Le Antologie Poetiche Virtuali sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti volumi dedicati a particolari ambiti poetici (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.

lunedì 19 aprile 2021

VOLUME XXIV

 


Introduzione

 

Chi semina bene raccoglierà buoni frutti: i vecchi proverbi non si smentiscono mai, perché sono l’espressione di anni, se non di secoli, di comprovati comportamenti umani e sociali, in conseguenza dei quali gli effetti sono poi così facilmente prevedibili. E poi ancora, aggiungerei: non fare del male agli altri se non vuoi essere ripagato con la stessa moneta, il quale detto è riconducibile al grandioso comandamento di Gesù “ama il prossimo tuo come te stesso”, che, anche al di là di ogni implicazione religiosa di stampo cattolico-cristiano, è senz’altro un elemento fondamentale del buon vivere e del buon rapportarsi con gli altri, civilmente e nel rispetto dei diritti e dell’esistenza altrui, in una società, come quella attuale, in cui purtroppo prevale l’egoismo, l’indifferenza, la parziale o a volte completa ignoranza dei principi fondamentali dell’etica e del comportamento sociale. Viviamo oggi in un contesto civile che, forse, proprio “civile” non lo è, ma è esattamente il contrario, dalle piccole situazioni ai grandissimi quadri globali a livello nazionale e continentale. Un esempio valga per tutti: il problema dei rifiuti e del loro smaltimento. Nel nostro piccolo, è facile osservare come, in alcune realtà cittadine locali, non ci sia ancora nessuna consapevolezza e educazione nel trattamento dei rifiuti, e molti ancora non sanno come va effettuata una giusta ed efficace raccolta differenziata, non riuscendo a separare (o non volendolo addirittura fare!) un avanzo di cibo da una lattina di birra. Vi è poi la triste e cattiva abitudine di deporre pacchetti e buste di immondizie lungo i margini delle strade, di lanciare fuori dai finestrini delle auto cartacce e altri piccoli rifiuti. Tutto ciò è segno evidente della poca attenzione e importanza che l’uomo medio pone riguardo all’ambiente e alla natura in cui egli stesso è immerso. Estendendo questa disattenzione su scala mondiale e planetaria, ne sortisce il generale depauperamento delle risorse, l’inquinamento, il degrado ambientale.

È questione di cultura, senza alcun dubbio. E bisogna seminarla bene, questa cultura. Cercare quanto più possibile, a cominciare dalla famiglia e dalla scuola, di invertire la rotta illustrando e insegnando, mostrando ed esercitando le modalità e i comportamenti più consoni ed adeguati in merito alla salvaguardia dell’ambiente e della natura.

La Poesia, come le altre branche della cultura e dell’attività artistica, può essere certamente d’aiuto in questo campo. Pur non volendo distinguere particolari filoni nel fare poesia, in quanto la buona poesia, la poesia di qualità, prescinde da ogni sorta di contenuto, tuttavia è ammirevole come moltissimi autori producano scritti poetici che hanno per argomento l’ambiente e la natura, descrivendone, sì, le meraviglie e le bellezze, ma anche denunciandone lo scempio e la cattiva gestione.

Chi semina bene, e con la poesia si può certamente seminare bene, anche attraverso allusioni e metafore, può salvare il mondo!

Sono convinto che la Poesia sia un seme fecondo che potrà far rinascere nel cuore e nella mente degli uomini, una maggiore consapevolezza della realtà materiale e spirituale in cui tutti siamo immersi, e che ci nutre e ci sostiene.

Un sentito grazie a tutti gli Autori che mi affidano i loro testi poetici per la realizzazione di questo mio progetto antologico senza termine, e un grazie particolare ai dieci validissimi poeti di questo 24° Volume.

Giuseppe Vetromile

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                                                    SEBASTIANO ADERNO'

Siciliano di Avola, Sebastiano Adernò è un pregevole poeta che si impegna tantissimo per l’affermazione della cultura letteraria in tutti gli ambiti sociali e tramite ogni modalità artistica. Autore di diverse pubblicazioni e premiato in numerosi e importanti concorsi nazionali, partecipa attivamente a eventi letterari di prestigio, organizzando egli stesso interessanti iniziative in tal senso. Ci propone qui alcuni brani della sua scrittura poetica, dove si nota la sua laconicità quasi epigrammatica nel considerare e riflettere sul senso dell’esistenza quotidiana. Una poesia che ha un suo segreto motore lirico, in grado di suscitare nel lettore spunti di ulteriore ricerca su di sé e sulla vita.


È un calendario cane.
Un lunario indaffarato.

Il tempo passa senza

voltarne i giorni, l'aria.

Si scrive
per tirare in campi lunghi
ciò che resta intermittente.

O son due giri di chiave
contro il foglio di cento niente.


***

Suonato
dalla vista più alta
del dispregio,
del mio nome
resta poco più di una parola.

La linea spezzata
dalla fatica di un tempo
di larga ferita.

Un ponte crollato

tra testa e cranio.

Pena sulle spalle,
spada nella pelle.


***

Sei l'acqua dolce
di un battesimo alla foce.

Sei luce che assolve
e battezza fuori dalle acque.

Non sono impermeabile
alle frange d'oceano
che ti battono sulle palpebre.


