Le Antologie Poetiche Virtuali sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti volumi dedicati a particolari ambiti poetici (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.

lunedì 12 luglio 2021

VOLUME XXVIII

 


Introduzione

 

La poesia sorge spontanea o può, a volte, essere stimolata, suggerita, diciamo pure in modo “forzato”, da immagini esterne, situazioni varie, fatti, accadimenti? Mi sorge sovente questo dubbio, in quanto in più di un’occasione, nel corso della mia vita soprattutto lavorativa, mi è capitato di ricevere “richieste” da parte di amici e colleghi, di “scrivere” qualcosa di carino e di “poetico” per lui che si deve sposare, per l’altro che deve andare in pensione, per quell’altro che ha da festeggiare la prima comunione del figlio. Per non dire di no, me la cavavo con un semplice acrostico o poche righe di dedica ampollosa e piena di termini “poetici”… Ahimé, povera poesia! Lo facevo comunque, per compiacere i compagni, e mentre mi sforzavo a elaborare il fatidico acrostico, pensavo al povero Leopardi, il quale si ribellava decisamente a simili melensaggini. E d’altra parte, mi è capitato ultimamente di essere tra i curatori di un’antologia bellissima e particolarmente interessante, nella quale gli autori hanno elaborato i loro testi “ispirandosi” alle fotografie di un esperto artista fotografo, poeta anche lui. Questo esperimento non è certamente isolato e unico nel suo genere: l’abbinamento “poesia – quadro” o “poesia – fotografia”, e forse qualche volta anche “poesia – scultura”, non è affatto nuovo.

Ma cosa succede in questi casi? La contaminazione della poesia da elementi esterni ad essa, è in un solo senso: è il poeta, generalmente, ad ispirarsi guardando il quadro, la foto, la scultura, e non viceversa. È il poeta ad “affacciarsi” su quel panorama, dipinto o rappresentato in un certo modo, per sorbirne colori, calori, luci, prospettive, profondità, allusioni, emozioni, ricostruendo poi con i propri versi una storia parallela, un pensiero o un progetto, una memoria, che prende abbrivio da quella immagine e che va riproponendosi di nuovo ma con caratteristiche e intenti non necessariamente simili: la foto di un palazzo potrà ispirare uno scritto sul sociale, sulla famiglia, sulla vita in città, ma anche potrà far emergere un ricordo, un aneddoto, eccetera. Sarà la bontà del poeta a far sì che la “traduzione” dell’immagine della foto o del quadro, assumi spessore e significanze altre, liberandosi in un certo qual modo da una contaminazione stretta e univoca; la capacità (anche tecnica) del poeta deve far sì che il suo prodotto, nato dall’”ispirazione” del quadro o della foto, diventi quanto più veritiero, schietto, filtrato e decantato dall’oggetto dell’ispirazione: insomma, deve divenire, il testo poetico, qualcosa che, sì, si riferisca (anche lontanamente) al soggetto ispirante, ma che sia vivo di vita propria, che voglia dire qualcosa di nuovo e di altro, che vada al di là, che faccia intendere altre ombre, altre luci, altri colori e spessori, altri umori…

Si tratta dunque, in buona misura, di un “esercizio”: un esercizio mentale ed emotivo che, in fin dei conti, anche se è stato imposto, può far bene alla pratica di scrittura in versi da parte del poeta; un suggerimento a trovare nel soggetto ispirante un riflesso del proprio mondo intimo, del proprio modo di vedere le cose, un incoraggiamento a scavare in profondità, a ostinarsi con coraggio a rimettere in versi emozioni e suggestioni che possano “solleticare” l’intuito poetico dell’autore. Tecnica, dunque, solo tecnica: perché l’ispirazione non è stata spontanea, la scrittura in versi non ha fatto parte di un progetto complessivo nato autonomamente, ma è stata, per così dire, “esterna”. Ma se la poesia risultante da questa operazione è buona, è significativa, rispetta i canoni che ogni poesia di qualità deve avere, in ogni modo la cosa è accettabile.

Non sappiamo se i dieci Autori di questo volume, che ringrazio di cuore per la preziosa adesione, si siano “ispirati” a quadri o ad altri oggetti esterni per scrivere i loro testi. Di sicuro però posso garantire, a mio modesto giudizio, che il risultato è evidentemente ottimo!

Buona lettura!


Giuseppe Vetromile

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                                                     ALESSIA BRONICO



Si affida alla potenza evocativa della parola, frammentata nel verso, illuminata da luci improvvise, Alessia Bronico, insegnante di origini abruzzesi, esperta in canto ma, contemporaneamente, impegnata nell’ambito letterario e poetico, avendo già prodotto due interessanti sillogi con importanti editori. Una poesia dunque immediata, che rispecchia momenti di vita quotidiana fugaci ma intensi, e che si sofferma su particolari anche minimi che, grazie al suo dire schietto e puntuale, assumono spessore di significato.


Vesti di regolìzia

Vicoli di liquirizia
gente lingua vicina
il bianco in terra
spiaggia genitrice
nella mia testa.
Poi la corsa,
l’armatura pesava.
Brigliadoro passo stanco,
riposerà.

Ferma, gambe parallele
un soffio
per le mie vesti leggere.

Coriandoli, tutti bianchi,
volavano via, avevi stracciato
una bugia santa
tu guardavi senza tempo
il percorso del tempo.

La regolìzia portava sempre la pioggia,
io sapevo ed ero felice.

 

***


Aprile

Un fratino lascia orme svelte
sulla sabbia d’aprile,
ramoscelli sparsi
logorati dalla marea,
reti umide d’alba.
La pineta profuma le vertebre,
leviga arcana Felicità.

Sette gradini
assolati
testimoni dei nostri passi
tardi, da dilatare il tempo.
Sguardi cauti.

Ho scritto un numero,
disegnato un cerchio,
stropicciato i fogli,
alzato la mano contro il sole,
percorso a ritroso i gradini
assolati
contando alla rovescia noi.

(da L’abito della Felicità, LietoColle, 2016)


***


Ral 9010*: In serra

Conquistata l'abitudine
a matrimoneggiare,
monogami impegnati,
arroganti cesti di frutta
fuori stagione,
umani sentimentali
coltivati in serra.
Finché la vita non separerà
il giuramento barattato
per un sacchetto di lavanda
depositato tra vestiti
piegati e messi in
cromia nell'armadio.
Sposami.
Appendimi inamidata
tra le camicie bianche
e i quadretti piccoli
perfetti la domenica mattina
d'autunno e castagne.
Debelliamo l'istinto
poligamico, non animali,
nessuna poliandria
a prendere il controllo.
Il velo appeso ai capelli
trascinava filosofia di pensieri
lungo la navata.
Tichettachettichettache:
passi svelti, pioggia
di buon auspicio
eppure il papillon
soffocava l'amore.

*RAL 9010: bianco puro

(da Un dio Giallo, LietoColle, 2018)

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                                                               ANTONIETTA CIANCI


Di origini napoletane, Antonietta Cianci coltiva la poesia fin da piccola, riuscendo infine a pubblicare recentemente un’interessante raccolta poetica con Transeuropa. La nostalgia è il tema dominante delle sue liriche, una nostalgia però ben gestita e tramutata in versi che narrano di storie, di aneddoti, di memorie, e che riportano al lettore immagini vive di luoghi e di terre natie. Il verso è dolce, armonioso, niente affatto ovvio dato il tema del nostos, anzi l’originalità del suo dire poetico indora di nuova luce e di nuovi colori il mondo dei luoghi e dei ricordi in esso riproposto.



Vorrei insegnarti
ciò che il limite del tuo sguardo
impedisce:
i toni del mio umore
quando l’azzurro
pian piano si addensa
nel blu notte
e incupisce
o quando il rosso digrada
in arancio
e intiepidisce in giallo.

E quando i miei colori
ti diventano chiari
prendimi per mano
e portami al riparo.
Portami a Napoli
in mezzo alla gente
tra l’umanità più calda e più vera
portami a Miseno
di notte
a guardare il golfo
e parlami di Ischia.
E appena le luci dell’alba
mi rischiarano il volto stanco,
andiamo via
portami a sentire l’odore del tufo
e della terra dura sul Vesuvio.
E salvami.
Salva i miei colori più belli
tienili con te
tienili per me.


***


È tempo di silenzio
degli occhi pieni di lacrime
e della testa alta.
È tempo di letture
di dipingere
di scrivere.
Per non soffocare.
È tempo di aspettare
che passi o che faccia meno male.
È tempo di pulire
la casa
la rubrica
gli interstizi tra anima e cuore
lì dove la scoria del dolore è più ostinata.
Riposando,
con calma con pazienza
preparo il tempo nuovo,
la fioritura del mio ciliegio.


***

Non è tanto diversa un’alba
da un tramonto
il principio e la fine
confinanti e legati
le luci e i colori
che riscaldano
e portano pace.

E oggi che cammino
tra le pieghe dell’età adulta
in questa crisi della quarantina
passando per luoghi che non mi fermano
e tempi
che sfuggono e non combaciano
non so se sia alba
o tramonto
il vivere dolorante

ma nelle mattine di agosto
silenziose e sonnolenti
seduta sui balconi della mia infanzia
io mi ricordo
chi sono.
Alba e tramonto insieme.


(da Radici, Transeuropa edizioni/Nuova poetica 3.0)

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                                                                      ANNA CIUFO


Artista e pittrice molto apprezzata, la salernitana Anna Ciufo frequenta da tempo il mondo letterario e poetico con altrettanto impegno, dedizione e competenza. Con all’attivo diverse pubblicazioni di raccolte poetiche, è presente in molte antologie che le hanno dedicato ampi spazi e critiche lusinghiere. La sua è una poesia intensa, articolata, colta, che prevalentemente si rifà a immagini esterne ma con lacerti riflessivi sulla realtà che ci circonda, sul tempo che trascorre inarrestabile, sul senso dell’esistenza.


Giorni

Questi banali giorni
senza desinenze né accenti,
errate consecutio temporum,
assenza di punteggiatura
che renda il fiato;
corsi deviati, errati.
Sgrammaticati giorni!

(da Il timore accigliato delle pause)


***


Oltre il limite

Nella frangia di un tappeto
è il tentativo
- e nelle dita estreme
di una chenzia -
di evitare il compimento.
Allungarsi frugando
oltre i margini spugnosi
della vita.

(da Il timore accigliato delle pause)


***

Uno sguardo

Di fissità sfatta
fradicio sguardo dalla foto, fossa
d’inciampo che sfida, infosca,
effusione celata,
affiorata per afforcarsi al cuore,
lenza di fuoco che s’affretta a aggelare,
allungare distanze.
Abile sguardo aggrondato,
calamita o calappio, uccello cantaiolo
che si ammuta nell’ombra. Ambra
brandita e imbrigliata,
bruscolo e roccia.
Occhi di fuoco spento, fuoco
acceso negli occhi.

(dall’Antologia Le strade della poesia - Il fuoco)


***


La sosta

Reciprocamente ci abitiamo
trafitti in luoghi già noti,
cuciti con parole inconciliabili
al più vicino eterno,
esposti alla stessa luce,
sulla stessa porta.
Stanotte la salvezza è un sudario leggero,
la voce sguaiata che dal fango
si tramuta in canto,
boccone d’inferno fuso.
Se non fosse così tardi!
Attenderemmo un lampo salvifico,
un incendio,
fino a vedere ogni strazio farsi albume.
Qui, rinunciando ad ogni terraferma,
sostiamo dimenandoci,
pesci al rezzaglio.

