Le Antologie Poetiche Virtuali sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti volumi dedicati a particolari ambiti poetici (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.

martedì 5 maggio 2026

VOLUME LI

 


Introduzione 

Riprendiamo con questo cinquantunesimo volume il nostro viaggio nel mondo della poesia italiana contemporanea, dopo qualche mese di assenza. Si nota un grande fermento poetico, in generale, rilevando sui social ma anche attraverso altri mezzi di comunicazione, interessanti iniziative come festival, raduni poetici, convegni, presentazioni di libri, interviste, reading e rassegne varie. Personalmente, con molto entusiasmo ho preso parte ultimamente al Festival Internazionale “Fortezza Alta in poesia”, organizzato e condotto insieme alla poetessa Lucilla Trapazzo con la collaborazione di Francesca Palli di Fortezza Alta e Paola Venturi dell’Associazione “Il Laboratorio del Paesaggio APS”, e svoltosi presso la struttura agrituristica di Fortezza Alta ad Avigliano Umbro (Terni), nel cuore dell’Umbria. Si è trattato di un evento poetico molto importante, e siamo alla sua terza edizione, che ha visto la partecipazione di noti poeti italiani e umbri, ma anche di poeti provenienti dall’estero (Romania, Grecia, Albania, Svizzera, Serbia, Australia, Francia, Palestina), come è nello spirito del festival. Una poesia dunque non circoscritta alla cultura e alle radici nazionali, per quanto varia nello stile e nei contenuti, ma che accoglie anche prospettive, modalità e culture diverse, altri modi di sentire e di descrivere la realtà intima del poeta e del mondo circostante, con altre lingue e altre espressioni: un ampliamento della finestra emotiva e culturale di ciascuno di noi, nel partecipare all’ascolto di questi poeti e nel condividere le loro arie e armonie poetiche espresse nella loro lingua originale. Importante e necessaria, sì, la traduzione per comprenderne meglio il contenuto, ma la poesia è anche vibrazione emotiva, e questa raggiunge direttamente il cuore di chi ascolta e vuole veramente, e con rispettosa attenzione, entrare in “sintonia” con il poeta di un’altra nazionalità.

Per questo motivo prediligo gli incontri con poeti provenienti anche da altri paesi, oltre a quelli italiani, perché è proprio in questi incontri che la poesia respira e vive di un’intesa universale, offrendo peraltro un esempio di uguaglianza e di fratellanza fra tutti gli uomini, laddove una società ancora selettiva sotto moltissimi aspetti, in particolare quello culturale, circoscrive la creatività umana e la condiziona, inquadrandola in schemi e modelli omologati.

I poeti sentono i tempi e si esprimono traducendo in versi i messaggi che la società invia continuamente. Un subbuglio di idee contrastanti, un marasma di sensazioni positive e negative, i temi e gli argomenti che attualmente interessano tutti, come la guerra, la violenza sulle donne, la precarietà del lavoro e della vita quotidiana, tutto ciò è tradotto dai poeti che cercano così di comunicare, e perché no, di informare la società su queste complesse problematiche, ma anche cercando di “esorcizzarle” e di confutarle con la potenza e l’incisività dei loro versi.

Perché ogni poeta, anche se non ne è direttamente consapevole, è una sorta di “sentinella” della realtà, ne premonisce i movimenti e le idee, cerca di fissarle su carta, di monitorarle, affinché tutti gli “uomini di buona volontà” ne conoscano i motivi, le ragioni, agendo poi di conseguenza. Almeno così si spera. Ma il poeta lancia comunque il suo avviso, perché non ne può fare a meno. Si tratti di bene o di male, di disagio interiore o di sconforto derivante dalla consapevolezza di vivere in un mondo devastato da guerre e da ingiustizie: il poeta scrive per denunciare a sé stesso e al cosmo intero il quadro umano contingente.

Ringrazio dunque i dieci valorosi poeti di questo cinquantesimo volume, per la loro importante testimonianza che conferma ed avvalora, secondo me, tutto ciò che ho appena espresso.


Giuseppe Vetromile

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                                                             MARIATERESA BARI


Una voce poetica esperta, quella di Mariateresa Bari, che sa cogliere atmosfere e immagini della realtà circostante, traducendoli in versi decisi e rapidi ma anche sostenuti da una certa dolcezza espressiva, nonostante la perentorietà e l’urgenza del dire. È l’osservazione attenta di un disagio universale, dove l’anima trema irrequieta e si dimena. Una poesia intelligente, in grado di proporre neologismi (pellepietra) e figure retoriche efficaci, come l’allitterazione e la personificazione (s’appoggia la pioggia).


Sospensione

Poter fissare quel chiarore
che sbianca il rossetto di casupole
e tormenta la morbida carezza
di collina

Si riga
il granito di facciata
bufere da sviscerare

S’appoggia la pioggia
a steccati di memoria
rintocca lontananza

Telo steso l’anima trema
irrequieta trema e si dimena

***


L'uomo e (è) la sua dissoluzione

Sai dell'inquietudine
di tempi che vacillano
al soffio del nero

Muto il muro tra gli scarti

Cardati i silenzi
di lingue annodate

Bagnarsi di senso per non annotare

***


Dal vetro

Non si vede dal vetro
non si vive

Nell'immaginario vero
non si salva nessuno
è guerra ormai

Chiediamolo al vento


***


Impluvium

Raccolte tutte le lacrime
delle tue piogge
sei lama d’acqua sulla pellepietra
satura di sale

Fiordalisi le iridi
argentano superfici

Il pigolio dei riflessi
è miele tra i miei resti

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                                                                   FLORIA BUFANO

Non si sottrae al dolore per un mondo alla deriva a causa delle ingiustizie e delle guerre che ancora devastano ogni angolo della terra, in particolare nel medio oriente: Floria Bufano, da Napoli, poetessa sensibile e attenta all’umano progredire in pace e in fratellanza, oppone a queste negatività che da secoli ci opprimono, un canto d’amore e un inno alla natura benigna che, nonostante tutto, ci avvolge nella sua aurea magica. Le immagini che ci offre non sono stereotipi ma l’autentica visione di una realtà che potrebbe redimere davvero l’uomo, se solo ascoltasse e vedesse dentro di sé il prodigio di questa nostra cara natura. Sono versi accorati e densi di un afflato lirico non indifferente.

