Le Antologie Poetiche Virtuali sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti volumi dedicati a particolari ambiti poetici (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.

lunedì 20 settembre 2021

VOLUME XXIX

 


Introduzione

Il Volume XXIX mi suggerisce che, al momento, sono riuscito a “raccogliere” qui le Voci di ben 290 Poeti. Il calcolo è banale ed evidente. Un lungo lavoro di indagine, di studio, di ricerca, di inviti, nei confronti di questi protagonisti della storia poetica italiana attuale. Ne sono veramente contento e soddisfatto! Ma quanti Poeti e quanta Poesia? Il novero sembra poter continuare all’infinito e se ciò da una parte mi lusinga, perché volendo continuare questa mia “indagine” sullo stato della poesia italiana avrei praticamente materiale inestinguibile da esaminare finché ne avrò voglia o finché le forze me lo permetteranno, dall’altra mi preoccupa alquanto, prendendo atto della numerosa, numerosissima famiglia poetica da prendere in considerazione! Ma quanti Poeti e quanta Poesia! È un bene o è un male? Non mi pongo il problema, perché è chiaro che essere poeta e fare poesia è un bene, ma è chiaro anche che molte volte ciò che viene definito “poesia” è in realtà solo un “divertissement”, una passioncella, un sentirsi in qualche modo “artista” e creativo, capace di tradurre in versi emozioni, immagini, stati d’animo e via dicendo. Beninteso, la mia è solo una constatazione di quello che succede in poesia: cinquant’anni di frequentazione del mondo poetico mi hanno dato la possibilità di discernere, e non sempre con grande serenità e facilità, una poesiola da una poesia; e ciò naturalmente senza nessuna pretesa di essere chissà quale poeta o chissà quale critico o chissà quale giudice!

Scelgo ed invito i miei Autori in base a questi criteri, secondo il mio metro di valutazione, s’intende! Persone che hanno con il mondo della poesia un legame serio, una indiscussa attività propositiva, che abbiano qualcosa di originale e sotto certi aspetti “sconvolgente” e “coinvolgente” da offrire, da dire, per provocarci, per stimolarci, persino per lacerarci. Per dirci delle cose vecchie e persino usuali con una modalità originale che le rinnovi, per dirci cose nuove con l’eterno e intramontabile fascino della Poesia.

Ma qui il discorso si fa lungo ed entreremmo in facili quanto sterili definizioni di cosa sia veramente la poesia e cosa sia veramente un poeta. Io terminerei qui affermando l’importanza della testimonianza. Una testimonianza forte, che non necessariamente dipenda dal tempo in cui si manifesta: io posso avere alle spalle cinquanta anni di scrittura in versi, ma, ahimé, senza aver prodotto nessun risultato valido per gli altri, ma avendo solo soddisfatto il mio ego volitivo e desideroso di “apparire”: fuoco di paglia, illusione di una notte romantica in riva al mare, emozione evanescente di una passioncella transitoria. Altri hanno invece cominciato a “fare” poesia da appena qualche anno, ma già la loro orma sulla pagina è profonda e significativa!

Ecco dunque che la natura del creativo, del poeta, si fonde con la natura stessa della persona, ne diviene indistinguibilmente parte integrante: non si può essere poeta, che so, dalle ventuno a mezzanotte, dopo una giornata dedicata a ben altri impegni, lavorativi, familiari, eccetera. Se si è poeti, lo si è sempre, anche sul lavoro, a tavola, con gli amici, partecipando alla vita sociale e intrattenendo relazioni sentimentali o di altra natura emotiva con gli altri. L’anima, il cuore del poeta, non può essere compartimentato a seconda dell’attività o del pensiero di quel momento, in una persona.

È questo il guaio, dunque. I Poeti vedono il mondo, la realtà, con occhi diversi? Che cosa vogliono vedere, indagare, trovare, i Poeti, nelle cose, nell’uomo, in sé stessi, nei luoghi, nella storia, nella società? Di che cosa vogliono parlare? Quale impellenza li spinge?

Mistero! Tutto e niente! Resta la loro testimonianza. Che sia servita o che serva ad indicare, a suggerire, emozioni e orizzonti nuovi, utopie di libertà e di pace, denunce di ingiustizie sociali, questo può essere un valido motivo: e come affermava il grande Montale, possiamo concludere effettivamente che la poesia forse è inutile, ma in fin dei conti è un qualcosa che, almeno, non arreca danni a nessuno!

Anche i dieci Autori di questo Volume profondono nella loro attività poetica impegno, passione, studio, ricerca, entusiasmo, e la loro Voce è senz’altro stentorea e meritevole di essere ascoltata. Li ringrazio per questo, per il loro contributo prezioso, come ringrazio, e non mi stancherò mai di farlo, tutti gli altri cari amici poeti che mi hanno onorato, e spero mi onoreranno ancora!, aderendo a questa mia “colossale” iniziativa.

Buona lettura!

                                                                                                     Giuseppe Vetromile

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                     TIZIANA COLUSSO

Nelle note di Tiziana Colusso, voce illustre dell’attuale panorama letterario e poetico nazionale, leggiamo: “Si immagina etrusca e cosmopolita”. Descrizione di sé veramente singolare e perfettamente aderente alla realtà del suo “essere” poeta, con esperienze di vita e di culture internazionali ma anche con quella venatura di arcano e di magico che avvolge la sua aurea lirica e i tanti significati insiti nel suo discorso poetico, sempre articolato e di carattere universale. Come nei brani qui di seguito proposti, dove le problematiche etiche, ecologiche e relazionali di un mondo purtroppo ancora immerso in tante situazioni di costumi e abitudini retrograde, emergono a evidenziare il continuo malessere sociale dell’odierna cosiddetta civiltà dei consumi.


Innesti da sciamana

Due volte mi ha visitata il pappagallo
come un invito frusciante del destino.
La prima come ciondolo di sapiente smalto
lavorato da una ragazza del ‘68
bella di rughe diritte come frecce indiane.
La freccia del chirurgo non l’ho vista,
l’ho sentita nella carne stretta in croce.
Il cianciare da sala operatoria,
antidoto a buon mercato alla gravità
del luogo, evocava ancora un pappagallo:
non capivo, stordita, se fuggito o donato.
Tra i punti di sutura sulla mano una coda
arcobaleno mescolava il dolore a penne
remiganti, come un innesto da sciamana.

(2021, inedita)


***

Inalberati alberi

Inalberati alberi, indignate
arborescenze stente
di spiazzi urbani, platani con piedi nel cemento,
cimenti giallomimosa che mimano solleoni
nel cinereo mattino cittadino,
siepi assiepate da piccioni e carte unte
salici accasciati su pascoli canini
oleandri con fioriture grigiastre e velenose
querce-altarini per i caduti della velocità
ippocastani senza castagne:
qui state, alberi, come lapidi di un pianeta morto.

Eppure quando agli incroci sfioro i tronchi
snocciolando i vostri nomi antichi
- Platanus occidentalis, Salix fragilis, Betulla alnus,
Quercus petrea, Larix deciduous, Acer Campestris
-
ritrovo il respiro grande, l’orgoglio di sentinelle vegetali,
il ligneo irriducibile lignaggio
la cabala diagrammatica dell’Albero della Vita
abitato dai Sefirot e dagli uccelli migratori,
e nel maelstrom cittadino mi soccorre
la vostra segnaletica frondosa.

(Edita nell’antologia AAVV Gli alberi a cura di Anna Lauria, Ferrari, 2008)


***

Sostenibile

Sostenibile è la sabbia tra le dita,
clessidra d’un tempo senza vittorie e vinti,
battiti d’ali larghe in souplesse soavi
planando senza data di scadenza
senza angoscia né urgenza

Sostenibile è la sostanza dei sogni,
bisogni travestiti da sons & lumières
sullo schermo buio degli occhi
gazzarra furiosa a esorcizzare
l’incubo ricorrente acquattato
silenzioso sul fondo, in attesa

Sostenibile è un tempo largo,
largamente inutile, a sbrogliare matasse
di domande inutili, appassite come biglietti del tram
schiacciati in improbabili origami nelle tasche.

Sostenibile è una sosta: proprio ora,
proprio qui. A respirare.
Sostenibile è il tempo riavvolgibile
come un vecchio tape, il tempo elastico,
il tempo perduto e mai del tutto perso.

(2019, inedita)


***


Nei vostri panni, sorelle

Nei vostri panni, sorelle, m’avventuro: non solo
i neri sudari che nelle tv mondiali vi appiattiscono
in passive figuranti della compassione, con brividi
sulle nostre schiene scoperte ed abbronzate.

In molte, sottotraccia, siete evase da prigioni rudemente tessute,
vestendo invece tute sportive, scarponi da roccia, divise da collegiali
con Hijab leggeri, perfino paraolimpiche sedie a rotelle.
E biciclette, i destrieri di ogni resistenza, di ogni sogno d’altrove.

Nessuna Barbie, ma corpi resistenti in fuga da eterni padri padroni,
come tutte le donne del mondo, ma con più pericoli, più ostacoli,
e quindi con tanta più forza. I vostri corpi issati sui sellini aizzavano
sassaiole e insulti – ma ricordate la “Monella” di Tinto Brass,
bellezza in bicicletta in stile spot di biancheria? Nessuno si senta immune.
La squadra olimpica, allenata tra i monti, ha dovuto rinunciare a Tokio
per la distruzione delle bici donate da una sorella più fortunata.

Ed ora? Nei tuoi panni, sorella, mi spaùro. Sappiamo che dovete bruciate le tute,
le divise di scuola, i libri, le foto, i ricordi di una libertà ancora troppo fragile.
Spero che – noi sorelle fortunate – sapremo indicarvi vie di fuga, dare spazio alle vostre voci,
nuovi libri, quaderni, scarpe da corsa. E nuove biciclette, per pedalare verso il decollo.

23 agosto 2021. Alle donne, ragazze e bambine afghane

(Il testo è stato solo pubblicato sul blog “parolapoesia.blogspot.com”)

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                            FLOREDANA DE FELICIBUS


Sovente l’indole creativa negli artisti a tutto tondo trova percorsi molteplici per manifestarsi: dalla pittura alla musica, alla letteratura poetica, alla scultura. Il grande talento innato di queste persone è quello di saper esprimersi altrettanto bene in questi ambiti, ed è un dono particolarmente prezioso, in un tempo dominato prevalentemente dal pressapochismo, dalla sciattaggine di certi comportamenti, dalla superficialità e dall’egoismo. Floredana De Felicibus, da Atri, è quindi artista poliedrica e prolifica, che si dedica soprattutto alla scrittura poetica pur rimanendo alta la sua attenzione nei confronti dell’arte in genere. Ed è poetessa sensibile, profonda, specie nel trattare temi delicatissimi come la situazione drammatica delle donne e delle bambine in alcune zone geografiche del nostro martoriato pianeta!