(dall’Antologia Il nettare e la musa)


***

L’indomita parola

Insinuante, non ancora domata, la parola,
infeltrita, trasformata per innesto,
manomessa, sconciata,
sghemba e impastata,
rattoppata.
Sostanza, la parola, carne e sangue,
mano che accorda lo strumento
che incanta e pure stecca,
e carezza, e violenta,
segna sul diagramma del fiato
un passo sincopato.
Necessita, la parola, di uno stretto rigore
forgiato sullo spiedo del giorno,
rinfocola pentagrammi fossili,
acconti di una sonorità graffiata.
Soccorre, la parola, e mai ci dice
dove vorremmo essere domani.

(dall’Antologia Il nettare e la musa)


***


La meta

Il camminare stento
avrà una meta, un giorno.
Raggiungerò il labile recinto
delle voci.
Mi stenderò prona, il viso accostato
alle spugnose zolle,
lavorerò le nostre solitudini
incrociate.

(da Katana)

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                                                                 AGNESE COPPOLA


Molto attiva e impegnata in ambito letterario, la poetessa Agnese Coppola, originaria di Nola ma residente nel milanese dove svolge la sua professione di insegnante, ha già raggiunto da poco tempo vette significative in poesia, con significative e apprezzate raccolte poetiche, pubblicate con importanti editori, come Puntoacapo e La Vita Felice. La sua linea poetica si fonda essenzialmente sul dialogo, con versi quasi epigrammatici, che cercano la sintesi e l’essenzialità del dire, con un impeto ben misurato e costruttivo. Una poesia limpida, giovanile, schietta.


Il segreto delle mani


Mani di Norma

È rossa la giovinezza
che scivola tra le mani
di un domani.
Tu chiamami ancora,
aprirò i pugni
sarò velo e fisarmonica
tra le tue braccia.


Mani di Cristina

Non parlare!
Le parole sono croste
e io sono altrove.
Se mi cerchi mimetizzo
anche l’ultimo sorso di cuore.
Se trovi
è tra le mani
L’ultima consonante
del tuo nome.


Le mani di Paola

Lascia un segno
sulle labbra e poi muori
come una foglia sotto i tacchi

accartocciato al pensiero
è un ruscello impazzito
che corre tra le braccia.

L’autunno non è la mia stagione
i giorni si staccano e sono foglie
sull’asfalto del tempo.

Si scrivono segreti
e la pioggia nell’incontro
sussurra peccati

E gocciola l’estate dagli armadi
dalle gambe ho ereditato
poemi d’amore.


***


Trittico sui capelli



I

Ci facciamo solo del male!
Ho tirato i capelli, urlano
si chiariscono per la confusione
si confondono con le mani
con i piaceri, con le carezze
con le incertezze, con tutto quello
che un tempo ha reso vulnerabili.
Torna ed io non so che cosa dire.
La bambina si è fermata sulle scale.


II

E le vene disegnano
fiumi, se vuoi, posso rimanere
coltiverò le dita tra i capelli
ti insegnerò a danzare con la pace.
Con il tempo imparerai
le foglie sono pronte
tu lasciati cadere
tu lascia precipitare
i capelli sulla nuca.
Senti! Il freddo si schianta
e il vuoto si riproduce.


III

Torna, si riduce il confine
Non è mai stata così intima la parola.

Vivo, è piccolo lo spazio.

Troppi gli oggetti, lo spazio, niente
al suo posto, solo le mani incollate
ai capelli e intreccio e intreccio
e aspetto che ci sia ritorno.

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                                                          ANNA MARIA ERCILLI


Da Trento, ma di origini liguri, la poetessa e scrittrice Anna Maria Ercilli ci fa dono di queste liriche che comprovano la sua grande maturità poetica, avendo all’attivo diverse sillogi pubblicate e un’attività letteraria molto intensa, integrata anche dalla passione per la fotografia. La sua linea poetica si basa essenzialmente sulla memoria: i luoghi e gli stati d’animo, il riemergere nostalgico dei ricordi e dei gesti, si susseguono in quadri dolci e armoniosi, con versi di elevato lirismo.


Piccole lame

Il giro dei nidi
Il capanno delle sere contate
sulla collina

Il letto sfatto tra le mura
d'una stanza

Chi parla di tempeste
della polvere sollevata
della nebbia sui porti

Chi si nasconde
nel giro dei nidi

I vuoti giacigli dei ragazzi
senza più tempo – memoria –
le mani sul tavolo
dei semprevivi

I minuti ritmici affondano
piccole lame
Il lago accoglie tonfi
di sasso.

(da Piccole lame, ed. Ibiskos, 1990)


***

Imparo segni

Imparo, ogni giorno imparo
dalle cose inanimate, la forma
il colore
dalle tue parole prima d'uscire
un forse o arrivederci
dal respiro del cane imparo
il ritmo fedele
dalla sconosciuta presenza
lo stupore
imparo a raccogliere segni
umani
disegni ampi del cammino
iniziato l'altro ieri
da ombre animate d'aria, imparo
il movimento
la pazienza raccoglie semi
del giorno dopo
rammento pause disperanti
guardo e imparo
rispetto agli astri un breve
spostamento
luce nel rumore dell'universo.

(da Orlo blu, youcanprint, 2017)


***


La riga

Un solo segno una riga
senza regole e padroni
un sentiero sulla pagina
sfiora arbusti di china
e paludi di tempera
frazioni di tracciato
senza intoppi
raggira tronchi di ogni
forma, sfiora stivali
dei guardaboschi

terra di rusco, ribes, ruta
tracce di volpi
il verso alto della poiana

traccia la riga un solco
petroso, di qua libero
e aperto lo spazio
verdazzurro del bosco.

(inedito)


***

Così poco

I pensieri precedono le parole
ancora rincorrono spazi
vedo parti di cielo, lune di ieri
e poche altre cose sospese, forse
semi alati di un giardino murato
Non rattristarti ci resta così poco
per incontrarci - un poco di tutto
non abbiamo pace.

(da iPoet, LietoColle, 2018)

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                                                                  TONIA ORLANDO

Tonia Orlando, da Lanciano, è poetessa e scrittrice affermata, con all’attivo diverse importanti pubblicazioni. Molto impegnata nel sociale, organizza eventi letterari e di carattere storico, grazie anche alla sua grande esperienza e competenza di giornalista. Propone qui alcuni testi tratti dalle sue recenti pubblicazioni, dove emerge evidente la sua linea poetica caratterizzata prevalentemente da tematiche sociali, in particolare del mondo femminile e infantile. La sua poesia è affabulante, ben supportata da versi dotati di pregevole cadenza ritmica.


Il silenzio delle
donne


Il silenzio delle donne
è bagnato da acqua benedetta.
È pietra levigata al profumo di
ciclamino, biscotto e violetta.
Il silenzio delle donne è un fatto privato,
è trepidazione per lenire un dolore,
è dubbio, paura,
è preghiera fatta con il corpo e l'anima.
È coraggio, mistero,
è abbandono, fuga,
senza una precisa meta.
Il silenzio delle donne è un sorriso tra
calcinacci e rottami,
è una mezza verità appena sussurrata,
un inquietante pensiero,
è ombra latitante in una macchia di nero.
Il silenzio delle donne è un'alba rosata,
è un nuovo giorno in una riposta, tenace speranza.

(da Sotto un cielo di miele, Tabula Fati, 2017)


***

Ad un bambino

Casomai dovessi incontrarti là,
fosse anche domattina,
tra le pieghe di un libro,
o pagine di storie inventate e poi sbiadite,
dimenticate,
mi accosterei adagio e con dolcezza, ti accarezzerei.

Chiamerei in aiuto una lumaca
perché mi facesse da carretto,
una squadra di formiche rosse
per scavare fondamenta e poi costruire un tetto.
Ti tappezzerei la stanza di petali di fiori,
muschio, sassolini brillanti,
foglie d'autunno.

Ti cucirei cappuccetti di ermellino,
abiti di raso con scarpette di seta,
dipingerei alberi in fiore
nella brezza della primavera,
farei trillare soporosi carillon
al volo di una fantastica chimera.

Riderei per lo zucchero filato
rimasto appiccicato sul tuo naso,
ti offrirei l'allegria di gnomi e folletti
accompagnati da dolcissimi angioletti.

Ti porterei al circo
dove uscirebbero conigli dal cilindro,
viaggeremmo su vagoni variopinti
fra un guizzar di riflessi e
una pioggia di luminose scintille.

Mi incanteresti con la tua risata,
mentre ti specchi in una goccia di rugiada.
Per te accenderei nel bosco
lucciole e fiammelle,
ti scalderei le manine e la faccia paffutelle.
Inventeremmo ogni giorno un gioco
ma i più belli resterebbero sempre la corsa e il volo.

E così voleremmo, voleremmo,
finché arriverebbe la sera
e in cielo si vedrebbe la prima stella.

Più tardi scenderebbe un gran silenzio,
la quiete cullerebbe ogni nido, ogni tana,
ogni anfratto, ogni piccolissima casetta.
Il picchio, il ghiro, lo scoiattolo, la farfalla,
nel bosco scuro, stanchi ed esausti,
sognerebbero come te e
in un leggero dondolio del vento,
dolcemente si addormenterebbero.

(da Sotto un cielo di miele, Tabula Fati, 2017)


***


Festa

Giorno di festa,
c'è silenzio nell'aria sospesa.
Lusinghiera inerzia, appartata, tacita,
senza alcun rumore,
strizza l'occhio al placido mattino
e senza parole
sorride bonaria alla vita.

(da Il mio tempo, Tracce, 2019)

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                                                         ALESSANDRA PENNETTA


Da Padova, la poetessa Alessandra Pennetta ci propone questi testi brevi ma intensi, dove è evidente il discorso arguto, psicologico, costruito con giochi di parole che denotano già una buona maturità poetica, nonostante l’inizio piuttosto recente della sua attività letteraria. Inserita in prestigiose riviste online e vincitrice di numerosi premi, la sua poesia prende una linea diretta, schietta, basata sull’essenzialità della parola. Le tematiche riguardano prevalentemente il rapporto di coppia, e vengono espresse con doppi sensi non privi di un certo velato e delicato erotismo.


Rosa bella e malvagia

Rosa resa esperta dalle spine a ferire
Mi buchi un dito
me ne buchi cinque
me ne buchi dieci
Rosa bella e malvagia
non so più come prenderti

(inedita)


***


Sei passata per il giardino

Due guance rosse sul tavolo
acqua e foglie
una spina nel labbro
sei passata per il giardino
Ti ho lasciato la porta aperta
ma tu sei entrata
come un uccello
rosso e bianco
dalla finestra

(inedita)


***


Imeros

Mi hai ubriacato
tu, proprio tu
che a tavola bevi solo acqua
con le tue guance rosse
i tuoi capelli rossi
i tuoi occhi rossi
la tua lingua rossa
Nella tua bocca astemia
ho messo un chicco d'uva rossa
e sei diventata vite

(inedita)


***

Nomi

Lo specchio ci ha visti - diceva lui -
Ma non eravamo noi
erano le nostre fantasie
Lui non voleva che ci chiamassimo per nome
allora ci chiamavamo corpi
Ma io ho inciso i nostri nomi
sulle nostre lingue

(edita su L'Altro Femminile e su Radura Poetica)


***

La cena

Lei ha fame e
la bocca spalancata
Cammina su di lui
che non protesta
Lui le ha preparato la cena

Lei ha una finestra scura
senza tende
Lui ha
un candeliere, il fuoco dentro e
un'adorazione per lei

(edita su L'Altro Femminile)


***


Stanza rossa

Stanza rossa
Cielo nero

Passione rossa
Pioggia
Temporale estivo
Fragore liquido
Vetri chiusi
Sudore

Pelle di carta
Segni vari
Rami battenti
Vetri rotti
Verghe
Nudità

Baci
Rumori sparsi
I vicini che ascoltano

(edita su L'Altro Femminile)

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                                                                 FILIPPO RAVIZZA


Filippo Ravizza, milenese, è una voce importante nel panorama letterario italiano contemporaneo. Poeta, saggista, critico letterario, curatore e organizzatore di eventi e convegni in ambito storico e letterario, ha all’attivo diverse pubblicazioni con case editrici di rilievo. La sua poesia, come si evince dai brani seguenti, si caratterizza da una robusta linea filosofica, soffermandosi sugli aspetti delle cose e delle situazioni, e sul vissuto, “fotografati” con perspicacia e laboriosa ricerca interiore, per offrire spunti di riflessioni davvero rilevanti.



