Introduzione
Riprendiamo con questo cinquantunesimo volume il nostro viaggio nel mondo
della poesia italiana contemporanea, dopo qualche mese di assenza. Si nota un
grande fermento poetico, in generale, rilevando sui social ma anche attraverso
altri mezzi di comunicazione, interessanti iniziative come festival, raduni
poetici, convegni, presentazioni di libri, interviste, reading e rassegne
varie. Personalmente, con molto entusiasmo ho preso parte ultimamente al
Festival Internazionale “Fortezza Alta in poesia”, organizzato e condotto
insieme alla poetessa Lucilla Trapazzo con la collaborazione di Francesca Palli
di Fortezza Alta e Paola Venturi dell’Associazione “Il Laboratorio del
Paesaggio APS”, e svoltosi presso la struttura agrituristica di Fortezza Alta
ad Avigliano Umbro (Terni), nel cuore dell’Umbria. Si è trattato di un evento
poetico molto importante, e siamo alla sua terza edizione, che ha visto la
partecipazione di noti poeti italiani e umbri, ma anche di poeti provenienti
dall’estero (Romania, Grecia, Albania, Svizzera, Serbia, Australia, Francia,
Palestina), come è nello spirito del festival. Una poesia dunque non
circoscritta alla cultura e alle radici nazionali, per quanto varia nello stile
e nei contenuti, ma che accoglie anche prospettive, modalità e culture diverse,
altri modi di sentire e di descrivere la realtà intima del poeta e del mondo
circostante, con altre lingue e altre espressioni: un ampliamento della
finestra emotiva e culturale di ciascuno di noi, nel partecipare all’ascolto di
questi poeti e nel condividere le loro arie e armonie poetiche espresse nella
loro lingua originale. Importante e necessaria, sì, la traduzione per
comprenderne meglio il contenuto, ma la poesia è anche vibrazione emotiva, e
questa raggiunge direttamente il cuore di chi ascolta e vuole veramente, e con
rispettosa attenzione, entrare in “sintonia” con il poeta di un’altra
nazionalità.
Per questo motivo prediligo gli incontri con poeti provenienti anche da
altri paesi, oltre a quelli italiani, perché è proprio in questi incontri che
la poesia respira e vive di un’intesa universale, offrendo peraltro un esempio
di uguaglianza e di fratellanza fra tutti gli uomini, laddove una società
ancora selettiva sotto moltissimi aspetti, in particolare quello culturale,
circoscrive la creatività umana e la condiziona, inquadrandola in schemi e
modelli omologati.
I poeti sentono i tempi e si esprimono traducendo in versi i messaggi che
la società invia continuamente. Un subbuglio di idee contrastanti, un marasma
di sensazioni positive e negative, i temi e gli argomenti che attualmente
interessano tutti, come la guerra, la violenza sulle donne, la precarietà del
lavoro e della vita quotidiana, tutto ciò è tradotto dai poeti che cercano così
di comunicare, e perché no, di informare la società su queste complesse
problematiche, ma anche cercando di “esorcizzarle” e di confutarle con la
potenza e l’incisività dei loro versi.
Perché ogni poeta, anche se non ne è direttamente consapevole, è una
sorta di “sentinella” della realtà, ne premonisce i movimenti e le idee, cerca
di fissarle su carta, di monitorarle, affinché tutti gli “uomini di buona
volontà” ne conoscano i motivi, le ragioni, agendo poi di conseguenza. Almeno
così si spera. Ma il poeta lancia comunque il suo avviso, perché non ne può
fare a meno. Si tratti di bene o di male, di disagio interiore o di sconforto
derivante dalla consapevolezza di vivere in un mondo devastato da guerre e da
ingiustizie: il poeta scrive per denunciare a sé stesso e al cosmo intero il
quadro umano contingente.
Ringrazio dunque i dieci valorosi poeti di questo cinquantesimo volume,
per la loro importante testimonianza che conferma ed avvalora, secondo me,
tutto ciò che ho appena espresso.
Giuseppe
Vetromile
Una voce poetica esperta, quella di Mariateresa Bari, che sa cogliere
atmosfere e immagini della realtà circostante, traducendoli in versi decisi e
rapidi ma anche sostenuti da una certa dolcezza espressiva, nonostante la
perentorietà e l’urgenza del dire. È l’osservazione attenta di un disagio
universale, dove l’anima trema irrequieta e si dimena. Una poesia intelligente,
in grado di proporre neologismi (pellepietra) e figure retoriche
efficaci, come l’allitterazione e la personificazione (s’appoggia la pioggia).
Sospensione
Poter fissare quel chiarore
che sbianca il rossetto di casupole
e tormenta la morbida carezza
di collina
Si riga
il granito di facciata
bufere da sviscerare
S’appoggia
la pioggia
a steccati di memoria
rintocca lontananza
Telo steso
l’anima trema
irrequieta trema e si dimena
***
L'uomo e (è) la sua dissoluzione
Sai dell'inquietudine
di tempi che vacillano
al soffio del nero
Muto il muro
tra gli scarti
Cardati i
silenzi
di lingue annodate
Bagnarsi di
senso per non annotare
***
Dal
vetro
Non si vede dal vetro
non si vive
Nell'immaginario
vero
non si salva nessuno
è guerra ormai
Chiediamolo
al vento
***
Impluvium
Raccolte tutte le lacrime
delle tue piogge
sei lama d’acqua sulla pellepietra
satura di sale
Fiordalisi le iridi
argentano superfici
Il pigolio
dei riflessi
è miele tra i miei resti
FLORIA BUFANO
Non
si sottrae al dolore per un mondo alla deriva a causa delle ingiustizie e delle
guerre che ancora devastano ogni angolo della terra, in particolare nel medio
oriente: Floria Bufano, da Napoli, poetessa sensibile e attenta all’umano
progredire in pace e in fratellanza, oppone a queste negatività che da secoli
ci opprimono, un canto d’amore e un inno alla natura benigna che, nonostante
tutto, ci avvolge nella sua aurea magica. Le immagini che ci offre non sono
stereotipi ma l’autentica visione di una realtà che potrebbe redimere davvero
l’uomo, se solo ascoltasse e vedesse dentro di sé il prodigio di questa nostra
cara natura. Sono versi accorati e densi di un afflato lirico non indifferente.
