Le Antologie Poetiche Virtuali sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti volumi dedicati a particolari ambiti poetici (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.

lunedì 29 giugno 2020

VOLUME XI






Introduzione


Siamo così giunti all'undicesimo volume. Considero il numero dieci una prima tappa di questo percorso poetico che, sinceramente, mi gratifica e che proprio per questa ragione, penso di continuare finché ce ne sarà la possibilità. Dieci è un numero peculiare, sono le dita delle due mani, con le quali scrivo sulla tastiera, ormai da tanto tempo; dieci sono pure gli Autori che fanno parte di ogni singolo volume, con qualche eccezione, come nel caso delle "Nuove voci del ventunesimo" (Vol. VIII), oppure del volume dedicato ai poeti in dialetto napoletano. Mi piace continuare questo viaggio, riservando ogni tanto qualche attenzione a particolari espressioni e forme di poesia (in preparazione un volume dedicato alla poesia performativa, ed un altro ad alcune voci poetiche importanti che, purtroppo, ci hanno lasciato da poco).
Ma veniamo a noi. Superata dunque la fatidica boa del "10", non torno indietro per ripetere oziosi e inutili giri intorno ad orizzonti poetici già amati e condivisi. Vado avanti. Percorro una linea immaginaria ricca di stimoli, di suggerimenti, di vedute sempre nuove e inaspettate, di confini utopici ma raggiungibili comunque con l'immaginazione; una rotta segnata dai potrebbe essere, da una realtà non distorta ma autenticamente vissuta, osservata, desiderata, amata. Perché poi, in fondo, la poesia è anche questa cosa. Ognuno si configura la propria realtà modellandola in base alle proprie esperienze, nel contesto sociale e storico in cui vive, ma il poeta, come in genere tutti gli artisti, ri-creano questa realtà recuperandola dal proprio intimo e la raffigurano esternamente. Senza veli e senza distorsioni: la poesia dice e può dire tutto, dal sublime all'orrido, dal solare al tenebroso, dalla fede o speranza in qualcosa o in qualcuno, all'abbattimento, all'isolamento in sé, alla rassegnazione. Il come io vedo il mondo di einsteiniana memoria, è una lungimiranza tipica del poeta, il quale è abile e bravo nel soffermarsi sui particolari più minuti della sua sfera investigativa sulla realtà, tanto da rendere qualsiasi quadro, qualsiasi figurazione, qualsiasi stato, verosimile, autentico, aderente, sincero, possibile. Il bravo poeta! Sa smascherare, sa denunciare, sa dire le cose che normalmente nella quotidianità ognuno di noi non riesce a sentire, a vedere, a osservare: le sue parole vanno oltre, e da un seme segreto, il classico piccolo segreto ungarettiano, i poeti estendono e alludono, sono capaci di raffigurare visioni altre.
E dunque il poeta, come del resto tutti i veri artisti, ha questa sensibilità particolare che gli permette di radiografare il mondo circostante, individuandone le caratteristiche e gli aspetti più intimi, minuti, a volte indescrivibili sul piano della realtà quotidiana o spiegabili con lunghi e complicati processi e concatenamenti logici: la parola poetica è, in questo caso, una materia densissima e estremamente compatta, capace di esplicitare tutto un mondo, sottinteso e allusivo; una stella di neutroni, la parola poetica, così densa e pesante, da contenere in sé ogni cosa, ogni significato, ogni possibile realtà.
Abbiamo qui dieci Poeti che ringrazio di cuore per aver accettato di partecipare a questo mio progetto antologico. La loro voce è importantissima, ci apre spiragli inaspettati sulla nostra quotidianità, sul nostro senso civico, sui nostri affetti e sentimenti, sulla nostra capacità di osservare e di valutare il mondo, la storia, l'uomo.
Buona lettura.

Giuseppe Vetromile

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                                                                LELLO AGRETTI



Lello Agretti, da Caserta, è un poeta pensatore molto acuto, ama soffermarsi sulle cose e sulla realtà quotidiana, soppesando attentamente le qualità intrinseche di ogni accadimento, di ogni relazione. Non ama invece i piedistalli, le cornici, le aureole, le sovrastrutture: la sua è una poesia diretta, autentica, alla ricerca dell'essenziale, pregna di contenuti significativi e di rimandi. Lello Agretti predilige il percorso netto, incisivo, perciò utilizza a volte la parola poetica, a volte la forma letterale in prosa, dove rivolgendosi ad un tu reale, puntualizza in effetti gli aspetti salienti della propria filosofia di vita.



(Da una lettera a Mariella Bettarini, il 23 maggio 2018)

… queste pagine umili e, tuttavia, certe come sa essere ed è la chiesetta sopra la collina: incrollabile e ristoro per il pellegrino. Se guardo indietro, se riavvolgo la pellicola e la faccio ripartire, posso notare uno che, quietamente solo, sale e a metà collina si ferma e volge lo sguardo in basso. Poi, si siede e prende posto nel Tempo Insuperabile. Nessun’altra esistenza intorno, solo l’Amore incessante che gronda, che la terra ravviva e all’alto risale. Mille vite fa, uno aveva sentito parlare di certe visioni, di come, improvvisamente, il mondo tutto si trasforma, si riveste della Somma Bellezza; mille vite fa, uno si mise in viaggio per incontrare l’Amore incessante e, ora, finalmente, lo vede, lo sente, lo tocca, ne percepisce il semplice profumo, ne assapora il dolcesalato che gli giunge alle labbra. Uno comprende: lì, in quel posto, in quel luogo mirabile tornerà ogni volta e sempre a edificare, mattone su mattone, una piccola chiesa e non per sé soltanto: già sente la campana risuonare lungo la valle dell’anima. Un mattone, un fiore, una preghiera in lode. Se guardo indietro, avverto mille vite addosso, anni innumeri ma senza rughe, la santa ignoranza che mi consente ancora di sgranare gli occhi dinanzi alla meraviglia…

***

(Da una lettera a Mariella Bettarini il 12 luglio 2018)

… quel gesto antico (non vecchio, mai obsoleto!), ma che oggi possiamo affermare rivoluzionario: scrivere rigorosamente a mano una lettera, spedire ancora una cartolina! … non si tratta di nostalgia, di snobismo o conservatorismo d’altri tempi; è solamente, unicamente, profondamente, impagabilmente, l’invisibile segno (ma per noi così distintivo!) d’amore che nutriamo per l’altro/a.
Quel che proviamo a dire è che la rivoluzione da sempre abbracciata, di cui portiamo da sempre sul petto  una coccarda, non è solo un gesto, un’azione libertaria a conferma del nostro personalissimo modo d’essere, ma è anche attenzione, ascolto, viva partecipazione allo spirito dell’altro/a.
Rivoluzione, cioè: non abdicare a noi.

***

Il poeta

più di emergere
a libertà s’allena.

A         passare.