La quiete del mistero

Mi leggono alberi mi portano alle case
ai vicini giardini dell'inizio primi
passi e anni e grida oltre gli angoli
primi slanci plananti nelle volute degli
incontri di questo ventunesimo secolo...
viaggio dentro al tempo che ci è dato
che chiamano vita senza saperla guardare
slittante via da noi che neppure sappiamo
capire se esiste o non esiste scommessa
di cui non si conosce posta fiore dell'esserci...
diranno altri poi di noi... anche loro ci sono
stati anche loro hanno scritto poesie o eretto
alti ponti su quei grandi fiumi che portano
nel mare oceano tutto il luccichio
e la quiete del mistero.

(da Nel secolo fragile, La Vita Felice, Milano, 2014)



***


Atteso

Sono sempre state sole,
uguali, le strisce di sole
sul mare, mai hanno
sentito scorrere correnti
come turbini e canali d'acqua,
immani boati silenziosi, torrenti
d'aria senza aria nei cunicoli,
nelle galassie, nelle vesti ingiallite,
in tutto ciò in cui si forma e si disfa
si presenta e si assenta il tempo...
Siamo sempre stati soli, uguali
noi... strisce infinite di sole sul mare
noi, dall'inizio del tempo ad oggi,
noi e tutti quelli che verranno, strisce
di sole sull'acqua, nel bene e nel tremore
gettati in te tempo, soli senza averti mai
incontrato veramente... sciolti come
si scioglie un ricordo mai veramente
celebrato, mai veramente atteso.

(da Nel secolo fragile, La Vita Felice, Milano, 2014)


***

Lo sguardo lampeggiante

L'avete visto? È successo è lì anche fra voi
lo sguardo? All'ora che monta l'inquietudine
di voi guardando vecchie fotografie nello
sguardo ancora lampeggiante di chi
da cento anni è morto e vi parla dalla
misteriosa dimora del niente
se lui guarda l'obiettivo c'è ancora
la vita che ci fu palpita nei suoi occhi
e dice: è adesso il tuo destino
è adesso accoglilo accoglilo sempre
esisti veramente fallo fallo
prima che venga anche per te l'eterna
l'orrida sequenza: il nulla che ti
chiamerà ti scioglierà nel niente.

(da La coscienza del tempo, La Vita Felice, Milano, 2017)


***

Hegel

Sulle alzate carezze le paratie
del mondo, le spalle alate invece
qui, dove hai potuto pensare toccando
la terra di essere dentro, stare
stare dentro le cose, essere loro,
parlare di tutti a tutti avanzare
un poco di Storia collettiva quasi
memoria, un'illusione solo amata:
che si potesse toccare, sì toccare,
spingere un poco almeno più
in là l'idea, l'esperienza terribile,
vera, della totalità.

(da La coscienza del tempo, La Vita Felice, Milano, 2017)


***

La forza dei trent'anni

Io ti chiedevo – ricordi? – la gonna
più corta tra le tue le mani mie
furtive sulle tue ginocchia
splendeva il mare il giorno sulle spiagge
diverse da quelle panchine su cui
sedevamo soli splendeva la forza
dei trent'anni cadevano gli affanni
a poco a poco: appena si poteva
salivano le mani cercavano
un più alto calore la gloria il valore.

(da Nel tremore degli anni, Puntoacapo Editore, 2020)

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                                                                 EMANUELA RIZZO



Emanuela Rizzo, di origini leccesi, essendo nata a Galatina, trasferitasi successivamente a Parma, è poetessa sensibile e preparata. Impegnata nell’organizzare eventi letterari di spessore, figura in molte riviste online di settore con diverse sue liriche. È in preparazione una sua prima raccolta. Qui nei brani che propone risalta subito evidente la sua forza vitale, la sua grande vena poetica che tocca tematiche delicate e commoventi: la memoria, il ricordo di un familiare scomparso, forse un genitore, ma è il ricordo struggente a darle la forza di negare ogni negatività del carattere umano, e di sorridere a un futuro solare, colmo di buoni auspici.



Anche tu nel sogno

La tristezza
è una porta,
un corridoio
lungo fatto di volti.
Non credevo
che un giorno
anche tu mi avresti
accarezzato in sogno
come quelli
che se ne vanno
per non tornare più.
Questa notte
tu vivo tra i morti
eri in coda
per porgermi
una carezza.
In sogno
ho stretto tra le mani
il tuo ricordo,
un bacio
colmo di lacrime
si è posato
sulla pergamena
sgualcita
dei miei sogni
colmi d'amore.



***


I passi

Quel camminare lento
nel corridoio,
quello veloce del mattino,
quello mio, a volte stanco,
quello tuo,
che non ero capace di
prevedere.
Ho trascorso una vita
concentrandomi sui passi,
sempre pervasa dall'emozione
di incontrare nuovamente
i volti,
il cui sorriso
avrebbe ridato luce
al mio cuore.
Sono passati gli anni
e attendo ancora i passi,
ogni piccolo dettaglio amo
di chi regna nel mio cuore!



***


Mentre il sole mi acceca

Odio le canzoni tristi,
i paesaggi malinconici,
le ansie inutili,
le poesie strazianti,
i discorsi ermetici,
i cuori di superficie,
ogni distratta cicatrice.
Odio quell'amarezza
che il cuore mi spezza
o almeno ci prova,
quella inutile lentezza
di chi non ama la vita
e aspetta e aspetta.
Odio i superbi, gli ipocriti
tutti quelli che sono ostaggio
di qualcosa,
quelli che non si fermano
a contemplare la natura
bella e rigogliosa.
Voglio il sole, l'arcobaleno,
le musiche gioiose,
I prati fioriti,
la bellezza che esplode,
il suono della banda
mentre il sole mi acceca!


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                                                                  STEFANO VITALE


Stefano Vitale, da Torino, ha un’intensa attività poetica, con svariate pubblicazioni e cure di blog e siti letterari importanti. La centralità storica e filosofica dell’uomo nel tempo e nella natura, è la linea poetica fondamentale che traspare nelle sue composizioni, come si può facilmente evincere dai brani qui proposti. È una ricerca approfondita e colta, quella di Stefano Vitale, sulla vera essenza dell’uomo, in un mondo variegato e distratto. Un forte desiderio di rinascita “classica” pervade il verso fluido ma non privo di una certa solennità.



Il mattino non ci aspetta
e noi dietro a tentare
di guadagnare tempo
per nascondere quel che
abbiamo perduto
scoprire una radura
nel calmo ripiegare
dell’ora spesa a camminare
senza meta né memoria
a riordinare le carte
ed i libri come prima
d’una partenza
eppure siamo già in viaggio
sul klinamen del giorno
servito su di un piatto di nuvole
specchio della impercettibile
variazione di noi:
niente rinasce davvero
neppure il giorno
pura deformazione irreversibile
traversata dell’immobile divenire:
eleaticità è la regola
senza elasticità.
Intanto è chiaro che senza di noi
le nuvole non sognano.

(da La traversata della notte, Joker Edizioni, 2007)


***

Lavorare per sottrazione
per reggere l’urto malato delle cose
tranches de nature
per coglierle in bilico sul baratro
dell’esistere
nell’esitazione impetuosa dell’impressionistico
tremolio della luce
dove appaiono e scompaiono
le nostre rughe improvvise
i capelli radi e spettinati
l’aria di vetro e la memoria
ferita da cui entriamo ed usciamo
notte che genera ed uccide
liturgia instancabile del vivere
tra i cocci e gli sterpi bruciati
che pure ci sostiene
e ci allerta
con l’ombra materna del dubbio
che ripete sommessa:
“prend garde à la douceur des choses”.

(da Il retro delle cose, Puntoacapo, 2012)


***


Ridurre il campo visivo
alla coda dell’occhio
per meglio vedere ciò che resta nascosto
allo sguardo troppo sicuro.
Non si tratta di fare miracoli
bastano vecchie scatole di latta
ritagli di giornale, piccole conchiglie
vetri di bottiglia levigati dal mare.
Non c’è fretta di ripartire
ora che il tempo è venuto qui a morire
nell’immobilità felice dello sguardo finalmente a tempo
giusto o sbagliato sono accidenti del Caso.
C’è un forte vento che sale
nella stanza a ripulire l’orizzonte
così mi giro dall’altra parte del mondo
e canto, sottovoce, canto.

(da La saggezza degli ubriachi, La Vita Felice, 2017)



***

La chiave è nella Parola
suono che resta accanto
colore della pazienza
distesa sul paesaggio delle ore
passione e destino senza nome.

(da Incerto confine, Paola Gribaudo Editore, 2019)


***

Si nascondono le cose in piena luce
misteriosa eclisse nell’evidenza di sé
scolpìta nel fulgore dei contorni
tesa è la volontà del dire

precipitata in solo secondo
è la ribelle presenza che si oppone
al grumo malefico della natura
volgendo lo sguardo verso la sera

che è acqua che spegne il fuoco
e scalda la terra con la mia cenere.

(da Si resta sempre altrove, inedito, 2021)

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Il treno già non entra più sotto la pensilina ed io aspettando
un prossimo traguardo oltre l'alba schizzinosa
mi diverto a contare il becchime
caduto da mani ceree di un vecchio barbone
nell'erba incolta tra i binari

La stazione appare pronta ad uno sbarco da mille e una notte
i pendolari sono attenti a non lasciarsi millimetri
tra una borsa e l'altra
penzoloni dalle braccia ancora addormentate
nonostante la sveglia dell'ennesimo altoparlante

che annuncia ritardi a non finire
cumuli di ritardi
code e reiterazioni di ritardi
e noi disperati non si può più vivere
senza prendere quel treno che ti porti
all'altro capo della buona speranza

Qui in stazione
tutti hanno l'aria afflitta di chi
prima o poi
bisogna che si decida a lasciare la piattaforma
salire sul primo vagone casalingo

lasciarsi trasportare nel regno delle favole
le nubi diradate sotto il celeste ialino

(dalla sezione “Annuncio ritardo” in Percorsi alternativi, Marcus Edizioni, 2013)

 Giuseppe Vetromile

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                                               NOTE SUGLI AUTORI


Alessia Bronico

 Alessia Bronico è nata ad Atri nel 1981. Vive tra la Lombardia e l'Abruzzo, luogo delle sue origini. Diplomata in canto e laureata in lettere, svolge attività d’insegnamento.

Ha pubblicato in poesia L’abito della Felicità (LietoColle, 2016), Un dio Giallo (LietoColle, 2018). È inserita nell’ Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (Raffaelli Editore, 2017).

 

Antonietta Cianci

Antonietta Cianci è nata a Napoli il 19 luglio 1980.  Dopo essersi laureata in Lettere Classiche ed aver conseguito l’abilitazione all’insegnamento, si è trasferita a Bergamo dove vive e lavora come docente. Da sempre interessata alla letteratura e alla poesia in particolare, ha pubblicato nel 2020 con la casa editrice Transeuropa Edizioni la sua prima raccolta poetica Radici, in cui si affrontano i temi dello sradicamento dalla terra d’origine, del disordine che ne consegue e i temi collaterali dell’amore, della ricerca dell’ordine e della ricomposizione dei conflitti.