Settembre
Amo settembre.
La fresca luce paglierina
che odora di boscaglia
ruggente,
alita fremente tra i
capelli ingarbugliati,
come alberi spettinati dal
vento.
Foglie, danzatrici tristi,
nunzie dell’incalzante
autunno,
volteggiano lentamente!
Riverberi dorati donano
tepore,
infiltrandosi timidamente
tra il leggero frascheggio
delle foglie.
Silenzio! Sussurrano
frondosi gli olmi!
***
Poeti
I poeti delirano di notte
le loro parole danzanti,
fermano il tempo
oltraggioso
e con le lacrime levigano
febbrili ferite.
Quando il silenzio ammanta
l’aria,
i poeti combattono solitari
contro i raggiri della
memoria.
Nel silenzio, i gatti
accompagnano i loro versi
ronfando sommessamente nel
buio
dove abitano i sogni dei
poeti.
***
Soldati
Siamo noi!
Soldati abbandonati,
guerrieri inermi, sempre
sul fronte
sempre più abbrutiti,
sempre più sconfitti
quelli che ancora
combattono,
impavidi contro altri
impavidi,
solo per affermare voi
stessi
quando ormai non si è più
niente,
quelli che sanno di essere
perdenti
e quelli che non ammettono
di aver perduto,
in questa vostra inutile
lacerante guerra.
***
Richiamo alle armi
Tutti in fila! Vi aspetta
il barbiere!
Cadono i capelli, come
cadono le speranze,
come cadono i desideri
inabissati
nelle viscere delle
inappaganze giovanili.
Cadono i nomi, i cognomi,
il colore degli occhi,
gli sgraziati foruncoli
acneici.
Cadono le palpebre
per non guardare la morte
che ti corre incontro.
Cadon desolate le braccia
brandendo spietati e
impietosi armamenti
Cadon le foglie
d’autunno...
L’inverno bussa alla tua
porta.
Cadon le foglie d’autunno…
L’inferno bussa alla tua
porta.
***
Buonanotte Gaza!
Non guardate ancora una
volta
le macerie delle nostre
case
come grigi corpi
sbriciolati!
Non sentite le urla dei
bambolotti rotti,
dei logori pupazzetti
sbrindellati
dai furiosi ordigni
teleguidati?
I loro pianti invadono le
tenebre,
gridando i nomi di quei
piccoli eroi
che l’ultimo veloce bacio
fulmineamente han rubato al
cielo.
***
Poesia
C’è una camera segreta
nella mia mente
con la porta sempre aperta,
in cui ho conservato con
cura
antiche immagini in bianco
e nero,
piccoli oggetti del mio
cuore.
Emozioni vorticose,
turbamenti laceranti,
arditi sentimenti,
oltrepassano la furtiva
soglia
per vestirsi di invisibili
parole,
ma dopo escon fuori
drappeggiate di poesia.
(testi tratti dalla silloge
In amore e in guerra, Edizioni La Valle del Tempo, Napoli, 2025)
ROSSELLA DE MAGISTRIS
Di origine calabrese ma residente ora nel Molise, Rossella de Magistris
ha all’attivo diverse pubblicazioni di poesia e di narrativa ed inoltre ha
ottenuto riconoscimenti importanti in vari concorsi letterari nazionali. Qui
propone tre testi poetici, dove emerge evidente la visione piuttosto nostalgica
di un mondo di ricordi, ma anche di un mondo intimo che sia specchio genuino di
una realtà benigna e vivida, pregna di emotività e di sentimento. Sono versi il
cui dettato è schietto e fluido, non privi di una certa musicalità.
Ciò che resta
Ciò che resta del giorno
è il ritratto maldestro
della malinconia,
dolce nel riposo
sullo scalino dell'orto
dove le stelle mi baciano
e l'alloro mi avvolge
del suo profumo.
Ciò che resta di te
è l'eco lontana
di un ricordo nitido
come l'azzurro di ieri
con le mani nel cassetto
e lo sguardo all'infinito
che mai tocco
e attendo di arrivare.
***
Ove il silenzio regna sovrano
Avrò il mio eremo
lontano
fra il cielo e l'acqua
e la terra di curva sinuosa
ove il verde colora il giorno
e il silenzio regna sovrano.
Avrò i miei passi
su orme antiche
bisbiglianti preziosi salmi
d'affetto e gaudio intrisi
mai smorzati
da priorità insulse.
Avrò la vita che volevo
quella disegnata sulla scia
delle mie dita
senza diktat né veti
oltre il sistema
che di bruttura fa il suo vanto.
***
Quel che non c'è
Fra i monti
il passo lento come il fiato
nessun rumore
tranne il tempo
che sa di prima
di ieri
di antico.
Lo sguardo è in alto
verso una vetta angusta
quella che è oltre
fra una salita e l'altra
nel ritmo di un ricordo
e una speranza.
Nel mezzo un margine
sottile come un lembo
di cielo trasparente
ove immergere le mani
senza pensare
senza oggi né domani
così per non essere
che sguardo al tramonto.
Vorrei il tempo perso
quello molle senza dorso
per riempire d'osso
di sostegno a quel
che ora è debole
mancante
per sentirmi il meglio.
Ma non c'è spazio
per quel tempo arrotolato
e non c'è altro che aspetta
se non ora
fra il sorriso di una nuvoletta
quello che
ahimè
fa male
per non essere ciò che vorrei
sospirando sogni
ancora e ancora.