***

Fiore di luna che danzi sull'acqua
semplice incanto di una notte d'estate,

aspetti la più piccola stella

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                                             ANNA MARIA DALL'OLIO

Da Pistoia, l’originalissima voce poetica di Anna Maria Dall’Olio, un’autrice poliedrica e colta, redattrice di rubriche letterarie per svariate testate e webzine italiani ed esteri, nonché vincitrice di diversi concorsi letterari. La particolarissima estensione della sua poesia performativa avvolge e coinvolge il lettore in un universo visivo e figurativo fatto di suoni e di colori, di stati d’animo e di improvvisi guizzi emotivi; una poesia fortemente espressiva, fondata sulla parola e sul gioco tra queste, in varie forme e modalità allitteranti e onomatopeiche.


Appunti d’iperestetica

bello giusto utile oltre oltre oltre …

grandine, le immagini gocciano

                                gocciano

                                      gocciano

la diagnosi, anestesia da estasi,

l’arte penetra l’etere del mondo

il pianeta s’annuvola di bello

                           bellezza a rivoli sul commerciale,

l’esperienza estetica odierna

                         non più ancorata all’arte

vibra oltre il limite, tende all’al di sopra,

infine libera da lacci

          libra la modernità liquida

oscilla in continuo oltre andare,

l’autore finora demiurgo

             dissolto nelle collaborazioni                                  

attende metamorfosi impreviste

ora dinamico lo spettatore,

vesti sguardi scambiati

(destinatari interagenti)

sempre si modella l’opera d’arte,

piovono nel lavoro estetico

arte artisti e ricezione dell’arte,

di fronte al frutto del lavoro estetico

l’arte non fugga non s’apparti

         sia bene produttivo utile

         suggerisca esperienze consapevoli,

l’etica fiorirà da forma

l’etica salverà il sentire.


***


Homo videoludens

 

spazio

steso lungo tempo che gocciola denso

sì simile simulacro                              librasi

libero                                                liberamente

         anema e core

(torna a terra!)

la sostanza non è reale

                        è visivo/virtuale

pure il sistema è particolare

                           reticolare!

 

 Fuor da sé             jouer          non fa per tre

s’allontana

si discorsivizza

si banalizza

ruolo è dato

il gioco si gioca il jouer

mondo è mutato


loop s’avvita s’avvince loop

 

natoperfetto ora s’annuvola

     s’avvolge in voluta di riflesso

pianto di luci fatto liquido

fiore petroso schiuso                                   al dentro

 

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                                                       LAURA D'ANGELO


Una giovane ma già promettente poetessa, da Termoli, è Laura D’Angelo. Si è fatta apprezzare in vari concorsi letterari importanti ed inoltre partecipa attivamente ad eventi e rassegne di carattere letterario e poetico. La sua poesia è generalmente riflessiva, volta ad interrogare il mondo e sé stessa sui divari e sulle nequizie purtroppo esistenti e che pregiudicano l’autenticità e la schiettezza dei sentimenti. Il suo è anche un canto d’amore, con note di accorato rimpianto per un tempo, un’epoca che disperde facilmente nel vento i valori fondamentali dell’esistenza.


Libro a metà

 

Indolente, con un libro

lasciato a metà,

mi chiedevo perché non

mi amavi.

Chiedevo agli angoli

delle case, dove cercare

le risposte,

la bambina che ero,

il tempo rappreso

in una scritta sul muro,

sbiadita al sole

che invecchia

le parole dei giochi.

Dormivo il sonno dei poeti

di chi è assorto

per essere sveglio

nei sogni di qualcuno,

mentre alle domande

ora che ieri è lontano

lasciavo due labbra

incaute di ingenue

tenerezze,

e non lo sapevo

che agli occhi gonfi

gli sguardi riservano

il velo delle lacrime,

mentre sveglio

nei miei sogni

ancora l'amore

profondo, grande,

come un fiore

senza acqua,

senza cura,

nel vuoto che era,

e nulla più.

 

 

***

         

Il vento disperde

 

Il vento che disperde le tracce

degli uomini, degli imperi, delle lacrime,

dei fiori, dei ti amo, dei per sempre,

si insinua tra le pietre delle case,

agli angoli dei muri e dei palazzi,

dove canti di culla si legano

a vecchie nenie o melodie,

e non sai se è una preghiera

o un soffio di tempo,

e non sai se questa immensità

dilegua nella ricerca

di un presente che sia

ancora, come polvere

in una soffitta, nel mio

nel tuo pianto.


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                                                   SABRINA DE CANIO

Da Piacenza, dove è condirettrice generale del Piccolo Museo della Poesia Chiesa di San Cristoforo, Sabrina De Canio si prodiga nella diffusione e nell’accoglienza di eventi e incontri letterari di elevato spessore, con particolare riferimento al mondo della poesia. Poetessa di grande talento ella stessa, nonché esperta traduttrice, è voce apprezzata e rinomata non solo in Italia ma anche all’estero. Ci propone qui alcuni brani della sua produzione poetica, dove emerge la vena di dolore per lo scorrere inesorabile del tempo che separa e disperde ogni cosa: il suo è un canto accorato teso al recupero del momento, dell’hic et nunc, in un mondo che procede verso il mistero.


(da Libera nos a malo)

 

Pane

 

Vorrei tenere insieme tutti i pezzi

come il raspo fa con gli acini,

e non perdere né gli anni né gli amici,

né gli amanti a lungo amati,

continuare a sentire il profumo

del bucato di mia madre

e del latte a colazione.

Ma questa vita ad ogni morso

è un pane che si sbriciola,

se l’appoggi un attimo

qualcuno che sparecchia

se lo porta via.