Le nuvole di Sherazade

Tra montagne rugginose e campagne brulle
oggi non ci sono favole, né incantesimi,
gioca Kader coi capelli sciolti al vento
il pakol rosso in testa, ignara del giorno, della sorte.
A Dundarli sono calate le fauci della notte!
Piccola Sherazade,
la luna su nel cielo bruno
accarezza i tuoi fianchi acerbi, inciampano i fiori
serrati in pugno con i voli obliqui della tua gonna.
Ti rallegri ancora a dare nomi alle tue nuvole,
incurante degli aromi speziati di raks e narghilè,
sogni da custodire in vecchie scatole di latta:
un mare di origami policromi e arcobaleni
del tuo tempo incantato ancora inespresso.
Piccola Sherazade,
oggi la luna non accarezza la mano
della tua bambola in un immaginario girotondo,
domani non conterà i palpiti d’amore del tuo cuore,
bacerai dolcemente la cruda terra, mentre lascerai
la notte alle tue spalle. Inconsapevole del berdel, lascerai
il tuo tutto per ammaliare senza volere il tuo Mohammed.
Piccola Sherazade
dagli occhi allegri e setosi boccoli bruni,
avrai giorni di sterpi e sassi, notti di dolore e sangue,
una croce a sfregiare le tue mani innocenti,
un germoglio di vita nel tuo ventre bambino.
Anima solitaria,
solo il genio di una lampada potrebbe dare voce
al silenzio del mondo che non ascolta!
Il tuo urlo di dolore rimane sordo nella tasca
tutta di uno spazio vuoto con l’inganno di chi avrebbe
dovuto tracciare una trincea a proteggere
l’anima candida della tua innocenza.

E rimane, sospesa a mezz’aria una speranza,
di tappeto volante, desiderio di fuggire dall’inferno degli angeli.
Rincorri ancora le tue nuvole piccola Sherazade,
non sai che a volte fanno la spia ed ascoltano gli angeli?


***

I mille volti del Sahel

Succede, magari è già tutto scritto,
il nascere tra fame e sabbia,
il vivere restando al margine
dove tutto finisce e inizia
nel grembo arido del Sahel.
Succede di sbocciare in spazi di parole,
tra passi di distanze vuote
e restare fermi nelle orme contorte
in sillabari d’erba sfiorite sulla bocca.
Succede lì a Fabri ai suoi passi incerti
ammaliati dagli sfavillanti ordigni a grappolo,
mirabolanti giocattoli
brillati tra le sue ali, sulla sua faccia.
C'è sempre da qualche parte un destino
e dall’altra un tizzone ardente
che balugina e scrive su un altro cielo.
Qui nel Sahel tutto è già scritto ai margini,
su una terra di nessuno;
qui la polvere finisce e ricomincia
e ombre vuote restano appese
su radici di danze illusorie.
Ma tra i mille volti accecati dal petrolio,
ali di aironi nidificano ancora tra le canne
e fiori di pruno tra voli di farfalle,
qui a Madaoua ogni primo vagito di bimbo
reclama la svolta di un destino…

In un mosaico di sfumature brulicanti
tra le braci di un tramonto palpitante,
in un tripudio di vesti cangianti!


--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                       LELLA DE MARCHI


La poesia non ha inizio e non ha termine, non è un intervallo di spazio e di tempo in cui il poeta mostra un fatto, una cosa e poi tutto finisce lì: anche se è appena un momento, un luogo, un’emozione, la poesia ha un respiro continuo e infinito, è un “essere” eterno. La vera poesia. Come quella di Lella De Marchi, valente poetessa pesarese, che sembra puntualizzare alcuni aspetti della quotidianità contingenti, ma che in realtà sono propri dell’esistenza umana e dei comportamenti e dei rapporti che l’uomo ha con gli altri e con la realtà in cui è immerso. La poesia di Lella De Marchi è ricerca pura, è indagine tesa a squarciare i veli dell’ipocrisia e del falso perbenismo, della sciattezza e dell’insulsaggine. È la necessità di ritrovare spazi di libertà e di dignità in sé stessi (dammi spazio per essere ciò che non sono mai stata), di riscoprire in sé la nobiltà e la genuinità della vera umanità. Con versi che esprimono tutto ciò con una veemenza armoniosa e ritmica.


dammi spazio per essere ciò che non sono
mai stata, l’estraneo sottocutaneo,
l’attimo sbandato dentro al tempo
da un calcolo errato germinato,
per caso o per necessità,
qualcosa che come un virus
nuovamente ravvicini le nostre nudità.
dammi spazio per essere ciò che non sono
mai stata, concedimi fedele
al nostro tempo che ci aspetta

(l’estraneo sottocutaneo, in La spugna, Raffaelli, 2010)



***

come un baco immerso nella seta
protetta intesso proporzioni da disfare

prima o poi dovrò uscire dal mio guscio,
nella pioggia o sotto il sole, andare,
in un attimo intrecciare dentro
l’aria, breve, la mia seta, svuotare
il sacco e il mio disegno

io sono il filo della mia bocca che non
si stacca, che si conosce già prima
di partire, che non puoi vedere

(il baco, in Stati d’amnesia, Lietocolle, 2013)



***


mi hai divaricata prima di conoscermi come uno
studioso di meccanica celeste. forse sapevo
di cielo e non di terra forse siamo capaci di cambiare
la nostra sostanza.
per un attimo mi hai fatta felice incapace di leggere
il dramma, per un attimo hai eluso la scelta e la sua
conseguenza numerica.
non hai forzato la sintassi mi hai spinta a guardarti
senza saperti guardare fin quasi ad amarti. forse
ti appartenevo senza saperti forse quello che faccio
ogni giorno è chiudere un occhio, inventarmi
un nuovo passo.
l’amore dimora nella prassi ma non puoi pensare
che possa accadere. è un fatto di ossa, una radiografia,
ci riconosce in controluce. l’amore è un corpo
sorpreso nella sua impossibile danza.

(in Paesaggio con ossa, Arcipelago Itaca, 2017)


***

stiamo bene soltanto dentro le celle come le api
pensiamo soltanto a produrre del miele scartando
nella discarica tutto l’amaro in forma di elenco
obbligandolo alla putrefazione.
tracce. smarrimenti. deviazioni. derive.
slittamenti. sogni. negazioni. spostamenti.
c’è una cella per ognuno di noi, con sotto scritto
l’origine il luogo di appartenenza la serie fossile
il teorema inventato per ognuno di noi.
l’ermetismo non dice niente di oscuro è più vero
che abbiamo paura di quello che è oscuro.
gli artisti dentro ai musei gli avvocati nei tribunali
gli operai nelle fabbriche le prostitute per strada.
e Malina, nella roulotte.

(in Paesaggio con ossa, Arcipelago Itaca, 2017)    

 

***

liberami dal principio della specie dal concetto
di persona di razza di genere dall’atto che si genera
ripetutamente dall’impasse della riproduzione.
liberami dai traumi articolari dalle lussazioni
dalle separazioni dai dualismi dalle superstizioni.
liberami dalla gabbia di natura dall’uno e dai molti
dalla rabbia dei diversi dai diversi dagli uguali dagli opposti.
liberami dagli occhi dalle mani dalle gambe dalle dita.
liberami dagli organi dai fianchi dalle anche dai gomiti.
liberami dai ruoli del reale dal reale e i suoi espedienti.
liberami dalla fatica di restarti accanto
dal principio di piacerti ad ogni costo.
come Dio amami. come Dio creami.

(Androgino, in Ipotesi per una bambina cyborg, Transeuropa, 2020)

 

***

la tua attesa, Maria, non è dolce è un giorno che non esiste
che precede ogni tua possibile vitale inguinale scossa
molto prima che gli arti in simbiotica tensione si flettano
e distendano nell’arco sonoro dell’umana appartenenza.
la tua attesa, Maria, è un feto che non nasce. si ciba
del tuo buio buca il mondo con lo sguardo che non c’era
si attorciglia tutto intorno ad un qualcosa senza mai
trovarsi tutto. tutto dentro a quel qualcosa.
la tua attesa, Maria, è l’attesa. un respiro sconosciuto
il vuoto che ti porti dentro che non sarà colmato.
con il colore bianco hai dipinto nudo tutto il tuo corpo.
hai dato al mondo la forma in forma di ipotesi spinta
di ricerca inesausta di preghiera inaudita. oltre la norma.

(Vergine Maria, in Ipotesi per una bambina cyborg, Transeuropa, 2020)

 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                           CARLO DI FRANCESCANTONIO


Le persone non muoiono / dopo tanto rumore vanno in punta di piedi / al piano di sopra o nella stanza accanto / attendono l’errore dei vivi”: in questo disordine, o meglio in questo sopravvivere disarticolato e persino disarmonico, che ci angustia e ci rabbuia, il nocciolo del problema filosofico e spirituale è l’indeterminazione e l’indifferenza della nostra esistenza nei confronti e nel rapporto con gli altri, in una società globale ormai completamente omologata e assuefatta ai comportamenti minimalisti ed egoistici. Pensare all’universo povero umiliato della vecchiaia è dunque questa la linea poetica forte del nostro poeta ligure Carlo Di Francescantonio, di denuncia, di testimonianza ultima di un eroe utopico (argonauta) che ancora tenta la riconquista di una sacrosanta ricchezza universale, la libertà!