LAURA DI DONNA
La rivisitazione poetica di un mito classico è sempre un lavoro
letterario delicato e coraggioso, in quanto si va a richiamare un’opera che di
per sé è già intensamente e validamente affermata e apprezzata. Non corre il
rischio di banalizzare o di sottovalutare il mito la nostra bravissima poetessa
vesuviana Laura Di Donna, offrendoci questi brani ispirati dal dipinto
“Penelope” di J. R. S. Stanhope. E in effetti non è una rivisitazione, bensì lo
spunto per riproporre l’ansiosa e laboriosa attesa di Penelope, con versi
eleganti che attualizzano la sua storia amplificandone il dramma ma anche in
grado di esprimere la pacata dolcezza del suo cuore in attesa dell’amato
Ulisse. Una costruzione poetica colta ed intelligente, ricca di riferimenti del
mondo mitologico classico.
Κρόκος
Versi
ispirati dal dipinto Penelope (1864) di J. R. S. Stanhope.
Nacqui Arnacia.
Mi gettarono in acqua
poi salvata e nutrita dalle anatre
ebbi una seconda vita, fui Penelope.
Stanotte muoio e rinasco nuova.
L’alea
dei miei pensieri mi ubriaca,
insopportabile
e
allora tesso
e
districo la mia paura.
La
casa di mio padre è Sparta.
Non
c’è posto, per le mie paure.
La notte, sfilo tutto
e ricomincio l’indomani
nell’ordito
spengo probabilità, accendo certezza.
Dove
sia adesso non saprei.
Sua
madre neppure ormai aspetta
veder
comparire il suo legno.
Io
sento una nuova partenza,
non
ci preferirà
al
suo folle volo.
Nella notte aulente,
un sentore coriaceo ed intimo rompe
il profumo minerale della spuma
krokos si accoccolano tra sassi
taglienti.
Bambina, li coglievo per il talamo
immaginavo il mio sposo.
Poco
tempo passò
mi
conquistò in gara
secondo
la legge dei miei avi
ma
mise tra me e la Laconia il mare.
Spezzò
la consuetudine
traslocandomi
in Itaca
con
gli occhi velati per sempre.
Lachesi!
che avvolgi
al fuso il filo
krokos è
filo di
tessuto.
Un sogno chiaro nella notte.
Mi sveglio, la tela è già disfatta
Medonte al mio fianco soddisfatto
la vecchia nutrice al piano basso attende
agli officii del giorno.
Sognai
un fuoco, una fiamma guizza ma fredda.
Era
Lui.
Si
fasciava del fuoco di cui bruciava.
La
punta più alta della fiamma si scuote
come
percossa dal vento, ne esce un suono
che
racconta verità. Verità sepolta.
Egli
crepitava di suo padre.
Del
suo vero padre.
Anticlea
era già moglie di Laerte l’argivo
quando
Sisifo irruppe in casa sua furente, la seduce,
è sua
e la donna
diede alla luce
il Rabbioso
Sono seduta nel giardino ad est
È fresca l’ombra del melo
su
di me un drappo porpora
preparo i miei fili.
La scena istoriata sulla tela
riprende forma oggi.
Sono
stanca, ormai piegata
ai
piedi della tela completata.
Il
palmo sostiene il peso
il
mio pensiero pensa indietro e avanti nel tempo
è
con me Melanto
coglie
pomi con infantile innocenza
assaggia
i maturi con prepubere malizia.
L’ombra
è sparita
ora
è cimitero di frutti ai suoi piedi.
Sono nelle mie stanze.
Entra Euriclea.
Porta un canestro di lana cardata
è arrivato a corte un mendicante
mi orna i capelli con un krokos.
La guardo.
Presto,
vengano brocche d’acqua e avide spugne
a mondare
queste stanze.
Mi guardo.
L’Occhio
Azzurro, a velare questo cuore.
(da Superficie di scrittura, Altavilla
Edizioni)
Riesce a
scorgere il segreto celato nella natura e nell’animo umano, la poetessa
avellinese Carmelina Di Iorio, e lo fa con una innata predisposizione
all’ascolto della realtà circostante, per poi esprimere in ottimi i “tratteggi
nascosti”, questi messaggi quasi subliminali che solo poeti attenti e
aperti come lei riescono a cogliere, nonostante il “rumore” esterno, il
subbuglio e la confusione di valori che da sempre inonda la società, proponendo
devianze e indirizzi di vita fasulli. La sua poesia è una fresca cascata di
purezza e di amore, dove anche il ricordo gioca un ruolo importante,
nell’incastonatura ben progettata di tutto il suo dettato poetico.
Immaginari mondi senza limite
Non posso dire
se solo in un giorno,
se solo in un’ora,
se solo in un istante la mia mente
si ferma in un punto non definito
da uno spazio materiale,
non più sostanza ma ombra fluttuante
solita ad essere definita respiro
lo sento, in una leggera sensazione di
follia,
un ermafrodita despota
risiedere nel corpo
come un matto richiude e riapre
la prigione dell’ansia e della paura,
spinge a correre a bocca aperta,
fra i denti mi nutre di aria.
Una relazione pericolosa
tra mente e respiro, ne sono complice.
Non so se solo per un giorno,
se solo per un’ora,
se solo in un istante possa
liberarmene.
Distendo il mio corpo
lo concedo al respiro,
nell’illusione di un tempo inesistente
nella ragione...
***
Tratteggi nascosti
Hanno un cuore le stelle!
Non muoverti in quel punto buio
scelto a rivolgere lo sguardo verso il
loro cielo.
Non aprire le tue braccia
diverresti il loro spaventa sogni,
non si lasciano prendere
sono mute e giocano con i tuoi occhi
a nascondersi dietro il battito delle
tue ciglia
e cadendo nel rincorrersi
si tuffano tra le onde del mare
intimidite dal tuo stupefacente più
recondito sogno.
Tante, sono tantissime non contarle,
ti plagiano al loro incanto stando
ferme
in quel punto buio muse divine,
guerriere della notte, streghe
addormentate,
di lance infuocate corteggiano il tuo
cuore
e nelle notti inquiete
spengono le lanterne per lasciare che
il tempo
ti porti in quel punto buio
ad aprire i tuoi occhi…
***
Poesie
girovaghe
Profumo
di vento!