 

***

 

L’oscurità della tana

 

Camicia sgualcita

nel giorno di festa

respingo

le promesse sincopate dell’alba

nascondo

il mio nome

quando mi chiami

cerco

l’oscurità della tana

mentre fuori pascolano

assetati

vampiri diurni.

 

***

 

Luna

 

Luna orbitante

luna serena

luna grande

di grazia piena

esci dall’acqua

bagnata di luce

canta il silenzio

la tua voce.

Posi e riposi

senza destino.

 

Luna intrappolata

 

galleggi iridata

sulla pena del mondo.

Secca e dura

nuda in vetrina

ora cresci

semi di lino.

 

***

 

Stanotte

 

Stanotte

questo cielo piatto di cartapesta

trafitto e puntellato

da qualche sparuta luce,

questo lago di sabbia e fango

che ribolle

dalle profondità ai miei piedi,

pare stiano per scomparire in un gorgo

perché qualcuno ha tolto il tappo.

 

***

 

(Inediti)

 

Secca

come gli alberi d'inverno

sto ma non riposo

seguo le direzioni

di fratelli

dalle innumerevoli dita

verso il nulla

il cielo

il mistero

continuo il viaggio

fino alle radici.

 

***

 

Dalit tea

 

Pesante il cesto

di foglie leggere

leggero il mio cesto

per la scuola di un figlio.

Quante foglie

ancora

prima di sera

e il mio sandalo vola

giustizia di suola

in faccia al potente

da chi non ha niente.


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                                                           RITA GRECO


Rita Greco, da Mesagne, in provincia di Brindisi, è un’interessante voce poetica ma anche attrice di pregio, nonché ottima organizzatrice e promotrice di eventi culturali di rilievo, tra i quali il rinomato Premio Letterario “Città di Mesagne”. La sua linea poetica, come traspare dai brani che seguono, si struttura essenzialmente su un canto di velata denuncia di comportamenti particolarmente egoistici e superficiali, da parte di una società quotidiana che predilige l’isolamento. La consapevolezza di questi stati d’animo amaramente guardinghi si apre però a brevi ma intensi momenti in cui è possibile recuperare guizzi di sentimenti e abbracci di umanità.


 Si danno le spalle per tutto il giorno

ognuno intento al proprio solco

marciando risoluti al soldo del dovere.

 

La sera li chiude

allo stesso tavolo

più dei coltelli

che sminuzzano il cibo

sono armi gli occhi

che guardano nel piatto.

 

Solo di notte

resiste una traccia

quando lui nell’instante

in cui riemerge dal sonno

trovandola

la abbraccia.

 

 

***

 

Prima che il giorno accada

saremo abbondantemente nati.

 

Viaggiavamo sul ciglio del dirupo

come affacciati a una finestra

 

stringiamoci, mi hai detto,

cos’altro ci resta?

 

 

***

 

Mai, non saprai mai del tuo andirivieni

non devi saperlo

misericordiosa è la distanza

suolo-precipizio lunare

tutto pupilla divaricata al buio.

Guarda

ho un cratere nella testa

a te fu detto

ecco una fiammella

a te, ignaro, fu data l’eruzione

 

guarda

ho il cuore liquido

e mi scorre in ogni direzione.

 

 

***

 

Bisogna aspettare

allenare la pazienza

abitare la faticosa sedia della pausa

dignitosamente immobili

superstiti indecisi se vivere

sia ancora un miracolo

o una punizione.

Come un giocattolo rotto

mi assedia il tempo perduto

e non mi rimedia quello che resta

 

le facce sgargianti delle possibilità

attorno alle mie mani incapaci.

 

(Inediti)


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                                                       MAURO MACARIO

Una vita dedicata all’arte, al teatro, alla regia, ma anche alla saggistica e alla poesia: Mauro Macario non è certamente da meno del suo grande Papà Erminio. E quando il fervore, l’entusiasmo, la professionalità, lo studio e la frequentazione assidua del mondo creativo in tutti i suoi aspetti e comparti sono così grandi e coinvolgenti, non può sortirne che una personalità completa dall’animo sensibile ed empatico. Lo ascoltiamo qui, nei brani poetici che propone, dove emerge tutta la sua spiccata propensione alla riflessione sul senso dell’esistenza, sulla precarietà della vita, sulla memoria come valore da preservare.


Picnic

 

Io sono uno che va per tombe

è una mia abitudine solitaria

una cupa seduzione

quando mi sento troppo vicino

a bussare a quelle porte

cerco la famiglia perduta

iena che razzola tra i resti

per cibarsi d’amore

ma non solo

anche gli sconosciuti mi attirano

sguardi che hanno capito al momento dello scatto

che quell’immagine sarebbe finita qui

fiori secchi misurano il tempo dell’abbandono

una desolazione ventosa mi straccia come un pezzo di carta

che rotola via

provo pietà per me

per l’oblio che attraversa questo cimitero

so che non c’è più nessuno

uno sguardo nella necropoli sotterranea

farebbe vomitare anche la statua

di quell’angelo che occhieggia dietro una lapide

meglio sarebbe un bel falò

come nelle feste di paese

allora sì che si andrebbe in cielo con la bicicletta

come in Miracolo a Milano

eppure mi sento a casa

quasi cercassi

una misteriosa relazione fra tutti questi nomi

distanti tra loro

più lontane sono le date

più immagino le passioni che li hanno sconvolti

magari portati sotto i miei piedi

un colpo di pistola alla tempia

un amplesso di troppo

un addio che il cuore non ha retto

scelgo con cura la giornata di maltempo

un pomeriggio grigio nuvoloso senza pioggia

è l’ideale

mi siedo sulla tomba di chi ho amato di più

e parlo parlo parlo come fa tutto il mondo

per non morire tra spezzoni di memorie riesumate

che potrei toccare nella loro fisicità qui sulle dita

sono un vecchio proiezionista che non cambia film

finché la pellicola salta e il custode sta per chiudere

è stato un bel picnic

le domande e le risposte di un ventriloquo

che raccoglie le voci e le fa sue

occhi larghi per trattenere tutti in un solo sguardo

un bambino capriccioso che chiede l’impossibile

e sta per piangere

poi s’impunta si fa forza e ributta dentro la sua angoscia

per non dare soddisfazione a nessuno

neanche al destino.