 

pensare all’universo povero umiliato della vecchiaia

pensare all’universo povero umiliato della vecchiaia
sarebbe già qualcosa
non sentirsi nessuno
tenere presente che un giorno la vita si ferma
e scivoleremo nel tempo della dimenticanza
fotografie appena antiche sconosciute
a consumarsi sui banchi dei mercatini disattenti

le persone non muoiono
dopo tanto rumore vanno in punta di piedi
al piano di sopra o nella stanza accanto

attendono l’errore dei vivi

(da Anche l’ultimo argonauta se n’è andato, RP Libri, 2021)

 

***

Ostia

Pasolini l’ho letto poco e male:
Una vita violenta qualche pagina
da Il Vangelo secondo Matteo

versi sparsi
qualche riga di intervista
il tutto a incompleta sintesi del suo pensiero

dei film conosco Accattone La Terra vista dalla Luna
Uccellacci e uccellini e il terribile poetico Salò
o le 120 giornate di Sodoma

mai vista la trilogia della vita
non conosco il poeta né lo scrittore
e il regista - meno che mai l’uomo -
eppure manca nel tempo povero che abito
una mente così abile a mettere spilli nel culo dell’Italia

farebbe proprio piacere una coltellata al cuore
dell’incompetenza

lo hanno ammazzato
nel modo più vile
nel Paradiso ricostruito accanto Roma

un poco di rumore tanti articoli
poi tutti zitti compresi i ragazzi di vita

delitto infame di Stato e politica
assegno al portatore per finte vergini
candidate allo Strega


(da Anche l’ultimo argonauta se n’è andato, RP Libri, 2021)



***


10.

lo sai del tempo che abbaia,
di una fretta che arriva a far esplodere
frutti fuori stagione,
del condominio di carne, delle sgomitate
sotto le cinture o al centro dei coglioni

è l’esercito dei furbi che spinge, tutte quelle
personcine che hanno lasciato perdere l’intelletto
per vie meglio battute - lo sai che il tempo sbrana
e tiene tra i denti brandelli d’uomo
che sono strategie e sviluppo da rivendere
a caro prezzo - a sgomitate nei fianchi,
per sembrare meno pressione - e sai anche
che il tempo genera maiali,
porcilaie gli anni - e noi a bere dalle vasche
a mangiare nelle ciotole, a faticare felici per
la fatica - e c’è anche il tempo
che tutto appiana, che risolve il problema,
che muta il brutto in bello, che sfotte la memoria
e raggira i presenti - è un tempo d’inganno
che si accetta come normale
arriviamo al paradosso di difenderlo anche,
perché così inquinati dall’acqua melmosa,
dal cibo avariato,
lo consideriamo memoria

che scena questo quotidiano,
che volgare il compromesso,
che fisiognomica il potere,
che merce di scambio la salute,
che miseria l’integralismo,

- niente libertà, niente uguaglianza,
lasciamo perdere la fraternità -

lo sai del tempo che abbaia,
mentre noi miagoliamo, pigoliamo

(Inedito)



***


11. Poesia per il mio 45esimo compleanno

si brancola, senza troppo brillare,
nonostante la tensione verso un ideale
che chiama con voce di caverna,
non ha orecchie il richiamo e nemmeno
buon senso - è un bisogno illogico
è materia dove 2+2 fa anche cinque
alchimista è chi sceglie di non tradirsi

(Inedito)

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                            GIOVANNI DINO


Una voce importante dell’odierno panorama poetico nazionale è senz’altro il palermitano Giovanni Dino, autore di diversi libri di poesie e anche di studi approfonditi sulle religioni e sulla spiritualità. L’esperienza di vita vastissima gli ha permesso di acquisire una sensibilità particolare nei rapporti umani, ma soprattutto in senso verticale, cioè nei confronti del Dio creatore. La poesia che qui propone, infatti, ne è un esempio meraviglioso: una lirica intensa e profonda, quasi una lunga preghiera accorata, ad evidenziare a sé stesso e agli altri quanto sia complicato e a volte persino incomprensibile, il rapporto con il Creatore, la “ricerca” di una qualche traccia significativa e più “umana” della Sua esistenza.

 

 Ti volevo incontrare

 

Ti ho sempre cercato

fin da quando avevo i pantaloncini corti

volevo incontrarti per guardarti negli occhi

e senza dire parole

travasarti la mia anima

 

Non mi bastava immaginarti

assottigliato nel buio delle notti senza pareti

o nel muoversi delle foglie scalciate dal soffio lieve

                                            nella pigra luce del mattino

o vederti ammutolito in fredde statue colorate

 

Desideravo incontrarti come la notte il giorno

ma Tu mi dicevi nel sonno con parole di luna

che mi eri già dentro          

nel respiro latteo della mia carne  

agitandoti nei fondali della mia anima

fra quelle reti colme di dubbi e di stupori

o arrampicato fra le alte rocce dei miei pensieri

 

Ma io volevo incontrarti

   vederti in un corpo vero

               di bambino come me

e non percepirti

nei cieli oltre i cieli dei cieli

lontano dalle mie mani

           dai miei occhi

nascosto dentro sconfinati silenzi

o in qualche costola del giorno                      

 

Ma Tu

preferisci la lontananza al contatto

il silenzio al dialogo

anzi di silenzi ti adorni e ti vesti di galassie 

                                    e con parole senza alfabeto

                                 esprimi

                   luci e ombre da criptare    

 

 Hai recintato il Tuo regno

con nuove parole e altri silenzi

                              fecondi e scintillanti

                                          fra le stelle oltre le stelle

pur continuando a non perderci d’occhio

 

Mi sono nutrito/incanutito

del Tuo giogo

nella Tua obbedienza ho aperto il mio cammino

salvandomi dal vuoto e dal nulla

ma non dal nulla e dal vuoto

di chi va appresso alla fretta al rossetto al danaro al potere …

 

Ma perché hai scelto il silenzio

                         come tua dimora

e come fa il silenzio ad accoglierti e poi rivelarti?

 

Ti ho sempre cercato

per vederti in un corpo vero

di bambino come me

o di anziano o chissà chi

 

Ti ho trovato in tutti questi anni

in quelle parole spinte dal fondo dell’anima

o nelle parole abbracciate alle preghiere   

   o in tutte quelle di predicatori

                                   ora timorose

                                   ora rassicuranti  

nelle preghiere rimaste incollate dai fiati

sui muri di chiese abbandonate

o adagiato in quell’alfabeto misterioso

              fra pagine di memoria antica

 

Fin da quando avevo le ginocchia piene di croste

                                                                       Ti ho cercato

e di bambino e di figlio che ero son diventato anch’io padre

        continuando a trovarti

                             solo e sempre  

negli sguardi di malati che cercano un fiore

nelle cappelle adornate di fiori e lumini

nella geografia di volti di gente umile

 

Ma io Ti volevo incontrare

vedere in un corpo vero

in un corpo tutto tuo

                   di donna di uomo di gay

e non nelle parole di mia madre mentre si preparava a morire

nelle canzoncine imparate per la Prima Comunione

nelle preghiere venute fuori dal cuore di santi

mentre Tu dai tuoi cieli

      continui a starmi lontano

                         e a non lasciarmi

                                                mai solo.

 ----------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                    CLAUDIA DI PALMA


La parola è un chiodo”, afferma Claudia Di Palma, giovane poetessa salentina, dedita al teatro e alla letteratura poetica con impegno e con produzioni di qualità che hanno avuto numerosi apprezzamenti ed elogi in vari ambiti e iniziative culturali di spessore. La sua è una poesia forte, determinata, nella quale la parola poetica ha certamente un peso essenziale, fondamentale. E con queste “parole”, con questi versi che incidono nel cuore domande di una trascendenza eccezionale, interrogativi rivolti all’Ente Creatore, Claudia Di Palma costruisce un ordito poetico intriso di alta spiritualità, seppure nel contesto prevalentemente materialista dell’odierna società.

 

La parola è un chiodo.

Il verbo che tu incarnavi ti tolse
di mezzo scavandoti piano.
Riconobbi il tuo volto dal vuoto
che vi cresceva rigoglioso al centro.
Da lì tu mi guardavi senza mai
sciogliermi, mi lasciavi ai miei giorni
grossolani, io mi dimenavo
con cose di scarso valore, monili
d'argento, e tu, tutto miseria e vento,
non ti offendevi, dissanguavi in croce.

(da Atti di nascita, Minerva, 2021)

 

***

Aspiravo alla grazia:

un involucro superfluo,
il trucco sul volto di una donna,
il rossetto sbavato sulle labbra.
Così immaginavo Dio, così lo sognavo.
E la mia preghiera era guardare,
provare a vestirmi sul nulla,
provare a compormi, e poi
raccogliere gli avanzi,
decifrare il mio nome.

(da Atti di nascita, Minerva, 2021)

 

***

Scrivo per non lasciare andar via
l’effimero, per custodire l’eterno
che spesso è, di tutte le cose,
la più cagionevole. E non muore.
È per questo che scrivo:
perché sono effimera e la caducità
è l’unico rimedio che possiedo
nella vastità dei tuoi orizzonti.
Giorno dopo giorno scrivo
per essere medicina e aiuto
alle cose cagionevoli, come l’orizzonte
e l’immortalità di ciò che è.

(da Altissima miseria, Musicaos, 2016)

 

***

Più volte ti chiedo se
c’è un filo che ricuce e carezza
o resta lo strappo
tra una cosa e la sua assenza,
tra l’intero e i suoi resti,
tra un corpo e il suo simmetrico altro.
Ma tu non rispondi e con un’ampia
virata ti rivolti verso l’ombra
là dove sorge l’eterno rito
delle mie domande.

(da Altissima miseria, Musicaos, 2016)

 

***


Sarebbe stato meglio non imparare
questa splendida architettura di significati,
questa trappola per i topi. Ma ormai è tardi
e sono imbrigliata nel paradosso della parola.
Resto nella prossimità invalicabile del sangue.

(inedito)

***

Intanto marciamo
di un bellissimo marcire.
Corrispondiamo al vuoto e al silenzio
con le nostre carni e una certa fame.
È una corrispondenza che ci elude.
È una preghiera che ci smaschera,
ci snuda fino al nulla. La vita è assenza.
Siamo pregni di ciò che ci esclude.
Insieme marciamo
di un bellissimo marcire.

(da Altissima miseria, Musicaos, 2016)

 

***

Soffro di voragini, mi cado dentro
e, per quanto possa chiedere a un altro
il colpo ferente della sua presenza,
rimango qui, nella dolcezza dei baratri,
mi trattengo per continuare a cadere
svincolata dalle mie stesse mani
abbandonata sul fondo delle mie ossa.

(da Altissima miseria, Musicaos, 2016)


***

È per l’orifizio, per la mancanza,
per la domanda che secca la gola,
per il crampo che brucia. Questo corpo,
ossa e cartilagini, pelle e peli,
ha uno scopo preciso: contraddirsi.

(da Atti di nascita, Minerva, 2021)

 ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                         GABRIELLA PACI


Scrive una poesia sofferta e riflessiva, l’aretina Gabriella Paci, valente autrice che ha ricevuto tantissimi riconoscimenti e apprezzamenti in importanti concorsi letterari nazionali, e con all’attivo diverse pubblicazioni. I versi che seguono, infatti, testimoniano una lunga e proficua frequentazione del mondo della poesia, con un’impronta del tutto personale, e un dettato che si fonda essenzialmente su un’attenta indagine della realtà circostante, ma anche dei palpiti interiori che indirizzano e influenzano in qualche misura il comportamento e il modo di sentire dell’attuale società. A sostegno di una quotidianità sfrangiata, viene sovente chiamata la memoria, il ricordo, che è occasione di redenzione e di addolcimento del rimpianto.


Sentirsi dentro

Incombono eventi sulla vita
ed è un continuo sentirsi dentro
un videogioco dov’è realtà
evitare stravaganze di inusitati ostacoli
e fallace prevedere con ipotesi il percorso.

