Introduzione
Diventa
sempre più difficile parlare di cultura, di arte, di poesia, in un mondo come
quello attuale, dove le principali preoccupazioni dell’umanità sono quelle di
sbarcare in qualche modo il cosiddetto lunario, oppure di studiare il modo
migliore di guadagnare potere e soldi a scapito della povera gente, oppure ancora
di arrecare danni al prossimo, di sottometterlo alle proprie volontà e credi
politici/religiosi, oppure di muovere guerra ad altri popoli, di uccidere a
sangue freddo, di colpire senza ragione, di perseguitare i deboli ed altre
nefandezze del genere.
Mi chiedo
dove sia andata a finire la dignità dell’uomo, il suo valore, i suoi ideali di
giustizia, di equità e di libertà. Tutto il mondo è ormai a portata di mano,
basta “affacciarsi” alla tv per vedere in tempo reale cosa sta accadendo
dall’altra parte della terra, e non c’è mai una notizia buona, rassicurante,
che ci possa rendere felici. In effetti il mondo intero è sempre stato in
perenne subbuglio, in agitazione, in fermento, negativo o positivo che fosse;
solo che non c’erano i mezzi, gli strumenti per accorgersi cosa stesse
succedendo là fuori, nella stessa ora dello stesso giorno dello stesso anno in
cui tu stavi tranquillamente cenando a casa tua con i tuoi cari. Ora il mondo
delle informazioni ci riportano, anzi ci rovesciano sul desco casalingo, brutalmente
le immagini delle guerre, dei massacri, dei femminicidi e di tante altre
ingiustizie e incoerenze pazzesche di cui è ormai piena la mente alienata di
tanti personaggi che, nel bene e nel male (ma principalmente nel male!)
gestiscono le sorti di grandi masse di umanità, impossibilitate a reagire in
nessun modo.
È così
nata in noi una certa indifferenza, una sorta di apatia, di rassegnazione mista
ad un egoismo che direi quasi innocente, dal momento che la lontananza di certi
fenomeni è tale che il pensiero di poter in qualche modo intervenire non ci
attraversa minimamente: “è una cosa triste, sì, ma tutto sommato non ci
riguarda, possiamo tranquillamente continuare le nostre usuali faccende”: ecco
cosa veramente pensiamo, anche se di sfuggita, mentre assistiamo a qualche
episodio grave di qualsiasi natura che il mondo delle informazioni ci propina
tramite tv e altri mezzi tecnologici. Ognuno di noi si è così rivestito di una
sorta di corazza emotiva, che ci impedisce di compartecipare empaticamente alle
vicissitudini di altre persone, persino amici e parenti, che vivono lontano da
noi. Anzi, a volte sopraggiunge anche una vena di morbosità, come quando alcuni
si divertono a filmare episodi di violenza che accadono a breve distanza, senza
peraltro pensare di intervenire minimamente per risolvere in qualche modo la
situazione incresciosa. Siamo tutti omertosi, egoisti, indifferenti, pavidi,
paurosi?... Nella generalità dei casi, purtroppo penso sia proprio così. La
nostra è ormai un’umanità che cerca di difendersi in questo modo, astenendosi
anche emotivamente, dalle continue brutture, diavolerie e orrori che
quotidianamente ci vengono proposti, da tutte le parti del mondo!
Non resta
che raccoglierci in preghiera. E la Poesia è una forma di preghiera, alla fine.
Un modo “coraggioso” di dire e di denunciare, che non fa male oggettivamente,
almeno in certi Paesi dove ancora vige un minimo di libertà di espressione
(tanto, l’ha detto un poeta!...), ma che può incidere sulla coscienza e sul
cuore dei tanti, e, alla lunga, può risvegliare qualcuno dal sonno dell’accidia
e dell’inopia mentale.
Gli undici
Autori qui presenti in questo 35° Volume sono Voci possenti e incisive:
sicuramente anche loro contribuiranno al fatidico risveglio di questa umanità
indolenzita e senza scheletro, nell’ottica di una speranza di un futuro
migliore, speranza che non ci deve mai abbandonare.
Ringrazio
di cuore gli undici Autori di questo volume e di tutti quelli precedenti, per
aver aderito a questa mia iniziativa che, spero, possa essere di una qualche
utilità.
Buona
lettura a tutti!
Giuseppe
Vetromile
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L’insicurezza,
o per meglio dire la consapevolezza di un diaframma sottile che separa la
realtà dalla possibilità di alternative più o meno complementari, sembra
costituire la tematica di fondo con la quale Giuseppe Carlo Airaghi, impegnato
e prolifico poeta milanese, tesse la sua tela poetica, arricchendola con indovinate
metafore e richiami ai miti classici. Si tratta dunque di una poesia del
dubbio, che avvalora certe riflessioni, certe ricerche intime sul senso della
vita e che possono riassumersi proprio in questi versi che l’autore ci propone,
dove principalmente esplicita il malessere dell’indecisione, il desiderio di
lasciarsi andare seguendo la superficie della corrente, fino ad arenarsi in un
limbo pervaso, forse, da quella felicità e da quella pienezza e certezza di
vita cui tutti anelano.
Che accadrebbe se Persefone
si stancasse di questo millenario andirivieni
tra la bella e la
cattiva stagione, tra il suo regno ipogeo
e i continui ritorni
alla terra della madre?
L’insonnia di Persefone
A tanta
notte ci si rassegna a stento
persino se
profuma di basilico
e di
piccole rose appassite.
Nel
giardino avanzano le ortiche
come
ruggine, in silenzio,
come se
ogni cura non avesse senso.
Dal fondo
del giardino, oppure da un sogno
i richiami
dell’allodola, dei gatti in calore,
scongiurano
silenzi e indifferenze.
Oltre la
cinta un filare di platani
indirizza
la strada. Oppure la costeggia.
Non sono
in grado di fornire risposte sicure.
Mi
vergogno di queste ennesime indecisioni
che si
poggiano moleste sui pensieri,
ronzii di
mosche nelle orecchie.
