, i saggi Diversità
apparenti (2007), Il resto (parziale)
della storia (2008), Il valore dello
scarto (2016). Nel 2017 ha pubblicato con Fara la pluripremiata raccolta Mi fido del mare, e, nel 2019 la
raccolta Tra le dita una favilla sembra
sole.
Dalila
Hiaoui
Dalila Hiaoui è poetessa e
scrittrice italo marocchina, nata a Marrakech e residente in Italia. Docente di
lingua e cultura araba, lavora presso una agenzia delle Nazioni Unite a Roma.
Organizza e conduce dal giugno
2013 il salotto letterario bilingue "J'nan Argana" (paradiso di
Argan) in Italia e in altri Paesi. È Segretaria Generale assistente per il
mondo arabo presso "Il Movimento Mondiale della poesia". Ha
pubblicato 38 libri come "author & co-author" (poesie, romanzi,
una pièce teatrale), e un manuale di arabo in tre volumi con l’Università
Internazionale UniNettuno. Le sue poesie di madre lingua araba sono tradotte in
italiano, spagnolo, inglese, cinese classico (Mandarino), albanese, serbo, bangali,
Nepali, berbero e alcune in lingua francese. Manager della rivista culturale
online Dar Argana, collabora con
altre riveste e giornali arabi come opinionista e scrittrice. Ha realizzato con
l’Università Internazionale UniNettuno i corsi televisivi "Imparo la
Lingua Araba" - Tesoro delle lettere, già in onda sui canali nazionali del
Marocco, del Canada, sui canali dell'Università stessa, su Rai 2 e sul digitale
terrestre dal 2010.
Monica
Martinelli
Monica Martinelli vive e lavora
a Roma.
Nel 2009 ha pubblicato il libro
di poesie con prefazione di Walter Mauro dal titolo Poesie ed ombre, Ediz. Tracce. A dicembre 2009 ha vinto il premio
letterario “La città dei Sassi di Matera” per la sezione poesia inedita. A
dicembre 2011 ha pubblicato il libro di poesie dal titolo Alterni Presagi, Altrimedia Editore, con prefazione di Plinio
Perilli. Nel 2015 ha pubblicato il libro di poesie L’abitudine degli occhi, Passigli Editore, con prefazione di Davide
Rondoni, che ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.
Sue poesie sono state tradotte in
inglese, francese e serbo. Ha pubblicato
poesie sulle riviste Poeti e Poesia, Poesia, Gradiva e Orizzonti, e
poesie e racconti su varie antologie e blog letterari.
Ha partecipato alla redazione
della rivista di cultura letteraria e arte “I Fiori del male”. Ha fatto parte della giuria del premio
internazionale di poesia “Don Luigi Di Liegro”.
Giuseppe
Napolitano
Giuseppe Napolitano è nato a Minturno il 12 febbraio 1949.
Vive a Formia.
Laureato in Lettere, ha insegnato per 33 anni nei Licei.
Sposato con la poetessa Irene Vallone, hanno una figlia,
Gabriella, anche lei impegnata in campo artistico.
Ha pubblicato, fra i 100 libri usciti a suo nome: Momenti,
1970; Dentro l’orma, 1978; Maschera, 1978; Parola di parole,
1998; Insieme a te io sono nato ancora, 2003; Alla riva del tempo, Napoli 2005; Antologia (poesie 1967-2007) 2008; Genius Loci (18 poesie per
Normanno Soscia) 2009; A repentaglio, 2016; Seminari di lettura, 2016; Libertà di parole (autobiografia), 2017; Tutte le parole, 2018; Grammatica
interiore (con traduzione in cinese e inglese) 2020; Approdo (con
traduzione in greco) 2020.
Nel 2006
ha fondato la collana la stanza del poeta, nella quale sono apparsi 111 piccoli libri (di
autori del bacino mediterraneo). Una
seconda serie è stata edita dalle Edizioni Eva.
Collabora attualmente con la Volturnia Edizioni. È tradotto e pubblicato in trentatre lingue.
Iskra
Peneva
Iskra Peneva, Belgrado (Serbia).
È laureata in Matematica. Le sue poesie e le sue video-poesie, tradotte in diverse
lingue, presentate in festival internazionali e pubblicate su riviste, giornali,
antologie nazionali e internazionali, hanno ricevuto molteplici premi e
riconoscimenti (uno per tutti, nel 2016 “Struga Poetry Evenings”, premio come
migliore libro di poesie in Macedone).
Membro dell’Associazione degli
Scrittori Serbi e dell’Associazione dei Giornalisti Serbi, Iskra Peneva
collabora con la rivista “Makedonska Videlina” e lavora come traduttrice. I
testi inseriti in questa Antologia sono stati tradotti da Lucilla Trapazzo.
Lucilla
Trapazzo
Lucilla Trapazzo, nata a Cassino e residente a Zurigo. Dopo
la laurea in Lingua e Letteratura Tedesca (“La Sapienza”, Roma), un MA in Film
& Video (“American University”, Washington D.C.), e una continua formazione
teatrale e artistica, lavora come attrice, performer, critica, regista teatrale
e formatrice. Le sue poesie e i suoi racconti sono stati più volte premiati
(ultimo il primo premio opera prima “I Murazzi” 2019) presentati in festival
internazionali e pubblicati in antologie, riviste e libri d’arte in Italia,
America, Spagna, Macedonia, Serbia, Tunisia, Argentina.
Ha recentemente pubblicato il
libro di poesie Ossidiana, Volturnia
Edizioni, 2018.
Antonio
Vanni
Allievo del poeta e
scrittore esperantista Amerigo
Iannacone, Antonio Vanni è nato ad Isernia nel 1965. Lavora nel Reparto di
Psichiatria del locale Ospedale Civile. Ha pubblicato diverse raccolte di
poesie. Esordisce a diciotto anni con la raccolta La Nube. Ha poi pubblicato: L’albero
senza rami e la luna (Genesi Editrice, Torino, 1992, pref. di Giorgio
Bàrberi Squarotti); Diario di una nuvola
bassa (Edizioni Eva, Venafro, 1994, pref. di Vincenzo Rossi); L'Ariel, (Genesi Editrice, Torino, 1997,
pref. di Giorgio Bàrberi Squarotti); Le
artemie (Edizioni del Leone, Venezia, 2004, pref. di Paolo Ruffilli); Plasmodio (Edizioni Eva, Venafro, 2017,
pref. di Giuseppe Napolitano); Iridio
(L'Erudita, Roma, 2019, prima antologia di sue poesie). La passeggiata (racconti brevi, Edizioni Eva, Venafro, 2007). Dal
2016 al 2018 ha diretto per il mensile “Il foglio volante-La flugfolio” la
rubrica di poesia dei giovanissimi “L'aquilone”. Nel 1994 Fulvio Castellani
pubblica la monografia “Dai gradini del tempo e del sogno – Introduzione alla
poesia di Antonio Vanni”. Cura una collana di poesia.
Nessun commento:
Posta un commento