***

Innanzi da qui

Innanzi a te    
l'ora guadagnata a grano a grano      
se tua è la mano l'alta fronte 
se per maestri hai credo e disciplina.            
           
Innanzi da qui
l'azzurrità ch'io stesso non conosco  
ma tieni a mente        
ha il suo tempo ogni gravidanza.      
           
E questo:        
dell'anima non si scorge vetta           
solo salire sostare       
salire.  


***


Pura creatura

Giri e ogni tanto
con il vento passi
pura creatura che i pensieri vinci.

Giri e ogni tanto torni a girare
un giorno solo vivi ma
sul giardino spargi
uguale frescura e non t’arresti.

Giri e rigiri bianca farfalla
e a me ne consegni il senso
a me che qui a terra lasci.

***

Virus

Restami malattia
ma senza quella febbre da cavallo
con gente che si prodiga pronta a risanare.

Di te voglio
quel decimo da solo io saperti
voglio di te rimanere affetto

portarti come virus
e non guarire.

***



Tu

Non d’una folla.
In cerca vado
d’una mano che mi chiuda gli occhi
che ha nome tu
che il mondo mi porti
che il mare d’ogni oceano quieti.

Tu ponte
ape
aria perduta
pensiero che di notte seguo
testamento
che qualcuno per me ha lasciato.


***

Émporos

A colpi di memoria tiro
questo viaggio innanzi
nato con me come l'istinto
di cercare nemmeno sapevo cosa.

Poi
il peccato bianco della giovinezza
innalzò quel bisogno di scavare
a compito superbo.

Ora sto seduto al bar e mi giro intorno.
E guardo avanti. E indietro guardo
e vedo come l’ufficio venga
via via facendosi destino.

Per paesi vado vado per mercati ma
non sono quel che si dice
un commerciante. Non vendo stoffe
non traffico in perle o spezie

il piacere mio è barattare
il poco con poco e
quando ho fortuna
parola con parola.

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                                                              ELISABETTA BAGLI



Stabilitasi a Madrid nel 2002, Elisabetta Bagli, di origini romane, annuncia la sua poesia con la solarità e il lirismo proprio dell'atmosfera mediterranea: un'apertura al canto, alla natura, agli elementi e, soprattutto all'uomo in quanto essere totalmente immerso nella storia e nel mondo. La poesia di Elisabetta Bagli oltrepassa, anche, la quotidianità contingente, per sfociare in un universo più ampio, nutrito e illuminato dalla speranza; a testimonianza di ciò, l'universalità del suo dire poetico espresso in diverse lingue.



(Da Voce - Voz, Vitruvio ediciones, 2015, Madrid, España)


Al di là, oltre

Al di là, oltre,
oltre l’orizzonte,
oltre l’odor salino
nascosto tra i tuoi seni,
tra flutti e scogli impervi;

al di là, oltre,
oltre le radici,
oltre le fronde pendule,
tra l’ingorda flora
di ghirlande in fiore;

al di là, oltre,
oltre le parole,
oltre il mondo in fiamme,
nel firmamento dolce,
lucente e sempiterno

sei tu, donna,
bambina, amante e madre,
sei tu che infaticabile
sciogli le catene
col tuo canto muto e vero,
lenisci tormenti e memorie
con labbra di rugiada
e mani di seta,
sei tu che doni al mondo
il tuo testamento.

---

“ОТВЪД”
(Traduzione in bulgaro di Zhivka Baltadzhieva)

Отвъд,
отвъд хоризонта,
отвъд острия мирис на сол,
спотаен между гърдите ти,
между вълните и непостижните скали;

отвъд,
отвъд корените, отвъд натежалите клони,
отвъд ненаситната растителност
и гирляндите в цвят;

отвъд,
отвъд думите,
отвъд този свят в пламъци,
отвъд сладкия небосвод, 
в блясък и вечен

ти си, жена,
момиченце, любима и майка,
ти си, която неуморно
строшаваш веригите
с ръка безмълвна и истинска,
лекуваш тревоги и спомени
с  устните си от роса,
с копринените си длани,
ти си, която оставя на света
завета си.


***

(Da Le nostre due anime, Il Convivio Editore, 2017)


Origine

Chissá se senti questo mormorio
che muove le stelle e i mari
e mitiga le porte del tempo,
che avido e spietato
addensa il nero e l’argento del mondo.

Chissà se ascolti il canto fertile dell’Universo
quando schiude le forze
e lascia respirare la bellezza dell’alba in fiore,
generando l’amore nudo e spensierato
di passeri voraci e amanti deliranti.

Chissà se tutto questo è un sogno
o è la vita che ti chiama per nome,
risuonando la sua eco
nell’aria fuggitiva e silvestre,
attraversando fiumi e stagioni,
foggiando vino e sangue
nell’evanescenza di una luce
che si fa danza e suono
e diventa corpo e volto.

È l’origine; è la vita.
Sei tu.

---


Origen
(Traduzione in spagnolo a cura dell’autrice)

Quizás escuches este murmullo
que mueve las estrellas y los mares
y mitiga las puertas del tiempo,
que codicioso y despiadado
espesa la negrura y la plata del mundo

Quizás escuches el canto fértil del Universo
cuando se entreabren las fuerzas
dejando respirar a  la belleza del alba en flor,
generando el amor desnudo y despreocupado
de gorriones voraces y amantes delirantes.

Quizás si todo esto es un sueño
o es la vida que te llama por tu nombre,
haciendo resonar su eco
en el aire fugitivo y silvestre,
cruzando ríos y estaciones,
plasmando vino y sangre
en la evanescencia de una luz
que se hace danza y sonido
y se convierte en cuerpo y rostro.

Es el origen; es la vida.
Eres tú.


***

(Dal Mediterraneo, Elisabetta Bagli e Sofia Skleida, Gnasso Editore, 2019)

Supplica

Innanzi a giorni nuovi,
cinta dal calore di genti affini,
supplico il Signore
di aiutarmi a tornare a casa
e posare i miei piedi di donna
sulla terra della mia infanzia.

Lo supplico di darmi
mani nude per scrivere
sul libro bianco della mia vita,
di darmi braccia per cullare
l’alba del nostro Mediterraneo
e di portarla nei tuoi occhi.

Supplico il Signore
di darmi voce argentea
per intonare canti
come aranceti in fiore,
profumate orme dipinte
sui generosi colli della Conca.

Lo supplico anche quando
so che, inconfondibile,
appartengo a noi,
umanità che cresce e cambia
come la nave di Teseo:
alterità di sostanza e forma
e mai di primitiva identità.

---

“Ικεσία”
(Traduzione in greco di Sofia Skleida)

Ενώπιον  νέων ημερών,
περικυκλωμένη από τη θερμότητα  ομοϊδεατών,
παρακαλώ τον Κύριο
να με βοηθήσει να επιστρέψω σπίτι
και να αποθέσω τα  γυναικεία πόδια μου
στη γη των παιδικών μου χρόνων.