Forse
scendere in strada aiuterebbe
a capire
cosa sia la vera fame
e i
desideri dimenticati
e questa
assenza di ambizione,
questo
torpore che alimenta se stesso.
Seguire la
superficie della corrente
fino ad
arenarsi su qualche aiuola,
qualche
parcheggio ingombro
di cicche
e biglietti obliterati
dove
sentire un fresco suono d’acque.
È un
miracolo che di notte qualcuno
innaffi
ancora i giardini.
***
Le
mute parole irrisolte
Se di
giorno mi riesce l’inganno
di notte
non esiste rimedio
che
silenzi questi sogni molesti.
Certe ore
insonni della notte
sono pezzi
di ghiaccio lasciati
a
gocciolare in una ciotola bianca.
La stato
liquido racchiude la memoria
della
propria forma precedente
così come
le mute parole irrisolte
che mi
abitano dentro
sono una
confessione che preme
per
risolversi in un addio.
***
La
preghiera perfetta
La
preghiera ora è quasi perfetta.
ha
l’illusione di una necessità
come una
rosa richiusa
quando
sanguina la notte.
Le nuvole
non hanno motivo
di essere
tristi, sono abituate
a questa
instabilità.
Capita,
sembrano dire.
Per questo
motivo le nuvole ed io
siamo in
aperto contrasto:
sono
l'immagine della mia rassegnazione
che non sa
sciogliersi in pianto.
***
Ascoltare
la voce
Quello che
vorrei dire della primavera
lo ha già
detto la primavera stessa.
Senza
usare sdolcinati aggettivi.
Per
accoglierla è necessario avere fede
più che
ragione. Ascoltare la voce
chiara,
scandita nel frastuono
di questo
orizzonte, di questo vento
che
precipita dalle prealpi
e mi
confonde. Ho l'impressione
che gli
occhi non sappiano reggere
tanto
fiorire, tanta vita celeste,
tanto
farsi e disfarsi di nubi.
Mi
smarrisco a guardarle, a guardare
i solchi
inferti ai campi dall'aratro
per
aprirli al dono del pane.
Impossibile
pensare al solco
senza
immaginare l’onda del vento
che farà
traboccare il grano…
Vengono in mente i bellissimi versi di Spoon
River di Lee Masters, leggendo questi testi della poetessa Franca Alaimo,
valente e nota autrice e traduttrice siciliana. I brani che qui propone,
infatti, sono dei quadri stupendi, dove anche il minimo particolare assume la
sua importanza, dando valore e significanza all’intero ritratto, sia che si
tratti di personaggi, sia di luoghi o di aneddoti e memorie. Ma è una Spoon
River tutta originale e profondamente legata alla geografia e alla storia
locale, narrata con ricchezza di toni e con una cadenza pacata, aderentissima al
ritmo e alle atmosfere blande e solari dei costumi mediterranei e in
particolare siciliani.
(Ciccino)
Ogni mattina il garzone
dell'Antico Forno
in via dei Cappuccini
ci porta il solito filone
e una millefoglie avvolta
in un foglio di carta velina.
Appoggia la bicicletta al muro
(sul cestino in vimini una foto
di Coppi, il suo beniamino)
fa scivolare nella tasca dei pantaloni
qualche monetina di rame
e schizza via fischiettando
Vecchio scarpone.
***
(La matta)
La matta s'addormenta
sotto l'albero del noce,
gialla come un covone.
L'erba le cresce tra i piedi.
Animali di cieli abbagliati
e la montagna grande. I fiori
che sussultano nel vento.
Un uomo canta sul sentiero:
e se il cuore, l'amore, la vita.
L'oscurità prodigiosamente.
***
(Giovannella)
Sulla schiena le batte
il fuoco nero della treccia.
I suoi gesti accendono l'aria
di lampi di gioia.
Mi fa vedere la casa
da cima a fondo,
poi, scivolando
sul corrimano della scala,
scendiamo in cortile.
Ora guarda - mi dice,
pregustando
il suo coup de théâtre -
e allarga
la bocca
fra il pollice e l'indice
fischiando come fanno
i ragazzi chiamandosi per strada.
Avanza sulle zampine di velluto
una tribù di gatti,
gli occhi spiritati come i suoi.
***
(le innamorate)
La sera le case basse
di corso Pisani somigliano
a un vivace colombaio
quando alla finestra
si affacciano bianche ragazze
- la carena rotonda del seno -
tubando nella gola sospiri
mentre con la coda dell'occhio
guardano se mai passa
chi le ha innamorate,
le mani nell'arancio dell'aria.
La più triste prega:
“Mio cuore, mia croce”.
***
(romanzi)
Finalmente una stanza tutta per me
(ma Virginia l'avrei letta dopo):
un letto, un armadio, una scrivania
e soprattutto due scaffali in legno di noce
(invece degli scatoloni di cartone)
dove allineare i libri comprati
mettendo da parte le monete
di cinquanta lire per la colazione:
i classici economici in carta grigia
della BUR e i romanzi di Dostoevskij.
Soltanto quattro metri per quattro
dove incontrare la vita
e impararne il mistero infinito.
Dove ascoltare tremando l'Idiota
che dice: Avevo baciato Marie
due settimane prima che morisse.
***
(marinai)
Andavamo al porto
(io, tre amiche, il cane).
Alle diciannove il Postale
salpava per Napoli.
La nave bianca tubava
come una colomba in amore.
Guardavamo i marinai slegare
le funi dalle bitte del pontile.
Anche per noi ragazzine
di tredici anni era tempo
di slacciare gli ormeggi
dell'infanzia, e innamorarci
di uomini che sapevano
di mare e vento salmastro.
Loro ci salutavano dal ponte
agitando i berretti bianchi e blu.
Il più bello era Saro:
ventanni, gli occhi chiari.