Mirto
inebriante di canterini uccelli,
sparsi
nei riflessi
sono
ombre fluttuanti.
Profumo
di vento!
Ti
adagi lento
su
corpi tramortiti
in
un clamoroso silenzio.
Sono
attimi di brividi e carezze,
ineguagliabile
il momento.
Son
dee bianche
le
nuvole a passeggio
nel
giardino tinto dell'azzurro
decantare
di umane storie
vicine
e lontane.
Dee
bianche
le
nuvole si stringono
in
ciarle scherzose
nel
freddo di un giorno
sereno
d'autore.
D'improvviso
l'eco
di
un suono irrompe
è
la voce vestita di grigio
il
pianto di una Dea
non
più sognante.
Dee
bianche
danzano
al suo fianco
nel
giardino tinto dell'azzurro
decantare
lo schiamazzare
gioioso
di uccelli
di
un pianto ladri...
(da Tratteggi nascosti, Delta3
edizioni, 2025)
COSIMA DI TOMMASO
Una poesia
apparentemente ironica, dove l’io narrante sembra prendersi quasi gioco di sé,
immedesimandosi nella natura e nelle sue varie espressioni e manifestazioni,
dal mondo vegetale a quello animale: così è strutturato prevalentemente il
dettato poetico di Cosima di Tommaso, almeno nei brani che qui propone. Il suo
è in fondo un canto particolare, rivolto alla realtà circostante di cui la
stessa poetessa è parte integrante, anche nell’ambito delle emozioni e dei
sentimenti, come l’amore: amore che coincide con le bellezze e i grandi,
semplici ed essenziali valori che danno un senso alla nostra esistenza
quotidiana.
Gratitudine
L’umile basilico tace vittorioso
tutto intorno, ed impera l’aroma…
timido un minuto peperone
s’affaccia certo della sua forza
e dell’invincibile arguzia saporita:
Da solo seppe stare ma, la tronfia
melanzana panciuta, docile lo
accompagnò
tra le due zucchine accomodanti.
Un timido fiore di zucca aprì
le stanze dell’estate imperiosa
nel dono dell’abbraccio e del riso.
(da L’aurea vena, Il Sextante,
2025)
***
Eppure sono convinta che potrei un giorno
Eppure sono convinta che potrei
un giorno andarmene alla chetichella.
Non perirò sotto ad una lapide
per farvi sentire meno in colpa.
Mi cercherete dove non potrete
trovarmi mai…Già sarò altrove.
Risparmiatemi la vostra pietà.
Eppure sono convinta che qui potrei
morire lungo il fiume tra i suoi fianchi
oppure illucertolire al sole
a umettarmi i capelli di fieno.
(da
Poesie e racconti, Lampi di Stampa, 2007)
***
Discorrendo ancora sullo stesso
argomento
Era il mio amore un boccone di nocciole
Un riccio di castagne
Ed era l’amore mio
un morso di cavallo sulla groppa
Era il mio amore un argomento aperto
tra i suoi fianchi di vento
e il mio grembo di spighe
Ed era l’amore mio
il pane caldo la domenica
Ed era un oscuro presentimento
lo sguardo che scolora
Era il mio amore un gioco a nascondino
Era il mio amore un’ombra severa
Era il mio amore un’unghia di Dio
O ero solo io?
Era l’amore mio.
(da
Poesie e racconti, Lampi di Stampa, 2007)
***
Lei sta
Come una spina conficcata
nella casa della madre,
e incede
su un filo perfetto
con una lancia
di stelle sotto il braccio.
Della conchiglia
la sua dolorosa perla
sugge la rosa
che in lei rifiorisce ogni giorno
tra scaglie di sole
e aliti di vento.
A ovest si staglia
un implacabile tramonto
di cristallo riflesso…
e sfiora la ferita
che la condusse al vostro amore,
dissipato nell’etere.
Eppure non vi odio,
eppure non vi amo.
(da L’aurea vena, Il Sextante,
2025)
***
Canzone
dell’attimo distratto
Il mio
brivido non è qui
non è di
questi luoghi…
È altrove
credetemi!
È sui monti
del Brenta
che insegue
una capra
e respiri
d’immenso
nei suoi
occhi blucielo
su lire di
vento
ed un canto
sublime.
Il mio
brivido non è qui
non è di
questi luoghi…
È altrove
credetemi!
È sui monti del
Brenta
che insegue
una stella
svagata e
una capra.
Il mio
brivido non è qui
non è di
questi luoghi…
È altrove
credetemi!
Eppure,
ripensandoci adesso
non saprei
come dirvi
di un soffio
che m’incanta…
(da
Poesie e racconti, Lampi di Stampa, 2007)
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MARIA LATERZA
Da Bari la
voce delicata di Maria Laterza, poetessa particolarmente incline a decantare la
donna, il sentimento, la natura. Nei brani che qui propone si evidenzia infatti
un dettato poetico prevalentemente rivolto alla esteticità del mondo,
raccogliendo ed esprimendo riflessioni positive ed ottimiste sulla vita, con
una visione di speranza e di dolcezza. La sua poesia è così una forza e un
invito a seguire orizzonti migliori, in una società, come l’attuale, forse
ancora troppo dedita ai formalismi e alla fisicità delle cose e delle persone.
Alla Luna
A te o luna
Dedico il mio domani
Ovunque sarò
Alzerò lo sguardo
Con la speranza di sognare ancora
Sarai luce per la mia anima
Mi aiuterai a pensarmi
È facile pensare
Ma difficile è pensarsi
Riuscirò a farlo
Quando avrò incontrato
Al di là del mare
Chi alzando lo sguardo
Pensandomi renderà eterno
Il tempo di una notte!