 

Settembre

 

Amo settembre.

La fresca luce paglierina

che odora di boscaglia ruggente,

alita fremente tra i capelli ingarbugliati,

come alberi spettinati dal vento.

Foglie, danzatrici tristi,

nunzie dell’incalzante autunno,

volteggiano lentamente!

Riverberi dorati donano tepore,

infiltrandosi timidamente

tra il leggero frascheggio delle foglie.

Silenzio! Sussurrano frondosi gli olmi!

 

 

***

 

Poeti

 

I poeti delirano di notte

le loro parole danzanti,

fermano il tempo oltraggioso

e con le lacrime levigano febbrili ferite.

Quando il silenzio ammanta l’aria,

i poeti combattono solitari

contro i raggiri della memoria.

Nel silenzio, i gatti accompagnano i loro versi

ronfando sommessamente nel buio

dove abitano i sogni dei poeti.

 

 

***

 

 

Soldati

 

Siamo noi!

Soldati abbandonati,

guerrieri inermi, sempre sul fronte

sempre più abbrutiti, sempre più sconfitti

quelli che ancora combattono,

impavidi contro altri impavidi,

solo per affermare voi stessi

quando ormai non si è più niente,

quelli che sanno di essere perdenti

e quelli che non ammettono di aver perduto,

in questa vostra inutile lacerante guerra.

 

***

 

Richiamo alle armi

 

Tutti in fila! Vi aspetta il barbiere!

Cadono i capelli, come cadono le speranze,

come cadono i desideri inabissati

nelle viscere delle inappaganze giovanili.

Cadono i nomi, i cognomi,

il colore degli occhi,

gli sgraziati foruncoli acneici.

Cadono le palpebre

per non guardare la morte

che ti corre incontro.

Cadon desolate le braccia

brandendo spietati e impietosi armamenti

Cadon le foglie d’autunno...

L’inverno bussa alla tua porta.

Cadon le foglie d’autunno…

L’inferno bussa alla tua porta.

 

 

***

 

Buonanotte Gaza!

 

Non guardate ancora una volta

le macerie delle nostre case

come grigi corpi sbriciolati!

Non sentite le urla dei bambolotti rotti,

dei logori pupazzetti sbrindellati

dai furiosi ordigni teleguidati?

I loro pianti invadono le tenebre,

gridando i nomi di quei piccoli eroi

che l’ultimo veloce bacio

fulmineamente han rubato al cielo.

 

 

***

 

Poesia

 

C’è una camera segreta

nella mia mente

con la porta sempre aperta,

in cui ho conservato con cura

antiche immagini in bianco e nero,

piccoli oggetti del mio cuore.

Emozioni vorticose,

turbamenti laceranti,

arditi sentimenti,

oltrepassano la furtiva soglia

per vestirsi di invisibili parole,

ma dopo escon fuori

drappeggiate di poesia.

 

(testi tratti dalla silloge In amore e in guerra, Edizioni La Valle del Tempo, Napoli, 2025)

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                                                        ROSSELLA DE MAGISTRIS

Di origine calabrese ma residente ora nel Molise, Rossella de Magistris ha all’attivo diverse pubblicazioni di poesia e di narrativa ed inoltre ha ottenuto riconoscimenti importanti in vari concorsi letterari nazionali. Qui propone tre testi poetici, dove emerge evidente la visione piuttosto nostalgica di un mondo di ricordi, ma anche di un mondo intimo che sia specchio genuino di una realtà benigna e vivida, pregna di emotività e di sentimento. Sono versi il cui dettato è schietto e fluido, non privi di una certa musicalità.


Ciò che resta

 

Ciò che resta del giorno

è il ritratto maldestro

della malinconia,

dolce nel riposo

sullo scalino dell'orto

dove le stelle mi baciano

e l'alloro mi avvolge

del suo profumo.

Ciò che resta di te

è l'eco lontana

di un ricordo nitido

come l'azzurro di ieri

con le mani nel cassetto

e lo sguardo all'infinito

che mai tocco

e attendo di arrivare.

 

***

 

Ove il silenzio regna sovrano

 

Avrò il mio eremo

lontano

fra il cielo e l'acqua

e la terra di curva sinuosa

ove il verde colora il giorno

e il silenzio regna sovrano.

Avrò i miei passi

su orme antiche

bisbiglianti preziosi salmi

d'affetto e gaudio intrisi

mai smorzati

da priorità insulse.

Avrò la vita che volevo

quella disegnata sulla scia

delle mie dita

senza diktat né veti

oltre il sistema

che di bruttura fa il suo vanto.

 

***

 

Quel che non c'è

 

Fra i monti

il passo lento come il fiato

nessun rumore

tranne il tempo

che sa di prima

di ieri

di antico.

Lo sguardo è in alto

verso una vetta angusta

quella che è oltre

fra una salita e l'altra

nel ritmo di un ricordo

e una speranza.

Nel mezzo un margine

sottile come un lembo

di cielo trasparente

ove immergere le mani

senza pensare

senza oggi né domani

così per non essere

che sguardo al tramonto.

Vorrei il tempo perso

quello molle senza dorso

per riempire d'osso

di sostegno a quel

che ora è debole

mancante

per sentirmi il meglio.

Ma non c'è spazio

per quel tempo arrotolato

e non c'è altro che aspetta

se non ora

fra il sorriso di una nuvoletta

quello che

ahimè

fa male

per non essere ciò che vorrei

sospirando sogni

ancora e ancora.