(Dalla raccolta inedita Corso Pisani)
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SARA ALBARELLO
Da Mantova la voce interessante e cristallina di
Sara Albarello, poetessa impegnata e apprezzata, vincitrice di premi
importanti. La sua è una poetica che spiazza subito, in una sorta di denuncia
del falso conformismo nella vita quotidiana, di comportamenti ipocriti specie
in ambito affettivo e religioso. Con un dettato poetico originale e leggermente
tagliente, la nostra brava Autrice riesce a sintetizzare la sua idea di
trascendenza: indovinatissima la metafora dell’involucro che avvolge le parti del sé, per indicare l’impossibilità
di svestire il mistero di Dio, di renderlo cioè visibile e tangibile.
Simposio
Definiva
la "legge dell'amore":
Si
attiravano
Come
rimostranze onorarie,
Celebravano
amori compresi,
Si
conturbavano e amalgavano in ricreanze corporee,
Per
poi dar adito a lasciti d'amore sconfinati.
L'amore
per l'altro
Parte
di un tutto
Che
trova casa
Dinanzi
all’altare di Dio.
***
Il
deserto dell’anima,
un
vuoto esistenziale.
Nessuno
conosceva la sorgente,
Tutti
però credevano.
Credevano
nel magistero dei cieli,
In
qualcosa di più alto
Che
li baciava e
Li
irradiava di luce.
Un
mistero che aveva il volto di Dio
Sulla
pelle dell umanità.
***
Il
mistero di Dio,
Insondabile
Che
appare
Come
un involucro tra le parti del sé,
Come
nel grembo di una madre.
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LEILA FALA'
Certo
E
certo il molto si sospende
tra
la superficie e il fondo.
Galleggia
nel precipitare.
Così
ogni parola attende, sale
e
piano ancora scende.
Io
ci provo, intanto, prendendone una e ancora
dandole
un verso e poi
trascinandola
di qua e di là fino a sversarla
fino
a portarla del tutto in là
per
un significato, così che abbia
certificato
di esistenza.
Mio.
Non suo ché
lei
esisteva già
a
prescindere
***
Rumori
Ho
cercato il silenzio
ho
trovato suoni e piccoli rumori
e
tra questi solo uno forte forte
ho
girato, ho guardato
e infine ho capito
era il mio cuore che nelle orecchie
frusciava
per farsi compagnia.
***
Vuoto
Sono io. Sonoro
mi porto dentro il vuoto
e forse tu lo stesso.
Conosco questa solitudine che
affiora
mentre mi sei a fianco
e ti guardo stanco e sento
la tua, come la mia
interminabile in oceano.
Mi abbracci ti abbraccio
e per un attimo lo sento come
attraversato per un momento
il mare.
Questi pochi pezzi abbiamo
per un nuovo appuntamento
Unire questi pochi
ricominciare, andare, amare,
amare piano, andare.
(da
Mobili e altre minuzie, Udine, Dars,
2016)
***
Teatro
Un uomo da solo è andato a teatro.
Non se n'è accorto nessuno
finché tre donne che gli riempivano
il vuoto di lato non
si sono spostate più in là.
Il posto
vuoto ora svela
che anche
prima sedeva da solo.
Lui si gira
indietro, ci guarda
con tutto
quel vuoto – sgomento – al fianco
e io non mi
sento di sostenere
una
conversazione – con gli occhi o le parole –
nonostante il
suo sorriso, nonostante l’amaro che sale
a vedere la
solitudine che si dichiara.
Cortesemente
ricambio il sorriso. Non troppo.
Torno a
guardare il palco di fronte a me.
Eppure ho
male e ne capisco il perché.
***
Manca
Permane al fondo di ogni cosa
non detta. Appare. Scompare.
Manca. Come fondo di caffè.
Che sia una parte di te?
In una tazza. Lavata. C'era e non c'è
ciò che possa avvolgerti e salvarti.
Manchi tu a te stessa, mentre
manca lo sguardo dell'altro
senza giudizio.
Manca la forza? Il
desiderio? Manca
lo stare in sé fino nel
profondo.
Nella tazza vuota, anche.
Mancava sempre, anche
quando c'era.
Ora si sottrae allo
sguardo
sorride e chiude la porta
ti porta altrove, forse
anche
a un aperitivo vuoto dove
lei non c'è.
Tu, neanche.
Solo resta la mancanza.
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ANILA HANXHARI
Io so che sono la tua prediletta Dio
mi fai fare l’abitudine a ostacoli
è così, mi concedi al mulino, mi spingi
alla brughiera
mi stritoli il bene, mi liberi della
cinghia
mi dici pensami
lasciando la corteccia alle formiche
Scagli la pietra e nascondi l’acqua
poi tiri l’acqua e rubi la pietra
poi lanci gli occhi alimenti il fuoco
e poi sfoderi la coperta e copri la
fessura
io sono tutto ciò che l’acqua fa alla
fessura
quando si è pietra
inondo nella misura in cui dieci cavalli
spostano
la verità dal giudizio
Quando di notte mi ammazzano e non riesco
più a dormire
perché non temo la gioia?
niente ora è più bello che
librarsi
appiccare il fuoco nel nevaio e appuntare
il respiro
come punte di ciliegio
e nello stesso viaggio il giardiniere
poserà l’impronta dell’albero al seme
e dirà le novità del germogliare
per conto del germoglio.
- Se fosse amore la morte andresti come
sposa?
- ti prego aiutami a fidarmi
togli il cinismo agli incendiari
al sacrilegio il vizio
mandami un vento
fammi integra allo specchio
quando passerà il rospo
la rivolta della polvere
ecco regalami ai sordi
a chi sono servita
con la sorsata e la lingua
io mi vedo sul grano passato
mandala a specchio
-Tu che non temi la morte
che prediligi un posto unico una campana
una preghiera indaffarata
che tappezzi il piacere del bene
e marchi il bene e ti soprassiedi alla
mente
che non ami il tradimento e la vendetta
ti vendichi del dubbio e ne dubiti
ti consoli della tua mente
che torchia e soppesa la farina
e ti rigiri sulla buca e la adorni di
orpelli
di pensieri con un groppo alla gola e
meraviglia
e ci caschi come un cieco che non si ferma
prima che il bastone lo dirige figlia mia
poi ti ho compreso
sei ignara della mano che volgi e
sottrai
e ho capito perché slitti
e sfoderi la neve come albero
e ridi di una neve inalberata
e ami di un fuoco alimentato
dalla tua casa
quando toccherai l’amore
m’incontrerai
poi ho slacciato le scarpe, ho tolto i
chiodi
ho trattato la terra come un pianoforte
e il suo contrario.