Con il cuore si misurano i punteggi accumulati:
sono scorte di memoria
che sole rendono meno aspro
il fallire futuro e la diaspora.

Ma non rinuncio a percorrere il labirinto
che conduce al premio ambito:
uno spazio chiaro dove disperdere
l’odore del pianto tra il profumo
di ritrovate chimere colorate.

(da Onde mosse, ediz. Effigi, 2017)


***

I giorni del silenzio

Si satura il silenzio di mute domande
nell’attesa che l’imbuto della notte
filtri malamente il sonno. È un tempo
dismesso dalle abitudini che rendevano
viva la vita nel frastuono del giorno.

Il silenzio tanto desiderato è ora
ingombro senza indirizzo né richiesta
alcuna ma solo peso che grava su
labbra assetate di sorrisi e parole.

Mi sono vestita di memoria bagnata
dalle onde delle emozioni del vivere
sui fianchi della prospettiva d’un oceano
di braccia, teste, bocche e gambe come
retaggio di un tempo che appare lontano.

So che il sonno cancellerà con la gomma
dell’incoscienza domande senza scienza
nella ricerca costante del filo magico
a rammendare i giorni scuciti del silenzio.

(Inedito)


***

Forse è solo la pioggia

Nel camino dei sogni oramai
non arde più la fiamma:
        resta solo qualche pugno di cenere
a ricordo dei giorni bruciati
        alla ricerca di un senso al cammino.

È cippo caldo di occasioni perdute,
        risposte mancate, sogni non spesi
quello che resta nella scintilla
        che balugina ma che non scalda
il buio della notte che avanza.

Resta il grigio che scende nel cuore
        e negli occhi dove hanno posto
aghi di pianto e di rimpianto…

        o forse è solo la pioggia triste

in questo giorno d’inverno senza colore
a spegnere anche una sillaba di luce.

(da Le parole dell’inquietudine, ediz. Luoghinteriori, 2019)


***

Cieli smarriti

Viviamo nell’orlo di giorni sbrecciati
a filo sul baratro della paura di
un presente di cocci rotti e di
un futuro che taglia le ali al volo.

Solo il vento ha il sentore di onde
frante sugli scogli dell’ostinazione
a credere che ci saranno altre primavere
a far fiorire ancora abbracci e sorrisi.

Ora respiriamo solo l’aria stanca che
il filtro della tolleranza ci impone
e l’azzurro di smalto è per noi solo
utopia di cieli smarriti nel tempo.

(da Sfogliando il tempo, ediz. Helicon, 2021)


***

Ci sfiora la felicità

Bussa con fragile becco la felicità
sul davanzale dei desideri e subito
un frullo d’ali la porta lontano.
A nulla vale la lusinga della briciola
che diventa segno del sogno.

Resta una sensazione più che un’evidenza
l’aver tentato il gioco della seduzione
per un’emozione antica o meglio
per la ricerca ostinata di un’idea che
addolcisce il vero e rende mite la sera
anche se la luce abbandona il giorno,
illudendoci con la bellezza del tramonto.

È in questa discontinuità e la sensazione
di aver provato qualcosa che sta una parte
del sentire la felicità come un bene che
ci ha sfiorato, anche se per poco, la fronte
e rende prezioso il tempo della sua attesa.

(Inedito)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                        ROSSELLA RENZI


Prendendo spunto dalla recente tragedia umanitaria che ha visto, e forse tuttora vede ancora, la brutalità di certe situazioni legate alle migrazioni attraverso la Bosnia (“Dimentica il sole che ti avvolge / e cammina nel bosco / con loro, sono i profughi di Lipa”), la ravennate Rossella Renzi, sensibile poetessa di indubbio spessore, ricostruisce in versi le sofferenze, i patimenti, le umiliazioni e le disperazioni di genti abbandonate a sé stesse, in campi fatiscenti, in un degrado davvero impensabile in un contesto cosiddetto civile. La poesia non è sempre una celebrazione del bello e delle positività umane e sociali, ma è anche coraggiosa denuncia di certe nequizie che, con grande ipocrisia, vengono tollerate e persino accettate. E la bontà della poesia della Renzi è anche quella di rendere universale questo grido di ingiustizia, di indicare una possibilità di volo per tutti, nonostante tutto!

 I

Della possibilità del volo

Tocca addormentarsi in alto nella luce.
María Zambrano


Come bruciano le ferite
sulle mani, polvere che soffoca
controluce - non guardarmi, non toccarmi
sono soltanto un essere sgualcito
diceva la fanciulla coi capelli annodati
e un segno leggero sulla scapola
la punta di una fioritura, un’ala.


*

Dimentica il sole che ti avvolge
e cammina nel bosco
con loro, sono i profughi di Lipa
una parola liquida
piedi nudi intirizziti nel fango
sprofondano nel tremore più caldo
e senza nome, senza direzione.

La casa che vedi all’orizzonte
è solo un bagliore della neve.



*

Intorno è solo un grigio di falena
la polvere che sfoglia oscura il giorno
nella fuga le parole incompiute
ancora gemiti a distanza di anni.

Tu racconta del tempo senza fiori
dei passi lenti e ripetuti nel fango
del buio che preannuncia altro buio
del canto ripetuto ad ogni addio.

Siamo stati stranieri e non lo sapevamo
una donna sconosciuta ci ha raccolti
con il pane e una coperta di lana
abbiamo ringraziato per il fuoco.


*

La tieni in alto con una mano
la lanterna che abbaglia
nell’altra un pugno di terra bruciata.

La promessa è nel grembo
contiene tempo e luce
la curva su cui ci addormentiamo.


*

Camminiamo su questo sentiero
solo cenere, frammenti di ali
e le impronte dei bambini
per gioco, quella voglia di fare
di inventare il domani,
la fuga come risveglio del volo.
Ma qui l’offerta è un giaciglio vuoto
o la porta del tempio che si spalanca
solamente a chi prega e non chiede.


*

Tu che lo sai, dimmi cos’è
essere luce in questo lamento
che arriva da lontano.

Essere luce nel fragore
nel desiderio, nella speranza
quando la vita si schianta.

Dimmi il peccato nella mano tesa,
nella lingua del corpo che si fa canto.


*

La sera danza nel cerchio di luce
la musica fa vibrare i cipressi
mentre raccolgo una spiga di grano
sorrido perché tu mi sei accanto
ballando – forse per l’ultima volta
contento di salutare la notte.

Riconosco la creatura dell’alba
la bambina lasciata sola nel campo
nel pianto esplodevano i trifogli
un cristallo infiammato tra le mani.

Dioniso soffriva per la nascita
Semele non lo diede
Per intero alla luce.



*


È il cielo delle falene bianche
solcato per un solo giorno.
È la possibilità del gesto
che non è stato
che non ti ha salvato.


*

                    E io mi sentivo più forte di tutti
                    Nutrita di purezza e disperazione



(Testi inediti)


 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                           ANTONIETTA TIBERIA

Ama dire di sé che si destreggia tra narrativa, poesia e traduzioni, l’illustre poetessa romana Antonietta Tiberia, ed è una affermazione vera, per quanto addolcita da quel gusto di umiltà che caratterizza ogni grande e nobile artista e poeta. Antonietta Tiberia è un riferimento chiaro e prezioso nel panorama poetico nazionale da tantissimi anni, avendo in questo ambito un’esperienza e un’attività produttiva veramente intensa, con pubblicazioni di libri, articoli, saggi, racconti e recensioni a largo raggio. La padronanza assoluta della parola le permette di esprimere il suo dettato poetico in varie declinazioni, non disdegnando anche costruzioni liriche di notevole effetto con l’uso di giochi di parole e metafore divertenti.

 

Celeste come il cielo

Ho negli occhi un celeste come il cielo
come il fiore del lino
diventato il colore di un mantello
pesante
per nascondere il corpo delle donne
una gabbia da cui non si può uscire
con una feritoia
per guardare davanti

oppure nero
il colore del lutto
che non ammette il riso
ma solo il pianto

Quei burqa non vogliamo più vederli
ammantati sui corpi di coloro
che non hanno la forza di reagire

Leviamo alto il tono della voce
perché arrivi il clamore
perché ogni donna libera di farlo
dichiari a tutti che non sono sole
le donne che non possono parlare


***

Lamento di un ottuagenario

L’asino porta il basto,
qualche volta lo frusto,
gli do la paglia al pasto
e non prova disgusto.

E io che sono onusto
davanti a un lauto pasto
non percepisco il gusto,
mi sembra tutto guasto.

Non sono più robusto,
son diventato casto.
Da anni porto il busto
per rinverdire il fasto.
Per quanto me l’aggiusto,
tutto appare nefasto.
Ma non lo trovo giusto.
Ci vorrebbe un rimpasto!

(19 giugno 2021)

***

Lockdown

                    Libertà vo’ cercando ch’è sì cara
                    (Dante, Divina Commedia)


Si sta come sospesi, in vita prorogata
tempo bloccato come da un sortilegio.
Domestica clausura. Asserragliati in casa
i giorni tutti uguali
son come una lunghissima giornata
fatta di gesti incisi, rassicuranti
da sapienza acquisita
tempi lenti delle cose di sempre.

Movenze quotidiane reinventate
a dar sostanza al vuoto
a custodia di gioie
senza voglia di fare.
Come cambia la vita...

Forzata sospensione e basse aspettative,
i contatti lontani e tenuti a distanza,
nell’illusione di poterla scampare
e navighiamo a vista
cancellando ogni rito
rimandando progetti
le passioni represse
o costrette in un giogo.

L’aria è tornata tersa.
Strade vuote di gente
liberate dal traffico.
La natura animale si riprende gli spazi.

La vita sta mostrando continue evoluzioni
un’opportunità per fare delle scelte
un’occasione buona per lavorare insieme.
Ricominciamo a scegliere:
la vita ce lo insegna e ce lo impone.

(Roma, 2 giugno 2020)


***

Settenari per lavastoviglie

Lavastoviglie nuova.
Istruzioni per l’uso. (*)

Norme da rispettare
per un buon risultato:
le tazze ed i bicchieri
nel cesto superiore,
pentole e piatti invece
dentro il cesto inferiore.
Sistemare i coltelli
col lato acuminato
rivolto verso il basso.
Rimuovere i residui
grossolani di cibo.
Il coperchio si chiude
con scatto percettibile.
Per svuotarla si inizi
da sotto verso il sopra.

        Ci vorrebbe ugualmente
                    un programma
               completo


che si sappia adeguare
automaticamente
ad ogni cambiamento,
per vivere la vita
e raggiungere sempre
il miglior risultato.
È nei desiderata.
Ci sarà uno scienziato
che voglia ottemperare?


(Testi inediti)

(*)
La poesia è dappertutto: io l’ho trovata nel libretto di istruzioni per l’uso della lavastoviglie, scritto in settenari (nota dell’Autrice).