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                                                                LAURA DI DONNA

La rivisitazione poetica di un mito classico è sempre un lavoro letterario delicato e coraggioso, in quanto si va a richiamare un’opera che di per sé è già intensamente e validamente affermata e apprezzata. Non corre il rischio di banalizzare o di sottovalutare il mito la nostra bravissima poetessa vesuviana Laura Di Donna, offrendoci questi brani ispirati dal dipinto “Penelope” di J. R. S. Stanhope. E in effetti non è una rivisitazione, bensì lo spunto per riproporre l’ansiosa e laboriosa attesa di Penelope, con versi eleganti che attualizzano la sua storia amplificandone il dramma ma anche in grado di esprimere la pacata dolcezza del suo cuore in attesa dell’amato Ulisse. Una costruzione poetica colta ed intelligente, ricca di riferimenti del mondo mitologico classico.

                                                                Κρόκος

Versi ispirati dal dipinto Penelope (1864) di J. R. S. Stanhope.

 

Nacqui Arnacia.

Mi gettarono in acqua

poi salvata e nutrita dalle anatre

ebbi una seconda vita, fui Penelope.

Stanotte muoio e rinasco nuova.

 

L’alea dei miei pensieri mi ubriaca,

insopportabile

e allora tesso

e districo la mia paura.

La casa di mio padre è Sparta.

Non c’è posto, per le mie paure.

 

La notte, sfilo tutto

e ricomincio l’indomani

nell’ordito

spengo probabilità, accendo certezza.

 

Dove sia adesso non saprei.

Sua madre neppure ormai aspetta

veder comparire il suo legno.

Io sento una nuova partenza,

non ci preferirà

al suo folle volo.

 

Nella notte aulente,

un sentore coriaceo ed intimo rompe

il profumo minerale della spuma

krokos si accoccolano tra sassi taglienti.

Bambina, li coglievo per il talamo

immaginavo il mio sposo.

 

Poco tempo passò

mi conquistò in gara

secondo la legge dei miei avi

ma mise tra me e la Laconia il mare.

Spezzò la consuetudine

traslocandomi in Itaca

con gli occhi velati per sempre.

 

 

Lachesi!

che avvolgi al fuso il filo

krokos è

filo di tessuto.

 

Un sogno chiaro nella notte.

Mi sveglio, la tela è già disfatta

Medonte al mio fianco soddisfatto

la vecchia nutrice al piano basso attende

agli officii del giorno.

 

Sognai un fuoco, una fiamma guizza ma fredda.

Era Lui.

Si fasciava del fuoco di cui bruciava.

La punta più alta della fiamma si scuote

come percossa dal vento, ne esce un suono

che racconta verità. Verità sepolta.

Egli crepitava di suo padre.

Del suo vero padre.

 

Anticlea era già moglie di Laerte l’argivo

quando Sisifo irruppe in casa sua furente, la seduce,

è sua

e la donna diede alla luce

il Rabbioso

 

 

Sono seduta nel giardino ad est

È fresca l’ombra del melo

 su di me un drappo porpora

preparo i miei fili.

La scena istoriata sulla tela

riprende forma oggi.

 

Sono stanca, ormai piegata

ai piedi della tela completata.

Il palmo sostiene il peso

il mio pensiero pensa indietro e avanti nel tempo

è con me Melanto

coglie pomi con infantile innocenza

assaggia i maturi con prepubere malizia.

L’ombra è sparita

ora è cimitero di frutti ai suoi piedi.

 

Sono nelle mie stanze.

Entra Euriclea.

Porta un canestro di lana cardata

è arrivato a corte un mendicante

mi orna i capelli con un krokos.

La guardo.

 

 

Presto, vengano brocche d’acqua e avide spugne

a mondare queste stanze.

Mi guardo.

L’Occhio Azzurro, a velare questo cuore.

 

(da Superficie di scrittura, Altavilla Edizioni)

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                                                           CARMELINA DI IORIO


Riesce a scorgere il segreto celato nella natura e nell’animo umano, la poetessa avellinese Carmelina Di Iorio, e lo fa con una innata predisposizione all’ascolto della realtà circostante, per poi esprimere in ottimi i “tratteggi nascosti”, questi messaggi quasi subliminali che solo poeti attenti e aperti come lei riescono a cogliere, nonostante il “rumore” esterno, il subbuglio e la confusione di valori che da sempre inonda la società, proponendo devianze e indirizzi di vita fasulli. La sua poesia è una fresca cascata di purezza e di amore, dove anche il ricordo gioca un ruolo importante, nell’incastonatura ben progettata di tutto il suo dettato poetico.


Immaginari mondi senza limite

 

Non posso dire

se solo in un giorno,

se solo in un’ora,

se solo in un istante la mia mente

si ferma in un punto non definito

da uno spazio materiale,

non più sostanza ma ombra fluttuante

solita ad essere definita respiro

lo sento, in una leggera sensazione di follia,

un ermafrodita despota

risiedere nel corpo

come un matto richiude e riapre

la prigione dell’ansia e della paura,

spinge a correre a bocca aperta,

fra i denti mi nutre di aria.

Una relazione pericolosa

tra mente e respiro, ne sono complice.

Non so se solo per un giorno,

se solo per un’ora,

se solo in un istante possa liberarmene.

Distendo il mio corpo

lo concedo al respiro,

nell’illusione di un tempo inesistente

nella ragione...

 

***

 

Tratteggi nascosti

 

Hanno un cuore le stelle!

Non muoverti in quel punto buio

scelto a rivolgere lo sguardo verso il loro cielo.

Non aprire le tue braccia

diverresti il loro spaventa sogni,

non si lasciano prendere

sono mute e giocano con i tuoi occhi

a nascondersi dietro il battito delle tue ciglia

e cadendo nel rincorrersi

si tuffano tra le onde del mare

intimidite dal tuo stupefacente più recondito sogno.

Tante, sono tantissime non contarle,

ti plagiano al loro incanto stando ferme

in quel punto buio muse divine,

guerriere della notte, streghe addormentate,

di lance infuocate corteggiano il tuo cuore

e nelle notti inquiete

spengono le lanterne per lasciare che il tempo

ti porti in quel punto buio

ad aprire i tuoi occhi…

 


***

 

Poesie girovaghe

 

Profumo di vento!