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GIOVANNA OLIVARI
Non riesco più a
pettinarmi
Non riesco più a pettinarmi.
Eppure
corti e lisci sono
i
miei capelli. Sei entrato
nei
miei pensieri all’improvviso
un
giorno di luglio. Venuto
dal
mio passato senza memoria.
Nei
miei pensieri con semplicità
ti
sei infilato, e naturalezza.
M’hai
presa. Anch’io palamiti
ho
calato, e reti, e nasse.
Non
le ho salpate. Trincee
ho
alzato, e messo paletti,
vestita
di ruvida calce.
Non
riesco più a pettinarmi.
Impigliato
nei miei capelli
il
pensiero di te non vola
via.
Nemmeno oggi che è
giornata
di gran forte vento.
***
La lontananza
Tu
nella tua tana
vecchio
lupo
insaziato
di conoscenza.
Io
nel mio mare
insaziata
di leggerezza
e
profondità.
Lasciamo
che parole senza voce
scoprano
lembi di pelle.
Le
scegliamo con cura
ad
aprire
a
fare luce.
Già
paghi poi
degli
sguardi
guidati
per mano
attraverso
le nostre ferite,
gelosi
del nostro riserbo,
guardinghi
cerchiamo
parole d’ombra
a
coprire
a
confondere.
Altre
poi
a
penetrare nell’altro.
***
Narciso
Mi
specchio nel lago
m’allungo.
Di cielo
uno
spicchio s’allenta.
L’azzurro
sussurra
altro
azzurro. Di sogni
si spacca lo stagno.
E
muto sembianza
non
visto. Nei cerchi
del
lago mi cerco.
***
Io sono il mio giardino
Io
sono il mio giardino.
Olivi
secolari.
Le
radici, il mio nome.
Le
rughe, i rami nuovi
E
sono i buchi e i nodi.
Sono
la vite buona
che
vive e gli s’abbraccia.
Io
sono il mio giardino.
Sono
la violacciocca.
A
caso, tra le pietre,
ha
scelto la sua casa.
Son
la bella di notte
che
beve la rugiada.
Sono
la passiflora
avvinta
alla ringhiera.
Io
sono il mio giardino.
Il
bianco gelsomino
che
intenso il suo profumo
regala,
sol per poco.
Sono
la rosa rossa
che
arrampica sul muro
e
lì sempre rinasce.
Io
sono il mio giardino.
Sono
il soffione lieve
che
docile e tenace
si
lascia veleggiare
per
radicarsi altrove.
(da
Lo specchio del mare, Progetto
fotografico di Mario Pellegrini, Persephone Edizioni, 2018)
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VERONICA PAREDES
Dalle labbra di Beatrice!
Di balsami profumati
colori il mio essere
e in ogni parola abbozzi
i fiori gloriosi
della mia esistenza
Se l'inferno ha messo a nudo la mia
freddezza e il mio egoismo,
il paradiso ti ha mostrato le colline
del mio tenero fascino.
Morbidi, onesti e delicati i tuoi occhi e
la tua bocca a
declamare la mia esistenza.
È il mio universo
che tocca le corde delle tue dita
e delle tue rime.
Oh dolce Dante!
L'anima sospira di fronte alla sete dei
tuoi versi che sono
gli almanacchi della mia vita
***
Timidi Bagliori!
Timidi bagliori si risvegliano tra aurore
ammiccanti.
E in ogni verso… oro fulgido, iridescente,
duttile e seducente…
È impregnato di fogli scritti, il sangue
del poeta,
inchiostro che disegna ogni stazione del
cuore.
Tra giochi di ambigue notti di frasi
che richiamano l'intero universo della
mente... Inventa!
Eleganti bugie che coprono notti insonni
di grigio acido
tristezza che battono i labirinti
dell'anima...
Il poeta!... È il mago del dolore, della
gioia della passione
che tra riga e riga coniuga i sogni
d'amore.
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MARGHERITA PARRELLI
Canto e controcanto, domanda e risposta, o perlomeno un tentativo di risposta che spiazza, meraviglia, imbarazza; un proseguire nei meandri delle incertezze, tra paesaggi e luoghi rivissuti, memorie, mentre si focalizza l’immagine dell’indigenza, dell’abbandono, dell’isolamento. Ritroviamo tutto questo nei versi di Margherita Parrelli, poetessa che si è ristabilita a Roma dopo lunghe esperienze di vita e di lavoro all’estero, che le hanno dato l’opportunità di indagare, con la sua grande competenza letteraria, nella realtà dell’animo umano e in particolare nel mondo dei soprusi e delle violenze sulle donne.
Arriva il silenzio della sera
e
i parapetti stanno a guardare
sono
pronti ad accomiatarsi dall’ultimo bacio
un’argilla
di emozioni sotto la pianta dei piedi
La tua missione ha molti
luoghi
attraversa il pianeta e
vi cerca rifugio
cerca il sonno tra i
portici e la spiaggia
tramuta l’inquietudine
in urgenza al
vagabondaggio
in esilio escatologico
Si
dispiega il paesaggio, uno solo
tra
le colline e le nuvole affilate
i
monti già scuri in lontananza
finché
la fatica diventa forcina tra i capelli
il
vicolo ti richiama e cerchi il mio braccio
Degli anni del tuo corpo
nessuno sa, neppure tu
hai sgrullato via ogni
reticenza e ogni parlare
ogni angusto passaggio e
con sollievo
ogni rettilineo che evade
le differenze
così armato rincorri i
tuoi sogni più selvaggi
Ritroviamo
la piazza di Santa Maria
la
casa all’ombra del brigante che visita la notte
e
infiliamo il portone a testa alta
i
passi sovrapposti alla scala
una
memoria precisa di appartenenza
Nello zaino hai barattoli
di latta un libro una penna
il coltello a serramanico
un cucchiaio la borraccia
pianti la tenda dove
capita sotto il pino l’abete
dipende dalla latitudine
dal tramonto del sole
Heimat
***
Be
quiet baby
a
ogni angolo ti incontro
stai
seduta a terra
con
tua figlia tra le braccia
attaccata
al seno
appesa
al collo
nel
marsupio sulla schiena
braccialetti
tra le mani
me
li vendi quanto costano
da
chi li hai presi
tu
da dove vieni e cosa fai?