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                         MORENA VIRGINI

C’è freschezza, entusiasmo, positività, un’atmosfera di dolcezze ma non di sdolcinature, di delicatezze ma non di eccessivamente e banalmente languido, nei versi di Morena Virgini, poetessa pontina molto attiva e impegnata in ambiti letterari. Grazie alla sua competenza poetica e alla sua assidua frequentazione degli ambienti letterari locali e nazionali, ha ottenuto diversi importanti riconoscimenti in eventi, convegni e concorsi letterari di prestigio.

Il suo discorso poetico è fluido, armonioso, e sovente il tema di fondo è il sentimento amoroso e passionale, delicatamente ed elegantemente narrato anche con toni di genuino erotismo.


La poesia

La dolcezza è nella poesia
che fa un gesto
che non ti aspetti.
La poesia è lo stupore
di lusinghe
a cui non avevi dato
appuntamento.
La poesia è lo svolazzare
di una parola gentile
che ti fa luce nel buio.
È giocare con le parole
che si incrociano,
non per rima
ma per brivido.
E quel brivido
attraversa la carne
come fuoco.
Si fanno turbine sulla pelle
come respiro al respirare.
Caldo espirare
freddo inspirare
come anime a cercare.
La poesia è un volo celere
di un albatro
che segue la rotta
per cibarsi di libertà.
O cerca rotte che non sa.
Curioso si fa portare
dagli Alisei
a piaceri
che solo il vento
fa vedere da quota.


***

Sensi

Tra bollenti ardori
e forti perdizioni
a Venere cadono le vesti
delle convinzioni.
Così Briseide si concede
alla prestanza carezzevole
di Achille.
Forza di Achille.
Forza che travolge.
Forza che forma
una rosa di virilità
e grazia,
i cui petali coprono
le forme sinuose di lei,
distesa sul suo capo
di eroe.
E toglie lui
il petalo dal seno
che si fa irto,
aspettando
le labbra calde
che si soffermano
sulla pelle.
La mano di carezze
ne fa unguento.
Labbra a labbra.
Mani che spalmano.
Spasmi dei muscoli.
E calore da dentro
come vulcano.
Fino all’estasi
che culmina nel piacere
che fa gridare.


***

Sono l’allucinazione

Sono l’allucinazione
che albeggia
in un paesaggio infuocato
nella stagione brumosa.
L’indolenza del giorno avanza
mentre le nostre mani
si intrecciano
nel groviglio di lenzuola.
Il tepore dei tuoi occhi scivola
tra i desideri annebbiati
in un pulviscolo di luce
che spezza
la penombra della stanza.
Un autunno precoce
sparge i suoi colori
in un contrasto
di ombre e di luci.
Nero, rosso e giallo
quasi a rispecchiare
le nostre anime perse.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------



approdo ad un silenzio ritardato

chi mi affollava i sensi ora è svanito
oltre le basse collinette dei detriti
di sabbia di cianfrusaglie e di rifiuti
mentre il treno scivola lento accanto
alla vecchia statale del lungomare

chiuso nello scomparto mi raggomitolo al posto
prenotato
mi spetta un diritto di isolamento
lontano dai riti quotidiani

assaggio l'acqua dei ricordi nelle vene
come sangue fluisce nel mio corpo e lo
vivifica

alle spalle c'è tutta una materia dequalificata
ai fianchi il viaggio verso l'unica stazione

vi giungerò derelitto e impreparato
ma guardingo come chi
sa che è in ritardo
e accampa mille scuse

ma definitivamente non avrà più scampo
né treno di ritorno
al capolinea

(dalla sezione “Annuncio ritardo” in Percorsi alternativi, Marcus Edizioni, 2013)


Giuseppe Vetromile

 --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

NOTE SUGLI AUTORI


Tiziana Colusso

Tiziana Colusso (www.tizianacolusso.it) è nata a Vergato, a pochi chilometri da Marzabotto, ed è vissuta per molti anni a Cerveteri. Si immagina etrusca e cosmopolita. Comparatista di formazione (all’Università La Sapienza di Roma e all’Université Paris-IV Sorbonne) e autrice di narrativa, poesia, testi teatrali, fiabe, saggistica. Ha fondato nel 2009 e dirige FORMAFLUENS – International Literary Magazine. Ha realizzato dal 2017 il progetto multimediale  Atlante delle Residenze Creative.  È stata dal 2005 al 2011 eletta nel Board dello European Writers’ Council. Tra le sue ultime pubblicazioni: Fiabe dei mutamenti (Bertoni, 2020); Il precipizio, teatro delle voci per Donatella e Rosaria (EscaMontage plaquette teatro, 2020); Residenze & Resistenze creative (Luoghinteriori, 2018); Torri D’avorio & Autori In Tour. Writers Houses e Residenze di Scrittura in Europa al tempo della sharing economy (Robin, 2016, pref. on. Silvia Costa); La manutenzione della meraviglia. Diari e scritture di viaggio (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013). Pratica dal 2006 il Tai Chi con vari maestri e scuole, e ha praticato meditazione zen e buddhista.

 

Floredana De Felicibus

Insegnante di scuola elementare, Floredana De Felicibus è nata e risiede ad Atri (TE), dove svolge la sua professione. Ama dipingere e scrivere poesie: due passioni attraverso le quali estrinseca i suoi pensieri in un connubio di pennellate e versi. L’affascina tutto ciò che è arte, intesa come espressione viva e autentica dei sentimenti che scaturiscono dalla sensibilità e dalla sfera più intima dell’artista.

Ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali di poesia e narrativa, riscuotendo costanti e lusinghieri riconoscimenti. Alcune sue liriche sono state inserite in volumi antologici, editi da Aletti-Orizzonti Editori, dalla Casa Editrice Il Filo, da Montedit, da Albus, da Nicola Calabria Editore, ed altri suoi testi compaiono in antologie e riviste di premi letterari, nelle cui competizioni si è spesso classificata al primo posto o nella terna di eccellenza; moltissime le segnalazioni e le menzioni d’onore.

A marzo 2010 ha presentato il suo primo libro, una raccolta di liriche dal titolo I confini dell’ombra, nella quale vi raccoglie soprattutto la produzione degli anni più recenti.

Ha vinto, inoltre, il prestigioso premio internazionale di poesia Jacques Prevért 2010, ed in premio la casa editrice Montedit ha pubblicato la sua seconda raccolta poetica dal titolo Germogli di viole. Altre sue raccolte poetiche sono: Con gli occhi della mente, edita da Collezione Foedus Ars, Frosinone; la silloge Mille Volti, pubblicata dall’Accademia Barbanera, ed infine Sguardi dentro, intorno, oltre, edito da Il cuscino Delle stelle, Pereto (AQ).

 

Lella De Marchi

Lella De Marchi, nata a Pesaro nel 1970, è poeta autrice performer.

Si è laureata a Bologna in Lettere Moderne (indirizzo Storia dell’Arte Contemporanea). Ha seguito corsi di sceneggiatura con Ugo Pirro e Tonino Guerra, corsi di scrittura creativa con Andrea Camilleri, corsi di lettura espressiva ad alta voce, laboratori di teatro, e corsi per scrivere serie tv.

Ha pubblicato i libri di poesia: La spugna (Raffaelli 2010), Stati d’amnesia (Lietocolle 2013), Paesaggio con ossa (Arcipelago Itaca 2017) e Ipotesi per una bambina cyborg (Transeuropa 2020). Ha inoltre pubblicato il libro di racconti Tutte le cose sono uno (Prospettiva Editrice, 2015).

Ha ottenuto molti premi, sia con l’edito che con l’inedito, ed è inclusa in molte antologie, cartacee e virtuali.

Accompagna la scrittura nel mondo performandola. Ha realizzato diverse azioni poetiche, con musicisti pittori fotografi cantanti attori.

È diplomata al CET di Mogol, come autrice di testi di canzone.

 

Carlo Di Francescantonio

Carlo Di Francescantonio è nato a Santa Margherita Ligure nel 1976. Collabora con il Festival della Parola di Chiavari e si occupa di poesia sul blog “Letteratitudine”. Ha pubblicato tre romanzi e nove raccolte di poesia. Tra queste, Memorabilia. Poesie 2000-2015, con la prefazione di Alessandro Fo, Uomini in fiamme, scritto con Mirko Servetti, prefazione di Antonio Bux e Anche l’ultimo argonauta se n’è andato con postfazione di Marco Berisso. È presente nelle antologie Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe e Voci dall’esilio, nelle riviste “Atelier Poesia”, “Banchina”, “Mirino”, “Satisfiction”, “Fluire”, “l’immaginazione” e all’interno della collana Poeti e Poesia a cura di Elio Pecora. Ha partecipato al disco di poesia e musica elettronica Poème électronique. 2016/2020, nato dall’omonima rassegna letteraria a cura di Ksenja Laginja e Stefano Bertoli. Nel 2021 ha fondato, insieme a Stefano Bertoli, Roberto Keller Veirana e Gianni Rossello, “Magazzino CdF” gruppo di ricerca musicale ambient, noise, industrial.


Giovanni Dino

Nato a Palermo nel 1959, da sempre vive ed opera a Villabate (Pa). Reputa sua vera scuola le molteplici esperienze di vita con persone di diversa levatura sociale e culturale e la loro amicizia. Ha frequentato corsi di teologia e studi biblici dedicandosi anche a diversi approfondimenti filosofici sul Bene e sul Male, sul Bello e sul Buono, a studi sulla poesia nazionale contemporanea dal dopoguerra ad oggi e su poeti palermitani, molti dei quali conosciuti e frequentati. Cattolico, aperto ecumenicamente verso tutte le fedi religiose. Ha pubblicato: La parola sospesa (1994); Ritorneremo (I Cavalieri dello Spirito, 1998); Anima di gatto (2002); E ritorno a te (2004); Un albero che nutre la terra di cielo (2007); 11-12-13 (2013) con Nicola Romano; La nascita di una idea (2015); Nessuno va via (2017); Lettera a mio figlio che non ho conosciuto (2019). Ha curato “Indice Generale 1986-2003 autori della rivista Spiritualità & Letteratura(2003); gli Editoriali di Spiritualità & Letteratura (2006); Nuovi Salmi con Giacomo Ribaudo (2012); I poeti e la crisi (2015) e Il folklore di Villabate (2018); La verità a quattr'occhi - Intervista conversazione con Elio Giunta (2019); La scrittura il luogo e il tempo - Intervista conversazione con Lucio Zinna (2020). Presente in varie antologie di poesie e dizionari di autori, collabora a diversi periodici e riviste letterarie.