 

Anna Ciufo

Anna Ciufo ha al suo attivo la pubblicazione di tre volumi di liriche: Di questi giorni parlati e Il timore accigliato delle pause (ed. Ripostes, Roma-Salerno), Katana (ed. Spring, Caserta) e di una silloge, Exuvia, facente parte dell’antologia poetica “Il nettare e la musa” (ed. PerVersi); molte delle sue poesie sono state inserite in Antologie di poesia contemporanea in uso nelle scuole Medie Secondarie, nell’Antologia Itinerante del Centro Maria Luisa Spaziani, nelle Antologie “Le strade della Poesia” (ed. Delta 3) edizioni 2011 e 2012.

Nel corso della propria attività didattica si è occupata assiduamente della promozione della poesia, in particolar modo nell’ambito di attività ed eventi culturali in cui ha voluto privilegiare la sinergia tra le diverse espressioni dell’arte (pittura, poesia, musica, danza).

La sua attività poetica è stata recensita su riviste letterarie quali Lunario Nuovo, Il Monte Analogo, Il Convivio e, tramite la rivista “Arte Cultura e Scienza”, i suoi versi sono stati diffusi anche in Germania e in America.

Di lei si sono occupati Critici letterari come Ennio Abate, Pasquale Maffeo, Alberto Granese, Mariella Bettarini, Francesco D’Episcopo, Luigi Reina, Renato Filippelli, Marcella Corsi, esprimendo giudizi lusinghieri in merito alla sua cifra poetica.

Parallelamente, coltiva la passione per la pittura.

 

Agnese Coppola

Agnese Coppola è nata a Nola (NA) e si è laureata in Lettere classiche nel 2004. Vive in provincia di Milano dal 2006 dove insegna presso l’Istituto Alessandrini di Abbiategrasso. Curiosa, appassionata e vorace lettrice, scopre il mito di Lilith che determina un’esplosione poetica e il coinvolgimento dei suoi studenti nel progetto “Io sono Lilith”. È co-fondatrice della Rivista internazionale Tam tam bum bum e attiva organizzatrice di eventi culturali, poetici e artistici, come NaviglioInVersi e Ric-amati. Pubblicazioni: Mario, in Vacanze milane (Guerini e Associati, 2012); Ho sciolto i capelli, abbracciami Frida (La ruota edizioni, 2a ediz, 2018); il romanzo Strisce pedonali, (L'Erudita, 2018); Specchi (dialogo poetico) con Gianni Bombaci (Raccolto, 2019); La sete della sera, (La Vita Felice, gennaio 2021). Presente come autrice nel volume Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla rete (puntoacapo 2021).

 

Anna Maria Ercilli

Anna Maria Ercilli vive a Trento con memorie liguri. Studia alcuni anni in Liguria poi rientra nella sua città. Ha lavorato nel Servizio Sanitario. Pubblica alcune sillogi di poesia: Abbraccio; Il dono inquieto; Piccole lame; Dall’aria, alla terra, all’oblio; La porta di Tàriso; La stanza del colore provvisorio; Orlo blu; iPoet.

Scrive racconti e articoli culturali per le riviste (Il Furore dei libri, R&S). Presente in alcune antologie: La poesia nel Trentino-Alto Adige, Forum/Quinta generazione, Controparole, Hospite, L'evoluzione delle forme poetiche, Con gli occhi di un cane, e nelle riviste (La Mosca di Milano, Il Monte Analogo, Il Cristallo, La Clessidra). Collabora e pubblica, “Nelle pagine del tempo” (dizionario delle parole perdute, EmmeTi). Con LUA Anghiari: Le stagioni per posta, Una lettera importante, Quella volta su un treno (Equinozi 2020), iPoet Lunario in Versi LietoColle.

Fotografa per passione, sue fotografie sono in Radici, Il giardino dell'Hybris, L'eco del Rio Gola.

Presidente della Società Dante Alighieri di Trento nel 2014-2015.

Ultima pubblicazione Vivere l'abbandono – autori vari (FaraEditore 2021).

Presente nell'Archivio Storico di Gianni Toti e Liliana Ugolini.

 

Tonia Orlando

Tonia Orlando ha insegnato Lettere nelle Suole Superiori. Giornalista Pubblicista, da anni coniuga eventi storici con quelli letterari. 

Scrive articoli su riviste e attraverso studi negli Archivi, si è dedicata alla ricerca del "territorio" che ha esplorato sotto l'aspetto storico, antropologico ed artistico-culturale. Approdata alla Poesia e alla scrittura per l'infanzia, è stata insignita di significativi riconoscimenti.

Molte le Antologie alle quali ha partecipato e con queste autorevoli pagine letterarie di vario genere. 

Ha pubblicato: I racconti del vicoletto (Lanciano, 2013), Come gli aquiloni (Roma, 2016), Sotto un cielo di miele (Chieti, 2017), Un angioletto senza ali (Chieti, 2019) e Il mio tempo (Pescara, 2019). 

 

Alessandra Pennetta

Alessandra Pennetta è nata a Padova ne1971. Ha iniziato a scrivere nel 2018. In Italia sono state pubblicate sue poesie su Grado Zero, Frammenti, Tam Tam Bum Bum, Lido dell'Anima, L'Irrequieto, Poetarum Silva, Amado Mio, Il Grimorio del Fantastico, L'Altro Femminile, Radura Poetica, nell'antologia Ecce Homo e nelle antologie dei Premi Città di Montegrotto Terme (ed. 2019) e Città di Melegnano (ed. 2019). All'estero sue poesie sono state tradotte e pubblicate sulle riviste Centro Cultural Tina Modotti (Venezuela), Oltart (Romania) e Azahar (Spagna).

 

Filippo Ravizza

Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Poeta e critico letterario, è autore di nove raccolte di versi: l'ultima in ordine di apparizione è la silloge Nel tremore degli anni (Puntoacapo Editrice), preceduta da La coscienza del tempo, uscita nel giugno 2017 per La Vita Felice. È del 2014 Nel secolo fragile (La Vita Felice), preceduta a sua volta da La quiete del mistero (Amici del Libro d'Artista, 2012). Nel 2008 Turista (LietoColle), nel 2005 Prigionieri del tempo (LietoColle); nell'anno 2000 Bambini delle onde (Campanotto), nel 1995 Vesti del pomeriggio (Campanotto) e, nel 1987, Le porte (Schema Editore). Nella sua città ha tra l'altro ideato e realizzato, insieme al docente e critico letterario Gianmarco Gaspari, "Lezioni della Storia - Dopo un secolo quale memoria", un ciclo di conferenze (oggi in parte rivedibili su youtube) iniziato nel 2011, lettura della Storia italiana ed europea attraverso la letteratura. Tra le altre vanno segnalate le conferenze che Gaspari e Ravizza hanno tenuto su Alessandro Manzoni, su Vittorio Sereni, Eugenio Montale, Umberto Saba, Italo Svevo, Gabriele D'Annunzio e Giovanni Pascoli. Nel 1995, insieme a Franco Manzoni, Filippo Ravizza ha redatto il "Manifesto in difesa della lingua italiana", oggi parte del programma orale (cours de production orale) per il conseguimento del dottorato specialistico del Dipartimento di Italianistica dell'Université Paris 8 (Paris - Saint Denis, docente Laura Fournier).

 

Emanuela Rizzo

Emanuela Rizzo è nata a Galatina (Lecce) nel 1978. Si è trasferita a Parma nel 1997 per gli studi, laureandosi in Economia Politica nel 2002.

Da sempre appassionata di arte e poesia, è presente su diversi siti internet e blog con sue poesie. Fa parte di diverse associazioni culturali e organizza e partecipa a diversi eventi a sfondo culturale. Le sue poesie sono pubblicate su diverse antologie italiane e straniere.

È presente nell'antologia Briciole di Poesia 2019 e 2020 e nell’antologia albanese di Arjan Kallco edizione 2020, che contiene testi di poetesse internazionali. È inoltre presente nell'ebook Un cielo di poesia 2019 e nell’antologia internazionale Voci di poesia del mondo 2020, Editrice Marlene Pasini. Ha ricevuto diversi riconoscimenti di merito per l’impegno culturale. È Presidente italiana per la pace del Global Peace Councils.

È presente nell'antologia 2021 Inno all'amore di Bertoni Editore e nell'antologia 2021 Parma di Bertoni Editore curata da Luca Ariano e Francesca Farina. È inoltre presente nell'antologia serba del 2021. Figura nell'antologia francese Je dis desirs 2021. È tradotta in inglese, spagnolo, francese, cinese, russo, albanese.

Nel 2021 verrà pubblicata la sua prima raccolta di poesie con la Bertoni Editore: Un cuore di Fico d'India, collana Poesia Lab di Luca Ariano.


Stefano Vitale

Stefano Vitale è nato nel 1958. Vive e lavora a Torino. Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette di poesia Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan); nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa) e Semplici Esseri (Manni Editore). Per le Edizioni Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007). Nel 2012 ha pubblicato Il retro delle cose presso le edizioni Puntoacapo; nel 2015 ha partecipato con 24 sue poesie all’allestimento della mostra di Ezio Gribaudo “La figura a nudo” presso l’Accademia di Belle Arti di Torino. Nel 2017 ha pubblicato presso La Vita Felice la sua nuova raccolta La saggezza degli ubriachi. In collaborazione con l’illustratrice e artista Albertina Bollati, ha pubblicato nel 2013 per Paola Gribaudo Editore la raccolta di poesie Angeli, nel 2019 Incerto confine e nel 2020 Il colore dei gatti (Ventura Edizioni) con filastrocche per bambini. I suoi libri hanno ricevuto molti premi e riconoscimenti, le sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie oltre che sul web e riviste e sono state tradotte in inglese e tedesco. Cura sulla rivista on line www.ilgiornalaccio.net le rubriche critiche dei libri di letteratura e la rubrica “Oggetti smarriti” dedicata alla poesia. Appassionato di musica, è Direttore Artistico dell’Ass. Amici Orchestra Sinfonica RAI.