Mirto inebriante di canterini uccelli,

sparsi nei riflessi

sono ombre fluttuanti.

Profumo di vento!

Ti adagi lento

su corpi tramortiti

in un clamoroso silenzio.

Sono attimi di brividi e carezze,

ineguagliabile il momento.

Son dee bianche

le nuvole a passeggio

nel giardino tinto dell'azzurro

decantare di umane storie

vicine e lontane.

Dee bianche

le nuvole si stringono

in ciarle scherzose

nel freddo di un giorno

sereno d'autore.

D'improvviso l'eco

di un suono irrompe

è la voce vestita di grigio

il pianto di una Dea

non più sognante.

Dee bianche

danzano al suo fianco

nel giardino tinto dell'azzurro

decantare lo schiamazzare

gioioso di uccelli

di un pianto ladri...

 

(da Tratteggi nascosti, Delta3 edizioni, 2025)

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                                                           COSIMA DI TOMMASO

Una poesia apparentemente ironica, dove l’io narrante sembra prendersi quasi gioco di sé, immedesimandosi nella natura e nelle sue varie espressioni e manifestazioni, dal mondo vegetale a quello animale: così è strutturato prevalentemente il dettato poetico di Cosima di Tommaso, almeno nei brani che qui propone. Il suo è in fondo un canto particolare, rivolto alla realtà circostante di cui la stessa poetessa è parte integrante, anche nell’ambito delle emozioni e dei sentimenti, come l’amore: amore che coincide con le bellezze e i grandi, semplici ed essenziali valori che danno un senso alla nostra esistenza quotidiana.

 

Gratitudine

 

L’umile basilico tace vittorioso

tutto intorno, ed impera l’aroma…

timido un minuto peperone

s’affaccia certo della sua forza

e dell’invincibile arguzia saporita:

Da solo seppe stare ma, la tronfia

melanzana panciuta, docile lo accompagnò

tra le due zucchine accomodanti.

Un timido fiore di zucca aprì

le stanze dell’estate imperiosa

nel dono dell’abbraccio e del riso.

 

(da L’aurea vena, Il Sextante, 2025)

 

 

***

 

Eppure sono convinta che potrei un giorno

 

Eppure sono convinta che potrei

un giorno andarmene alla chetichella.

Non perirò sotto ad una lapide

per farvi sentire meno in colpa.

Mi cercherete dove non potrete

trovarmi mai…Già sarò altrove.

Risparmiatemi la vostra pietà.

Eppure sono convinta che qui potrei

morire lungo il fiume tra i suoi fianchi

oppure illucertolire al sole

a umettarmi i capelli di fieno.

 

(da Poesie e racconti, Lampi di Stampa, 2007)

 

 

***

 

Discorrendo ancora sullo stesso argomento

 

Era il mio amore un boccone di nocciole

Un riccio di castagne

Ed era l’amore mio

un morso di cavallo sulla groppa

Era il mio amore un argomento aperto

tra i suoi fianchi di vento

e il mio grembo di spighe

Ed era l’amore mio

il pane caldo la domenica

Ed era un oscuro presentimento

lo sguardo che scolora

Era il mio amore un gioco a nascondino

Era il mio amore un’ombra severa

Era il mio amore un’unghia di Dio

O ero solo io?

Era l’amore mio.

 

(da Poesie e racconti, Lampi di Stampa, 2007)

 

 

***

 

Lei sta

 

Come una spina conficcata

nella casa della madre,

e incede

su un filo perfetto

con una lancia

di stelle sotto il braccio.

Della conchiglia

la sua dolorosa perla

sugge la rosa

che in lei rifiorisce ogni giorno

tra scaglie di sole

e aliti di vento.

A ovest si staglia

un implacabile tramonto

di cristallo riflesso…

e sfiora la ferita

che la condusse al vostro amore,

dissipato nell’etere.

Eppure non vi odio,

eppure non vi amo.

 

(da L’aurea vena, Il Sextante, 2025)

 

 

***

 

 

Canzone dell’attimo distratto

 

Il mio brivido non è qui

non è di questi luoghi…

È altrove credetemi!

 

È sui monti del Brenta

che insegue una capra

e respiri d’immenso

nei suoi occhi blucielo

su lire di vento

ed un canto sublime.

 

Il mio brivido non è qui

non è di questi luoghi…

È altrove credetemi!

 

È sui monti del Brenta

che insegue una stella

svagata e una capra.

 

Il mio brivido non è qui

non è di questi luoghi…

È altrove credetemi!

 

Eppure, ripensandoci adesso

non saprei come dirvi

di un soffio che m’incanta…

 

(da Poesie e racconti, Lampi di Stampa, 2007)


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                                                                 MARIA LATERZA

Da Bari la voce delicata di Maria Laterza, poetessa particolarmente incline a decantare la donna, il sentimento, la natura. Nei brani che qui propone si evidenzia infatti un dettato poetico prevalentemente rivolto alla esteticità del mondo, raccogliendo ed esprimendo riflessioni positive ed ottimiste sulla vita, con una visione di speranza e di dolcezza. La sua poesia è così una forza e un invito a seguire orizzonti migliori, in una società, come l’attuale, forse ancora troppo dedita ai formalismi e alla fisicità delle cose e delle persone.


Alla Luna

 

A te o luna

Dedico il mio domani

Ovunque sarò

Alzerò lo sguardo

Con la speranza di sognare ancora

Sarai luce per la mia anima

Mi aiuterai a pensarmi

È facile pensare

Ma difficile è pensarsi

Riuscirò a farlo

Quando avrò incontrato

Al di là del mare

Chi alzando lo sguardo

Pensandomi renderà eterno

Il tempo di una notte!