Claudia Di Palma

Claudia Di Palma, nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Tra le sue esperienze più importanti si annovera la passione per il teatro. Ha collaborato con "Astragali Teatro" (2005) e "Asfalto Teatro" (2006/2012) e attualmente collabora con la compagnia teatrale "Suddarte". Nel 2016 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Altissima miseria (Musicaos Editore), ricevendo diversi premi e riconoscimenti (Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia "Luciana Notari" nella sezione "Opera prima", Finalista Premio Gradiva-New York, Finalista Premio Internazionale di Letteratura "Città di Como", Attestato di Merito al Premio Internazionale di Letteratura Alda Merini - Brunate, Vincitrice del Premio speciale del Presidente della Giuria del Concorso "

Interferenze" indetto da "Bologna in Lettere", "Medaglia d'onore" al Premio Internazionale di poesia "Don Luigi Di Liegro"). Nel 2021 ha pubblicato la raccolta di poesie Atti di nascita (Minerva Edizioni). È presente nell'antologia poetica Il corpo, l'eros (Giuliano Ladolfi Editore, 2018), nell'Almanacco di poesia italiana Secolo Donna 2019 (Macabor Editore), in Maternità marina (Terra d'ulivi edizioni, 2020) e in diverse riviste, tra cui “Atelier”, “Gradiva”, “Le Voci della Luna”. Le sue poesie sono state tradotte in inglese e in spagnolo. Fa parte della piattaforma europea di poesia "Versopolis" e della redazione del lit-blog "Poeti Oggi".


Gabriella Paci

Laureata in storia e filosofia presso l’Università degli studi di Firenze, Gabriella Paci ha sempre vissuto ad Arezzo, dove ha svolto con passione l’insegnamento delle lettere presso un istituto superiore della città. Appassionata di viaggi e di letture, ha avuto da sempre l’inclinazione ad osservare la realtà ed ascoltare la sua voce interiore anche se è solo dal 2014 che scrive poesia in modo più o meno continuativo.

Ha pubblicato quattro libri di poesie: Lo sguardo oltre, edito da Aletti nel 2015; Onde mosse, edito da Effigi nel 2017; Le parole dell’inquietudine, edito da Luoghinteriori nel 2019; Sfogliando il tempo, ediz Helicon nel 2021.

Ha ricevuto numerosissimi e prestigiosi premi di carattere nazionale e internazionale, tra i quali il “Michelangelo”; il “Quasimodo”; “Buongiorno Alda”, “Città di Varallo”, il Premio internazionale “Poeta dell’anno”, il “Premio Atlantide”; il “Premio Equilibri 20”, il premio mondiale “Nosside”. 

Le sue poesie sono presenti in molte antologie e in vari blog. Scrive sul giornale on line “Alessandria today news” e “La voce agli italiani”.

Ha pubblicato in riviste quali “Luogos” del Giglio blu di Firenze e “Buonasera Taranto” ed. “Euterpe”.

Fa parte dell’associazione “Wiki poesia” e di” Poetas du mundo” ed è presente sul blog “poetry factoy” “e Italian poetry”.


Rossella Renzi

Rossella Renzi vive in provincia di Ravenna dove attualmente insegna materie letterarie negli Istituti superiori. In poesia ha pubblicato: I giorni dell’acqua (L’arcolaio 2009), Il seme del giorno (L’arcolaio 2015) con la prefazione di Gian Mario Villalta, finalista al Premio Carducci e 2^ classificato al Premio Di Liegro; Dare il nome alle cose (Minerva 2018); il saggio in E-Book Dire fare sbocciare. Laboratori di poesia a scuola (Pordenonelegge 2018). È redattrice di “Argo” e di “Poesia del nostro tempo”; per la casa editrice Argolibri dirige la collana “Territori” per cui ha curato il volume Argo 2020 L'Europa dei poeti. Con altri autori ha curato i volumi L'Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie (Gwynplaine 2014), gli Annuari di poesia: Argo. Poesia del nostro tempo (2015 e 2016); Argo – Confini (Istos 2018). Per Kolibris ha curato il blog “Donne in poesia”, ha lavorato alla realizzazione del blog www.ipoetisonovivi.com. Collabora con riviste di critica e poesia, per Radio Sonora conduce il programma “Conversazioni in poesia”. Realizza progetti con artisti di vario tipo per approfondire il dialogo tra la poesia e le diverse forme espressive. Collabora con l’Associazione Independent Poetry attiva nell’organizzazione di eventi sul territorio romagnolo. Si è laureata nel 2003 all’Alma Mater di Bologna col Prof. Alberto Bertoni, scrivendo una tesi su Eugenio Montale e la poesia del secondo Novecento. 

 

Antonietta Tiberia

Antonietta Tiberia è nata nel 1941 in Ciociaria ma vive a Roma. Si destreggia tra narrativa, poesia e traduzioni. Ha pubblicato Calpestando le aiuole; I racconti del ponte; Haiku per un anno bisestile (edizioni Progetto Cultura) e varie traduzioni: Jorge (poesie di Sotirios Pastakas, ediz I quaderni del bardo); Di oggi; Omero prende solo il fiore, ediz FusibiliaLibri (poesie dallo spagnolo di Mario Paoletti); Il mio nome è Bond (autobiografia di Roger Moore) e Astrologia araba C. Aubier (ed. Gremese); Unspoken/Inespresso (poesie di Fatiha Morchid, ediz. LietoColle).

Già redattrice della rivista “Linfera”, collabora alla rivista poetica “Il Mangiaparole”.

Ha pubblicato articoli, racconti, poesie, prefazioni e recensioni su varie antologie, quotidiani, riviste cartacee e on-line.

Di lei non si può certo dire che si annoi. È una lettrice accanita, onnivora, e si diletta a giocare con le parole. Sa parlare in quattro lingue e tacere in tutte le altre. Dopo la pensione ha ripreso in mano un vecchio sogno tenuto nel cassetto per anni. Odia la routine e va sempre alla caccia di sfide letterarie cui dedicarsi. Crede nell'amicizia e sogna di poter essere amica di tutti. È appassionata di cucina e le piace preparare ogni giorno una ricetta nuova. È curiosa come una scimmia ma riesce a trattenersi.


Morena Virgini

Morena Virgini, nata a Sezze (LT), insegna Lettere in una scuola media di Latina. Ha vinto il Premio di Poesia "Nero&Giallo Latino-Le Fleur du Noir”, nell’ambito della rassegna noir “Giallo Latino”, nel 2012 e nel 2013. Le sue poesie sono inserite nelle antologie di “Giallolatino” del 2011, 2012, 2013 e 2014 della “Ego edizioni”. Si è classificata quinta alla seconda edizione del concorso di poesia “Latina in Versi” nel 2013 e la poesia è stata pubblicata nell’antologia “Premio Letterario Luigi Cinelli” edita da “La Lettera Scarlatta” nel 2014. Una sua poesia fa parte dell’Antologia di poeti pontini “Sabino Vona”, pubblicata nel 2015. La raccolta di poesie Mentre tutto tace, edita nel 2017 da Laura Capone Editore, ha segnato il suo debutto letterario. Nel 2017 è candidata al “Premio Letterario Camaiore”. Nel 2018 ha vinto il “Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea” VI edizione per la sezione "Poesia Inedita" e le quattro poesie vincitrici sono state pubblicate nell’antologia “Madre della Tenerezza” vol. II. A luglio 2019 è stata pubblicata la sua seconda raccolta di poesie Gioco di maschere e altre poesie edita da Fabio Croce Editore. Nel 2019 è stata finalista del concorso di poesia “Giornata Mondiale della Poesia. 100 Thousand Poets for Change” e la sua poesia è stata pubblicata nell’omonima antologia. Nel 2020 ha vinto l’VIII edizione del “Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea” nella sezione "Poesia Inedita" e le quattro poesie vincitrici sono state pubblicate nell’antologia "RuGiada". Nel 2021 al Concorso Letterario "Una poesia per Giulia" è stata premiata con una "Menzione speciale in lingua". Ad aprile 2021 ha vinto la IX edizione del “Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea” nella sezione “Poesia Inedita” con pubblicazione antologica delle tre poesie vincitrici.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

20 settembre 2021

lunedì 12 luglio 2021

VOLUME XXVIII

 


Introduzione

 

La poesia sorge spontanea o può, a volte, essere stimolata, suggerita, diciamo pure in modo “forzato”, da immagini esterne, situazioni varie, fatti, accadimenti? Mi sorge sovente questo dubbio, in quanto in più di un’occasione, nel corso della mia vita soprattutto lavorativa, mi è capitato di ricevere “richieste” da parte di amici e colleghi, di “scrivere” qualcosa di carino e di “poetico” per lui che si deve sposare, per l’altro che deve andare in pensione, per quell’altro che ha da festeggiare la prima comunione del figlio. Per non dire di no, me la cavavo con un semplice acrostico o poche righe di dedica ampollosa e piena di termini “poetici”… Ahimé, povera poesia! Lo facevo comunque, per compiacere i compagni, e mentre mi sforzavo a elaborare il fatidico acrostico, pensavo al povero Leopardi, il quale si ribellava decisamente a simili melensaggini. E d’altra parte, mi è capitato ultimamente di essere tra i curatori di un’antologia bellissima e particolarmente interessante, nella quale gli autori hanno elaborato i loro testi “ispirandosi” alle fotografie di un esperto artista fotografo, poeta anche lui. Questo esperimento non è certamente isolato e unico nel suo genere: l’abbinamento “poesia – quadro” o “poesia – fotografia”, e forse qualche volta anche “poesia – scultura”, non è affatto nuovo.

Ma cosa succede in questi casi? La contaminazione della poesia da elementi esterni ad essa, è in un solo senso: è il poeta, generalmente, ad ispirarsi guardando il quadro, la foto, la scultura, e non viceversa. È il poeta ad “affacciarsi” su quel panorama, dipinto o rappresentato in un certo modo, per sorbirne colori, calori, luci, prospettive, profondità, allusioni, emozioni, ricostruendo poi con i propri versi una storia parallela, un pensiero o un progetto, una memoria, che prende abbrivio da quella immagine e che va riproponendosi di nuovo ma con caratteristiche e intenti non necessariamente simili: la foto di un palazzo potrà ispirare uno scritto sul sociale, sulla famiglia, sulla vita in città, ma anche potrà far emergere un ricordo, un aneddoto, eccetera. Sarà la bontà del poeta a far sì che la “traduzione” dell’immagine della foto o del quadro, assumi spessore e significanze altre, liberandosi in un certo qual modo da una contaminazione stretta e univoca; la capacità (anche tecnica) del poeta deve far sì che il suo prodotto, nato dall’”ispirazione” del quadro o della foto, diventi quanto più veritiero, schietto, filtrato e decantato dall’oggetto dell’ispirazione: insomma, deve divenire, il testo poetico, qualcosa che, sì, si riferisca (anche lontanamente) al soggetto ispirante, ma che sia vivo di vita propria, che voglia dire qualcosa di nuovo e di altro, che vada al di là, che faccia intendere altre ombre, altre luci, altri colori e spessori, altri umori…

Si tratta dunque, in buona misura, di un “esercizio”: un esercizio mentale ed emotivo che, in fin dei conti, anche se è stato imposto, può far bene alla pratica di scrittura in versi da parte del poeta; un suggerimento a trovare nel soggetto ispirante un riflesso del proprio mondo intimo, del proprio modo di vedere le cose, un incoraggiamento a scavare in profondità, a ostinarsi con coraggio a rimettere in versi emozioni e suggestioni che possano “solleticare” l’intuito poetico dell’autore. Tecnica, dunque, solo tecnica: perché l’ispirazione non è stata spontanea, la scrittura in versi non ha fatto parte di un progetto complessivo nato autonomamente, ma è stata, per così dire, “esterna”. Ma se la poesia risultante da questa operazione è buona, è significativa, rispetta i canoni che ogni poesia di qualità deve avere, in ogni modo la cosa è accettabile.