Vendo
braccialetti
non
saprei altro.
Parlami
di tua figlia
ti
compro un braccialetto due tre quattro
tutti
Avevo anch’io una figlia
capelli dorati e attimi
fuggenti
la tenevo in braccio
tra le braccia magre
e i sorrisi inarcati
fai attenzione a te
ti penso, le dicevo
aveva un cavallo in
cucina
e idee geniali
che non si lasciava
sfuggire
Dieci
euro per dieci braccialetti
vorrei
sapere dove passi le notti
sotto
quale coperta ti tieni nascosta
per
non parlare dei sogni senza permesso
che
avrai da qualche parte come me come tutti
Mi sento stritolare
all’angolo della strada
santuario dove non so
come iniziare a pregare
Figlie
(da
Incontro, La Vita Felice, 2022)
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ROSARIA RAGNI LICINIO
Quarantadue
anni,
l’elmo
sulla testa,
i
pensieri compressi
ma
mi tace la guerra.
Nel
mese di marzo
dico
solo quello che vedo:
l’odore
del sale,
la
tua finestra e
i
pesci d’oro, fuori corrente.
So
benissimo che si muore
solamente
d’estate
coi
capelli baciati dal sole
e
l’arsura che parla,
ma
qualcosa mi brucia
anche
il cuore,
qualcosa
qui accende
un
mare
di
memoria e di zinco.
***
Sotto
la luce della lampada
che
non riposa
ho
rivisto il tuo volto di carta
stropicciato
dall’inganno
di averti ancora
nelle
tasche dei pantaloni
o
nel portafogli.
Icona
dell’assenza
che
tutto tace
e
tutto lascia correre.
***
Benedici
Dio ogni notte
senza
una tregua tra la voce
e
il respiro – neppure il vento lo ferma –.
schiaffi sulle orecchie e
baci in volto,
la fiducia in un solo
discorso.
Osserva
la donna muta – mi costa
troppo
la parola – trasfigura l’amore, cambia
il
gesto e ritorna. Mistica dell’oggetto
devo
mettere ordine: disfare
i
capelli e lavare le mani
e
poi chiudere gli occhi.
***
Si
rimane coerenti, con le mani sulle spalle
a
dare pacche e la lingua tra i denti
costretta
a non dire.
La
rassegnazione di essere maschera
nella
battaglia di tutte le mattine
la
città ci mescola sui marciapiedi
e
tra i vetri dei negozi, quando tutto s’avvicina
io
mi allontano, restano solo grovigli di scarpe.
(Testi
tratti da Interno rosso Marte,
Gattomerlino/Superstripes Editore, 2021)
***
Sto
tra le cose
arresa,
con lo stomaco sazio
di
rabbia e lo zigomo teso
qualcosa
di osceno mi scivola
sulle
labbra
una
parola schizzata oltre i denti
l’urgenza
della fine.
Tuttavia
sono sola
ma
i capelli mi toccano il volto – mani
che
bruciano – mi viene quasi da ridere.
(Da
I cieli della preistoria. Antologia della
nuovissima poesia pugliese, AA.VV., Marco Saya
Editore,
2022)
***
Questa
penombra ci taglia
il
volto e un’inflessione del verbo
essere
viene a galla, un inciampo
sul
percorso dal divano al letto
è
resistere al giorno,
viatico
per peccatori
con
una tazza di latte
a
scottare sempre le labbra,
quando
cadono ali e vestiti
ma
sotto le coperte si muore a metà.
(Inedito, seconda classificata al Premio
Marco Di Meola 2021)
VALERIA RAIMONDI
Generazione
Talvolta mi nascondo dentro il sonno
nell’umida gestazione dei raccolti
e lì sei tu che vieni ad incontrarmi
per nominare uno ad uno i miei dolori
Ma se ti assenti sono io che spero
si rinnovi la grazia del miracolo:
veder crescere i figli, cadere le foglie
generarsi la materia
sebbene si
sappia lo sbriciolarsi
delle ossa e della terra
l’indifferenza eterna delle acque
l’estinzione necessaria di ogni specie
Ma non finisce
ancora il gioco di cercarsi
di covare uova d’altre negli specchi
per generare un seme tutto da nutrire
- un desiderio
nella spinta che poi implode
al primo battito di luce del mattino
Sei tu che
ancora torni a riva
a rammentarmi che non siamo niente
ma che in quell’onda tuttavia perdura
qualcosa che somiglia a una creazione
(da Il penultimo giorno, Fara ed., 2021)
***
Resto
Ti
resto accanto
anche
oggi che vesto il lutto
anche
nella resurrezione
anche
nelle ossa ti tengo
nel
passo claudicante
nell’anca
che trattiene
nel
respiro privo di intenzione
nelle
intenzioni prive di ragione
per
il poco e molto che sei stata
per
il molto e troppo che ti ho amata
per le briciole di pane e l’acqua fresca
nutrimento ultimo che sfama
(da Il penultimo giorno, Fara ed., 2021)
***
Figlio di foglia
torni polline al vento
nidazione del grembo
sangue che inonda a dirotto la vita.
Tu, mia mela spartita
mitos indiviso
mio paesaggio, mio spartito.
Gomitolo, lana di cuore
mio nocciolo, semino
brulichio di materia
desiderio, bambino.
Tu, mio allattato e mio latte
mia insonnia e mia veglia
mio dono restituito piccino.