 

(dalla silloge poetica Alla Musa)

 

 

***

 

Donna

 

Donna

Le tue mani

Sono culla per il mondo

Mani che accarezzano

Che creano

Che seminano

Mani unte di fatica

Rovinate dall’arsura del sole

Le tue mani Donna

Sono l’orologio della vita

Le tue mani sono divinità creatrice

Uomo guardale

Lì si nasconde la sua storia

Nelle sue mani dolore e gioia

Nelle sue mani la vita!

 

(dalla silloge poetica Alla Musa)

 

 

***

 

 

Illusione

 

Illusione

Ti ho incontrata oltre l’orizzonte

Dove i miei occhi amano sognare

Oltre l’azzurro chiaro e il verde mare

Lì mi sono fermata,

Le onde del mare con il loro rumore

Mi hanno portata dove non oso andare,

Nell’oblio dei ricordi

Nell’inconscio proibito

Nell’indicibile

Dove nessuno sguardo indiscreto può arrivare.

Il mare questo unico silenzioso ascoltatore

Che non osa giudicare

Sempre pronto a farti ritrovare

In un’eterna poesia

Unico approdo di occhi sognanti!

 

(dalla silloge poetica Alla Musa)

 

 

***

 

 

Silenzio

 

Ascoltami,

Mio amato imperscrutabile silenzio

Amico di nostalgia,

Di sguardi furtivi

Inaspettati ma tanto desiderati,

Nei tuoi occhi ho scritto parole d’amore silenziose.

Ascoltami

Non amo gridare

Non amo parlare ma soltanto silenzio

Solitario silenzio…silenzio

Che parla, silenzio che ascolta!

 

(dalla silloge poetica Alla Musa)

 

 

***

 

Il buio

 

Aurora

Attendiamo un’alba

A cui segue un tramonto

E poi ancora una nuova alba

Attendiamo un’onda impetuosa

Che ritraendosi porti via con sé

Ogni traccia dell’umano dolore

Attendiamo una nuova luna

Che illumini le nostre vite

Attendiamo un cielo infinito

E quell’unica stella che indicandoci la via

Possa condurci

All’eterna pace!

 

(inedita)

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                                            ANNACHIARA MARANGONI

Annachiara Marangoni, veronese, è poetessa di notevole talento. È inoltre una preziosa esponente della poesia del Realismo Terminale, una particolare linea poetica fondata da Guido Oldani, ben nota e apprezzata nell’attuale panorama della poesia italiana. Pertanto, anche nei brani che l’Autrice qui propone, si evidenzia, in linea con i postulati del R.T., uno spostamento del soggetto dall’uomo alla natura, laddove l’uomo stesso diventa oggetto dipendente e condizionato da un mondo globalizzato e privo ormai di ogni afflato umano e sentimentale. La “cosificazione” dell’uomo è tale, da paragonare il sentimento, l’amore che si manifesta nell’unione, a due metalli che si saldano con il calore.


La saldatura

 

Come metalli, i due,

nel calore dell’unione,

si saldano, se va bene, sempre.

Da poi, corre un canale

che fa bere più di un prato,

ci vivono bambini e mezzi nonni,

pure un vento fa volare

le strisce pedonali.

 

(inedito)

 


***

 

Il collirio

 

Gocce di vetro sciano nell’aria,

perdutamente le insegui.

Tra le pareti di latte

senti battere il cuore del letto,

con una gamba scappi,

con l’altra ti siedi.

Il dove è un collirio

che attende le tue nuvole.

 

(inedito per la giornata mondiale dell’Alzheimer)

 

 

***

 

Il cerino

 

Ho infilato la guerra in un astuccio,

Per domani vederla come un ieri,

quando i fuochi sono stelle oramai scomparse.

Credo allora, sarò da un’altra parte

Mezzo corpo e mezzo cerino.

Il mondo sarò come un puntino.

 

(inedito)

 

***

 

 

L’ombrello

 

Il fiore è un ombrello rovesciato

che aspetta la rugiada per lavarsi

ha le scarpe che parlano alla terra

e la corolla fa da piazza del mercato.

Gli insetti si servono da bere

poi alla fine si chiude sullo stelo,

che resiste per ridiventare.

 

(inedito)

 

***

 

Fiori di catrame

 

C’è un’alba forte già questa stamattina,

e guardo fuori sull’acciaio cielo.

Mi parlo ammodo poi mi lavo i denti,

sgommo in moto sui fiori di catrame.

Centrifugo pensieri nel lavaggio,

e lancio i miei pensieri nel sapone,

che è molto chiaro da sembrare un pane.

 

(inedito)

 

 

***

 

La mia

La mamma è il papà che non si dice.

Noi siamo un ritratto di famiglia,

in quattro con le nostre vite.

Lei è pigra come una stazione,

ora è un letto bianco di sapone,

il volto quasi trasparente

ha un canto dopo le parole.

 

(inedito)


***

 

Lobby

 

Vivono a fognacity

scambiano tessere del domino

i patrimoni sono tasche da svuotare,

spolpatori d’ossa riuniti

si assegnano cariche,

scimmie del verticale alla ricerca

della chiquita migliore.

 

(inedito)

 

 

***

 

Mosaico urbano

 

La lattina schiacciata sul gradino

segna le 4:05 del mattino

mille chewing gum abbandonati sulle strade

sono vie lattee delle suole.

Se alzo gli occhi al cielo,

incontro le firme bianche degli aerei

come aratri scavano le nubi.

La zona è superficie edificata,

i palazzi sono lego rovesciati,

quasi quasi scarabocchi urbani,

insomma, dizionari per somari.

 

(da Sbiancante, La Vita Felice Edizioni, Milano, 2025)

 

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                                                            GELSOMINA PERILLI

Dalla Lucania, terra ricca di fermenti poetici, a cominciare da grandi come Rocco Scotellaro, Sinisgalli e Albino Pierro, per citarne solo qualcuno, emerge anche la giovane voce di Gelsomina Perilli, da Calvello; giovane ma già matura ed esperta poetessa, con all’attivo diverse importanti pubblicazioni. La sua poesia è un richiamo alla natura e alla delicatezza dei ricordi e dell’amore familiare, come nella poesia dedicata alla madre, che qui di seguito propone. La sacralità e la dolcezza lirica accompagnano l’ottimo ritmo dei suoi versi, non privi di una certa ricchezza lessicale.