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12 luglio 2021

martedì 22 giugno 2021

VOLUME XXVII

 


Introduzione

Ma dove possiamo trovare la poesia? O, per meglio dire, esistono dei contenitori, dei luoghi, dei siti, dei libri, dove sicuramente tutti potranno dire: ecco, qui c’è la poesia?... In effetti ci sono libri e libri, ci sono riviste e riviste, ci sono antologie e antologie, ci sono almanacchi, dizionari, e poi ci sono anche blog letterari, siti, rubriche, carteggi, dove la poesia “straripa”, a volte senza nessun filtro o controllo. Da una parte è un bene, perché ciò sta a dimostrare che la creatività artistica, e nella fattispecie il desiderio di scrivere versi, è costantemente operativa nell’uomo, e questo indipendentemente dall’esito estetico e qualitativo del risultato. È importante che l’uomo, e in particolare proprio l’attuale homo technologicus dedito essenzialmente all’utilizzo dei mezzi tecnologici, rete internet compresa, riservi un angolino della sua quotidianità all’attività creativa, sia essa meramente hobbistica, di passatempo, sia essa elevata a livelli qualitativi considerevoli, per non cedere alla banalità e alla monotonia di una vita povera o del tutto priva degli impulsi creativi e artistici che arricchiscono anima e mente.
Ma tornando alla poesia: ce n’è proprio tanta in giro, dappertutto. A questo punto, direi che arginarla non ha senso e oltretutto sarebbe un lavoro interminabile. Non troveremo mai i confini entro i quali la poesia è poesia, mentre al di fuori la poesia è soltanto una cosa scritta in versi, da verificarne ulteriormente bontà, forma, stile, contenuto, allusioni, significati: il cerchio si allargherà fino a comprendere anche queste ultime, una volta appuratone l’aderenza ai principali canoni in base ai quali si può affermare di trovarsi di fronte a un testo poetico. Naturalmente da questo discorso tengo fuori gli scritti avventurosi ed immediati della domenica mattina, quando si è felici e gai e tutto sembra sorriderti, e allora fai un disegno, uno schizzo, strimpelli al pianoforte o ti metti a scrivere quattro versi in croce illuminati dal sole e pieni di voli di gabbiani.
La poesia è fonte continua di ricerca e la si troverà sempre, ovunque si rastrelli o si rovisti o si sia in grado di appurare: è il classico ago nel pagliaio, è la classica perla che si può trovare in un’ostrica, è quella rara emozione e brivido sulla pelle che ti provoca quando veramente ti colpisce. Non ha un contenitore preciso, la poesia, non ha misura e non ha tempo, non ha geografia: è dappertutto, indietro, avanti, sotto, sopra, qui sulla scrivania, qui alla finestra, nella notte, nel giorno, nel volto della persona amata, nella disperazione e nella felicità, nel mistero e nella precarietà.
Ecco perché non c’è e non ci sarà mai un contenitore, per quanto enorme, voluminoso, smisurato, che possa determinare tutta la poesia del momento e di quella parte di territorio e di quella parte di storia. Ci sarà sempre qualche poesia oltre l’orlo del contenitore, qualcosa che sfugge e che tracima giù oltre. Bisogna accontentarsi di quella che c’è dentro, consapevoli però che altra poesia sta ribollendo oltre e che al momento non è ancora individuabile. La completezza degli elenchi poetici non sarà mai finita, esaustiva. Mentre si compila un resoconto, al momento altra poesia nasce da qualche parte proprio lì accanto e nessuno se ne accorge. Certo, è valido ed è buono fare elenchi, resoconti, enumerazioni, ma sempre con il “distinguo” del metodo e dello scopo, consapevoli che “qualcosa” comunque resterà fuori.
Come questo mio progetto antologico, iniziato più di un anno fa, e portato avanti con entusiasmo ben sapendo però che se mi fermassi, avrei percorso soltanto un brevissimo tratto dell’infinito percorso della poesia, un cammino inarrestabile, che non avrà mai fine.
“Inseguo” la poesia e i suoi bravi autori formando di volta in volta questi volumi. Non voglio ipotizzare un termine, una fine. Per ora vado: la poesia mi terrà compagnia lungo l’andare.
Ringrazio di cuore i dieci validissimi Autori che mi hanno permesso di formare questo ventisettesimo volume dell’Antologia Poetica Virtuale “Transiti Poetici” e auguro a tutti una buona lettura!

Giuseppe Vetromile

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                                                              STEFANIA BORTOLI

Evanescenze distaccate, quasi un voler riprendere e rifare le cose, le persone e il mondo, in un tentativo che mette in gioco la schiettezza, la bontà e l’entusiasmo personale, una promessa che è fine poetico ed escatologico: tutto ciò sembra trasparire dai versi morbidi e armonici di Stefania Bortoli, autrice vicentina, di Thiene per la precisione, con all’attivo diverse pubblicazioni poetiche e riconoscimenti in importanti concorsi letterari, quali il Lorenzo Montano.


Il sogno della montagna di neve
ha il sapore del sottile silenzio
che tiene sospese alcune cose.

Solo gli sguardi vedono
si voltano verso l’addio delle ombre.

Sulla terra immaginaria
la solitudine estrema viene raccontata
precede la verità
memoria del corpo che misura
questo silenzio fino alle lacrime.

Mancano quelle parole
che sono ciottoli levigati con le mani
acqua dolce di fiume raccolta
        sotto le nostre lingue.

Con la promessa di dire
le cose che si scelgono
       per amore della vita.

(da Con la promessa di dire, Book Editore, 2016)



***


Vera neve annoda nidi
se la terra scura veste l’inverno.
Solo i merli cantano i crepuscoli
se i sentieri seminano sogni
avranno ritorno.
Eccomi oltre i giorni
più non sono.

E tu forse sapevi che l’attesa dell’angelo
scavando l’ombra liscia la pietra.

(da Voci d’assenza, Editrice Artistica Bassano, 2012)



***

Intermittenze del tempo

sospensioni in ascolto

nel silenzio bianco

diventano percorso

singolare nella prossimità

dell’interminabile

(da Voci d’assenza, Editrice Artistica Bassano, 2012)



***


L’inverno è la stagione dei poeti ombra
sempre più necessari quando
il tempo è mancanza per cui si muore.

Quando il tempo interiore si spezza
siamo naufraghi senza altrove...

A sera avverto l’assenza
come un residuo di tempo che tace.

(da Con la promessa di dire, Book Editore, 2016)



***


Era fragile e umbratile
la malinconia
come stella del mattino
tra l’alba
e la notte scompariva
come la quercia e il cipresso
che non vivono l’una all’ombra
dell’altro.

(da Con la promessa di dire, Book Editore, 2016)



***


(Inedito)

Vivere,
è luce orizzontale
distesa luminosa
che s’apre sopra prati di montagna
ricchi di specie,
orizzontale luminosità
che scalda la bianca pelle invernale
rigenerando gli organi di senso.

Esistere fuori
dal proprio Caos mentale
per essere sé stessi
come fa l’ape indaffarata
sulla corolla del fiore.


***

La tua casa dove il filo del desiderio

apre la valigia

presente al tuo tempo interiore
si mantiene vivo
come una goccia di miele.


(da Con la promessa di dire, Book Editore, 2016)


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                                                       ALESSANDRA CARNOVALE


Una poesia forte, caratterizzata da uno scavo interiore costante e profondo, alla ricerca di un senso da dare alle cose di tutti i giorni, di un senso da dare alla propria esistenza, che si sdoppia certe volte in figure opposte, una ausiliatrice, l’altra in prostrazione (Anna): è il sottile filo conduttore che unisce le costruzioni poetiche di Alessandra Carnovale, autrice romana di pregio e artista della ceramica. Una poesia fatta di parole e versi intensi, che mettono a nudo la precarietà esistenziale e la ricerca di simbolo amico cui affidare il proprio futuro.


Demetra

Tutto
prosperava al tuo passo.
Eri bella, Demetra, prima
che ti rapissero
i venti di vendetta.
Hai assaporato
il mosto cotto del ricatto
e imposto
a gran voce
che cessassero
di fiorire le messi, Demetra
la possessiva,
grembo ritorto
che tutto re-inghiotte
di ciò
che ha generato, caverna
intonacata a vinaccia.
La terra,
il deserto
del tuo risentimento.

Eri bella, Demetra, un tempo.

Il tuo lamento
ha ingrossato il vento.

(da La Scorza delle parole, Eretica Edizioni, 2018)



***


Buoni amici

In bocca lascia un buon sapore,
il mio amico, lo devo confessare.

Il mio amico mi consola
la sera, quando resto sola
e troppi pensieri non fanno
scivolare
in un sonno beato
e prolungato;

mi conforta, questo amico fidato,
e mi incoraggia a sostenere
l’angustia delle otto ore
e del cartellino da timbrare,
tutti i giorni, senza evasione.

Sa mitigare, l’amico mio caro,
rabbia e agitazione
e scioglie,
con poco, ogni brutta emozione.

Ve lo voglio presentare, alprazolam,
in flacone
(generico o versione
originale)
è davvero l’amico
a cui ci si può affidare

(da La Scorza delle parole, Eretica Edizioni, 2018)



***


Anna

Anna ha eretto un muro
fra sé e sé e attraverso
un minuscolo foro
le due donne
si trasmettono qualche bigliettino:
la Anna di dentro
– per quanto non sia detto
che il muro
sia un recinto – depenna
la parola “aiuto”,
che pure aveva scritto,
e la sostituisce con “un caro saluto”
rivolto all’altra Anna
oltre il muro, mentre
la Anna di fuori
– sempre ammesso che valgano
tali distinzioni –
osserva tutto
con volto immoto, come di gesso.

Anna ha eretto un muro
tra sé
e il suo destino: in mano
le resta soltanto
un’indifferenza senza scampo.

(da Come vento sul monte, Flower-ed, 2017)

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                                                    EMANUELA DALLA LIBERA



La poesia cerca di esprimere sempre qualcosa che sfugge normalmente all’indagine razionale: si scava nell’intimità o si cerca di tradurre in canto il mistero ineffabile del creato. Emanuela Dalla Libera, vicentina, con all’attivo due pregevoli raccolte poetiche, è anche lei poetessa “ricercatrice”, che dopo esperienze di vita all’estero, tenta di decifrare il silenzio e la meraviglia che suscita in lei la natura, nella dolce e ondulata Maremma Toscana. La sua poesia è dunque questo canto accorato, che risuona e vibra forte e melodico nel cuore di chi l’ascolta.

 

Cerco il nome tuo perduto

Ti cerco nelle voci che lungo le strade
mi sorprendono improvvise, in un angolo
ove un riso scuote l’aria sciogliendo l’ombra
dai muri delle case e un volo di rondini
di mare rivela agli occhi levati all’infinito.
Cerco qualcosa che non può tornare,
un tempo dissolto dal vento sulle dune,
sbiancato come un tronco supino sulla rena,
o camuffato dentro la pagina di un libro
e poi rimasto a tintinnare tra lacrime
di pioggia su stagioni silenziose.
Stringo nelle mani un vuoto che dilaga
e lo sguardo porta dove più non c’è confine,
dove la nebbia dell’inverno sale,
riempiendo giorni lenti di diafane visioni.
Eppure non mi so fermare, torno e ritorno
sugli anni sopraffatti dal destino,
reclino il capo sotto il peso del silenzio,
ripeto un nome, lo risucchia il vento,
a me l’effigie resta, orma ormai negletta,
nella terra rarefatta di un angolo di tempo.


***

Ho sentito il vento soffiare forte

Ho sentito il vento soffiare forte, stanotte,
incalzare sul muro i tralci spogli del glicine
attorto, le fronde stanche degli ulivi sul poggio
venato di bruma, la nuda trama dei cerri straniti
nell’inverno dolente. Forte mi soffiava dentro,
il vento, stanotte, portando nel suono dell’onde
sue erranti le amare tracce di assorti pensieri,
il trito vagare di vane memorie su arcane orme
coperte di foglie. E andava, la smorfia sofferta
del tempo togliendo alle ore, il volto spento
di eventi ormai stati, fin sulla costa e poi al mare
dove l’acqua disperde alla sabbia del fondo
la ferita al nascere inflitta che narra Sileno
e torna a essere il mondo asperso di luce.
Stanotte il vento ha rimosso le nubi dall’incavo
ad oriente del cielo, il giorno ha dischiuso
sui colli frementi di vita, nel silenzio
non ancora striato di trame ostili alla sorte
io ho aperto le porte all’azzurro ritorno,
tra le dita l’anelito ho stretto insonne alla quiete.