Τον ικετεύω να μου δώσει
γυμνά χέρια για να γράψω
στο λευκό βιβλίο της ζωής μου,
να μου δώσει  χέρια για να νανουρίσω
την αυγή της Μεσογείου μας
και να τη φορέσω στα μάτια σου.

Εκλιπαρώ τον Κύριο
να μου δώσει ασημένια φωνή
για να τραγουδήσω τραγούδια
όπως τα άνθη πορτοκαλιάς,
αρωματικά χρωματισμένα βήματα
στους γενναιόδωρους λόφους της Conca *.

Τον παρακαλώ, ακόμη και όταν
ξέρω ότι, αλάνθαστα,
ανήκω σε εμάς,
στην ανθρωπότητα που μεγαλώνει και αλλάζει
όπως το πλοίο του Θησέα **:
διαφορετικότητα της ουσίας και της μορφής
και ποτέ πρωτόγονης ταυτότητας

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                                                           MARIELLA BETTARINI



Tra le Voci poetiche contemporanee più importanti, Mariella Bettarini si prodiga da tantissimi anni nell'attività letteraria con grande impegno ed è certamente un riferimento certo e sostanziale nel quadro generale della Poesia italiana. La sua raccolta Poesie per mamma Elda, di cui proponiamo qui alcuni brani, conferma il suo eccezionale talento letterario nell'esporre con delicatezza, compartecipazione, passione, la figura della madre: l'acrostico, forma poetica che impone qualche limitazione per rispettare la prima lettera del verso, ha uno svolgimento non forzato, superbamente organizzato dall'affinata capacità ed esperienza letteraria dell'Autrice.


(da Poesie per mamma Elda, SECOP edizioni, Corato, 2019)
 
Tre acrostici

*
Madre di te munifica
Auto-allietante i tuoi molti decenni
(Matadori-cantanti) -
Madre che regni nei familiari territori
A noi adiacenti come fossero Mozambico od Uganda

E ubiqua là vivessi  la tua
Limpida storia lineare
Dotata tu di sensibili antenne ultrasensibili
Attorno ad una tonda piccola testa pensosa familiare

*

Ma quella testa ne produce di vivo
Amore – di potente pietà (nel luogo ch’ami definire “cuore”)
Miscelato a tue curiosità giovanili loquaci
Mentre rimesti un brodo e osservi che
Al mondo mancano dedizioni passioni

Eletti sentimenti ch’abbiano potere
Largo d’eternarsi nel principe dei modi:
Disfacendo dolori
Amore alzando – diffondendolo fuori

*

Ma compari – tenera madre –
Amuleto di donna – come (solenne nel non esserlo)
Mi comparivi troppi (oramai) decenni fa
Mischiata a quanto dava a me consistenza
A ciò ch’esistenza assoluta credevo:

Eletta madre d’una me non addetta agli osanna
Luminosa lucerna nelle brume
Docente tu di molto umano lume
Alimento sincero come manna


***

Andata silenziosa nel novembre duemilatre

Andata silenziosa nel novembre duemilatre
dopo mute – tranquillanti preghiere
e segni della croce e silenzi
e pochissimi moti dentro un letto
ma tranquillanti – schietti – com’era
(com’era sempre stata)
tua consuetudine

andata non so dove ma lievemente –
per forte chiamata – ed obbediente tu –
senza inutile gloria – ma con gloria silente

andata – andata – per niente tu ribelle –
pacifica – paziente – illuminata –
illuminante-mente trasognata – come
appagata tra silenzio e velle

andata e andata e andata come se
e come spira il vento – e cosa avviene –
e questo e quello – ed altre cose belle

andata al di qua – al di là
del confine  – al di là delle vòlte
confinata – sì – della vita e delle sue ruine –
e come dentro un sogno addormentata

andata e andata ma rimasta – infine –

sei tu rimasta – madre – nella grande vastissima
spianata del viver qua ad ascoltar novelle –
gran fole della vita – e tu di qua smarrita
ma rimasta nel grembo delle cose –
grembo tu grande – piccola madre tu
dormiente dentro il letto – tu più niente facente
che tutto fai dal tuo letto di niente  –
così rimasta (e andata) dentro un brano di vita
s-confinata

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                                                             FABRIZIO BREGOLI



"Ardire un passo in più": una finestra che si spalanca a poco a poco su un mondo regolato come un meccanismo perfetto da leggi che sono fuori di noi; l'intendere che c'è comunque un qualcosa di inafferrabile e di indicibile che convive con queste regole, ed è capacità dell'uomo svincolarsene, rendendosi conto, come Piero nel brano che segue, che siamo avulsi dalla natura che procede, che siamo accanto e oltre nello stesso tempo. Fabrizio Bregoli, poeta eccelso, sa dire tutto questo con un dettato intelligente, ricco di metafore, saldo e convincente.


Hai ragione, Piero, siamo alberi
spicchiamo frutto, da radici che
non ci appartengono, o meno ancora
saprofiti che ineriscono a schegge
di corteccia, ad una cruna di verde,
e come dici, poesia è questo
porgere la mano, sperare prossimo
il cambio della guardia, e continuare
nella corsa, passare la staffetta
già sapendo la meta irraggiungibile
fragile la parola, perché l’unico
eterno che perdura è l’impossibile.
Perfetto nel non darsi.

Restano mani abrase, franto il fiato
l’orlo di buio che ci ha arato il viso.

(Da Zero al quoto, puntoacapo, 2018)


***

La scena è quella di un giorno d’aprile
dopo una pioggia credo, rade rondini
qualche bambino che torna a giocare
l’erba ancora patita, il cielo libero
dall’ovvia schiavitù della metafora.
Tutto è reale, ma non stinge in prosa.
Una mano che non riesco a distinguere
regge una corda annodata ad un muro.
Ne muove un capo, vi disegna un’onda
d’una geometria mista a inerzia
che si consuma in ampiezza a ogni slancio
fino a smorzare l’ultimo frangente    
sul gancio arrugginito, dove annulla.
E tutto ha una necessità garbata,
è un’esile perturbazione d’aria
che si dà spazio nella sua ferita
e istante dopo istante va a guarire
un tarlo, a rammendare
un incrinarsi appena del silenzio.

(Da Zero al quoto, puntoacapo, 2018)


***

Geografia di confine

Avevi la passione dei confini
tracciare fronti di demarcazione,
la loro geografia compiuta. Solida.
Per questo t’affidavi alle cartine
quella certezza di valichi e passi,
ciò che serve a dare ordine alle vite,
fosse anche un limbo nel deserto, un muro
una zona demilitarizzata.

A noi non è servito confinarci
ciascuno in un cordone sanitario
perché c’è sempre una metà che manca,
l’amore che rimane impronunciato.
C’è bastato credere
franca una terra di nessuno, noi
intatti territori d’oltremare,
colonie di un’uguale solitudine.