Tu, mio tempo coagulato
mio volo atterrato
mio bimbo, mio amore
mio, mio, mio
(Per F.D.M. - Lamento di madre)
(Inedito)
***
Il Volo
(per Amelia Rosselli)
Dal
grembo dissecco straripa e dissipa
il seme gettato alle ortiche dei padri
il
campo imbevuto di arsura che brucia
concezione sgravata per parte di madre.
Non
avevi di donna l’ampiezza di gonne
ma il cerchio degli occhi conchiuso a spirale
e rotoli e serpi di lingua animale
una fiacca di sillabe necessarie a rifarti.
Si adirano i padri anche da assenti
Pollicina
che getti manciate in avanti
e
impronti anzitempo prigioni e rifugio
(ma aver vie di fuga non estingue la
pena).
Da
lontano i rumori copron gli spari
i
tuoi versi a caduta
- versanti di bile
e
sul dono ammalianti e roventi iniziali
(le
scatole chiuse non hanno i rimbombi del Vuoto
- architetto ingegnoso che abbraccia le
piene).
Riscriver
la Storia in assenza di storia
spiegare
le vele in mancanza di vento
ascendere
a picco sulla linea del volo.
(Inedito)
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HERNAN RODRIGUEZ VARGAS
II
Forse ci sbagliamo
di metafore, e l’amore
non era la riva, come
di una spiaggia, come di
un’isola, come un ghiacciaio,
ma il mare,
blu,
senza riva
– e questo silenzio –
Non abbiamo dovuto
aspettare al bordo
dell’abisso perché
la solitudine è la riva
e l’orlo dell’abisso.
Forse abbiamo fatto un errore
di pronomi, quando diciamo
«tu» e poi nel dire «io»,
Quando siamo
sempre stati
il mare blu,
senza sponde
e questo silenzio.
***
XXIII
Per te, la parola «mare»
e la parola «oceano» dopo di essa,
le parole «nuvole» e «firmamento»
e le parole «blu» e «sereno».
Per te, la parola «cielo».
Così, quando dico: «Mio cielo»,
saprai a cosa mi riferisco:
ad un cielo blu,
alle nuvole bianche,
ad un mare immenso e sereno;
e ad un amore, che non sa, non conosce
nessuna fine, nessun porto, nessun punto.
Per te, la parola «destino»,
la notte di questo giorno,
e la parola «sempre».
***
LIV
Ricorda, mio tesoro,
che l’amore è sempre pellegrino e
che non sono le anime, ma
i corpi ad essere sempre stranieri,
che la solitudine è l’unico esilio;
che non ci sono né patrie
né nazioni, ed i limiti delle mappe
sono solo immaginari, come i limiti
dei calendari
che l’unica terra che possediamo è quella
in cui balliamo; e
l’unica cosa che possediamo è la musica
che ci abita dentro;
l’amore pellegrino non s’intende di
mappe, né si interessa del nome
degli oceani che abbiamo attraversato
fino ad incontrarci;
solo sa che c’era una volta un uomo
solo, straniero, che trovò una donna
da amare e che la fece sua casa e sua
patria;
solo sa che questa donna, straniera
fece lo stesso con lui;
l’amore pellegrino, sa
soltanto una cosa, che
essersi incontrati dopo cosi
tanto è come rientrare
da un lungo esilio.
Non
passa l’ora
Stiamo
qui a guardare mia cara
:
stasera non passa l’ora e tu già accedi
al
cono d’ombra della notte
ti
prepari la vestaglia e il pettine
sei
pronta ad affrontare i mille sogni
con
la luna tua compagna d’avventure
Ma
non passa l’ora
:
si conficca la lancetta inopportuna
nel
quadrante del tempo
si
espande a dismisura il silenzio dietro
alla
finestra
e
nel buio il tictac dell’orologio
è
un monito fasullo
Nessuno
ha mai visto il retro del mondo
né
il tempo fermo sulle labbra mentre
si
pronuncia l’ultima parola
l’ultimo
pensiero
Ma
non passa l’ora ti dico
e
tu sei già oltre
mia
cara
nel
luogo dove giacciono i misteri
Giuseppe Vetromile
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NOTE SUGLI
AUTORI
Giuseppe Carlo Airaghi è nato e vive in provincia di Milano.
Ha pubblicato le raccolte di poesia I quaderni dell'aspettativa (Italicpequod,
2019), Quello che ancora restava da dire
(Fara Editore, 2020), La somma imperfetta
delle parti (Ladolfi Editore, 2021), il poemetto Monologo dell’angelo caduto (Fara Editore, 2022) e il romanzo I sorrisi fraintesi dei ballerini (Fara
Editore, 2021).
Suoi componimenti sono inclusi in iPoet Lunario in Versi 2019 (Lietocolle,
2019) e sulle pagine web delle riviste letterarie "Versante Ripido",
"Il Punto Almanacco di poesia", "Il raccoglitore",
"LiberoLibro", "Suite Italiana", "Il Visionario",
“Kult Underground”, “Poesia Ultracontemporanea”, “Centro Culturale Tina
Modotti”, “L’Estroverso”, “L’Altrove appunti di poesia”, “Casamatta”.
Risultato finalista di diversi concorsi letterari
tra i quali il “Lorenzo Montano”, “Europa in versi”, “Terre di Virgilio”, “La
Recherche”, “Poesia a Napoli”, “Versante ripido”.
Franca Alaimo
Franca Alaimo vive e opera a Palermo. La sua prima silloge, Impossibile Luna, Antigruppo Ediz., risale al 1991. Ad essa sono seguite altre venti, le più recenti delle quali sono: Elogi (Ladolfi, Ed,); sacro cuore (Ladolfi, Ed.), 7 poemetti (Interno Libri, 2022). Ha pubblicato tre romanzi, l'ultimo dei quali, La gondola dei folli, è stato editato da Spazio Cultura. Ha tradotto dall'inglese due brevi raccolte di Peter Russell, lavorato nella redazione di alcune riviste (L'Involucro, Spiritualità & Letteratura, La Recherche) e scritto saggi sulla produzione poetica di vari autori: Cara, Recigno, Luisi, Loi, Fabra e i poeti dell'Antigruppo siciliano. Ha redatto centinaia di schede critiche, prefazioni e post-fazioni. È presente in molte antologie, riviste (Poesia di Crocetti, Atelier di Ladolfi, Il sarto di Ulm di Macabor), quotidiani (Il manifesto, La Repubblica, La Sicilia) e settimanali italiani. Nel 2020 è uscita un'auto-antologia di poesie scelte dalle sillogi pubblicate fra il 1991 e il 2019, corredata di interventi critici prestigiosi (Calandrone, Fo, Gerbino, Puccini, Romano, Rosadini e altri).