In eterno

(A mia madre)

 

Quante lancette ho visto girare

il ticchettio colonna sonora

rimbombare o non funzionare

ma il risultato è che ristora

il tempo fuggente e già invecchia

la tua età di vita mia rispecchia.

 

Succede che ora si è capovolto

il conto comincia dall’infinito

tu torni indietro e io il risvolto

di un cammino da Dio punito.

 

Ti prendo la mano a ogni gradino

ti dico aggrappati dove sono le scale

sotterri il seme nel mio giardino

coglierò in eterno dalla mano frale

il giglio profumato della tua essenza

che m’amerà anche di te senza.

 


***

 

Preghiera

 

Aspetto che cada la sera

per scrivere la mia preghiera

come per un recluso l’ora d’aria

paziente, silente, bonaria.

 

Dal cassetto estraggo una candela:

la sentinella di acquasantiera,

il pensiero confessa la loquela,

la penitenza si scioglie alla specchiera.

 

Un ronzio di peccati silenzioso

accende nell’oblia e lene melode

l’occhio della Vergine lagrimoso

e l’assoluzione di verità scomode.

 

Il mio sonno sorgivo di luce

beve un liturgico calice amaro,

le ferite con la penna scuce

è nel cuore martire uno sparo.

 

 

***

 

Suona a morto

 

Un’altra campana suona a morto

in questa valle dove tutto già tace

È il borgo del Signor ogni dì sorto

qui dove l’umile terra è già brace.

 

È un giorno tra mille il soffio

forte fedele amico sferza l’orlo

fumoso in cima policromo loffio

gira il tramonto e chiude il tuorlo.

 

Vibrante il silenzio si dilata

sui batacchi fiochi di porte

in viottoli di bruma gelata

su case di marsagliesi storte.

 

Murmure sanguigno nelle vene

crepita nel focolare ingabbiato

mitiga l’arnia febbrile di pene

ammutolisce il carbone snebbiato.

 

 

***

 

Zzz

 

Zzz il calabrone sul fico

Zzz l’ape sull’asfodelo

Zzz la mosca sullo sterco

Zzz la zanzara sul sangue

Zzz la libellula sul loto

Zzz il moscerino sul melo

Zzz il girino sull’acquitrino

Zzz il morto sulla bara.

 

Ché la vita è solo una gara.

 


***

 

Il giorno più lungo d’inverno

 

Fuma pensoso il camino

colla tavola apparecchiata

Adombra sul muro un lumino

vorace pupilla da l’invetriata.

 

Ottenebra la seta del cielo

Pensile s’una nube rugosa

Sale il fiato libra lo sgelo

Stormire di acqua fangosa.

 

Il giorno più lungo d’inverno

leva il brumir dell’alte case

dell’anno nel mese superno

dal colmigno grida invase.

 

Si stacca pioggia dalla pace

Trema l’aria. La voce tace.

 

(dalla silloge inedita Del Dolor non c'è Tristezza)

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                                                                SIMONE PRINCIPE

Simone Principe, da Isernia, è una voce poetica importante non solo molisana ma anche in ambito nazionale, avendo all’attivo già diverse pubblicazioni e collaborazioni di critica letteraria con importanti riviste nazionali. La sua poesia è caratterizzata da un verso lungo, dove il significato si adagia su un impianto piuttosto allusivo e metaforico, ricco comunque di una velata ironia. Ed è questo viticcio, sottile e arguta metafora dell’esistenza umana, il paradigma da cui si sviluppa poi l’intero dettato poetico del nostro giovane autore. Una poesia intelligente, originale, che sa proporre la schiettezza dei valori attraverso lo spessore della parola poetica.


Viticcio

 

Mi poti da te

come forbici tra il vigneto troncano le gemme duva

lo riconosco il secco schiocco

sono nel tralcio disgiunto

eppure sorretto da un viticcio

tu, gatto rosso nellerba aspetti che stacchi quellultima difesa

di un tralcio oramai senza più presa

così scricchiola ogni dispiaciuta ora

si attarda ogni chicco che in noi matura.

 

(da Il tutto che compone, Macabor 2026)

 

***


Involucro emarginato

 

Il corpo trafitto senza voce invoca aiuto

le lance aprono la scorza in cui riconoscersi

fuoriesce la disperazione, la paura di essere diversi

che non coagula e non rimargina.

Afferrare il vino del sacrificio, ubriacarsi della stessa pena

inginocchiarsi al cenacolo degli ultimi fra gli ultimi

riconoscersi nel sangue distillato

credere nella resurrezione dellaltro.

Ti ho offerto acqua dal calice del dispiacere

se dovessi cadere ad ogni frustata sulla tua strada

mi resterebbe solo da confidare nel cristo di carne tra la folla

che mi disseti per continuare a portare linvolucro emarginato.

 

(da Il tutto che compone, Macabor 2026)

 

***

 

Allocchi

 

È il rituale di chi si ama strapparsi di dosso l'altro

tremando nell'incavo delle sue intenzioni

da sentire il suono rotto di cocci di vetro

annodando un cappio alla coscienza.

Le lacrime si sciacquano con l'acqua: elemento per elemento

ed ecco che siamo: ferita e cura.

Non amiamoci nello stesso giorno degli allocchi.

 

***


Il presepe del pianeta

 

Il presepe da realizzare

è un po’ più grande di quello nelle chiese

o nelle case,

occorrono: legno, pietre, mattoni per le abitazioni;

carne, ossa, sangue per i corpi.