 

(da Alphaville, puntoacapo editrice, 2020)

 

 

***

 

 

I vecchi

 

Si fermano per strada

come colti da malore

girando piano il capo

per guardare le ragazze

tra la folla del mattino

sono i vecchi

con la borsa della spesa

e la vita trascinata

a passi corti da pinguino

le ossa fanno male

ma peggio stanno gli occhi

che scandagliano quei corpi

con l’odore del ricordo

vorrebbero spogliarli

succhiare la giovinezza

e non morire più

malinconici vampiri sdentati

che muti gridano

l’età nascosta

di un sogno acerbo

dentro la carcassa

una megera a fianco

con l’alito di cipolla

impietosa li strattona

e in polvere li riduce

al sole d’inverno

 

(da Silenzio a Occidente, Liberodiscrivere, 2007)

 

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                                                      ANTONELLA RIZZO

Antonella Rizzo, romana, ha una personalità artistica di spicco, ricca e poliedrica; esplica i suoi notevoli talenti in ambito poetico, letterario, narrativo, giornalistico, ed inoltre la sua attività poetica è impreziosita dalla sua grande caratteristica performativa. Organizzatrice di eventi importanti e ideatrice di premi letterari, ha pubblicato diversi testi poetici. La sua linea poetica si contraddistingue per una spiccata spontaneità del dire, per una schiettezza del dettato, e nella forma e nel contenuto, laddove i pregiudizi e gli stereotipi contaminano l’autenticità del fluire esistenziale.


(Da Plethora, Nuove Edizioni Aldine, 2016)

Tristemente mi annoia


Tristemente mi annoia

la composizione e l'antefatto

di un giorno deciso dal rullo

incessante che macina

e decide se destinarmi

alle macerie o a una consegna

più che divina, immeritatamente.

Sto bene col gatto sul letto

non è la lusinga

che solleva il corpo dall'ansia

vedere riflessa un'immagine

ancora e finora piacente.

Dei mali del mondo mi assolvo

e mi reggo ancorata con garbo

al possesso violento e al sarcasmo

della tua solitudine.

 

 ***

 

Chincaglierie

 

Dio sono una ladra!

Mi fanno gola persino le carestie.

Ma quale accontentarsi di suture

che lasciano sfregi a vista

piaghe da legionari.

Quella miseria di buona fattura

merda inutile senza fede

pare non mi giovi.

No. Non m'appartiene.

Ladra di avanzi e bottoni

sandali, compassi, giarrettiere.

Guanti da esplorazione

spille da balia, spugne di mare,

analgesici e gros-grain.

 

***


(Da A quelli che non sanno che esiste il vortice, Lavinia Dickinson edizioni, 2019)


Come un meccanismo infallibile

di cambi d’abito e parole

ancora mi diverto a dondolare

sopra i tacchi immaginando

un copione a Earl’s Court, la mia isola.

Ho dato il mio frutto al mondo

non è stato facile

la notte vigilo ed il giorno

è una pena insopportabile.

Non posso legarmi più di un mese

senza avvertire la morsa della solitudine

prima di uscire penso mille volte

al cielo fuori dalla mia casa

e ho paura di ascendere, di non reggere.

So che se avrò fortuna perderò il treno

o farò tardi all’appuntamento

e avrò un motivo per non sopportarmi.

Ho sempre abortito ogni grumo di vita

i miei sono embrioni non esseri

atomi di folla, persone in vitro

niente di compiuto da dichiarare.

Solo la tensione dell’attesa, il contatto

quello fatale che incatena l’anima

poi la fuga dolorosa e scalza

come nei sogni ad occhi aperti

la cura apparente della persona

il culto raffinato dell’incerto e del vago

sforzarsi di non provare nausea

ricambiare sorrisi con suppliche

tentativi disperati di apparire candida.

In realtà sono troppi gli spiriti che mi circondano

ed a ognuno mi sono promessa

a quelli che non sanno che esiste il vortice

a quelli malati che vorrebbero una scala

per essere inseriti nella corte di Lucifero

figure esili in cerca di un dramma solido.

Una specie di Santeria governata da draghi e vergini

ma sono sola a domare il circo tragico

del senso di colpa atavico, stretto come una dote

e le figurazioni che crollano dall’alto

come pezzi di vetro che si schiantano e feriscono

un corpo che si immagina immortale

rimane incagliato al largo del mare gelido

con i cristalli tra le ciglia, sui polsi, le natiche

cammina e sanguina, come la sirena di Andersen.