***

Non ci sono più

Non ci sono più, dicevi, i pini umidi
di neve che ci coprivano d’ombra nel bosco
pieno d’ombre. Non ci sono più tra le felci
i nostri passi in fila indiana, le nostre mani
ardenti tra gli anemoni turchini, le voci titubanti
tra i sassi spalancati su precipizi senza vita.
Ora, dici, è triste il corvo sopra il ramo,
la nuvola non ricorda il vento dei solstizi.
Sui tappeti d’aghi inciampano effluvi resinosi,
la nebbia sbiadisce il colore delle voci
e si fermano nel cuore le corse tra gli abeti.
Solo la notte torna uguale a circuire
l’Orsa di cobalto, sulle cime la luna disegna
figure di rugiada e i silenzi cesella di visioni,
nel ceruleo del cielo un’aquila rotea scrutando
tra le rocce il suo avvenire. Tu, in quel cielo,
nel muschio bianco dei capelli, negli occhi
vividi di brina, cerchi tra i tasselli dei ricordi
l’onda di un tempo in lento divenire, nello scialle
ti stringi del calore del presente, e ridi,
ridi dell’eternità tua dolce tra le stelle.

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                                                             LEONE D'AMBROSIO

Un esponente di spicco del panorama letterario e poetico laziale e nazionale è certamente Leone D’Ambrosio, poeta, critico, docente e ricercatore con all’attivo diversi importanti riconoscimenti in premi letterari di pregio come il Tirinnanzi e il Camaiore. La sua è una poesia intensa, riflessiva, capace di scavare nei più profondi lacerti dell’esistenza, annotando mancanze e silenzi che si tramutano in verità essenziali; una poesia dal forte contenuto filosofico, che induce alla riflessione e a soffermarsi sulla centralità genuina delle cose e dell’uomo.



Le ombre curve

L’ignoto che ti porti addosso
è un vestito broccato di mare,
è il punto più alto del mattino
dentro le nostre solitudini
e nelle voci vuote dei morti.
Tutto appare a intermittenza
come le insegne dei supermercati
e le ombre curve tra gli scaffali,
nel colpo cadenzato del pedale
e lo spazio della frenata.
Quanto si tramuta in assenza
è ciò che rimane poi dell’anima
e chi di noi ci sarà ancora,
più di una scossa di piacere,
nel passato che non passa
e in una nuvola di fuoco
dalla giusta distanza,
nella cellula che raddoppia
la propria fiamma.


***

In parallelo

Vieni insieme a me a sottrarre vento
dalle tempeste perché non sia casuale
il giorno quando dal nostro terrazzo
celebreremo l’agrumeto fiorito
considerando questo momento una liturgia
verticale dell’albero, se non altro a noi
si paleserà con una festa di zagare
la nuova fisionomia dell’orto.
Mi piace questo confine cronico,
lo spazio provvisorio delle nostre fatiche
in parallelo ai segni dell’età,
al tempo che mi ha incurvato
e al mattino dentro una nera risposta,
in uno specchio dove l’anima si ferma.



***


Settembre umido e leggero

Di un pomeriggio voglio ricordare
il rossore al largo del lago Lungo
tra lo starnazzo di folaghe affannate
e l’autunno accartocciato nell’aria calma
che avrebbe a poco sbrindellato il cielo
con un lieto scoppio di stelle.
Settembre umido e leggero fanno gazzarra
le falene sotto le luci delle lampare
che illuminano il mio paese a presepio
pian piano in un saliscendi di scale
mentre il sonno come un intruso
s’inerpica da un vicolo all’altro
a cui non so più dare un nome.


***

La trasparenza del mattino

Coglierò stelle dal mio giardino
per il tuo breve compleanno purché tu
non rimanga un messaggio di sonno,
qui e ora, alle ninfe io regalerò venti
che vengono d’altrove per portarti fuori
dall’immobile silenzio delle cose finite.
Se io fossi te mi lascerei entrare nella curva
della tua luce, nella trasparenza del mattino
ignorerei il vuoto assoluto della morte
e tornerei a nuova vita da un cielo
ricamato di rondini per accompagnarti
senza fare rumore fino a casa.



***


Araba fenice

Più volte sei risorta araba fenice,
dura da mille inverni il nostro amore,
tu sei qui per far pulsare la vita
con le mappe archeologiche della follia,
perché sei sorgente a cui va l’abbraccio
e pozzanghera di luna che si agita di poesia.
Tu non sei il frutto maturo lasciato a terra
ma l’acqua silenziosa che mi scorre accanto,
il fuoco acceso che nascondo in tasca
senza ricompensa.


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                                                                  LORIANA D'ARI


Abito l’orlo del salto”, scrive Loriana D’Ari in una delle composizioni che qui propone: l’essenzialità del suo dire è emblematico, come pure il senso di precarietà che emerge dai suoi testi, generalmente brevi, quasi epigrammatici, delle staffilate che vanno a sommuovere emotivamente il lettore. Loriana D’Ari sa utilizzare bene la parola poetica, la fa veicolare attraverso le intercapedini della normalità e della vita quotidiana, a volte lontana da certi interrogativi pressanti che solo il pensiero poetico può suscitare. Poetessa genovese, è già molto apprezzata distinguendosi in alcuni eventi letterari importanti.


(da Silenzio, soglia d’acqua, Arcipelago Itaca, 2021)


*


il paracadute appeso al ramo, culliamo.
il paesaggio è un falso
con un buco al centro: occhi
che tarlano, bocca che trama la tela


*


un varco, carsico.
da attraversare scalzi
vuoti d’aria a piene mani
l’arsura che stringe i polmoni.
lasciarsi prosciugare.
versare la voce nel calco di luce.
scomparire

*

è saggezza di funambolo: troppo vero spezza il filo.
e barcolli in barbagli, cieco l’occhio che crede
svelto il piede che sfiora
lo strapiombo di essere intera



*

quando allaga la cisterna
riaffiorano a squame lucenti
infanti che schiudono labbra
rifratte senza suono. l’occhio è
ambra fossile, restituisce



*


abito l’orlo del salto
slogando a tenerlo
intero – corpo
calco corpo guado
corpo prolasso di buio


*


c’è un sonno bambino
nel seme gheriglio di luce
non sa niente, non ha voce
ma solo una quiete radiante
una vita per molte sognate


*

l’impronta di chi svanisce
mosaico di roccia e battito
è un aggregato ritmico
di sabbia e di conchiglia.
risuona l’inorganico
l’ascolto è un figlio vivo

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                                                              GIORGIA MERIGGI


Un singolare ed interessante esempio di prosa poetica ci propone qui la poetessa Giorgia Meriggi, da Milano, la cui carriera letteraria, iniziata non da molto tempo, è già colma di buoni apprezzamenti e meritati consensi, con all’attivo alcune considerevoli raccolte poetiche, l’ultima delle quali con la pregevole casa editrice di Marco Saya (di cui fanno parte i testi che seguono). I quadri si susseguono proponendo le medesime situazioni ma da angolazioni e prospettive diverse, in cui i giochi di parola e le allusioni metaforiche ad uno stato sociale compresso e omologato, rendono bene il concetto, non senza un sottile velo d’ironia.


(da La logica dei sommersi, Marco Saya Edizioni, Milano, 2021)

 

Quattro parentesi sull'Accettazione


I

I pesci dell'ospedale nuotano nell'acquario dell'Accettazione. Fuori dall'acqua i numeri dirigono il mondo; dentro, le squame sono governate dai "si" e dai "no". L'Accettazione è un acquario più grande: i pesci nei cappotti si rubano gli ombrelli, qualcuno non sa nuotare. Intorno, sopra e sotto all'Accettazione si moltiplicano le vasche dei reparti. I pazienti nei reparti imparano quasi subito a nuotare a dorso. Il tempo della terapia li tramuta in rane.

 

II

L'Accettazione è piena di pesci dal contegno stupefacente. Il trauma si tiene per sé, la routine dello smistamento esclude l'eccezione. L'acustica dell'Accettazione compartecipa al protocollo, i numeri favoriscono l'allerta. Le lische viventi entrano ed escono dalla stanza H senza fiatare.

 

III

Nell'acqua celeste dell'Accettazione cadono i numeri e la lettera P. I pesci seduti aspettano la chiamata all'amo. Compare una D, una I, una O: nessuno si muove, tutti hanno la P. La luna esce a nuoto dall'occhio rosso dello zero. I pesci distratti saltano il turno. Nell'Accettazione i pensieri nascono diversi, poi fanno il giro e diventano uguali. Prima o poi tutti crollano nell'annuncio di una sparizione.

 

IV

Per sfuggire alla guerra e all'accaparramento i pesci del Padiglione Nord nutrono la speranza di passare per la gola di un pesce più grande. Dopo tre giorni e tre notti nella pancia di un pesce più grande - per estrazione - i più fortunati vengono sputati su una spiaggia. I pesci della Signora Uitte talvolta hanno i capelli, un pianeta, le piume. Preferiscono il 5, nuotano dalla stessa parte. Sono un caso eccezionale.


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                                                               ALFREDO RIENZI


C’è un sottile anelito a stabilire o a ritrovare dei punti fermi essenziali, dei riferimenti precisi che diano un senso all’esistenza, a tutte le cose del creato, un’impellenza a mettere ordine, a dare la giusta misura ai fatti, ai luoghi, al comportamento dell’uomo: nelle poesie di Alfredo Rienzi, autore torinese di grande talento, traspare questa linea poetica fondamentale, che si manifesta sonora e luminosa nei versi curati attentamente per donare una sicura musicalità. L’esperienza poetica dell’autore è confermata dalle numerose pubblicazioni e riconoscimenti ottenuti.


C’è nel silenzio ogni voce ogni suono
possibile: il bianco che si disfa
nell’iride, molecole-galassie
che ronzano, uova incerte se aprirsi
o indugiare nel loro simbolismo

ci sono nel silenzio
gli elementi al precipitarsi nudi
nei loro mulinelli
i canti di meduse e di sterne

poi l’infinita serie delle favole
quei loro finali mai ascoltati

(da Sull’improvviso, in corso di pubblicazione)



***


Ora
         s’è fatto continuo l’assedio
tutte le taglienti diadi, i bivî
gli opposti conciliabili
rinnegano l’altra sponda, i fiumi
si sono fermati. Fango da fango.

Qualcuno sa dire quando è accaduto?
Quando il cielo s’è macchiato di viola?

Ma abbiate cura delle unità
di misura. Abbiatene pietà.


(da Sull’improvviso, in corso di pubblicazione)



***


È tutta una distesa di neve la mattina
la rosa canina la bacia rossa
la volpe ne misura la durata nell’orma
e sotto, sotto, nel fango
sappiamo e nascondiamo
sappiamo e nascondiamo:

mostreremo una dïurna finzione


(da Sull’improvviso, in corso di pubblicazione)



***



Si torna dove si è già stati

                       Sono tornato ad esplorare la vita
                       – avvolto dal manto d’oro del leopardo –
                      l’anello perfetto, il ciclo d’ogni cosa:
                      molto è cambiato dopo l’onda del pianto
                       ma, ancora, ho in me la perla e il macigno,
                      nel passo la fibra palpitante al balzo
                       e la parola che, detta, si dissolve.


Si torna dove si è già stati.
I luoghi sono infiniti, i giorni,
ora, grappoli diradati.
Ritrovare l’orma è dono inatteso
quella di chi ci accompagno e stria
d’ala tra neve e pietra.
Mi dici: il monte si è fatto più alto:
so invece d’essermi fatto io più piccolo.


(da Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo, 2019)


Nota
Il testo in corsivo è quello incipitale di Corone di cieli intermedi, in Oltrelinee, Ed. dell’Orso, 1994.



***


Di quale possesso, di quale nazione

Di quale possesso, di quale nazione
di quali guerre e nemici
qui non avrai timore?
Qui, dove puoi riposare
perché è con l’acqua
che laverò i tuoi passi, con la rugiada
la bocca.