(Da Notizie da Patmos, La Vita Felice, 2019)


***

Schrödinger

Crederla riscrivibile una vita
manipolabile come una formula,
cambiarne le variabili
per darle il risultato che si auspica.
Poterlo confinare tra parentesi
tutto l’errore, regredirlo a termine
trascurabile, devianza
d’origine statistica. E salvarne
un'ipotesi gregaria, pensarla
compiuta nel suo poco o nulla tutta
una vita, in quel solo attimo
di bene che non mente, la regione
di un perdono possibile.
Soltanto l’essenziale. Un padre, un figlio.
L’eresia necessaria,
quella sua luce salda. Tutto il resto
numero. Scoria.

(Da Notizie da Patmos, La Vita Felice, 2019)


***

Sempre e solo un'ipotesi

Sempre e solo un’ipotesi, un respingere
laterale, come fosse un intruso
a porgere la mano, osare spazio.
Esige questo, uno scendere a patti,
la sua sintassi opaca, risoluta.
Basta poco, quella macchia sghemba
che s’arremba alla pelle, come un fiordo
buio appeso alle labbra. O un affiorare
lento, come da una matrice antica,
di un conto che non torna,
un ammutinamento delle cellule.
Perché in sostanza siamo quest’estrudersi
del corpo, ambire a senso, direzione
a una misura che si compie.
Ardire un passo in più, un verso oltre.

(Da Notizie da Patmos, La Vita Felice, 2019)

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                                                              SONIA CAPOROSSI




Poetessa, musicista, critico letterario e tante altre coltissime esperienze ed attività artistiche e letterarie: Sonia Caporossi, romana, racchiude in sé questi preziosi talenti professionali, praticandoli con impegno ed entusiasmo. Ci propone qui alcuni brani della sua produzione poetica, capisaldi che attestano la sua competenza e la sua eccellente creatività e intelligenza nel saper navigare nei mari più vasti e profondi della poesia, utilizzando figurazioni, parole, pause, spazi e segni grafici particolari, e dove ogni termine, compresi anche i segni, hanno un valore preciso e utile ad una comprensione del brano che va ben oltre lo stretto significato del contesto.


Leucade (a Saffo) 


l’ypnale
corre
spossato
{la vita
si mostra
svanendo}
nel tocco
   rubino
del mare
{{il freddo
del vento
riposa}}
 sospeso
un deja vu
  antico
{{{l’ambito
    richiamo
dell’ES}}}
afasiche
grida
ululate
{{{{dolore
in un letto
di sangue}}}}
  disfatto
sul verde
  del sole
{{{{{marito
del tempo
e del cielo}}}}}
mia madre
  si getta
 svanendo
{{{{{{l’ypnale
muore
annegato.}}}}}}
-----
(Da Erotomaculae, Algra Editore, 2016).




***


Corpi di fondo          (Ai profughi morti nel Mediterraneo)

 C’è un motivo se il mare è pescoso
                  : la pigra indolenza di questo giorno chiaro
ché la morte vien di notte
                                           e           senza           scampo

Nell’acusia dell’onda
                               non esiste giustizia
                   ::solo::      ::una::      ::vacua::       ::fluidità::

Nel riflusso e nel ritorno
                                               annegano paure e desideri

L’imprecisione |esatta|            
come il lancio di una gomena a vuoto
                                      il risveglio di un gesto
                                                                      {nella luce}

La diagonale errante
del sole     che              {barbaglia}             in superficie
al        nostro       stringerci         le mani
                                                 per il freddo                                             
                                                                       nel terrore

Quando il {prisma} si compatta
                                   |in 4-cubo|
                    e la fame di ragione
                    che ormai giace giù nel fondo
                                                                 è inappetenza

La magrezza della Lupa
                                                     la Papessa
che di tutte le sue brame
                                sembra              esausta

      Nella lucida
                               e beffarda
                                                     Resilienza.

-----
(Da Alla luce d'una candela, in riva all'oceano, antologia a cura di Letizia Leone, L’Erudita, 2018)



***


La casa al mare

Eri la coltre che ricopriva il buio
Nel tegumento diafano del ventilatore
L’estate soffiava via l’incertezza dagli occhi
Insieme alla panna nel latte la mattina appena sveglia

Eri il raggrumo del detersivo nei piatti
Quando aprivo il mio quaderno per giocare alla poesia
E tu mi ripetevi “leggila ancora” piegata in avanti
Dal ciglio degli occhiali fissando una trama di pelle

Nella ciniglia avvolgevi la notte
al ciclo temporale del mio romanzo di formazione
Cantando la stanchezza trafugata dai miei occhi
Quando il rintocco batteva la sequenza di un cielo di stelle

E quando tornavi a scoprire se mi avevi protetta dal buio
Eri la sveglia che spalancava la luce
L’odore di schiuma, la radio, quella presenza nella tua voce
Scandivano dalla spalliera il tempo elettrico della mia pace

-----
(Da La forma dell’anima altrui – Poesie in omaggio e Seamus Heaney, antologia a cura di Maria Grazia Calandrone e Marco Sonzogni, LietoColle, 2019)



***

I

si affida a una voce
ode sé stesso nel grembo infecondo degli orecchi
                 come sentirsi ridere a comando
                                               a piacimento
nel bacchettarsi ieratico dell’imprinting feroce
                                                                dell’urlo
                         del richiamo a chi tace
quando l’ascolto si reitera intonso
nel fingere di prestarsi
                             di apprestarsi
                                          di arrestarsi
alla domanda gonfia di fiato
                    quando le labbra si chiudono
                  nel richiamo
                                  a chi tace
e nessuno risponde
                            a ciò che ha domandato.

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni, 2020)

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                                                             LUIGI FONTANELLA




Docente universitario alla Columbia University e all'Università di Princeton, nonché docente di italianistica presso la State University di New York, Luigi Fontanella, nato a Mercato San Severino in provincia di Salerno, svolge la sua intensa attività di poeta, scrittore, critico letterario e saggista tra New York e Firenze. È direttore della rinomata rivista Gradiva, edita da Olschki. La sua poesia, come nel brano che qui ci propone, è generalmente caratterizzata da una gradevolissima venatura narrativa, vivida, lirica, attraverso la cui filigrana si evidenziano ricordi, memorie, particolari familiari, storie di personaggi, figure che riemergono alla quotidianità con un leggero affettuoso velo di nostalgia.



Vincent
           
            Theo a Vincent: « Il miglior modo di apprendere la vita è l’amore di ogni cosa, compreso l’amore.»


Come chi lascia incise
in un luogo amato
le proprie iniziali
sul tronco di un albero
o una semplice pietra…
Per chi se non soltanto per se stessi?

O forse per trovare un tuo gemello
dopo quel momento eterno di vita
o cancellare di colpo
il tempo ch’è trascorso
ritrovandolo inviolato e quasi indistrutto?