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                                                        LORENZO SPURIO

Figura di spicco nel panorama letterario marchigiano e nazionale, Lorenzo Spurio, da Jesi, è valente poeta, scrittore e critico letterario, con un’intensa attività di promozione culturale che esplica con grande impegno e professionalità, indagando con attenzione i fermenti e le iniziative culturali e letterarie a livello nazionale, assicurando la sua preziosa presenza e collaborazione in tantissimi eventi e premi letterari. La sua è una poesia intensa, con contenuti filosofici, ricercata ma anche fluida, dal tono leggermente classicheggiante, attenta alle vicissitudini della società e della storia.


Ausculti il tempo che precede (Ad Antonia Pozzi)

 

Non chiedere crisantemi

ora che abbracci l’invisibile;

le rose stingono la solitudine

la noia è trafitta da spine.

Quando il giorno è tinto di notte

la campagna assiste

agli accadimenti più crudeli.

Quante falene opacizzano l’aria

mentre la stella più luminosa

di colpo digrigna i denti.

Mi figuro quando cercavi

la nutrita polpa del vuoto

e vivevi di macigni e negazioni,

di quando la borragine

in una pozza d’acqua

marciva tossendo sfinita.

Guardo le tue forti radici

che svettano in vortici d’aria,

abbracci i torti corpi proibiti

e le pervinche, fisse, a guardare

attonite i cicli interrotti.

Combatti gli occhi persi

e le smunte spalle d’avorio

con lo scibile più profondo.

Se parli di te, confessi il lutto

di giornate abiurate alla gioia.

Il nulla odora di grigio

ma illumina aneliti di fuga

quando, severa, compi

la scelta della terra.

 

(da Pareidolia, The Writer, Marano P., 2018)

 

 

***

 

Pareidolia

 

Mentre la sera divenne torbida di palpiti e boscaioli

(F. G. Lorca, Poeta en Nueva York)

 

Se la notte s’avvera

io non so il suono pesante

e i tralicci di angoscia verde

che recide di netto

quando siede sul trono del buio.

Io cercavo di afferrare

una forma, creare una geometria

con angoli flosci e rette svanite

ma il bonario abete che danza,

ora veleggia in un mare afflitto.

Riconosco quel che uno

immagina del già esperito

ma annullo me stesso e

sbraito negli attimi ineguali.

La cavalletta che vedo ben salda

senza fine appare e scompare

dove s’àncora quando so

che pure esiste e non c’è?

Le stelle son compagne di falene,

meduse telluriche e barbe di allori

nella notte che annuncia sé stessa

e riscopre il bivio di ieri.

 

(da Pareidolia, The Writer, Marano P., 2018)

 

 

***

 

Re Mida di tela

 

A Iqbal Masih

 

Fili pregiati per tappeti mobili,

le tue dita minute e abili

hanno forgiato nelle ore lunghe

pavimenti infiniti di tela.

Aladino ne farebbe vettura

nei cieli perlati d'oriente

per correre tra declivi d'aria,

risalire, sfidare le nebbie

e lambire le cuspidi delle stelle.

Hai intrecciato per una vita trame,

lavoro fiaccante e infanzia legata

tra tendaggi e drappi di fosca vigilia.

Chi costruisce nello spazio, come te,

trasforma materia – sei re mida di tela.

Dal giogo, la fuga dal padrone insolente;

tappeti e pashmine, veli del Kashmir

Ora cuci lacerti di nuvole

col sole che ti procura fili d'oro.

 

(Inedito)

 

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                                                       LORETTA STEFONI

Da Civitanova Marche, la gradevolissima Voce di Loretta Stefoni, poetessa sensibile e preparata, vincitrice di numerosi e importanti premi letterari nazionali; attiva anche nella promozione culturale sul suo territorio, ha fatto parte di Giurie in rinomati agoni poetici come il notissimo “Città di Porto Recanati” fondato dal compianto Renato Pigliacampo. La poesia di Loretta Stefoni è delicata e melodiosa, volta a trattare temi intimistici ma anche sociali, ed è permeata da una leggera vena di ammirazione per la natura, da riflessioni profonde sulla vita e sui sentimenti, nell’attesa di un futuro sempre più radioso e colmo di speranze.


Vanno lenti i giorni     

tra singhiozzi di tempo

e sussulti di petto.

Graffia l'unghia del destino

quasi a voler grattare via la noia

e sono soffi di luna

a portare formiche sulla pelle.

La notte è già negli occhi

sulla volta del cielo ben tesa

e uno strappo di pensieri

lacera quel drappo scuro.

Stride il ricordo

come verme rassegnato

all'adunco becco arreso.

Sanguina un'alba ferita

laddove forse la terra,

la sabbia o il mare

di te mi parleranno

… di te che sarai vento,

di cirri e nembi pieno,

a muovere il bianco

di quel respiro azzurro

che lo sguardo ancora accoglie.

 

***


Ti sfoglia il mio pensiero       

quasi fossi un libro.

Conosco bene tutte le tue pagine

con le mie note a margine.

Dei nostri dialoghi

a memoria ho imparato

ogni singola parola

per trattenerti ancora sulle labbra.

Ma sei come l'eco

… solo un ritorno di voce.

 

***


S'adagia il respiro   

col suo bisogno d'aria

al di là della bocca.

La porta non ha vie di fuga,

non dà riposo la sedia,

né la finestra luce.

È un'assurda prigione

questa mancanza di spazio

che al chiuso si soffre.

Si prega e s'impreca

… a tentoni si avanza

nel respiro che stagna

laddove ingrassa il tarlo

che rode il domani

come legno di croce.