(da Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo, 2019)



***


Iróstene di Sitzia


Imparo a farmi acqua
contro la lama della spada
aria al morso dei lupi che invadono le soglie del visibile
il tragitto dell’arma mi attraversa
come la mano il fumo dell’incenso
imparo a farmi chiarore
all’occhio calunnioso del corvo.


(da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015)

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                                                           ROBERTA SIRIGNANO


Il progetto poetico di Roberta Sirignano si fonda essenzialmente su un’esposizione libera e fluida, dove nei versi la parola assume spessore e significanze altre; già la scelta di non inquadrare il contesto con titoli limitativi, l’incipit del verso con la minuscola, la completa assenza di punteggiatura, confermano e rafforzano questa linea progettuale del suo dettato, teso appunto ad una apertura totale dei confini contenutistici dei vari testi, nel senso di un continuum spazio-temporale in cui i vari significati prendono vita di volta in volta, e come acqua di limpido ruscello che fluisce all’infinito, la poesia acquista una fisionomia propria e costante nel dire e nel proporre visioni e stati d’animo.



l'ultima visione smazza l'eco di un canto
la luce lo taglia
il dolore lo lascia a status di vissuto
tra la capacità di fare e di dire
e di ciò che resta riassumo impastando sapienza
e oggetti su sfondo pallido
se l'uscita fosse stata trasformata
nella forma acuta di un amo da pesca
la lucidità del cuore avrebbe compensato
avrebbe millesimato il resto e il ricavo
un bagliore impossibile da focalizzare
nel gesto interrotto della vista dall'alto
avrebbe camminato in attitudine polare
dritta poiché eversiva

(da Sogno la direttiva, RPlibri, 2021)


***


offro un déjà vu artigiano
ventre gonfiore dimensione linfatica
il mistero della profondità
a tinta e colore selezionati in duplice copia
tra lo spazio riflesso
la forma del mignolo esaltata per la delicatezza
passa il microbo dentro di te
il nero è una leva
contrasta d'oro la divisione in due nella misura
la concepisce stracciandosi gli abiti e poi mai più

(inedito - 2020)


***


il bianco e la gestione eterea
e l'eterno possibile e il desiderio in abito esemplare per la mente
e la domanda e la risposta e la fuga
e la rabbia e la gelosia che apparecchiano la sfida
il fuoco e il metallo bollente
la probabilità tinge la trama
coreografa insonnie e patisce la destinazione
il rumore di rotaia abbrumato
dissolve la bruttura di un'elevazione
ma è presto per declinarsi
anche solo per accogliersi
l'appuntamento da porgere su due o più livelli
si annoda al timore di renderlo a parole
diventa sonno
sabbia fine bianca gestione indecente

(inedito - 2020)


***

manca_mi_il minimo
il punto non fermo ma il passaggio
girare attorno mi nausea
la nausea fa quadrato se non devasto il lato
la virtuosa essenziale dopamina dell'inquietudine
in dualismo intenzione
avrei detto non necessità
punge

(inedito - 2020)

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                                                                    ANTJE STEHN


Nella poliedrica attività artistica di Antje Stehn, nata in Germania ma residente tra Milano e il Lago di Como, la poesia occupa senza dubbio un ambito ragguardevole. Instancabile organizzatrice di eventi artistici e letterari a livello internazionale, esperta traduttrice e curatrice di mostre, riesce con la sua grande esperienza relazionale a realizzare incontri di poesia internazionali, anche attraverso l’uso delle videoconferenze, con artisti, letterati e poeti di ogni Paese. La sua è una poesia diretta, a volte di denuncia persino, volta ad illustrare la quotidianità nei minimi particolari.




             So wie es ist, bleibt es nicht
                    Niente rimane com’è


                                       (B.Brecht)


Quando settimane si fanno mesi
l’attesa diviene un monolocale
e la pelle della stanza si tende
come un vestito di spine
indossato alla rovescia

e la caparbia primavera
lì fuori dalla finestra
succhia smaniosamente
come una macchina della mungitura
che pretende essere un vitello


***

Lombrichi, The Social Dilemma

Nessuna macchina algoritmica controlla
chi lavora nel sottosuolo
lentamente con costanza
dentro la terra, poco considerato
con passaggi fatti di continue deiezioni
e la noia annullata a colpi di dopamina
il cervello una specie di Olimpo con infinite divinità
in cerca d’identità
la vulnerabilità sviluppata in milioni di anni
un modello predittivo
cosa ti piace, quanto ti piace e cosa ti piacerà
il lombrico lo sa già.



***


Tindering, be my little Quarentine

Il Dio bambino
nato da una coscia
offre la sua carne in ogni vetrina
agli spassionati passanti
con i loro desideri appiccicati
agli schermi dei cellulari
scroll, scroll, scroll
come un tergicristallo nel nubifragio
il dito pulisce la superficie
rincorre una pelle da toccare, odori, parole,
ecco! Il principe azzurro!
seducente, sorridente, swipe,
creativo, intelligente, swipe
aperto, affidabile, swipe
onesto, comunicativo, swipe
occhi spenti
scroll
l’armatura intorno al cuore
come sulle ruote le catene da neve
fa viaggiare anche con il serbatoio bucato.



***


Pomello d’ottone

Quando metti la calza maglia
quel piegarsi fino ai piedi
lo srotolare pian pianino
tirare su, srotolare, tirare su, srotolare,
dura un’eternità
e sulle gambe incollate nel nylon
una striatura scende fino alla caviglia
e tu,
non la vedi,

quando parti con la lista della spesa tra le dita
torni senza lista né spesa
e la tua mano non trova più la porta
con il pomello d’ottone
che riflette il tuo mondo in miniatura

in quel momento i figli diventano cani da caccia
focalizzano ogni tuo gesto nel dettaglio
tu dimagrisci ad una dimensione unica
come un cane Levriero
corri impazzito
contro il tempo.


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                                                             TOMMASO URSELLI


Da esperto autore teatrale, Tommaso Urselli sa rendere la poesia viva e comunicativa. La sua intensa attività artistica e letteraria si concretizza con le numerose pubblicazioni di testi poetici e teatrali su varie riviste cartacee e online. In particolare, la produzione poetica si basa essenzialmente su un dettato in cui è preminente il dialogo, l’osservazione anche minima delle cose, l’animazione degli oggetti che, metafore di comportamenti umani, hanno il loro spazio in un contesto di lotta per la sopravvivenza. Si tratta dunque di una poetica che induce alla riflessione, traendo spunto da quadri e lacerti di normale quotidianità.


(da Oggi ti sono passato vicino, Ensemble 2020)


Giorno cinque

È questo il nostro tratto comune?
Questo ritmo del pensare a volte lento
e ingarbugliato – ma sempre in cerca

di un’uscita, uno spiraglio di luce –
che poi si fa veloce, frenetico…
a tratti s’apre e ogni cosa intorno

abbraccia in violento turbinio.
Lo senti? Tutto sbatte, le porte
le finestre: ogni angolo di casa

s’è animato e gira al ritmo del
pensiero fatto canto. E mi vedo
e ti vedo, in questo giro di vita,

a ballare un ballo strano, personale:
non ha un che di fanciullesco?

(dalla sezione Oggi ti sono passato vicino)




***


Unidentified flying virus


È silenzio tra le mura di casa
(sembra casa nuova, invece è solo
nuovo assetto delle cose), tagliato
unicamente dal passare tetro
di ambulanze: chissà per chi? domandi
quasi a scongiurare possano essere
per me per te o per qualcuno che
conosciamo. Come se già l’umano
genere non fosse unito da un filo, ora
viene un virus a ricordarcelo: non
umano non animale, nemmeno
cellulare: unidentified flying virus.

(dalla sezione La lingua delle cose)



***


Pattumiera vs frigorifero

Continua a gridare nella notte
una pattumiera sola in casa,
abbandonata: le sue urla non
le ascolta il frigorifero impietoso,
sordo
a ogni lamento che non sia il proprio.


(dalla sezione La lingua delle cose)



***


I

Che cos’è questa nebbia
questi occhi in mezzo alla nebbia
queste mani queste facce
che mi sembra di essere morto
in mezzo a pianure di parole tutte morte
in fila riposano
ridono sguaiate
si spogliano sgrammaticate
sono zoppe e s’impigliano
nel canale della gola
si tuffano con la testolina piccola piccola
dentro le vene e premono
contro la pelle premono
e vogliono uscire, segnare
tutta la geografia del corpo
scavare canali, crateri


(dalla sezione Corpo-città)



***


Icaro caduto

È qua tra le costole che
mi spuntano germogli
mi crescono rami
s’incrociano le vene e
diventano verdi le mie braccia
radici le mie ciglia
una chiesa la mia fronte
il petto un grande scoglio
i piedi fiumi abitati da mille pesci
e i miei occhi, cavi


(dalla sezione In labirinto)



***


I morti


I morti, onde del mare
bianca spuma che a lungo ha viaggiato
e a casa ritorna,
alla madre infinita.



***


Collezione di respiri

In fila ordinati etichettati in
barattoli trasparenti lucidati
dal più giovane al più vecchio i miei
respiri: i lunghi i brevi fino a quello
laggiù in fondo nato prima
di me, prima del mondo.


***


Àlzati

Se sei per terra, àlzati
se sei seduto, àlzati
se sei in piedi, àlzati


(dalla sezione Parole alle formiche)


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Lacera il cuore il fischio di partenza

so che ora inizia il viaggio e

non c'è più niente che mi trattenga su questi binari

a goccia a goccia evapora la memoria fuori il finestrino

e già non è più nemmeno l'ombra

della casa vecchia fra le sterpaglie

 

Lontano chilometri dalla mia vista e dal mio sentire

dissolta oltre il tunnel fatto e rifatto cento volte

per la sicurezza dei convogli

 

Un lento abbrivare per il dovunque lasciando le campagne macilente

a destra e a sinistra come fendendo un mare indifferente

la ruota cigola e sobbalza ad ogni mala giuntura

ed è questa la carrozza della mia età sgangherata

senza più comparti né compagni

libera e solitaria

ma prigioniera dei binari

libera di andare lungo i solchi predisposti ma

prigioniera del tempo che le scorre a fianco e dentro

ineluttabilmente

 

E poi chissà

all'ultima fermata chi ci sarà ad aspettarmi

se il messo angelico saprà del forte ritardo

andrà forse via a consolare altri passeggeri

che la fortuna o il caso

avrà intanto destinato a certe mete sussiegose

 

Ed io

rimasto solo qui a terra

ascolterò attonito l'annuncio

dell'ennesimo ritardo

verso il rapido smorire

 

(dalla sezione “Annuncio ritardo” in Percorsi alternativi, Marcus Edizioni, 2013)

 

Giuseppe Vetromile

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NOTE SUGLI AUTORI


Stefania Bortoli

Stefania Bortoli, nata a Thiene (Vicenza) nel 1960, si è laureata in Pedagogia all’Università di Padova con una tesi di Estetica e Psicoanalisi. Vive a Pove del Grappa (Vicenza) ed ha insegnato Lettere al Liceo Artistico di Nove. I suoi interessi si muovono tra letteratura, fotografia e viaggi.

Ha avuto diversi riconoscimenti in concorsi letterari di rilievo, tra cui il Premio Lorenzo Montano.

Ha pubblicato nel 2012 Voci d’assenza (Editrice Artistica Bassano) con prefazione di Stefano Guglielmin. Il libro è stato segnalato al Convegno internazionale di Poesia a cura di “Anterem” ed ha ricevuto la Menzione di merito al Premio Nazionale di poesia “Achille Marazza” del 2013.