Non sappiamo se i dieci Autori di questo volume, che ringrazio di cuore per la preziosa adesione, si siano “ispirati” a quadri o ad altri oggetti esterni per scrivere i loro testi. Di sicuro però posso garantire, a mio modesto giudizio, che il risultato è evidentemente ottimo!

Buona lettura!


Giuseppe Vetromile

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                     ALESSIA BRONICO



Si affida alla potenza evocativa della parola, frammentata nel verso, illuminata da luci improvvise, Alessia Bronico, insegnante di origini abruzzesi, esperta in canto ma, contemporaneamente, impegnata nell’ambito letterario e poetico, avendo già prodotto due interessanti sillogi con importanti editori. Una poesia dunque immediata, che rispecchia momenti di vita quotidiana fugaci ma intensi, e che si sofferma su particolari anche minimi che, grazie al suo dire schietto e puntuale, assumono spessore di significato.


Vesti di regolìzia

Vicoli di liquirizia
gente lingua vicina
il bianco in terra
spiaggia genitrice
nella mia testa.
Poi la corsa,
l’armatura pesava.
Brigliadoro passo stanco,
riposerà.

Ferma, gambe parallele
un soffio
per le mie vesti leggere.

Coriandoli, tutti bianchi,
volavano via, avevi stracciato
una bugia santa
tu guardavi senza tempo
il percorso del tempo.

La regolìzia portava sempre la pioggia,
io sapevo ed ero felice.

 

***


Aprile

Un fratino lascia orme svelte
sulla sabbia d’aprile,
ramoscelli sparsi
logorati dalla marea,
reti umide d’alba.
La pineta profuma le vertebre,
leviga arcana Felicità.

Sette gradini
assolati
testimoni dei nostri passi
tardi, da dilatare il tempo.
Sguardi cauti.

Ho scritto un numero,
disegnato un cerchio,
stropicciato i fogli,
alzato la mano contro il sole,
percorso a ritroso i gradini
assolati
contando alla rovescia noi.

(da L’abito della Felicità, LietoColle, 2016)


***


Ral 9010*: In serra

Conquistata l'abitudine
a matrimoneggiare,
monogami impegnati,
arroganti cesti di frutta
fuori stagione,
umani sentimentali
coltivati in serra.
Finché la vita non separerà
il giuramento barattato
per un sacchetto di lavanda
depositato tra vestiti
piegati e messi in
cromia nell'armadio.
Sposami.
Appendimi inamidata
tra le camicie bianche
e i quadretti piccoli
perfetti la domenica mattina
d'autunno e castagne.
Debelliamo l'istinto
poligamico, non animali,
nessuna poliandria
a prendere il controllo.
Il velo appeso ai capelli
trascinava filosofia di pensieri
lungo la navata.
Tichettachettichettache:
passi svelti, pioggia
di buon auspicio
eppure il papillon
soffocava l'amore.

*RAL 9010: bianco puro

(da Un dio Giallo, LietoColle, 2018)

 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                               ANTONIETTA CIANCI


Di origini napoletane, Antonietta Cianci coltiva la poesia fin da piccola, riuscendo infine a pubblicare recentemente un’interessante raccolta poetica con Transeuropa. La nostalgia è il tema dominante delle sue liriche, una nostalgia però ben gestita e tramutata in versi che narrano di storie, di aneddoti, di memorie, e che riportano al lettore immagini vive di luoghi e di terre natie. Il verso è dolce, armonioso, niente affatto ovvio dato il tema del nostos, anzi l’originalità del suo dire poetico indora di nuova luce e di nuovi colori il mondo dei luoghi e dei ricordi in esso riproposto.



Vorrei insegnarti
ciò che il limite del tuo sguardo
impedisce:
i toni del mio umore
quando l’azzurro
pian piano si addensa
nel blu notte
e incupisce
o quando il rosso digrada
in arancio
e intiepidisce in giallo.

E quando i miei colori
ti diventano chiari
prendimi per mano
e portami al riparo.
Portami a Napoli
in mezzo alla gente
tra l’umanità più calda e più vera
portami a Miseno
di notte
a guardare il golfo
e parlami di Ischia.
E appena le luci dell’alba
mi rischiarano il volto stanco,
andiamo via
portami a sentire l’odore del tufo
e della terra dura sul Vesuvio.
E salvami.
Salva i miei colori più belli
tienili con te
tienili per me.


***


È tempo di silenzio
degli occhi pieni di lacrime
e della testa alta.
È tempo di letture
di dipingere
di scrivere.
Per non soffocare.
È tempo di aspettare
che passi o che faccia meno male.
È tempo di pulire
la casa
la rubrica
gli interstizi tra anima e cuore
lì dove la scoria del dolore è più ostinata.
Riposando,
con calma con pazienza
preparo il tempo nuovo,
la fioritura del mio ciliegio.


***

Non è tanto diversa un’alba
da un tramonto
il principio e la fine
confinanti e legati
le luci e i colori
che riscaldano
e portano pace.

E oggi che cammino
tra le pieghe dell’età adulta
in questa crisi della quarantina
passando per luoghi che non mi fermano
e tempi
che sfuggono e non combaciano
non so se sia alba
o tramonto
il vivere dolorante

ma nelle mattine di agosto
silenziose e sonnolenti
seduta sui balconi della mia infanzia
io mi ricordo
chi sono.
Alba e tramonto insieme.


(da Radici, Transeuropa edizioni/Nuova poetica 3.0)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                                      ANNA CIUFO


Artista e pittrice molto apprezzata, la salernitana Anna Ciufo frequenta da tempo il mondo letterario e poetico con altrettanto impegno, dedizione e competenza. Con all’attivo diverse pubblicazioni di raccolte poetiche, è presente in molte antologie che le hanno dedicato ampi spazi e critiche lusinghiere. La sua è una poesia intensa, articolata, colta, che prevalentemente si rifà a immagini esterne ma con lacerti riflessivi sulla realtà che ci circonda, sul tempo che trascorre inarrestabile, sul senso dell’esistenza.


Giorni

Questi banali giorni
senza desinenze né accenti,
errate consecutio temporum,
assenza di punteggiatura
che renda il fiato;
corsi deviati, errati.
Sgrammaticati giorni!

(da Il timore accigliato delle pause)


***


Oltre il limite

Nella frangia di un tappeto
è il tentativo
- e nelle dita estreme
di una chenzia -
di evitare il compimento.
Allungarsi frugando
oltre i margini spugnosi
della vita.

(da Il timore accigliato delle pause)


***

Uno sguardo

Di fissità sfatta
fradicio sguardo dalla foto, fossa
d’inciampo che sfida, infosca,
effusione celata,
affiorata per afforcarsi al cuore,
lenza di fuoco che s’affretta a aggelare,
allungare distanze.
Abile sguardo aggrondato,
calamita o calappio, uccello cantaiolo
che si ammuta nell’ombra. Ambra
brandita e imbrigliata,
bruscolo e roccia.
Occhi di fuoco spento, fuoco
acceso negli occhi.

(dall’Antologia Le strade della poesia - Il fuoco)


***


La sosta

Reciprocamente ci abitiamo
trafitti in luoghi già noti,
cuciti con parole inconciliabili
al più vicino eterno,
esposti alla stessa luce,
sulla stessa porta.
Stanotte la salvezza è un sudario leggero,
la voce sguaiata che dal fango
si tramuta in canto,
boccone d’inferno fuso.
Se non fosse così tardi!
Attenderemmo un lampo salvifico,
un incendio,
fino a vedere ogni strazio farsi albume.
Qui, rinunciando ad ogni terraferma,
sostiamo dimenandoci,
pesci al rezzaglio.

(dall’Antologia Il nettare e la musa)


***

L’indomita parola

Insinuante, non ancora domata, la parola,
infeltrita, trasformata per innesto,
manomessa, sconciata,
sghemba e impastata,
rattoppata.
Sostanza, la parola, carne e sangue,
mano che accorda lo strumento
che incanta e pure stecca,
e carezza, e violenta,
segna sul diagramma del fiato
un passo sincopato.
Necessita, la parola, di uno stretto rigore
forgiato sullo spiedo del giorno,
rinfocola pentagrammi fossili,
acconti di una sonorità graffiata.
Soccorre, la parola, e mai ci dice
dove vorremmo essere domani.

(dall’Antologia Il nettare e la musa)


***


La meta

Il camminare stento
avrà una meta, un giorno.
Raggiungerò il labile recinto
delle voci.
Mi stenderò prona, il viso accostato
alle spugnose zolle,
lavorerò le nostre solitudini
incrociate.

(da Katana)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                                 AGNESE COPPOLA


Molto attiva e impegnata in ambito letterario, la poetessa Agnese Coppola, originaria di Nola ma residente nel milanese dove svolge la sua professione di insegnante, ha già raggiunto da poco tempo vette significative in poesia, con significative e apprezzate raccolte poetiche, pubblicate con importanti editori, come Puntoacapo e La Vita Felice. La sua linea poetica si fonda essenzialmente sul dialogo, con versi quasi epigrammatici, che cercano la sintesi e l’essenzialità del dire, con un impeto ben misurato e costruttivo. Una poesia limpida, giovanile, schietta.


Il segreto delle mani


Mani di Norma

È rossa la giovinezza
che scivola tra le mani
di un domani.
Tu chiamami ancora,
aprirò i pugni
sarò velo e fisarmonica
tra le tue braccia.


Mani di Cristina

Non parlare!
Le parole sono croste
e io sono altrove.
Se mi cerchi mimetizzo
anche l’ultimo sorso di cuore.
Se trovi
è tra le mani
L’ultima consonante
del tuo nome.