(dalla silloge poetica Alla Musa)
***
Donna
Donna
Le tue mani
Sono culla per il mondo
Mani che accarezzano
Che creano
Che seminano
Mani unte di fatica
Rovinate dall’arsura del sole
Le tue mani Donna
Sono l’orologio della vita
Le tue mani sono divinità creatrice
Uomo guardale
Lì si nasconde la sua storia
Nelle sue mani dolore e gioia
Nelle sue mani la vita!
(dalla silloge poetica Alla Musa)
***
Illusione
Illusione
Ti ho incontrata oltre l’orizzonte
Dove i miei occhi amano sognare
Oltre l’azzurro chiaro e il verde mare
Lì mi sono fermata,
Le onde del mare con il loro rumore
Mi hanno portata dove non oso andare,
Nell’oblio dei ricordi
Nell’inconscio proibito
Nell’indicibile
Dove nessuno sguardo indiscreto può
arrivare.
Il mare questo unico silenzioso
ascoltatore
Che non osa giudicare
Sempre pronto a farti ritrovare
In un’eterna poesia
Unico approdo di occhi sognanti!
(dalla silloge poetica Alla Musa)
***
Silenzio
Ascoltami,
Mio amato imperscrutabile silenzio
Amico di nostalgia,
Di sguardi furtivi
Inaspettati ma tanto desiderati,
Nei tuoi occhi ho scritto parole
d’amore silenziose.
Ascoltami
Non amo gridare
Non amo parlare ma soltanto silenzio
Solitario silenzio…silenzio
Che parla, silenzio che ascolta!
(dalla silloge poetica Alla Musa)
***
Il buio
Aurora
Attendiamo un’alba
A cui segue un tramonto
E poi ancora una nuova alba
Attendiamo un’onda impetuosa
Che ritraendosi porti via con sé
Ogni traccia dell’umano dolore
Attendiamo una nuova luna
Che illumini le nostre vite
Attendiamo un cielo infinito
E quell’unica stella che indicandoci la
via
Possa condurci
All’eterna pace!
(inedita)
Annachiara
Marangoni, veronese, è poetessa di notevole talento. È inoltre una preziosa
esponente della poesia del Realismo Terminale, una particolare linea poetica
fondata da Guido Oldani, ben nota e apprezzata nell’attuale panorama della
poesia italiana. Pertanto, anche nei brani che l’Autrice qui propone, si
evidenzia, in linea con i postulati del R.T., uno spostamento del soggetto
dall’uomo alla natura, laddove l’uomo stesso diventa oggetto dipendente e
condizionato da un mondo globalizzato e privo ormai di ogni afflato umano e
sentimentale. La “cosificazione” dell’uomo è tale, da paragonare il sentimento,
l’amore che si manifesta nell’unione, a due metalli che si saldano con il
calore.
La
saldatura
Come metalli, i due,
nel calore dell’unione,
si saldano, se va bene, sempre.
Da poi, corre un canale
che fa bere più di un prato,
ci vivono bambini e mezzi nonni,
pure un vento fa volare
le strisce pedonali.
(inedito)
***
Il
collirio
Gocce di vetro sciano nell’aria,
perdutamente le insegui.
Tra le pareti di latte
senti battere il cuore del letto,
con una gamba scappi,
con l’altra ti siedi.
Il dove è un collirio
che attende le tue nuvole.
(inedito per la giornata mondiale
dell’Alzheimer)
***
Il
cerino
Ho infilato la guerra in un astuccio,
Per domani vederla come un ieri,
quando i fuochi sono stelle oramai
scomparse.
Credo allora, sarò da un’altra parte
Mezzo corpo e mezzo cerino.
Il mondo sarò come un puntino.
(inedito)
***
L’ombrello
Il fiore è un ombrello rovesciato
che aspetta la rugiada per lavarsi
ha le scarpe che parlano alla terra
e la corolla fa da piazza del mercato.
Gli insetti si servono da bere
poi alla fine si chiude sullo stelo,
che resiste per ridiventare.
(inedito)
***
Fiori
di catrame
C’è un’alba forte già questa
stamattina,
e guardo fuori sull’acciaio cielo.
Mi parlo ammodo poi mi lavo i denti,
sgommo in moto sui fiori di catrame.
Centrifugo pensieri nel lavaggio,
e lancio i miei pensieri nel sapone,
che è molto chiaro da sembrare un pane.
(inedito)
***
La
mia
La mamma è il papà che non si dice.
Noi siamo un ritratto di famiglia,
in quattro con le nostre vite.
Lei è pigra come una stazione,
ora è un letto bianco di sapone,
il volto quasi trasparente
ha un canto dopo le parole.
(inedito)
***
Lobby
Vivono a fognacity
scambiano tessere del domino
i patrimoni sono tasche da svuotare,
spolpatori d’ossa riuniti
si assegnano cariche,
scimmie del verticale alla ricerca
della chiquita migliore.
(inedito)
***
Mosaico urbano
La lattina schiacciata sul gradino
segna le 4:05 del mattino
mille chewing gum abbandonati sulle
strade
sono vie lattee delle suole.
Se alzo gli occhi al cielo,
incontro le firme bianche degli aerei
come aratri scavano le nubi.
La zona è superficie edificata,
i palazzi sono lego rovesciati,
quasi quasi scarabocchi urbani,
insomma, dizionari per somari.
(da
Sbiancante, La Vita Felice Edizioni, Milano, 2025)
GELSOMINA PERILLI
Dalla
Lucania, terra ricca di fermenti poetici, a cominciare da grandi come Rocco
Scotellaro, Sinisgalli e Albino Pierro, per citarne solo qualcuno, emerge anche
la giovane voce di Gelsomina Perilli, da Calvello; giovane ma già matura ed
esperta poetessa, con all’attivo diverse importanti pubblicazioni. La sua
poesia è un richiamo alla natura e alla delicatezza dei ricordi e dell’amore
familiare, come nella poesia dedicata alla madre, che qui di seguito propone.