 

***


Resta ben poco a darci alla testa

quando negli occhi c'è ancora la voglia

di andare avanti

nel cerchio distratti da quelle lancette

che il perno fissa

–  chiodo che inchioda l'ali che tarpa.

Ci si guarda intorno,

ma non si sa più di chi sono i volti.

Dietro l'angolo l'affanno della gola

e il vento a farci spazio nelle vie

… vie laddove

la distanza è un fiato che scompare.

Intanto è già ieri l'oggi

e fugge l'istante nel colorare la notte

là nel cielo dove una falce di luna

miete perfida i sogni.

Ma a darci speranza

una vita che ancora ci aspetta

e allunga la mano

lontana dall'incendio di un tramonto

che avvampa come brace

al respiro del destino.

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                                                          ADRIANA TASIN

Adriana Tasin, trentina di Madonna di Campiglio, giunge da pochi anni alla poesia, dopo un’intensa attività di scrittrice, ma già con ottimi risultati e apprezzamenti, nonché una interessante pubblicazione di esordio con l’importante casa editrice puntoacapo. Il suo talento poetico è subito evidente in questi brani a seguire che ci propone, dove si afferma la sua linea poetica fondata essenzialmente su una ricerca di valori di libertà e di realizzazione dei propri obiettivi esistenziali: il mare, il mistero delle sue profondità, si contrappone alla laconicità e al pragmatismo (E dicono casa alla casa mare al mare…), e da qui il suo canto di accorata consapevolezza.


Sirena

 

Poi c’è il mare

che mi sfinisce

per quanto è lungo e largo

e va giù. Senza misura.

 

Sono assente dall’abitare

la terra; come acqua

che sta alla conca delle mani,

ai fondali.

 

Ma la casa sta nel cerchio esatto.

Nel golfo.

Resta slargo di ogni distacco.

Lì il mio sguardo s’infiltra

e m’avvicina. Come sirena.

 

*

 

Le parole cadono sul foglio.

Prime nate.

 

Rimangono lì, senz’ombra,

in bellavista a dire.

Traslocano il mondo a ogni

principio.

 

[Miracoli avvengono

in spazio breve

mentre vado al sonno]

 

Dicono di me

che spesso non so

e me ne sorprendo.

 

A ogni cosa mettono

un nome solo.

Ché solo quello invoca

e chiama.

 

E dicono

casa alla casa

mare al mare

vento al vento e

figlio al figlio

 

che non è più mio.

 

*

Non credo tornerò su.

Non ci sarà modo

di tornare a galla. 

 

Comunque non risalirei del tutto.

Non come prima.

 

Non tra le creature evanescenti

che passeggiano sul ponte

da prua a poppa

con cappelli stravaganti

e mani di cenere.

 

Svenando linee esatte potrei

farmi faro,

cercarlo nella culla.

 

Ma non ho passi per

scostare la tenda,

e dentro, temo,

vedrei solo il vuoto.

 

(Inediti)

 

 ***

 

Parola prima

 

Madre,

parola prima,

che ho attesa senza udire.

 

Non è per me l’ora di creare

in questa vita.

 

Forse rinascerò figlia.

 

(da Il gesto è compiuto, puntoacapo Editrice, 2020) 


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Il casto racchiude le sue cose necessarie in un quaderno di cielo

e vive d’aria e muore in dissolvenza

tra le braccia della terra

senza chiedere riscatto né compenso alcuno

 

non ha una recita che dalla bocca possa fuggire per il mondo

non ha uno schema da seguire lungo il marciapiede obbligatorio

si disveste d’ogni anatema e scioglie l’oracolo in burla

 

il parsimonioso ha poche mani e pochi occhi

: gli basta un tozzo di pane e un’ala di poesia

per volare alto su tutto l’universo

 

(da Inventari apocrifi, Bastogi, 2009)

Giuseppe Vetromile


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NOTE SUGLI AUTORI


Sebastiano Adernò

Sebastiano Adernò è nato ad Avola (Siracusa) nel 1978. Si è laureato in lettere moderne a Milano con un iter formativo in Storia e Critica delle Arti e una tesi in Storia e Critica del Cinema. Nel 2010 vince il Premio “Ossi di Seppia” e si classifica terzo al Premio di poesia “Antonio Fogazzaro”. Dopo la sua opera prima Per gli anni a venire (LietoColle, 2011), ha pubblicato Kairos (Fara Editore, 2011). Fa parte del collettivo “Ultranovecento” creato da Simone Zanin che realizza libri d’artista con cui ha pubblicato una plaquette, Abissi non richiesti (2011) impreziosita da un’opera di Marco Baj. Nel 2012 è uscita una raccolta di testi civili dal titolo In luogo dei punti per Thauma Edizioni e un romanzo, Luci sulle lucciole (Edizioni Montag) di cui è co-autore insieme al filosofo Leonardo Caffo. Per la Nuova Editrice Magenta, sempre nel 2012, ha pubblicato la raccolta Ossa per sete. Successivamente ha partecipato al progetto di Nuova Vandea (2013), un piccolo compendio di Resistenza edito da officineultranovecento. Notevole, negli ultimi anni, la sua attività come artista visivo, con numerose partecipazioni a eventi, reading e festival.


Anna Maria Dall’Olio

Esperantista, è laureata in Lingue e in Lettere con borsa di studio estiva (Corso di Lingua e Cultura Portoghese) presso la Facoltà di Lettere di Lisbona. 