Sara
Albarello
Sara Albarello vive a Mantova.
Ama la sperimentazione letteraria e scrivere in
diversi generi sia in prosa che in poesia.
Ha pubblicato diverse volte almeno una decina di
lavori. Il primo libro è Disillusioni
felici (Samuele Editore, 2013), finalista al Premio Camaiore come opera
prima nel 2014, poi una poesia ha trovato la fortuna nella rosa dei vincitori
al premio internazionale "Le occasioni".
Ha ottenuto diversi riconoscimenti letterari.
Leila Falà
Nata ad Ancona, vive a Bologna dove lavora all’Università come impiegata. Attrice, poeta e femminista, si è formata al Dams con G. Scabia e alla scuola di Teatro G. Garrone. Si è occupata di teatro, comunicazione, marketing, È tra le fondatrici della Biblioteca internazionale delle Donne, Bologna. Come attrice ha recitato per dieci anni nella cooperativa Il GruppoLiberoTeatro, compagnia di ricerca di Bologna, mettendo in scena anche propri testi. Come poeta ha fatto parte del “Gruppo 98 poesia”, è nella redazione della rivista Voci della Luna, fa parte della SIL – Società Italiana delle Letterate e cura piccoli eventi poetici. Ha pubblicato le raccolte: Oggetti in È negli oggetti che ti ricerco (Mantova, Corraini 2013, prefata da Niva Lorenzini), Mobili e altre minuzie (Udine, Dars 2015, prefaz. L. Magazzeni), l’e-book Certe sere altri pretesti (la Recherche, 2016) e ha curato l’antologia Della Propria voce (Bologna, Qudulibri 2016) che contiene anche una sua silloge. Ha scritto per il teatro. La ballata Cosa farò da grande (inedito), ha vinto il premio teatrale “Reading sul fiume” 2017. È presente nell’antologia Prontuario lirico di autodifesa muliebre insieme ad Alessandra Carnaroli, Francesca Genti ed Anna Toscano.
Anila Hanxhari
Anila Hanxhari è nata a Durazzo, in Albania; attualmente vive a Milano.
È
poetessa, pittrice, narratrice, traduttrice e presidente dell’associazione
culturale “Italfida”, con cui ha ideato e curato diverse manifestazioni
culturali e convegni internazionali. Ѐ
ideatrice del format “Poesia e Impresa”, curato per Ascom Abruzzo.
Ha
pubblicato le raccolte poetiche Io tu e
l’Anima (Ianieri, 1997), Assopita
erba dell’est (Noubs, 2002), Cicatrici
d’acqua (Noubs, 2007, con prefazione di Giuseppe Conte), Brindisi degli angeli (La Vita Felice,
2012, con prefazione di Maurizio Cucchi), Tiro
a sorte la libertà (Tabula Fati, 2016, con presentazione di Davide
Rondoni), Amore emana (Meta Edizioni,
2017). È presente, fra le altre, nelle antologie Nuovissima poesia italiana (Oscar Mondadori, 2005, a cura di
Antonio Riccardi e Maurizio Cucchi), La
parola che ricostruisce. Poeti italiani per l’Aquila (Tracce, 2009), e
altro ancora. Sue poesie sono state pubblicate su Specchio de “La Stampa” e numerose altre riviste. Ha vinto vari
premi, tra cui il Premio Camaiore-Proposta 2002, il premio Clemente di Leo, il
Premio Matacotta opera prima 2003, il Premio Valle Senio, il premio Poesia
nella vita 2011, Premio Bogdani Prishtina (Kosovo), premio dell'Adriatico 2019
e tanti altri.
Giovanna Olivari
Giovanna Olivari è nata e vive a Genova, ma le sue radici, da parte di padre, sono all’Isola d’Elba nel paese di Marciana Marina. Laureata in Lettere Moderne, ha insegnato nella Scuola Media.
Scrive poesie, haiku, racconti, favole,
monologhi, pubblicati in diverse raccolte antologiche ed e-Book, tra cui I quaderni di Erato, Voci di poesia, Luoghi di parole, Il
Federiciano 2015, Divergentemente
2015, Estemporanea 2016, Genova canta il tuo canto (Ed Zona,
2015); Essenza di un’isola, 2017; Genoese Hours. Le ore genovesi di Henry
James, 2017; Binari InVersi 2016;
Poetando 2017; Voci dall’esilio,
2020; Le Parole della Quarantena (Ed Kanaga, 2020); Dante e noi (Ed Kanaga, 2021); Carnevale
dei piedi, Antologia Realistica Terminale (You Publy 2021); ed in
riviste letterarie, tra cui Illustrati
(Ediz. Logos, settembre 2015, maggio 2016, marzo 2017); Journal of Italian
Translation, Vol XIII N.1 Spring 2018, ed inseriti in rappresentazioni
teatrali.
Collabora col Circolo Letterario “Banchina”. Fa parte del gruppo
di Poeti di “Genova Voci”.
Ha partecipato e partecipa a numerosi eventi,
spettacoli, reading, festival, mostre.
È del 2017 la mostra Versi Sospesi: poesie di
Giovanna Olivari su cieli di Mario Pellegrini.
Ha ricevuto diversi attestati di merito, menzioni
e segnalazioni. Nel 2018 il primo premio nel Concorso “Terra SENZA Mafia” con
la poesia Mafia.
Nel
Veronica Paredes
Veronica Paredes nasce in Ecuador e si trasferisce in Italia giovanissima. Vive a Roma.