La sacralità e la dolcezza lirica accompagnano l’ottimo ritmo dei suoi versi,
non privi di una certa ricchezza lessicale.
In
eterno
(A
mia madre)
Quante lancette ho visto girare
il
ticchettio colonna sonora
rimbombare
o non funzionare
ma
il risultato è che ristora
il
tempo fuggente e già invecchia
la
tua età di vita mia rispecchia.
Succede
che ora si è capovolto
il
conto comincia dall’infinito
tu
torni indietro e io il risvolto
di
un cammino da Dio punito.
Ti
prendo la mano a ogni gradino
ti
dico aggrappati dove sono le scale
sotterri
il seme nel mio giardino
coglierò
in eterno dalla mano frale
il
giglio profumato della tua essenza
che
m’amerà anche di te senza.
***
Preghiera
Aspetto
che cada la sera
per
scrivere la mia preghiera
come
per un recluso l’ora d’aria
paziente,
silente, bonaria.
Dal
cassetto estraggo una candela:
la
sentinella di acquasantiera,
il
pensiero confessa la loquela,
la
penitenza si scioglie alla specchiera.
Un
ronzio di peccati silenzioso
accende
nell’oblia e lene melode
l’occhio
della Vergine lagrimoso
e
l’assoluzione di verità scomode.
Il
mio sonno sorgivo di luce
beve
un liturgico calice amaro,
le
ferite con la penna scuce
è
nel cuore martire uno sparo.
***
Suona
a morto
Un’altra
campana suona a morto
in
questa valle dove tutto già tace
È
il borgo del Signor ogni dì sorto
qui
dove l’umile terra è già brace.
È
un giorno tra mille il soffio
forte
fedele amico sferza l’orlo
fumoso
in cima policromo loffio
gira
il tramonto e chiude il tuorlo.
Vibrante
il silenzio si dilata
sui
batacchi fiochi di porte
in
viottoli di bruma gelata
su
case di marsagliesi storte.
Murmure
sanguigno nelle vene
crepita
nel focolare ingabbiato
mitiga
l’arnia febbrile di pene
ammutolisce
il carbone snebbiato.
***
Zzz
Zzz
il calabrone sul fico
Zzz
l’ape sull’asfodelo
Zzz
la mosca sullo sterco
Zzz
la zanzara sul sangue
Zzz
la libellula sul loto
Zzz
il moscerino sul melo
Zzz
il girino sull’acquitrino
Zzz
il morto sulla bara.
Ché
la vita è solo una gara.
***
Il
giorno più lungo d’inverno
Fuma
pensoso il camino
colla
tavola apparecchiata
Adombra
sul muro un lumino
vorace
pupilla da l’invetriata.
Ottenebra
la seta del cielo
Pensile
s’una nube rugosa
Sale
il fiato libra lo sgelo
Stormire
di acqua fangosa.
Il
giorno più lungo d’inverno
leva
il brumir dell’alte case
dell’anno
nel mese superno
dal
colmigno grida invase.
Si
stacca pioggia dalla pace
Trema
l’aria. La voce tace.
(dalla
silloge inedita Del Dolor non c'è Tristezza)
SIMONE PRINCIPE
Simone
Principe, da Isernia, è una voce poetica importante non solo molisana ma anche
in ambito nazionale, avendo all’attivo già diverse pubblicazioni e
collaborazioni di critica letteraria con importanti riviste nazionali. La sua
poesia è caratterizzata da un verso lungo, dove il significato si adagia su un
impianto piuttosto allusivo e metaforico, ricco comunque di una velata ironia.
Ed è questo viticcio, sottile e arguta metafora dell’esistenza umana, il
paradigma da cui si sviluppa poi l’intero dettato poetico del nostro giovane
autore. Una poesia intelligente, originale, che sa proporre la schiettezza dei
valori attraverso lo spessore della parola poetica.
Viticcio
Mi poti da te
come forbici tra il vigneto troncano le gemme d’uva
lo riconosco il secco schiocco
sono nel tralcio disgiunto
eppure sorretto da un viticcio
tu, gatto rosso nell’erba aspetti che stacchi
quell’ultima difesa
di un tralcio oramai senza più presa
così scricchiola ogni dispiaciuta ora
si attarda ogni chicco che in noi matura.
(da
Il tutto che compone, Macabor 2026)
***
Involucro emarginato
Il corpo trafitto senza voce invoca aiuto
le lance aprono la scorza in cui riconoscersi
fuoriesce la disperazione, la paura di essere
diversi
che non coagula e non rimargina.
Afferrare il vino del sacrificio, ubriacarsi
della stessa pena
inginocchiarsi al cenacolo degli ultimi fra gli
ultimi
riconoscersi nel sangue distillato
credere nella resurrezione dell’altro.
Ti ho offerto acqua dal calice del dispiacere
se dovessi cadere ad ogni frustata sulla tua
strada
mi resterebbe solo da confidare nel cristo di
carne tra la folla
che mi disseti per continuare a portare l’involucro emarginato.
(da
Il tutto che compone, Macabor 2026)
***
Allocchi
È il rituale di chi si ama strapparsi
di dosso l'altro
tremando nell'incavo delle sue
intenzioni
da sentire il suono rotto di cocci di
vetro
annodando un cappio alla coscienza.
Le lacrime si sciacquano con l'acqua:
elemento per elemento
ed ecco che siamo: ferita e cura.
Non amiamoci nello stesso giorno degli
allocchi.
***
Il presepe del pianeta
Il presepe da realizzare
è un po’ più grande di quello nelle chiese
o nelle case,
occorrono: legno, pietre, mattoni per le
abitazioni;
carne, ossa, sangue per i corpi.