Articolista in 3 lingue, ha curato rubriche per la rivista indiana “Message of Humanity” e per i webzine italiani “Incontrosaperi.it” e “Antichecuriosità.co.uk”. Ha altresì collaborato al periodico esperantista “Kontakto”.

Ha partecipato a 4 edizioni della Fiera “Più libri più liberi” di Roma, a 2 edizioni del “Festival internazionale delle Letterature” di Milano e alla 25a edizione del Festival “Parole Spalancate” di Genova. Nel 2018 ha vinto il 3o premio del Concorso internazionale “FEI” per la traduzione in esperanto di “Su una sostanza infetta” di Valerio Magrelli. Nel 2005 ha vinto il 2o premio del Concorso internazionale "Hanojo-via Rendevuo", patrocinato dal governo vietnamita, accanto a molti altri riconoscimenti ottenuti in Italia nel corso della sua carriera.

La pubblicazione più recente è Evoluzioni (2019), preceduta da: Segreti (2018), Sì shabby chic (2018), L’acqua opprime (2017), Fruttorto sperimentale (2016); Latte & limoni (2014), L’angoscia del pane (2010), e Tabelo (2006), dramma in lingua esperanto. Recensioni e articoli di critica sono stati raccolti in Le sirene di cartone di Anna Maria Dall’Olio (2017).


Laura D’Angelo

Nata nel 1986, si laurea con lode in Lettere classiche e Filologia classica, e consegue un Dottorato di ricerca in Studi Umanistici. È autrice di articoli per riviste culturali online e accademiche. Partecipa a convegni internazionali, concorsi letterari e di poesia, ottenendo riconoscimenti e premi, tra cui il primo posto sezione “Poesia” al Premio letterario “Putignano racconta”, Storie dalla pandemia (ed. 2020), Menzione speciale al Concorso Internazionale di Poesia “Ut pictura poesis” (ed. Fuerteventura 2020), secondo posto al Premio Internazionale “Lettera d’Amore” Torrevecchia teatina, edizioni 2017 e 2020, Premio speciale edizioni 2018 e 2019. I suoi interessi spaziano dalla scrittura scientifica a quella creativa. Suoi testi poetici sono raccolti in antologie, quaderni di poesia e blog letterari. Cura presentazioni di testi e autori, ed è giurata di un premio letterario di narrativa nazionale. Ha pubblicato il volume di prose poetiche Sua maestà di un amore (Scatole Parlanti, 2021).


Sabrina De Canio

 

Sabrina De Canio, di Piacenza, è poetessa, traduttrice, condirettrice generale del Piccolo Museo della Poesia Chiesa di San Cristoforo di Piacenza e direttrice dell’area internazionale del museo, l’unico museo della Poesia al mondo. Nel settembre 2019 ha vinto il primo premio assoluto al Festival Internazionale di Poesia “La piuma di Zivodrag Zivkovic”, a Zenica, in Bosnia Erzegovina e, in quello stesso contesto, è risultata la migliore poetessa italiana del 2019. Le sue poesie sono state pubblicate su antologie e riviste letterarie internazionali. Nel 2020 è stata pubblicata Libera nos a malo, silloge poetica in edizione bilingue (italiano e bosniaco).

 

Rita Greco

Rita Greco è nata nel 1979 a Mesagne (Br), dove vive. Scrive poesie fin da giovanissima e, soprattutto negli anni dell’adolescenza, ha partecipato a diversi concorsi letterari, vincendone alcuni. Nel 2007 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie Perché ho sempre addosso un cielo (Il Filo Edizioni).

Per un lungo periodo si è dedicata al teatro, diplomandosi, con il massimo dei voti, come attrice professionista presso la Scuola d’arte drammatica della Puglia Talìa.

Ha portato in scena, tra gli altri, reading poetico-musicali su Tagore e Neruda.

Ha condotto laboratori di teatro-poesia nella scuola primaria. 

Di recente un suo testo è stato pubblicato sul blog Rai Poesia, curato da Luigia Sorrentino.

È vicepresidente dell’associazione culturale “Solidea 1 Utopia”, con la quale dal 2009 realizza eventi teatrali e letterari sul territorio, tra cui il Premio letterario nazionale “Città di Mesagne”, giunto alla XVIII edizione.

 

Mauro Macario

Mauro Macario è nato a Santa Margherita Ligure nel 1947. È poeta, regista, saggista. Ha frequentato la Scuola del Piccolo Teatro di Milano sotto la direzione di Giorgio Strehler e Ruggero Jacobbi. È stato regista in cinema e in televisione (RAI) per molti anni. Ha curato la regia e l’interpretazione di Una stagione all’inferno di A. Rimbaud, e di Alma Matrix del suo Maestro e amico Léo Ferré. Ha pubblicato 10 libri di poesia: Le ali della Jena (Lubrina editore, 1990); Crimini naturali (Book, 1992); Cantico della resa mortale (1994); Il destino di essere altrove (Campanotto, 2004); Silenzio a Occidente (Liberodiscrivere, 2007); La screanza (Liberodiscrivere, 2007, Premio Eugenio Montale Fuori di casa 2012); Metà di niente (puntoacapo editrice, 2014, Premio Lerici Pea 2015); Le trame del disincanto (puntoacapo editrice, 2017); Alphaville (puntoacapo editrice, 2020). Ha scritto il romanzo Ballerina di fila (Aliberti, 2004, prossima ristampa con puntoacapo editrice). È antologista. In Francia è stato tradotto nel volume La débacle des bonnes intentions (La rumeur libre, Vareilles, 2016). È presente in numerose antologie in Italia e all’estero. Partecipa a Festival di Poesia in Italia, Francia, Spagna.