A capofitto nel ricordo, quando
soprappensiero
ogni cosa acquista un valore
netto, evidente. Mi tornano
in mente quei sassolini
che raccolsi insieme con Emma
sulla tua tomba di Auvers.
Negli occhi i pini al tramonto,
il ponte di Langlois, i papaveri infiniti,
l’interno spoglio della tua stanzetta,
la minuscola trattoria fuori mano
tutta fiorita e vuota,
il vigneto rigoglioso,
le strepitose distese di grano.

Quanto inciso nel tuo cuore, Vincent,
fosse esaltazione o sconforto,
è scritto nelle lettere a tuo fratello
che ora ti giace accanto.
Lui voleva salvarti dalla follia,
ma tu conoscevi la felicità
soltanto per soffrirne la perdita.


(Da Monte Stella, Firenze, Passigli Ed., 2020)

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                                                                     PAOLO GERA




Con una straordinaria immediatezza di quadri intimi e sociali, Paolo Gera, poeta con interessanti e proficue escursioni anche nell'amito teatrale, rappresenta con un dettato poetico deciso e determinato, un mondo alla rovescia, contaminato da false o distorte abitudini, e che proprio grazie ed in virtù del suo progetto poetico, fondato su una struttura fluida e agevole, fortemente condivisibile, riesce a proporne i giusti valori etici; come nei testi che qui di seguito ci offre alla lettura.



Quando disilluso chinerai il tuo bianco capo
e nelle ossa trafitte dal tempo
il cumulo degli anni, l’umidità dell’aria
sentirai forte, non abbandonarti
e non paralizzarti in stanche consuetudini.
Non lasciare la guida della vita
a medici e badanti e alla pietà dei tuoi figli,
prima che il male ti divori a pezzi
e i tuoi pensieri in frammenti confusi
non siano più incollati dal gioco dei ricordi,
prima che t’abbia un funereo ospedale
e una lungodegenza preludio della fine
offra il tuo corpo a cure vergognose,
non chiedere alla macchina un residuo respiro.
Gli ultimi giorni donali alla lotta,
con le forze rimaste fuggi da te lontano
sulla mappa del mondo cerca guerra
per diritti soppressi, per libertà violate,
accanto ai campesinos costruisci recinti,
sali le barricate con i curdi
e spiani le tue rughe il vento dell’azione
che spira sull’assalto e la difesa;
non uccider nessuno, ma protesta e urla forte,
per scudo offri il tuo corpo ai ragazzi più esposti
che da anziano morire combattendo,
falcidiato insieme a mille giovani
è scelta dignitosa ed onorata.
Non chiuderai i tuoi occhi sui giorni ormai perduti,
ma il carro della luce ti porterà all’Altrove.

(da L’ora prima, Rossopietra editore, Modena, 2016)


***

Dall'inizio aspettiamo messaggi.
Da quando
disincarnati dall'animale
inabissati nell'uomo
coscienti della fragilità
non possiamo che essere tesi
a un ascolto lontano
e aspettare messaggi.
Per il lupo ogni incontro è pienezza
o lotta o strofinio
o sottomesso guaire.
Noi nell'altro sentiamo la mancanza
né mai saremo completati da chi
si erge uguale a noi
e distanza nell'abbraccio
o appena staccati lo sguardo smarrito
e l'orecchio già teso.
Desolati attendiamo messaggi
è il sale amaro il miele evaporato
non criticate l'odierno
perché questa é l'epoca dell'umanità realizzata
l'età della continua attesa di messaggi
e i ragazzi lo sanno
che dietro ogni sciocchezza inoltrata
sentono il morso leggero lasciato dall'angelo
il ticchettio delle ali.
Ognuno sa di essere solo dall'inizio alla fine
e vivi è l'attesa di essere riempiti
da una compagnia sconfinata.

(da Poesie per Recaptcha, Oèdipus, Salerno, 2018)


***

non scrivere ora
e vai in un luogo pubblico
un luogo pubblico è dove c’è gente
con cui conversare
non scrivere non scrivere ora e vai in un luogo pubblico
se lo scrivi è perché non ci sei
se scrivi dell’idea non sei nel luogo
abbandona l’idea di comunicare che la scrittura è solitudine
se lo scrivi sei solo e non sei in un luogo pubblico
se scrivi non stai conversando con qualcuno
eppure io sto scrivendo ora e sono in un luogo pubblico
ed è difficile cominciare una conversazione con uno sconosciuto
io sto scrivendo non scrivere e vai in un luogo pubblico
perché sono in un luogo pubblico
e sono solo
solo a scrivere non scrivere ora e vai in un luogo pubblico

(da In luogo pubblico, puntoacapo editrice, Pasturana, 2019)

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                                                              GIOVANNI IBELLO





La poesia autentica non ha confini né predilige temi particolari, ma abbraccia ogni cosa entro tutti i confini della terra e della storia. Il canto poetico è di per se stesso un valore artistico e letterario avulso da eventuali canoni, restringimenti, limitazioni sociali, storiche, politiche e di ogni altra specie. La purezza della libertà e dell'indipendenza, la chiarezza e la determinazione, l'afflato lirico, l'autenticità del dire, sono caratteristiche pregnanti di ogni grande poeta, ed anche Giovanni Ibello, napoletano, salito alla ribalta letteraria da pochi anni ma già con grandissimi meriti, segue con convinzione questa linea. La poesia è ovunque, negli angoli dei derelitti, sui polsi di Amin, nei miti leggendari delle antiche civiltà, come anche nella fede e nelle preghiere dell'uomo solitario, in una civiltà che spera ancora nel buon futuro.


(Da Dialoghi con Amin, plaquette fuori commercio stampata dalle edizioni del Premio Città di Fiumicino, 2018)


Utero incendio

Amin, il volo a trapezio dei cormorani è un alfabeto senza luna. Avrai una stella di cenere sul fianco, uno stecco di mezzaluce. Una spilla conficcata nel cuore di neve, la tua parola sarà l’inganno, la Mesopotamia dell’invisibile: uno che batte furiosamente il viola dei polsi sulla rena. Fermati, fermati primavera.

*

La parola era il nostro Yucatan.

*

Sonno pulviscolare

Sei smarrito nel cimitero della sete. Amin, sei solo come la sfinge. Devi scornarti con l’assoluto, con il rinoceronte nero. Troveremo il dio delle cose lontane, troveremo una foresta di spine nel buio oltremare. Notte di canicola e di antenne. Sei smarrito nel santuario delle nebbie. In un rammendo di secondi luce ti pieghi sulle ginocchia, mescoli il sangue e l’acquavite. Dicevi: “Verrà la fine, verràla chiromante delle ustioni.”