Poeta e
scrittrice di rara sensibilità e ispirazione, nelle sue opere alterna temi
d'amore con quelli umanitari e sociali, impegno che ha portato avanti con
grande attenzione partecipando e organizzando diverse campagne di
sensibilizzazione mondiale con gli Stati Uniti, la Spagna e
l'Inghilterra.
Artista
poliedrica, si è distinta anche come fotografa e photomaker dimostrando di
avere uno sguardo attento e curioso sulla vita e il mondo che ci
circonda.
Nel 2018
diventa il punto di riferimento in Italia per il gruppo internazionale Millons Missing Italia a difesa dei
diritti umanitari.
Ha
partecipato a diversi eventi letterari in Italia, Spagna e Sud America e oggi
collabora con Kultura Project che promuove l'arte e la cultura italiana
nel mondo.
Grande
consenso intorno a questa artista che mescola con successo le sue due anime
italiana e sudamericana creando un'armonia perfetta e originale.
Ha
ottenuto il primo premio al Premio Letterario Cancun, Messico 2022, e al Premio
Intercontinentale Letterario Le Nuove Muse 2022 (sezione Autori stranieri).
Margherita Parrelli
Margherita Parrelli è nata a Roma nel 1967, dove si è laureata in filosofia ed è tornata a vivere dieci anni fa, dopo quasi venti anni passati tra Gran Bretagna, Francia e Germania. In Germania vivono il figlio e la figlia ventenni. Ha lavorato come freelance per il Bayerischer Rundfunk, la RAI, Il Mattino di Napoli e come insegnante di italiano alla Volkshochschule di Monaco di Baviera. Attualmente si occupa di donne vittime di violenza con l’associazione Differenza Donna e lavora come consulente familiare.
Ha publicato quattro raccolte poetiche: L’orizzonte tra le mani (Lieto Colle,
2011), Falling Down (La Vita Felice,
2014), Penelope e Antigone - poemetto
(La Vita Felice, 2017, primo classificato al Premio Letterario Internazionale
“Maria Cumani Quasimodo”, secondo al Premio Nazionale Alberoandronico e messo
in scena come monologo), e Incontro
(La Vita Felice 2022).
Nel 2021 ha partecipato alla mostra online Futuro - Los Angeles con un suo
componimento in italiano e inglese con un’opera dell’artista Elisabetta
Diamanti.
Nel 2022 ha partecipato al “Festival della Poesia
lungo la via” organizzato da Rita Pacilio e Giuseppe Vetromile.
Rosaria Ragni Licinio
Rosaria Ragni Licinio è pittrice, giornalista e poeta. Ha fondato il lit-blog Poesiaealtreparole e lavora in ambito editoriale. Alcune sue poesie sono presenti in antologie e riviste sia nazionali che internazionali, come ad esempio: Amori Liquidi (Edit@ Casa Editrice&Libraria, 2017), Metafory Współczesności (Polonia, 2018), Advaitam Speaks Literary Vol.3-Issue 2 (India, 2019), Frequenze Poetiche (2021). È apparsa con un componimento poetico e successivamente con la sua silloge sulla rubrica “La bottega della poesia” di Repubblica, a cura di Vittorino Curci. È tra gli autori de I cieli della preistoria. Antologia della nuovissima poesia pugliese, A.A. V.V. (Marco Saya edizioni, 2022).
Le sue poesie sono apparse su testate
giornalistiche e blog letterari come L’Altrove,
Lankenauta, Homo Scrivens, Avamposto, Farapoesia.
Si è classificata seconda al Premio Nazionale di
Poesia Marco Di Meola 2021.
Interno rosso
Marte
(Gattomerlino/Superstripes, novembre 2021) è la sua opera prima.
Valeria Raimondi
Valeria Raimondi vive a Brescia. Fa parte dell’associazione culturale Movimento dal Sottosuolo. Nel 2011 esce la silloge poetica Io no (Ex-io), Thauma ediz., e nel 2014 Debito il Tempo, opera vincitrice del Premio Eros e Kaìros. Nel 2021 pubblica con Fara ed. la silloge Il penultimo giorno. Partecipa ad antologie tematiche sui temi dei respingimenti, delle carceri e contro le guerre. Alcuni inediti sono contenuti in Distanze, Fara Ed. e alcune invettive nella Gazzetta dei Dipartimenti del Collage de Pataphysique. Una decina di poesie vengono tradotte in lingua portoghese e presentate a San Paolo del Brasile; altrettante saranno inserite in un’antologia bilingue italo-albanese insieme ai versi dei poeti Beppe Costa e Jack Hirschman. A giugno 2019 è ideatrice e curatrice de La nostra classe sepolta, cronache poetiche dai mondi del lavoro, antologia di poesie di lavoratori e lavoratrici (Pietre Vive ed.) presentata in numerose città italiane e comparsa su riviste culturali e letterarie di Cina e Romania.
Nei primi mesi del 2020 scrive
testimonianze di lavoro e di vita nella Lombardia colpita dal Covid: Una storia sbagliata, che confluiranno
in un articolo per la rivista MicroMega.
Hernàn Rodriguez Vargas
Hernan R. Vargas, di origini colombiane, è dottore di ricerca in Studi Letterari, Linguistici e Storici presso l’Università di Salerno. Attualmente sta svolgendo il post-dottorato presso l’Istituto Italiano per gli Studi Storici a Napoli. Dopo il dottorato di ricerca presso l’Università degli studi di Salerno, ha scritto vari contributi sulla letteratura italiana, l’arte e la storia. Ed oltre ancora – Más allá todavía (2019, Delta3 Edizioni) è il suo primo libro di poesie. Nel 2021 ha pubblicato il racconto per bambini Vincenzo il bisonte, edito da “La Torre dei Venti” di Milano.
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Transiti Poetici!
RispondiEliminaEs una de las Antologías poéticas Italianas de grande prestigio, a cura del poeta y escritor italiano Giuseppe Vetromile que ha obtenido diferentes reconocimientos Nacionales e Internacionales por su importante trayectoria Literaria.
Muchísimas gracias por invitarme a ser parte de una de sus Antologías..
Veronica Paredes