Paesi delusi, disperati
dove un bambino è al centro
di una mangiatoia bersagliata
sulla quale una greppia
ripone giochi mai avuti
una bocca di sorrisi,
non sarà mai re, né Dio, né ricordato,
ma solo sacrificato;
alla sua sinistra la madre
lo avvolge in una sindone come tante altre,
né santa, né vergine, Ma-donna
che non ha una collina su cui poterlo piangere;
alla sua destra non siede nessuno
il padre, il marito
in guerra porta la sua croce;
tutto attorno il fieno non profuma
i detriti puzzano di paura,
le bianche ali sono camici da indossare
per salvare una vita o per saperla lasciare
andare.
La notte, non è mai luminosa
da poter guardare il cielo
tutto è rosso o è nero
e la scia che si vede passare
non è di una cometa
ma di bombe che smembrano la pace.
Il presepe da realizzare
è un pianeta libero, tanto bello
da non doverlo mai smontare.
(da
L’età, Macabor 2024)
ho
provato ad ascoltarti stasera
ma
avevi le labbra troppo lontane dal mio rumore
eri
come macchia scura in un cielo di nebbia
o
ghirigoro di sabbia informe nel deserto
ruscello
di parole mormorate da una vetta
altissima
intuivo
la tua pronunzia e il buono che
vi
alitava nei dintorni
l’amore
va e viene come un riflusso di marea
o
come l’eco di narciso
ed
io mi sono perso tra le sue spire
ho
provato ad ascoltarti
ma
ero dentro questa notte
imbalsamato
nei falsi tepori
d’una
terra avara di sogni
finché
non verrà squarciato questo diaframma
il
mio cielo resterà intonso
e
inconcepibilmente distante
il
tuo richiamo dal paradiso
(da Esercizio all’esistenza,
puntoacapo, 2022)
Giuseppe Vetromile
NOTE SUGLI
AUTORI
Mariateresa Bari
Mariateresa Bari nasce a Monza nel '71 e vive a Palo del Colle. Laureata in violoncello, ha al suo attivo un’intensa attività concertistica. Insegna nella scuola secondaria ed è presidente della fondazione Vittorio Bari. Premiata in vari concorsi nazionali ed internazionali, ha pubblicato per la NeP ed. Intraverso, spiragli nell’essere e per la Secop edizioni, Sentieri le ferite. Presente nell’ antologia “L'isola di Gary”, ne "L'isola di Gary, paesaggi di guerra e di pace", nella raccolta Fili d'erba, nell’antologia di poesia contemporanea “Riflessi”, "Poeti da morire" e nell'enciclopedia di poesia contemporanea curata dalla fondazione Mario Luzi.
Floria Bufano
Floria Bufano è nata a Napoli, dove attualmente risiede. È laureata in Lingue e Letterature Straniere e Moderne, ed inoltre ha conseguito un’Alta Formazione in Lingue e tre Master.
Ha pubblicato nel 2025 con l’Editore La Valle del
Tempo di Napoli, la raccolta In amore e in guerra. Precedentemente, nel
2023 ha pubblicato con la stessa casa editrice Poesie sull’insignificanza.
Pensamenti in versi sull’amore, e nel 2024 Ialine Trasparenze,
mentre con la casa editrice Apeiron ha pubblicato Agenda Nova MMXXII, Agenda
Nova MMXXIII, Agenda Nova MMXXIV, Agenda Nova MMXXV, Agenda
Nova MMXXVI, il racconto per bambini Un cassonetto a dieta e il
racconto Scendo un momento giù.
Rossella de Magistris
Rosa Francesca de Magistris, per tutti Rossella, nasce in Calabria da madre calabrese e padre pugliese, dal 1989 vive in Molise. Dal 2010 pubblica poesie e racconti in varie antologie, dal 2021 scrive articoli, poesie e racconti nella pagina letteraria della rivista “Fortore”. Suoi sono i libri di versi e prosa: Uno spicchio di sole, In cammino, Tratturo, Sulle orme dei padri. Tanti sono i premi vinti in concorsi letterari nazionali ed internazionali. Il libro Tratturo è stato premiato al Concorso Letterario Internazionale “Città di Firenze – Ut pictura poesis” nel 2023 e nello stesso anno l'autrice vince il “Premio Adriatico” per la Poesia.
Laura Di Donna
Laura Di Donna nasce a Torre del Greco (NA) nel 1981. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Irpinia, torna a Napoli per gli studi di Ingegneria e si stabilisce nel territorio vesuviano con marito e figli. Progettista aeronautico, coltiva da sempre la passione per la lettura e più di recente per la scrittura in versi e in prosa. Ha pubblicato nel 2025 la sua prima silloge poetica Superficie di Scrittura con prefazione di G. Lauretano nella collana Altrove Poetico di Rossella Tempesta, Edizioni Altavilla. I suoi racconti brevi sono presenti in diverse antologie (I racconti di Partenope, Cartoline da Napoli e Cartoline dall’Italia a cura di D. Schisa, Perrone Editore; Taccuino Napoletano, AA.VV. Perrone Editore; Un racconto al giorno ed. 2022, ed. 2023, Roma, Perrone). Nel 2022 e nel 2023 è stata ospite del “Pietra Poesia Festival” di Pietravairano (CE). Partecipa attivamente alle iniziative di scrittura teatrale creativa di Officine Teatro San Carlo di Napoli.
Carmelina Di Iorio
Carmelina Di Iorio è nata a Lapio, in provincia di Avellino; è residente a Montemiletto (Av).
Tratteggi nascosti è stato pubblicato da Delta3 Edizioni nel 2025,
in quanto opera terza classificata al Premio Nazionale "L'Inedito - sulle
tracce del De Sanctis", XVII edizione, sezione poesia.
Cosima Di Tommaso
Cosima Di Tommaso (Puglia, 21 marzo 1965) è scrittrice, attrice e cantante. Per molti anni ha insegnato lettere nelle scuole superiori, promuovendo laboratori di scrittura e rappresentazioni teatrali con i suoi studenti. Parallelamente ha coltivato una profonda esperienza musicale e teatrale, formandosi con maestri quali Pietro Cimatti, Bruno Brancher, Adriano Iurissevich, Lee Brown e Guido Sodo.