Paesi delusi, disperati

dove un bambino è al centro

di una mangiatoia bersagliata

sulla quale una greppia

ripone giochi mai avuti

una bocca di sorrisi,

non sarà mai re, né Dio, né ricordato,

ma solo sacrificato;

alla sua sinistra la madre

lo avvolge in una sindone come tante altre,

né santa, né vergine, Ma-donna

che non ha una collina su cui poterlo piangere;

alla sua destra non siede nessuno

il padre, il marito

in guerra porta la sua croce;

tutto attorno il fieno non profuma

i detriti puzzano di paura,

le bianche ali sono camici da indossare

per salvare una vita o per saperla lasciare andare.

La notte, non è mai luminosa

da poter guardare il cielo

tutto è rosso o è nero

e la scia che si vede passare

non è di una cometa

ma di bombe che smembrano la pace.

Il presepe da realizzare

è un pianeta libero, tanto bello

da non doverlo mai smontare.

 

(da L’età, Macabor 2024)

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ho provato ad ascoltarti stasera

ma avevi le labbra troppo lontane dal mio rumore

 

eri come macchia scura in un cielo di nebbia

o ghirigoro di sabbia informe nel deserto

 

ruscello di parole mormorate da una vetta

altissima

 

intuivo la tua pronunzia e il buono che

vi alitava nei dintorni

 

l’amore va e viene come un riflusso di marea

o come l’eco di narciso

ed io mi sono perso tra le sue spire

 

ho provato ad ascoltarti

ma ero dentro questa notte

imbalsamato nei falsi tepori

d’una terra avara di sogni

 

finché non verrà squarciato questo diaframma

il mio cielo resterà intonso

e inconcepibilmente distante

il tuo richiamo dal paradiso

 

(da Esercizio all’esistenza, puntoacapo, 2022)

 

Giuseppe Vetromile

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NOTE SUGLI AUTORI

 

Mariateresa Bari

Mariateresa Bari nasce a Monza nel '71 e vive a Palo del Colle. Laureata in violoncello, ha al suo attivo un’intensa attività concertistica. Insegna nella scuola secondaria ed è presidente della fondazione Vittorio Bari. Premiata in vari concorsi nazionali ed internazionali, ha pubblicato per la NeP ed. Intraverso, spiragli nell’essere e per la Secop edizioni, Sentieri le ferite. Presente nell’ antologia “L'isola di Gary”, ne "L'isola di Gary, paesaggi di guerra e di pace", nella raccolta Fili d'erba, nell’antologia di poesia contemporanea “Riflessi”, "Poeti da morire" e nell'enciclopedia di poesia contemporanea curata dalla fondazione Mario Luzi.

 

Floria Bufano

Floria Bufano è nata a Napoli, dove attualmente risiede. È laureata in Lingue e Letterature Straniere e Moderne, ed inoltre ha conseguito un’Alta Formazione in Lingue e tre Master.

Ha pubblicato nel 2025 con l’Editore La Valle del Tempo di Napoli, la raccolta In amore e in guerra. Precedentemente, nel 2023 ha pubblicato con la stessa casa editrice Poesie sull’insignificanza. Pensamenti in versi sull’amore, e nel 2024 Ialine Trasparenze, mentre con la casa editrice Apeiron ha pubblicato Agenda Nova MMXXII, Agenda Nova MMXXIII, Agenda Nova MMXXIV, Agenda Nova MMXXV, Agenda Nova MMXXVI, il racconto per bambini Un cassonetto a dieta e il racconto Scendo un momento giù.

 

Rossella de Magistris

Rosa Francesca de Magistris, per tutti Rossella, nasce in Calabria da madre calabrese e padre pugliese, dal 1989 vive in Molise. Dal 2010 pubblica poesie e racconti in varie antologie, dal 2021 scrive articoli, poesie e racconti nella pagina letteraria della rivista “Fortore”. Suoi sono i libri di versi e prosa: Uno spicchio di sole, In cammino, Tratturo, Sulle orme dei padri. Tanti sono i premi vinti in concorsi letterari nazionali ed internazionali. Il libro Tratturo è stato premiato al Concorso Letterario Internazionale “Città di Firenze – Ut pictura poesis” nel 2023 e nello stesso anno l'autrice vince il “Premio Adriatico” per la Poesia.

 

Laura Di Donna

Laura Di Donna nasce a Torre del Greco (NA) nel 1981. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Irpinia, torna a Napoli per gli studi di Ingegneria e si stabilisce nel territorio vesuviano con marito e figli. Progettista aeronautico, coltiva da sempre la passione per la lettura e più di recente per la scrittura in versi e in prosa. Ha pubblicato nel 2025 la sua prima silloge poetica Superficie di Scrittura con prefazione di G. Lauretano nella collana Altrove Poetico di Rossella Tempesta, Edizioni Altavilla. I suoi racconti brevi sono presenti in diverse antologie (I racconti di Partenope, Cartoline da Napoli e Cartoline dall’Italia a cura di D. Schisa, Perrone Editore; Taccuino Napoletano, AA.VV. Perrone Editore; Un racconto al giorno ed. 2022, ed. 2023, Roma, Perrone). Nel 2022 e nel 2023 è stata ospite del “Pietra Poesia Festival” di Pietravairano (CE). Partecipa attivamente alle iniziative di scrittura teatrale creativa di Officine Teatro San Carlo di Napoli.

 

Carmelina Di Iorio

Carmelina Di Iorio è nata a Lapio, in provincia di Avellino; è residente a Montemiletto (Av).

Tratteggi nascosti è stato pubblicato da Delta3 Edizioni nel 2025, in quanto opera terza classificata al Premio Nazionale "L'Inedito - sulle tracce del De Sanctis", XVII edizione, sezione poesia.

 

Cosima Di Tommaso

Cosima Di Tommaso (Puglia, 21 marzo 1965) è scrittrice, attrice e cantante. Per molti anni ha insegnato lettere nelle scuole superiori, promuovendo laboratori di scrittura e rappresentazioni teatrali con i suoi studenti. Parallelamente ha coltivato una profonda esperienza musicale e teatrale, formandosi con maestri quali Pietro Cimatti, Bruno Brancher, Adriano Iurissevich, Lee Brown e Guido Sodo.