Ha poi pubblicato nel 2016 la raccolta Con la promessa di dire (Book Editore) con la quale ha ottenuto la Menzione d’onore al XXXII° Premio Lorenzo Montano (2018) con pubblicazione nel sito di “Anterem”.

Alcune poesie sono state presentate in occasione di reading e sono presenti su siti web:

“Blanc de ta nuque”, “Perìgeion”, “Di Sesta e di Settima Grandezza” - Avvistamenti di poesia,

a cura di Alfredo Rienzi.

Ha inoltre pubblicato i libri d’arte: Orizzonte terraqueo- laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artémis – Pittori in Acqua. (2008); Il colore del disgelo, con la pittrice Graziella Da Gioz (2017).

 

Alessandra Carnovale

Alessandra Carnovale è nata a Roma. La sua formazione scolastica ha compreso sia aspetti umanistici, sia scientifici. Ha studiato inoltre diverse lingue europee (inglese, tedesco e i rudimenti del greco moderno), si è interessata di letteratura tedesca, ha frequentato un gruppo di danze popolari greche e, a partire dal 2000, si è appassionata alla modellazione della ceramica, partecipando con le sue opere a mostre e concorsi.

Nel 2003 vince il Premio della Provincia di Caserta con un bucchero che ora è in esposizione presso il Museo di Capua.

A partire dal 2010 i suoi interessi sono virati in direzione della scrittura e, in particolare, della poesia.

Ha curato la rubrica InSistenze per la rivista contaminata di arte e letteratura Diwali. È stata co-responsabile del laboratorio di poesia Martedì(Di)Versi per il circolo letterario Bel Ami e partecipa a reading e ad altre iniziative culturali dell’area romana.

Ha pubblicato due raccolte: Come vento su monte (flower-ed, 2017) e La scorza delle parole (Eretica edizioni, 2018).

 

Emanuela Dalla Libera

Emanuela Dalla Libera è nata a Vicenza, dove ha condotto i suoi studi. Si è laureata a Padova in Lettere e Filosofia. È stata docente nelle Scuole Superiori. Per ragioni familiari ha vissuto per lunghi periodi all’estero, in India e negli Stati Uniti, esperienza che le ha lasciato tracce profonde e l’ha resa cittadina del mondo, aprendole gli occhi sulle multiformi realtà della vita e della storia. Da qualche tempo si è trasferita in Maremma Toscana, dove trascorre la maggior parte dell’anno e dove, spinta dalle suggestioni della natura e del silenzio, ha iniziato a dedicarsi alla scrittura poetica. Ha pubblicato due raccolte di poesie, entrambe edite da Gilgamesh: Lo sguardo altrove, ed συχα Sedimentare il tempo, opere che hanno ottenuto premi e riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali.

 

Leone D’Ambrosio

Leone D’Ambrosio (Marsiglia,1957) giornalista, vive a Latina. Laureato in lettere all’Università La Sapienza di Roma con Mario Petrucciani, dottore di ricerca in italianistica, ha insegnato per molti anni nei licei. Ha pubblicato i libri di poesie: La meta rubata, Sulla via di Damasco, Amore segreto, Il canto di Erato, La parola scura, Non è ancora l’addio, Nel nome tuo, Anticlea è mia sposa, Ordinate stagioni, La stanza d’Ippocrate, La casa e l’assenza, Le ombre curve e alcuni saggi critici e racconti. Si sono occupati delle sue opere: L. De Libero, N. Ginzburg, S. Nievo, M. L. Spaziani, D. Rea, A. Bevilacqua, M. Petrucciani, F. Ulivi, L. Luisi, G. Petroni, G. Bonaviri, L. Piccioni, B. Sorge, M. Prisco, G. Ferroni, V. Zeichen, G. Bàrberi Squarotti, E. Pecora, M. Cucchi, E. Affinati, M. De Angelis, L. Mazzetti, D. Rondoni, R. Loy, P. Ruffilli, P. Perilli, P. Di Paolo, G. Sobrino, A. Picca, A. Spagnuolo, Ph. Jaccottet, Y. Bonnefoy, J-Ch. Vegliante, G. Chpaltine, M. Theophilo. I suoi libri sono tradotti in francese, inglese, spagnolo, rumeno, tedesco, portoghese, polacco e in russo da Evgenij Solonovich. Ha ricevuto i premi: Circe-Sabaudia, S. Penna, Rhegium-Julii, Laurentum, Frascati-Seccareccia, Sìlarus, Aeclanum, G. Caproni, Annibal Caro, M. Tobino, Roddi, A. Fogazzaro, G. Pascoli, Certamen Apollinare Poeticum. È stato finalista al G. Tirinnanzi e al Camaiore.

 

Loriana D’Ari

Loriana d’Ari vive a Genova, dove lavora come psicoterapeuta. Ha pubblicato su diverse riviste e blog letterari, e ricevuto riconoscimenti in occasione di vari concorsi, tra cui “Ossi di Seppia”, “Bologna in Lettere” e la segnalazione per la raccolta inedita al “Montano”.

La sua silloge d’esordio, silenzio soglia d’acqua, è risultata vincitrice del VI premio Arcipelago Itaca per la raccolta inedita (opera prima).

 

Giorgia Meriggi

Giorgia Meriggi è nata a Milano nel 1966. Con Stampa Alternativa ha pubblicato nel 2012 Comizi d'amore. Manuale di diseducazione sessuale, insieme a Paolo Pedote. Nel 2017 ha pubblicato per Marco Saya Editore, nella collana Sottotraccia, la prima raccolta poetica dal titolo Riparare il viola. Una traduzione di alcune sue poesie in spagnolo è apparsa nel volume di poesia e di psicoanalisi L'indicibile sottratto al nulla, a cura di Eva Gerace, Città del Sole Edizioni, 2018.

Ad aprile 2021 ha pubblicato per Marco Saya Edizioni, La logica dei sommersi.

 

Alfredo Rienzi

Alfredo Rienzi (Venosa, 1959) vive dalla prima infanzia nel torinese. Ha pubblicato diversi volumi di poesia, da Contemplando segni, silloge vincitrice del X Premio Montale, in 7 poeti del Premio Montale, fino al recente Partenze e promesse. Presagi (puntoacapo Ed., 2019). I primi volumi sono in parte confluiti ne La parola postuma. Antologia e inediti, opera vincitrice del Premio Fiera dell’Editoria di Poesia (puntoacapo Ed., 2011).

Ha tradotto testi da OEvre poétique di L. S. Senghor, in Nuit d’Afrique ma nuit noire – Notte d’Africa mia notte nera, a cura di A. Emina (Harmattan Italia, 2004) e ha pubblicato il volume di saggi Il qui e l’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea (Ed. dell’Orso, 2011). È inserito nell'Atlante dei poeti dell'Università di Bologna e presente in numerose antologie critiche nazionali.

Ora sta lavorando alla raccolta Sull’improvviso, premio InediTO Colline di Torino 2020 e della quale alcuni testi sono già apparsi sul Quarto repertorio di poesia italiana contemporanea di Arcipelago Itaca (2020).

Da dicembre 2020 cura il blog di diffusione poetica “Di sesta e di settima grandezza – Avvistamenti di poesia” (https://alfredorienzi.wordpress.com/).

 

Roberta Sirignano

Roberta Sirignano segue un percorso creativo di ricerca tra scrittura e immagine. Autrice di testi sperimentali di prosa e poesia, si occupa attualmente di arte con la creazione di opere realizzate con tecnica digitale spontanea. Ha pubblicato, tra l'altro, Un minuto dopo l'esplosione della luna (Edizioni La Gru, 2012), Il Portone – fixing/my/tender/mind (Augh Edizioni, 2017), La catena di montaggio della mente. Racconti obbligati (Edizioni Ensemble, 2019), Sogno la direttiva (RPlibri, 2021). Nel 2019 ha ricevuto una Menzione d'Onore al Premio Montano per il racconto inedito La mistica della post-produzione. Alcuni suoi testi e opere digitali e fotografiche sono stati pubblicati su riviste cartacee e online.

 

Antje Stehn

Antje Stehn è nata in Germania. È poeta, artista, videomaker, traduttrice, curatrice di mostre, membro del PEN Tedesco. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti “Brera” a Milano. Vive e lavora tra Naggio, Lago di Como, e Milano. Dal 2010 scrive poesie che integra nelle installazioni artistiche e pubblica in Chapbooks. Tra queste: Confini presso la Galleria Fahrazartart, Milano (2014); Zebralli alla Fabbrica dell’Esperienza, Milano (2015) e all'Università Statale di Milano; l'installazione La vita è l'arte dell'incontro (2016) e Soffioni sospesi (2017), e nel 2020 Provenienza e rigenerazione in terre nuove, al Museo MUDEC di Milano, e Rucksack, a global poetry patchwork presentato al Piccolo Museo della poesia, San Cristoforo di Piacenza. Fa parte del collettivo poetico internazionale PoetryismyPassion che promuove la diversità linguistica culturale nelle comunità internazionali presenti a Milano. Cura la rubrica: "Milano, una città mille lingue" sul librorivista Tamtambumbum. Fa parte del comitato scientifico del Piccolo Museo di Poesia, San Cristoforo di Piacenza. È editrice del blog di poesia sudamericano Los ablucionistas e della rivista online Teerandaz del Bangladesh. Le sue poesie sono state tradotte in dieci lingue diverse.

 

Tommaso Urselli

Tommaso Urselli è autore di teatro. Oggi ti sono passato vicino, Ensemble 2020, è la sua prima silloge poetica, da cui sono tratti i testi per Transiti Poetici. Altri estratti sono pubblicati e recensiti sulla rubrica Bottega della Poesia per Repubblica Milano da Maurizio Cucchi e Repubblica Bari da Vittorino Curci; su blog e riviste online (Poesia del nostro tempo, Nazione Indiana, Atelier Poesia, Centro Cultural Tina Modotti, La Recherche, Poesia Ultracontemporanea, Versante Ripido e altri); la sezione Parole alle formiche è giunta finalista al Premio InediTO – Colline di Torino 2019. Tra i testi teatrali rappresentati e pubblicati: Un vecchio gioco (La Mongolfiera Editrice; premio Fersen, Piccolo Teatro di Milano); Boccaperta (La Mongolfiera Ed.), Teatro Periferico; Ipazia. La nota più alta (Sedizioni, e in e-book per Ledizioni nella versione inglese), PactaDeiTeatri; Il Tiglio. Foto di famiglia senza madre, prodotto dall’autore in collaborazione con l’attore-regista Massimiliano Speziani (il testo, tra i vincitori del Premio Borrello per la drammaturgia - e premio Fersen alla regia - è pubblicato sul n. 727 della rivista Sipario, in volume per La Mongolfiera Editrice, in e-book per Morellini Editore); Esercizi di distruzione. L’importanza di chiamarsi Erostrato (in volume per Edizioni Corsare e sul n. 758 della rivista Sipario; premio Lago Gerundo), Teatro Litta. Cura con Renata Molinari e Renato Gabrielli la pubblicazione di A proposito di menzogne – testi per Città in condominio, L’Alfabeto urbano, Napoli.

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22 giugno 2021

Presentazione in diretta video del 36° Volume

VOLUME XXXII - Vol. Spec. Nuove Voci del Ventunesimo, 2a parte

VOLUME SPECIALE "I SEE BELLAGIO FROM MY TERRACE"

VOLUME XXVI - PERCORSI DIALETTALI SICILIANI DI INIZIO MILLENNIO

Volume antologico J'Nan Argana nr. 2

Transiti Poetici incontra il GAP

Volume Speciale dedicato alla Primavera

Transiti Poetici incontra Voci dal Mondo

Il video della presentazione del Volume Transiti Poetici incontra Voci dal Mondo