Ha
pubblicato Poesie e racconti (Lampi di Stampa, 2007) e Cantico
per chi si ama (Il Sextante, 2010), tradotto in dodici lingue e spesso
interpretato in scena. Ha scritto inoltre racconti, fiabe e collaborato con
riviste e periodici, tra cui L’Eco delle Dolomiti. Come interprete ha preso
parte a diversi progetti musicali, sia come solista che come corista.
Dal 2001 si dedica anche all’acquerello steineriano, studiando con Fiorenza De
Angelis, Gabriela Sutter e Stefano Signorin. Oggi conduce una vita più riservata,
dedicata allo studio e alla ricerca interiore.
Maria Laterza
Nata a Bari nel 1975, è autrice della silloge poetica Alla Musa, pubblicata dalla casa editrice Aletti, contenente poesie dedicate alla donna, alla sua fragilità e bellezza. Donna che con la sua poesia trova nel creato l’interlocutore perfetto e autore di un’arte suprema; le poesie sono accompagnate da intermezzi musicali inediti per violino composti dal Maestro Walter Folliero, creando un unico ed emozionante dialogo.
Ha scritto
anche un racconto dal titolo La Mia Gatta per adulti e bambini,
selezionato e pubblicato dalla Rudis Edizioni e presentato alla Fiera
Internazionale del libro di Francoforte. Nel 2026 la poesia dal titolo Il
Buio viene selezionata e pubblicata nell’antologia per il XVII concorso “Il
Federiciano Selezione il Paese della Poesia” della Casa Editrice Aletti.
Partecipa
a diversi incontri culturali mostrando grande interesse per l’arte in tutte le
sue svariate forme. Il libro Alla Musa viene presentato nel Maggio del
2023 presso la Sala Mostre del Comune di Triggiano, dal professore Franco Leone
(poeta e critico d’arte, massimo esperto della pittura del Caravaggio) che
affianca alle poesie dell’autrice alcuni dipinti del Caravaggio e di Van Gogh,
unendo così le tre arti poesia-musica-pittura.
Annachiara Marangoni
Annachiara Marangoni, veronese, dirige in Trentino una struttura riabilitativa per giovani con autismo. Fa parte del movimento poetico del Realismo Terminale (RT) fondato dal poeta Guido Oldani. Già autrice nel 2013 delle raccolte poetiche Nerooro e nel 2019 Il corpo folle, collana I Gigli, editi da Montedit (Mi), nel 2025 per le edizioni La Vita Felice di Milano, collana Agape, pubblica il volume di poesia R.T. Sbiancante, prefato da Guido Oldani. Coautrice con Fabio Sebastiani del volume AI Il cappio alla parola, 2026, Arsenio Edizioni, prefazione di Guido Oldani. Ha pubblicato nel 2021 per l’editore Aletti una plaquette R.T. raccolta nel volume “Enciclopedia dei Poeti Contemporanei”. Presente nell’antologia R.T. “Nascondere Nagasaki”, editore U. Mursia, 2021, curata da Beppe Mariano e nell’antologia R.T. del 2022 “Il gommone forato”, edito da Puntoacapo. Presente nelle antologie italo - polacche "Inter Amicos”, Dobrota, Polonia, 2023 e “Panta Rei” 2025 curate da Izabella Teresa Kostka. Partecipa alla realizzazione dell’antologia “Il buio della ragione”, a cura di Vito Davoli e Marco Cinque, 2025. Nel 2024 con la casa editrice Pulcinoelefante, ha pubblicato Chalet, contenuto nel caratteristico “libretto” di poesia. Presente in numerose riviste di letteratura italiane e straniere con articoli e poesie.
Gelsomina Perilli
Gelsomina Perilli è nata in provincia di Potenza nel 1979 e vissuta a Varese fino al 2024. Nel 2010 è uscita la sua prima raccolta di poesie La vita a piccole dosi a cui è seguita nel 2016 Sui miei passi in-versi (Premio Internazionale Città di Cattolica Pegasus Literary Awards, Premio Salvatore Quasimodo e Premio Internazionale Il Federiciano per Booksprint editore). Nel 2020 pubblica Parola? Presente! (aforismi) e nel 2021 Calligrammi (finalista alla Biennale di Letteratura di Sondrio e al Premio De Lorenzo) con Monetti Editore. Di saggistica ha pubblicato Tra ombra e luce …tra innamoramento e amore (2002). Suoi testi sono apparsi su portali di informazione e cultura come Fatti Italiani, Varese News, Basilicata 24, Agoravox, Onda Lucana, Iris e Peripo Travel, Poeti e Poesia e su antologie e riviste di Italian Poetry, Universum Basilicata, Orizzonti, Arte e Poesia, Biennale Milano Art Meeting, Transiti Poetici. Nel 2026 la silloge inedita Del dolor non c’è tristezza arriva in finale al Premio Nabokov XX Edizione e al Premio Ginestra di Firenze. I suoi aforismi sono stati selezionati al premio Internazionale di Filosofia e saranno pubblicati da Ladolfi Editore nell’Antologia Le Figure del Pensiero per l’Edizione 2026.
Simone Principe
Simone Principe è nato nel 1998 ad Isernia. Si è laureato presso l’Università Mercatorum in Comunicazione e multimedialità. Ha pubblicato recensioni sulla rivista Il sarto di Ulm della Macabor e su vari blog letterari. In poesia ha pubblicato le raccolte: Aria pulita al risveglio (Edizioni Eva); Eremo del secolo (Ali Ribelli Edizioni); L’età (Macabor); Il tutto che compone (Macabor). In prosa ha pubblicato la raccolta di racconti Lungo la foce delle parole (Ali Ribelli Edizioni). È arrivato finalista al Premio Rudy De Cadaval; secondo classificato al Premio Nazionale di Poesia “Il Presepe”; terzo classificato al Premio “Angelo Manuali”, con la raccolta di poesie L’età.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------5 maggio 2026