***

(Da Turbative siderali, Terra d’Ulivi, 2017)


Di quello che sognavi veramente
non resta che un silenzio siderale
una lenta recessione delle stelle
in pozzanghere e filamenti d’oro,
il riverbero delle sirene accese
sui muri crepati delle case.
Così dormi, non vedi e manchi
il teatro spaziale delle ombre.
Il desiderio è l’ultimo discanto.
Ma quanti gatti si amano di notte
mentre l’acqua scanala nelle fogne.

*
Anche tu la chiami morte
questa armata silenziosa senza lume?
Questa rete di spade
incrociate sopra i corpi,
l’antilope che si ritira tra i canneti.
La preghiera del giorno: siamo muti.
Tutto si separa per venire alla luce


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                                                                  SERENA MAFFIA





Serena Maffia, da Roma, poetessa, artista, drammaturga, propone qui un pregevole quadro del suo mondo letterario, così ampio e variegato da racchiudere in sé, e con eccellenza, tutte le principali sfumature e incursioni nei vari ambiti artistici, compreso il disegno e la pittura. La sua poesia è una magica ma reale ed autentica rappresentazione evanescente della realtà femminile, del suo vigore, della sua determinazione pur rimanendo le immagini fortemente improntate ad un sentimento puro di rinascita e di libertà dai vincoli imposti da una società gretta sotto molti punti di vista e, purtroppo, ancora in certi casi, maschilista. Sono versi delicati ma volitivi e decisi, dai quali si innalza un canto gradevole e armonioso.



(da Sradicherei l’albero intero, Roma, 2007)

Sradicherei l’albero intero

Né gli occhi
né il naso
né la bocca
né le orecchie belle
che custodirei nella teca del palazzo di sale
per baciarle sola
odo i sussurri della sorgente al bosco
nemmeno i suoi capelli ricci
scomposti sul volto
sulla nuca
in molli carezze
m o l l i c a r e z z e
né il corpo agile
le spalle grandi
le mani bianche come farfalle
porgimele
perché ti succhi dalle dita il sole
per scaldarmi un poco
rinascere più grande
i n n a m o r a R
mi: di me
per amare anche te
datemi una montagna
per coprire la sua alba
b i l a n c i a t e m i
la gravità
cado
senza toccare mai in terra
ora che ho visto l’albero che sa
e scagiono Eva
senza essere Dio
ma la costola del suo Io
io non coglierei la mela
sradicherei l’albero intero e lo inghiottirei
avara delle radici di Adamo
complice il mio sospiro.


***

Annaffiate gli eretici

(da Le carte volano, Firenze, 2011)

Sporca di colore fino alle ossa
la camicetta piena, pregna di umori
i ritratti asciutti, i battiti impazziti del pendolo di Foucault
il fetore stantio delle ore, colpa della libertà, non della mia
le intenzioni dei volti dipinti si mischiano al bianco
sapevano d’essere eroi?
Accatastate le tele sotto la statua di Giordano
cosparse di rosso, al fuoco!
Al fuoco, bruciano eroi! del fuoco dei loro incubi
l’ansia di vivere, il terrore dell’ignoto
annaffiate gli eretici! i poeti
polline anche loro tra i fiori di Piazza del Campo.


***

Pulso di rossi incandescenti

(da A gambe levate, Novara, 2019)

Pulso di rossi incandescenti
per diventare farfalla
quando mi guardi
alla sera prima di coricarti
e giacciamo
l’uno accanto all’altra
come cadaveri.

Puntuale mi ritrovo a decifrarmi
donna o moglie
o badante.

Allora considero le opportunità perse
di piantarti un coltello nel cuore
una volta soltanto
eppure io
quante volte dilaniata.


***

Fruttosia

(da Roma mi somiglia, Firenze, 2017)

Fruttosia mi sento melensa
mangiata esaurita
lavata profumo di donna
morsa ti spezzo una gamba
pensa a lasciarmi sull’albero
a godermi l’aspro del Tevere.


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                                                                  IVANO MUGNAINI





Ivano Mugnaini è poeta e scrittore di grande pregio, nonché esperto e attento critico letterario: importanti e molto seguiti sono infatti i suoi siti letterari (tra cui il più noto "Dedalus"), mediante i quali contribuisce a tenere alta l'attenzione nei confronti della letteratura di qualità e in particolare della poesia contemporanea. Vasta la sua produzione in poesia e in narrativa, sempre molto bene accolta e apprezzata. La sua linea poetica è caratterizzata da un forte accento sociale e umano: versi che denunciano le banalità e le inezie della vita quotidiana, esortando al recupero degli autentici valori umani e affidando alla parola poetica il grande compito di trovare una luce lungo il faticoso percorso della vita.


(da La creta indocile, Oèdipus edizioni, 2018)

Arte umanissima

Bisogna amare qualcuno
che ti abbia visto cadere
rovinosamente dalle scale
senza ridere, senza tremare,
senza odio, senza disprezzo,
senza commiserazione.
Sapendo che è normale;
è arte umanissima
toccare il marmo e il granito
con la schiena. La spina, elastica,
calca lo iato tra la materia
e il niente, il vuoto e il pieno.
Non conta come, dopo,
è messo il corpo, le ossa,
la postura.
Conta la forza di conciliare
la carne e il pensiero,
l'io e l'altro,
il vetro e il riflesso,
il caso, il destino,
il volo e la paura.


***

Con sollievo

      Lasciamo che il testo trovi
la sua strada, l'oggetto, il messaggio.
Niente sarà sprecato, non un gesto,
un sorriso, uno slancio, un pensiero
dedicato a lei che, ferma di fronte
al portone del sogno, ci dava
appuntamenti per il giorno sbagliato,
ridendo, giocando a scardinare il tempo
che giocava a dadi, distratto.
   Tutto, perfino il nulla, ha corpo nella parola,
e la sua assenza di sostanza è pietà,
misericordia nella tortura che ci consuma,
il "foco che ci affina".
   Forse nel regno del sonno, quando
sarà pace il silenzio e prato il respiro,
ci sarà detto dove conduce il sentiero
e diverremo noi il cammino
ignaro di abissi di tornanti.
Tutto avrà scopo, ogni interrogativo irrisolto
sarà filosofia astratta e carnale, volto
incrociato lungo un viale straniero, quando
è già quasi sera, e, con sollievo, non si è certi
di distinguere buio e luce, falso e vero.


***


(Inediti da libro)


Nei tropici si deve anzitutto mantenere la calma.
Levò un indice ammonitore. Du calme, du calme. Adieu
  
                                 J.Conrad, Cuore di tenebra

Conradiana

Voi che vedete solo la misura,
dello scheletro, il calibro
delle ossa, i numeri dell’Iban
e delle estrazioni del lotto,
i grattaevinci e la polvere grigia
sul bancone dell’immensa tabaccheria,
sappiate che anche qui,
nei tropici franosi del Bel Paese
traforato come un Emmentaler
di tragiche farse
reiterate ad libitum,
perfino qui
conta e necessita
anzitutto mantenere la calma,
du calme, du calme,
e qualche attimo vitale
di tenerezza strappata all’acciaio
e al cemento
dei nostri cuori di tenebra
prima del giorno d’aprile
da sempre agognato.