Ha pubblicato Poesie e racconti (Lampi di Stampa, 2007) e Cantico per chi si ama (Il Sextante, 2010), tradotto in dodici lingue e spesso interpretato in scena. Ha scritto inoltre racconti, fiabe e collaborato con riviste e periodici, tra cui L’Eco delle Dolomiti. Come interprete ha preso parte a diversi progetti musicali, sia come solista che come corista.
Dal 2001 si dedica anche all’acquerello steineriano, studiando con Fiorenza De Angelis, Gabriela Sutter e Stefano Signorin. Oggi conduce una vita più riservata, dedicata allo studio e alla ricerca interiore.

 

Maria Laterza

Nata a Bari nel 1975, è autrice della silloge poetica Alla Musa, pubblicata dalla casa editrice Aletti, contenente poesie dedicate alla donna, alla sua fragilità e bellezza. Donna che con la sua poesia trova nel creato l’interlocutore perfetto e autore di un’arte suprema; le poesie sono accompagnate da intermezzi musicali inediti per violino composti dal Maestro Walter Folliero, creando un unico ed emozionante dialogo.

Ha scritto anche un racconto dal titolo La Mia Gatta per adulti e bambini, selezionato e pubblicato dalla Rudis Edizioni e presentato alla Fiera Internazionale del libro di Francoforte. Nel 2026 la poesia dal titolo Il Buio viene selezionata e pubblicata nell’antologia per il XVII concorso “Il Federiciano Selezione il Paese della Poesia” della Casa Editrice Aletti.

Partecipa a diversi incontri culturali mostrando grande interesse per l’arte in tutte le sue svariate forme. Il libro Alla Musa viene presentato nel Maggio del 2023 presso la Sala Mostre del Comune di Triggiano, dal professore Franco Leone (poeta e critico d’arte, massimo esperto della pittura del Caravaggio) che affianca alle poesie dell’autrice alcuni dipinti del Caravaggio e di Van Gogh, unendo così le tre arti poesia-musica-pittura.  

 

Annachiara Marangoni

Annachiara Marangoni, veronese, dirige in Trentino una struttura riabilitativa per giovani con autismo. Fa parte del movimento poetico del Realismo Terminale (RT) fondato dal poeta Guido Oldani. Già autrice nel 2013 delle raccolte poetiche Nerooro e nel 2019 Il corpo folle, collana I Gigli, editi da Montedit (Mi), nel 2025 per le edizioni La Vita Felice di Milano, collana Agape, pubblica il volume di poesia R.T. Sbiancante, prefato da Guido Oldani. Coautrice con Fabio Sebastiani del volume AI Il cappio alla parola, 2026, Arsenio Edizioni, prefazione di Guido Oldani. Ha pubblicato nel 2021 per l’editore Aletti una plaquette R.T. raccolta nel volume “Enciclopedia dei Poeti Contemporanei”. Presente nell’antologia R.T. “Nascondere Nagasaki”, editore U. Mursia, 2021, curata da Beppe Mariano e nell’antologia R.T. del 2022 “Il gommone forato”, edito da Puntoacapo. Presente nelle antologie italo - polacche "Inter Amicos”, Dobrota, Polonia, 2023 e “Panta Rei” 2025 curate da Izabella Teresa Kostka. Partecipa alla realizzazione dell’antologia “Il buio della ragione”, a cura di Vito Davoli e Marco Cinque, 2025. Nel 2024 con la casa editrice Pulcinoelefante, ha pubblicato Chalet, contenuto nel caratteristico “libretto” di poesia. Presente in numerose riviste di letteratura italiane e straniere con articoli e poesie.

 

Gelsomina Perilli

Gelsomina Perilli è nata in provincia di Potenza nel 1979 e vissuta a Varese fino al 2024. Nel 2010 è uscita la sua prima raccolta di poesie La vita a piccole dosi a cui è seguita nel 2016 Sui miei passi in-versi (Premio Internazionale Città di Cattolica Pegasus Literary Awards, Premio Salvatore Quasimodo e Premio Internazionale Il Federiciano per Booksprint editore). Nel 2020 pubblica Parola? Presente! (aforismi) e nel 2021 Calligrammi (finalista alla Biennale di Letteratura di Sondrio e al Premio De Lorenzo) con Monetti Editore. Di saggistica ha pubblicato Tra ombra e luce …tra innamoramento e amore (2002). Suoi testi sono apparsi su portali di informazione e cultura come Fatti Italiani, Varese News, Basilicata 24, Agoravox, Onda Lucana, Iris e Peripo Travel, Poeti e Poesia e su antologie e riviste di Italian Poetry, Universum Basilicata, Orizzonti, Arte e Poesia, Biennale Milano Art Meeting, Transiti Poetici. Nel 2026 la silloge inedita Del dolor non c’è tristezza arriva in finale al Premio Nabokov XX Edizione e al Premio Ginestra di Firenze. I suoi aforismi sono stati selezionati al premio Internazionale di Filosofia e saranno pubblicati da Ladolfi Editore nell’Antologia Le Figure del Pensiero per l’Edizione 2026.

 

Simone Principe

Simone Principe è nato nel 1998 ad Isernia. Si è laureato presso l’Università Mercatorum in Comunicazione e multimedialità. Ha pubblicato recensioni sulla rivista Il sarto di Ulm della Macabor e su vari blog letterari. In poesia ha pubblicato le raccolte: Aria pulita al risveglio (Edizioni Eva); Eremo del secolo (Ali Ribelli Edizioni); L’età (Macabor); Il tutto che compone (Macabor). In prosa ha pubblicato la raccolta di racconti Lungo la foce delle parole (Ali Ribelli Edizioni). È arrivato finalista al Premio Rudy De Cadaval; secondo classificato al Premio Nazionale di Poesia “Il Presepe”; terzo classificato al Premio “Angelo Manuali”, con la raccolta di poesie L’età.

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5 maggio 2026

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