Antonella Rizzo

Antonella Rizzo è nata a Roma nel1967. È poeta, scrittrice, giornalista, performer, attiva nel campo dell’intercultura e della letteratura di genere. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè (Edizioni Tracce, 2012); Confessioni di una giovane eretica (Lepisma Edizioni, 2013); Cleopatra. Divina Donna d'Inferno (Fusibilia libri, 2014); Iratae, pièce teatrale con Maria Carla Trapani (Fusibilia libri, 2015); Plethora (Nuove Edizioni Aldine, 2016); A dimora le rose (Edizioni Croce, 2018); A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice (Lavinia Dickinson, 2019). È stata tradotta in albanese, arabo, inglese, polacco, romeno; i suoi testi sono presenti in molte Antologie di Poesia contemporanea. È organizzatrice di eventi culturali di carattere nazionale e internazionale, cortometraggi, pièces teatrali, in collaborazione con artisti visivi e musicisti. Ha conseguito Premi nazionali e internazionali ed è giurata in diversi Concorsi letterari. È ideatrice e responsabile del Premio letterario “Antica Pyrgos”.


Lorenzo Spurio

Nato a Jesi nel 1985), è poeta, scrittore e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), La testa tra le mani (2016), Le acque depresse (2016), Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico García Lorca (2016; 2020) e Pareidolia (2018). Ha curato antologie poetiche tra cui Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (2016, 2 voll.) e Sicilia: viaggio in versi (2019). Per la narrativa ha pubblicato tre raccolte di racconti: La cucina arancione (2012), L'opossum nell'armadio (2015) e Le due valigie e altri racconti (2018). Intensa la sua attività quale critico con la pubblicazione di saggi in rivista e volume, approfondimenti, prevalentemente sulla letteratura straniera, tra cui le monografie su Ian McEwan e il volume Cattivi dentro: dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera (2018). Si è dedicato anche allo studio della poesia della sua regione pubblicando Scritti marchigiani (2017) e La nuova poesia marchigiana (2019). Ha tradotto dallo spagnolo racconti di César Vallejo e Juan José Millás e una selezione di poesie di Niní Bernardello e Dina Bellrham, quest’ultime confluite in Le iguane non mi turbano più (2020). Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e Presidente di Giuria in vari concorsi di poesia, tra cui il Premio Letterario “Città di Chieti”; ha ideato e presiede il Premio Nazionale di Poesia “L'arte in versi”. Ha vinto vari premi letterari sia per la poesia che per la saggistica.


Loretta Stefoni

Loretta Stefoni è nata e vive a Civitanova Marche. Nel 2010 incomincia a scrivere le sue prime liriche, partecipando poco più tardi a competizioni letterarie sia nazionali che internazionali. Poetessa pluripremiata, annovera diverse presenze sul podio e tra i primi posti ne ricordiamo solo alcuni: Premio Letterario Internazionale “Europa” (2013), Lugano (CH); Premio Letterario Internazionale “Il Molinello” (2014), Rapolano Terme (SI); Premio Letterario Nazionale “Alberoandronico” (2017), Roma. È socia di associazioni culturali e di accademie; nel 2012 ha ricevuto dal Centro Studi Accademia Intern.le “Giacomo Leopardi” di Reggio Calabria il Premio alla Cultura “Giovanni Paolo II”, mentre nel 2019 è stata membro di giuria del Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati”. La pubblicazione della sua silloge Memorie di petali in volo, Tindari Edizioni (Patti, 2012) ha rappresentato l'esordio in campo editoriale. Sue poesie sono state inserite nel III° volume “Lettura di Testi di Autori Contemporanei” (Edizi. The Writer, 2019) di Nazario Pardini e in antologie di diverse case editrici, tra cui la Aletti Editore che ha pubblicato una sua lirica, scegliendola per un progetto culturale multimediale, nella collana “Alessandro Quasimodo Legge I Poeti Italiani Contemporanei” (2019).

 

Adriana Tasin

Adriana Tasin, nata a Tione di Trento, vive e lavora a Madonna di Campiglio, dove insegna scienze matematiche e naturali. Dal 2011 al 2014 ha frequentato corsi di scrittura creativa tenuti da Giulio Mozzi, c/o “Teatro Spazio 14” a Trento. Nel 2017 ha frequentato la Scuola di scrittura “Virginia Woolf” a Padova, presso “Lìbrati”. Si è dedicata per molti anni alla prosa e solo negli ultimi anni ha focalizzato l’attenzione sulla produzione poetica. Ha ottenuto importanti riconoscimenti sia in ambito narrativo che poetico. Suoi testi appaiono in riviste, antologie e blog letterari. Nel gennaio 2020 ha pubblicato la sua raccolta poetica d’esordio, Il gesto è compiuto, con puntoacapo Editrice; la raccolta ha avuto riscontri positivi risultando, oltreché finalista in diversi premi (Chiaromonte Gulfi, Il Convivio, Le Pieridi), vincitrice nella sezione Opera Prima del Premio Cecco d’Ascoli 2020. 

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19 aprile 2021

Transiti Poetici incontra il GAP

Volume Speciale dedicato alla Primavera

VOLUME XXI - All'ombra dei cipressi

Transiti Poetici incontra Voci dal Mondo

Il video della presentazione del Volume Transiti Poetici incontra Voci dal Mondo