***

Ipotesi

Che poi in fondo,
niente è cambiato;
già prima ci scrutavamo
l’un l’altro di soppiatto
la forma degli occhi, la bocca,
le mani, il colore della faccia
e delle parole e ci lavavamo
con cura le mani scordandoci
di disinfettare
il cuore.
   Ci osservavamo a tradimento,
eterni stranieri in una sala
d’aspetto o sui divani
di un locale, passeggeri
sulla panchina di un tram
ognuno verso il suo deserto
o la zona rossa della sua sera.
   Forse la vera sfida, a ben vedere,
non è non ammalarsi
è guarire.


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Ancora mi attacco alle parole sbriciolate del vocabolario
le ultime che si attardano ai margini della pagina
per trasmigrare oltre il comprensibile rigo
che le allinea ordinate

In un senso ho perduto l’orientamento
nell’opposto ho intravisto il nulla
nel mezzo c’è lo sgomento e la rassegnazione
dello stare incognito e indeterminato

Una coppia di vocali è intanto caduta in basso
non ha più motilità
né significato

e io non ho più nulla da mettere in chiaro

in questo cielo a una sola dimensione
anche il Creato si è schiacciato sul foglio

Senza nessuna speranza
è il mio racconto successivo



(Da Fine del vocabolario, intorno al tempo che termina e ricomincia
Il lato basso del quadrato – La Vita Felice, 2017)




Giuseppe Vetromile

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NOTE SUGLI AUTORI



Lello Agretti

Lello Agretti è nato a Torre del Greco nel 1949, vive a Caserta. Le sue ultime pubblicazioni sono: Percorrenze (lettere; Ediz. Società delle Lettere, delle Arti, delle Scienze, 2017). Passacaglia (Libretto a quattro mani, con Nicola Magliulo, autoedito, 2018). Periple scritture, non solo versi (autoedito, 2019).
Con le Associazioni La Zattera di Caserta e La Ginestra, ha promosso dal 1996 al 1998 la "Festa della Poesia"; nel 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2011, 2012: la "Giornata mondiale della Poesia"; dal 2006 al 2008: la rassegna di poesia Chi c’è, c’è; La Poesia in Banca; La Poesia al Supermercato; La Poesia in aeroporto; La Poesia prende l’autobus; La Poesia prende l’aereo; La Poesia prende il treno; La Poesia piove dal cielo (100.000 segnalibri poetici su Caserta con ausilio di elicottero). Ha inoltre operato il volantinaggio poetico in Italia e all’estero).
Ha ideato nell'aprile 2020 La Via Immortale, attualmente visibile su Internet al link del Sito "La Recherche"


Elisabetta Bagli

Elisabetta Bagli è nata a Roma e vive a Madrid dal 2002. Alcune sue poesie e alcuni suoi scritti sono stati tradotti in dodici lingue. Collabora con riviste digitali e cartacee di tutto il mondo. È Presidente e membro di giuria di numerosi premi letterari italiani e internazionali. È autrice di varie sillogi poetiche, di una raccolta di raccolti e di un libro per bambini. Ha partecipato con le sue poesie e con i suoi scritti in antologie nazionali e internazionali. Ha collaborato con la Fondazione Esther Koplowitz e con la ONG THRibune. Ha ricevuto molti premi di grande prestigio tra i quali: il Diploma d'onore per il merito artistico Mayte Spínola dal gruppo Pro Arte y Cultura e il Premio all'Italianità 2019 per la Cultura conferitole dall’Ambasciatore italiano in Spagna, Stefano Sannino.


Mariella Bettarini

Mariella Bettarini è nata nel 1942 a Firenze, dove vive. Ha insegnato nelle scuole elementari. Dagli anni Sessanta ha collaborato a più di centocinquanta tra giornali e riviste. Nel 1973 ha fondato (e da allora diretto) il quadrimestrale di poesia “Salvo imprevisti”, che nel 2002 ha preso il titolo “L’area di Broca” (semestrale di letteratura e conoscenza). Dal 1984, con Gabriella Maleti (purtroppo deceduta nel 2016) ha curato le Edizioni Gazebo. Dal 1966 ha pubblicato più  di trenta libri e plaquettes di poesia. Nel 2008 è uscita un’antologia dei suoi testi poetici dal titolo A parole – in immagini: nel 2010 l’e-book Poesie per mia madre, Elda Zupo (www.larecherche.it). Nel 2012 è uscito il libro Avvenga che canti, curato da Rosaria Lo Russo e Massimo Liverani, con allegato cd audio. Ha inoltre pubblicato otto volumi di narrativa e due volumi di saggi. Negli anni Settanta ha tradotto (e pubblicato in riviste e in volume) scritti di Simone Weil. Assieme ai genitori di Alice Sturiale ha curato Il libro di Alice (Rizzoli, 1977; varie ristampe nella BUR). Nelle Università di Roma (La Sapienza), Chieti e Bari, a partire dal 2003, sono state discusse tre tesi di laurea dedicate alla sua poesia ed attività letteraria.
Il suo sito Internet è www.mariellabettarini.it


Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nel bresciano, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni.
Ha pubblicato le raccolte di poesia: Cronache provvisorie (VJ, 2015), Il senso della neve (puntoacapo, 2016), Zero al quoto (puntoacapo, 2018), Notizie da Patmos (La Vita Felice, 2019). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante il libriccino Grandi poeti (2012) e per la collana Fiori di Torchio la plaquette Onora il padre (Serégn de la memoria, 2019). Sue opere sono presenti in “iPoet Lunario in Versi 2018” (Lietocolle, 2018), sulle riviste “Il Segnale”, “Le voci della luna”, “Il Foglio Clandestino”, “Frequenze poetiche”, in numerose antologie e blog di poesia.
Gli sono stati assegnati numerosi premi fra i quali, per la poesia inedita, i Premi “San Domenichino”, “Giovanni Descalzo”, “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi, il “Premio della Stampa” al Città di Acqui Terme; per la poesia edita i Premi “Guido Gozzano”, “Rodolfo Valentino”, “Città di Umbertide” e il “Premio Letterario Internazionale Indipendente”.
Collabora come recensore con il sito Larecherche.it, con la pagina Facebook “Poeti Oggi” e fa parte della redazione di Laboratori Poesia per cui cura la rubrica “Poesia a confronto”.
Il sito dedicato alla sua poesia è: https://fabriziobregoli.com


Sonia Caporossi

Sonia Caporossi (Tivoli, 1973), è musicista (con i Void Generator: Phantom Hell And Soar Angelic, Phonosphera Records 2010; Collision EP, 2011; Supersound, 2014; Prodromi, 2017; Anatomy of a Trip, 2019), narratrice (Opus Metachronicum, Corrimano, Palermo 2014, seconda ed. 2015; Deaths in Venice. Racconti dalla laguna, a cura di L. Liberale, Carteggi Letterari 2017; Hypnerotomachia Ulixis, Carteggi Letterari, Messina 2019), critica letteraria e curatrice (Un anno di Critica Impura, Web Press, Milano 2013; Poeti della lontananza, Marco Saya, Milano 2014, con A. Pierangeli; Pasolini, una diversità consapevole a cura di E. Campi, Marco Saya, 2015; Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi, Marco Saya, 2017; La Parola Informe. Esplorazioni e nuove scritture dell'ultracontemporaneità, Marco Saya, 2018; La gentilezza dell’Angelo. Viaggio antologico nello Stilnovismo, Marco Saya 2019; Diradare l’ombra, antologia di critica e testi per Claudia Zironi, Marco Saya 2019); poetessa (La consolazione della poesia a cura di F. D’Amato, Ianieri Edizioni, Pescara 2015; Erotomaculae, Algra, Catania 2016; Alla luce di una candela, in riva all’Oceano a cura di L. Leone, L’Erudita, Roma 2018; La forma dell’anima altrui. Poesie in omaggio a Seamus Heaney, a cura di M. G. Calandrone e M. Sonzogni, LietoColle, Como 2019; Taccuino dell’urlo, Marco Saya 2020); saggista (La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri a cura di F. Brencio, Aguaplano, Perugia 2015). Dirige per Marco Saya Edizioni la collana di classici italiani e stranieri La Costante Di Fidia. Dirige inoltre i blog Critica Impura, Poesia Ultracontemporanea, disartrofonie, la rubrica Primo Piano su Poesia Del Nostro Tempo e conduce su NorthStar WebRadio la trasmissione Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio. Vive e lavora nei pressi di Roma. 


Luigi Fontanella

Luigi Fontanella divide il suo tempo tra Firenze e Long Island. Tra i suoi libri più recenti: La morte rosa (Stampa, 2017, prefazione di Maurizio Cucchi); Lo scialle rosso (Moretti & Vitali, 2017); il romanzo Il dio di New York (Passigli, 2017); La coscienza di Zeno di Italo Svevo (Giunti, 2017); Monte Stella (Passigli, 2020, prefazione di Sebastiano Aglieco). Presiede la I.P.A. (Italian Poetry in America), ed è Senior Editor della rivista internazionale “Gradiva”.


Paolo Gera

Paolo Gera è nato a Novi Ligure nel 1959. Si è laureato in Lettere Moderne all’Università di Genova con Edoardo Sanguineti e insegna all’Ipsia Vallauri di Carpi, dove svolge la funzione di referente all’Intercultura. Si è dedicato all’attività drammaturgica e teatrale con il gruppo di ricerca Koinè, ha organizzato laboratori teatrali per ERT e ha fondato con Alessandra Gasparini il Teatro della Pozzanghera di Carpi. Nel 2014 si è diplomato in Naturopatia Scientifica presso l’Unipsi di Torino con la tesi Nietzsche e la soglia critica. Ha pubblicato due romanzi: Zaum’ (Edizioni Clandestine, 2002) e Il calore sbagliato (online su  copylefteratura.org, 2013).  Ha inoltre pubblicato tre raccolte poetiche: L’ora prima (Rossopietra, 2016), Poesie per Recaptcha (Oèdipus edizioni, 2018) e In luogo pubblico (puntoacapo, 2019). Collabora con riviste letterarie on line (Cartesensibili, Versante Ripido) e all’Indice dei libri del mese. Vive tra Carpi, Genova e Parigi.


Giovanni Ibello

Giovanni Ibello è nato a Napoli nel 1989. Vive e lavora tra Napoli e Lucca come avvocato. Si occupa di privacy e diritto informatico. Nel 2017 pubblica il suo primo libro, Turbative Siderali (Terra d’Ulivi edizioni, con una postfazione di Francesco Tomada). Nello stesso anno l’opera vince il “Premio internazionale di letteratura Città di Como” come Opera Prima, e il Premio Città di Sant’Anastasia (in collaborazione con l’Osservatorio Letterario permanente della fondazione Lermontov). Risulta finalista al “Premio Ponte di Legno Poesia”, al “Premio Poesia Città di Fiumicino” (come Opera Prima) e al “Premio Camaiore Proposta – Vittorio Grotti”. Il lavoro è stato recensito su diverse riviste letterarie e lit-blog italiani. È direttore editoriale della rivista "Atelier" (sezione online) e collabora con il blog di poesia della Rai di Luigia Sorrentino. I suoi versi sono stati tradotti in sei lingue tra riviste, blog e volumi antologici di poeti italiani all’estero. Nel 2018 vince il “Premio Poesia Città di Fiumicino” per la sezione “opera inedita” con il poemetto “Dialoghi con Amin”. Il poemetto è stato tradotto e pubblicato in Russia nella collana “Contemporary italian poetry” diretta da Paolo Galvagni per l’editore Igor Ulangin.


Serena Maffia

Serena Maffia è un’autrice, drammaturga, regista e poetessa italiana. Ha lavorato come autrice per Medusa Film Gruppo RTI Mediaset e per la Rai. Ha diretto numerosi spettacoli teatrali, eventi e serie video. Tradotta in tutto il mondo ha pubblicato le raccolte di versi: A gambe levate. Versi d’amore e di terrore (Novara 2019), Roma mi somiglia (Firenze 2017), Blu (Milano 2016), Le carte volano (Firenze 2011), Sradicherei l’albero intero (Roma 2006, da cui il Film-corto omonimo, Regia Fabrizio Portalupi, interprete Elisabetta Coraini), Il ragazzo di vetro (Lucca 2005).


Ivano Mugnaini

Ivano Mugnaini è nato a Viareggio e si è laureato a Pisa. Scrive romanzi, racconti, poesia e saggistica. Collabora come consulente per alcune case editrici. È traduttore e autore di recensioni. Cura il blog letterario “DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario”, (www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com) e il sito
www.ivanomugnaini.it .
Nelle rubriche "L’ombra del vero" e "Panorami congeniali" sul sito della Bompiani RCS ha proposto suoi racconti e “rivisitazioni” di film e classici letterari.
Suoi testi sono stati letti e commentati più volte in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno e da alcune televisioni regionali e nazionali.   
Ha pubblicato le raccolte di racconti La casa gialla e L'algebra della vita, i romanzi Il miele dei servi e Limbo minore, e i libri di poesie Controtempo, Inadeguato all’eterno e Il tempo salvato. Il suo racconto Desaparecidos è stato pubblicato da Marsilio e il suo racconto lungo Un’alba è stato pubblicato da Marcos y Marcos. Di recente pubblicazione i romanzi Lo specchio di Leonardo e la raccolta di poesie La creta indocile.


29 giugno 2020
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