Le mani di Paola

Lascia un segno
sulle labbra e poi muori
come una foglia sotto i tacchi

accartocciato al pensiero
è un ruscello impazzito
che corre tra le braccia.

L’autunno non è la mia stagione
i giorni si staccano e sono foglie
sull’asfalto del tempo.

Si scrivono segreti
e la pioggia nell’incontro
sussurra peccati

E gocciola l’estate dagli armadi
dalle gambe ho ereditato
poemi d’amore.


***


Trittico sui capelli



I

Ci facciamo solo del male!
Ho tirato i capelli, urlano
si chiariscono per la confusione
si confondono con le mani
con i piaceri, con le carezze
con le incertezze, con tutto quello
che un tempo ha reso vulnerabili.
Torna ed io non so che cosa dire.
La bambina si è fermata sulle scale.


II

E le vene disegnano
fiumi, se vuoi, posso rimanere
coltiverò le dita tra i capelli
ti insegnerò a danzare con la pace.
Con il tempo imparerai
le foglie sono pronte
tu lasciati cadere
tu lascia precipitare
i capelli sulla nuca.
Senti! Il freddo si schianta
e il vuoto si riproduce.


III

Torna, si riduce il confine
Non è mai stata così intima la parola.

Vivo, è piccolo lo spazio.

Troppi gli oggetti, lo spazio, niente
al suo posto, solo le mani incollate
ai capelli e intreccio e intreccio
e aspetto che ci sia ritorno.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                          ANNA MARIA ERCILLI


Da Trento, ma di origini liguri, la poetessa e scrittrice Anna Maria Ercilli ci fa dono di queste liriche che comprovano la sua grande maturità poetica, avendo all’attivo diverse sillogi pubblicate e un’attività letteraria molto intensa, integrata anche dalla passione per la fotografia. La sua linea poetica si basa essenzialmente sulla memoria: i luoghi e gli stati d’animo, il riemergere nostalgico dei ricordi e dei gesti, si susseguono in quadri dolci e armoniosi, con versi di elevato lirismo.


Piccole lame

Il giro dei nidi
Il capanno delle sere contate
sulla collina

Il letto sfatto tra le mura
d'una stanza

Chi parla di tempeste
della polvere sollevata
della nebbia sui porti

Chi si nasconde
nel giro dei nidi

I vuoti giacigli dei ragazzi
senza più tempo – memoria –
le mani sul tavolo
dei semprevivi

I minuti ritmici affondano
piccole lame
Il lago accoglie tonfi
di sasso.

(da Piccole lame, ed. Ibiskos, 1990)


***

Imparo segni

Imparo, ogni giorno imparo
dalle cose inanimate, la forma
il colore
dalle tue parole prima d'uscire
un forse o arrivederci
dal respiro del cane imparo
il ritmo fedele
dalla sconosciuta presenza
lo stupore
imparo a raccogliere segni
umani
disegni ampi del cammino
iniziato l'altro ieri
da ombre animate d'aria, imparo
il movimento
la pazienza raccoglie semi
del giorno dopo
rammento pause disperanti
guardo e imparo
rispetto agli astri un breve
spostamento
luce nel rumore dell'universo.

(da Orlo blu, youcanprint, 2017)


***


La riga

Un solo segno una riga
senza regole e padroni
un sentiero sulla pagina
sfiora arbusti di china
e paludi di tempera
frazioni di tracciato
senza intoppi
raggira tronchi di ogni
forma, sfiora stivali
dei guardaboschi

terra di rusco, ribes, ruta
tracce di volpi
il verso alto della poiana

traccia la riga un solco
petroso, di qua libero
e aperto lo spazio
verdazzurro del bosco.

(inedito)


***

Così poco

I pensieri precedono le parole
ancora rincorrono spazi
vedo parti di cielo, lune di ieri
e poche altre cose sospese, forse
semi alati di un giardino murato
Non rattristarti ci resta così poco
per incontrarci - un poco di tutto
non abbiamo pace.

(da iPoet, LietoColle, 2018)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                                  TONIA ORLANDO

Tonia Orlando, da Lanciano, è poetessa e scrittrice affermata, con all’attivo diverse importanti pubblicazioni. Molto impegnata nel sociale, organizza eventi letterari e di carattere storico, grazie anche alla sua grande esperienza e competenza di giornalista. Propone qui alcuni testi tratti dalle sue recenti pubblicazioni, dove emerge evidente la sua linea poetica caratterizzata prevalentemente da tematiche sociali, in particolare del mondo femminile e infantile. La sua poesia è affabulante, ben supportata da versi dotati di pregevole cadenza ritmica.


Il silenzio delle
donne


Il silenzio delle donne
è bagnato da acqua benedetta.
È pietra levigata al profumo di
ciclamino, biscotto e violetta.
Il silenzio delle donne è un fatto privato,
è trepidazione per lenire un dolore,
è dubbio, paura,
è preghiera fatta con il corpo e l'anima.
È coraggio, mistero,
è abbandono, fuga,
senza una precisa meta.
Il silenzio delle donne è un sorriso tra
calcinacci e rottami,
è una mezza verità appena sussurrata,
un inquietante pensiero,
è ombra latitante in una macchia di nero.
Il silenzio delle donne è un'alba rosata,
è un nuovo giorno in una riposta, tenace speranza.

(da Sotto un cielo di miele, Tabula Fati, 2017)


***

Ad un bambino

Casomai dovessi incontrarti là,
fosse anche domattina,
tra le pieghe di un libro,
o pagine di storie inventate e poi sbiadite,
dimenticate,
mi accosterei adagio e con dolcezza, ti accarezzerei.

Chiamerei in aiuto una lumaca
perché mi facesse da carretto,
una squadra di formiche rosse
per scavare fondamenta e poi costruire un tetto.
Ti tappezzerei la stanza di petali di fiori,
muschio, sassolini brillanti,
foglie d'autunno.

Ti cucirei cappuccetti di ermellino,
abiti di raso con scarpette di seta,
dipingerei alberi in fiore
nella brezza della primavera,
farei trillare soporosi carillon
al volo di una fantastica chimera.

Riderei per lo zucchero filato
rimasto appiccicato sul tuo naso,
ti offrirei l'allegria di gnomi e folletti
accompagnati da dolcissimi angioletti.

Ti porterei al circo
dove uscirebbero conigli dal cilindro,
viaggeremmo su vagoni variopinti
fra un guizzar di riflessi e
una pioggia di luminose scintille.

Mi incanteresti con la tua risata,
mentre ti specchi in una goccia di rugiada.
Per te accenderei nel bosco
lucciole e fiammelle,
ti scalderei le manine e la faccia paffutelle.
Inventeremmo ogni giorno un gioco
ma i più belli resterebbero sempre la corsa e il volo.

E così voleremmo, voleremmo,
finché arriverebbe la sera
e in cielo si vedrebbe la prima stella.

Più tardi scenderebbe un gran silenzio,
la quiete cullerebbe ogni nido, ogni tana,
ogni anfratto, ogni piccolissima casetta.
Il picchio, il ghiro, lo scoiattolo, la farfalla,
nel bosco scuro, stanchi ed esausti,
sognerebbero come te e
in un leggero dondolio del vento,
dolcemente si addormenterebbero.

(da Sotto un cielo di miele, Tabula Fati, 2017)


***


Festa

Giorno di festa,
c'è silenzio nell'aria sospesa.
Lusinghiera inerzia, appartata, tacita,
senza alcun rumore,
strizza l'occhio al placido mattino
e senza parole
sorride bonaria alla vita.

(da Il mio tempo, Tracce, 2019)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                         ALESSANDRA PENNETTA


Da Padova, la poetessa Alessandra Pennetta ci propone questi testi brevi ma intensi, dove è evidente il discorso arguto, psicologico, costruito con giochi di parole che denotano già una buona maturità poetica, nonostante l’inizio piuttosto recente della sua attività letteraria. Inserita in prestigiose riviste online e vincitrice di numerosi premi, la sua poesia prende una linea diretta, schietta, basata sull’essenzialità della parola. Le tematiche riguardano prevalentemente il rapporto di coppia, e vengono espresse con doppi sensi non privi di un certo velato e delicato erotismo.


Rosa bella e malvagia

Rosa resa esperta dalle spine a ferire
Mi buchi un dito
me ne buchi cinque
me ne buchi dieci
Rosa bella e malvagia
non so più come prenderti

(inedita)


***


Sei passata per il giardino

Due guance rosse sul tavolo
acqua e foglie
una spina nel labbro
sei passata per il giardino
Ti ho lasciato la porta aperta
ma tu sei entrata
come un uccello
rosso e bianco
dalla finestra

(inedita)


***


Imeros

Mi hai ubriacato
tu, proprio tu
che a tavola bevi solo acqua
con le tue guance rosse
i tuoi capelli rossi
i tuoi occhi rossi
la tua lingua rossa
Nella tua bocca astemia
ho messo un chicco d'uva rossa
e sei diventata vite

(inedita)


***

Nomi

Lo specchio ci ha visti - diceva lui -
Ma non eravamo noi
erano le nostre fantasie
Lui non voleva che ci chiamassimo per nome
allora ci chiamavamo corpi
Ma io ho inciso i nostri nomi
sulle nostre lingue

(edita su L'Altro Femminile e su Radura Poetica)


***

La cena

Lei ha fame e
la bocca spalancata
Cammina su di lui
che non protesta
Lui le ha preparato la cena

Lei ha una finestra scura
senza tende
Lui ha
un candeliere, il fuoco dentro e
un'adorazione per lei

(edita su L'Altro Femminile)


***


Stanza rossa

Stanza rossa
Cielo nero

Passione rossa
Pioggia
Temporale estivo
Fragore liquido
Vetri chiusi
Sudore

Pelle di carta
Segni vari
Rami battenti
Vetri rotti
Verghe
Nudità

Baci
Rumori sparsi
I vicini che ascoltano

(edita su L'Altro Femminile)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                                 FILIPPO RAVIZZA


Filippo Ravizza, milenese, è una voce importante nel panorama letterario italiano contemporaneo. Poeta, saggista, critico letterario, curatore e organizzatore di eventi e convegni in ambito storico e letterario, ha all’attivo diverse pubblicazioni con case editrici di rilievo. La sua poesia, come si evince dai brani seguenti, si caratterizza da una robusta linea filosofica, soffermandosi sugli aspetti delle cose e delle situazioni, e sul vissuto, “fotografati” con perspicacia e laboriosa ricerca interiore, per offrire spunti di riflessioni davvero rilevanti.



La quiete del mistero

Mi leggono alberi mi portano alle case
ai vicini giardini dell'inizio primi
passi e anni e grida oltre gli angoli
primi slanci plananti nelle volute degli
incontri di questo ventunesimo secolo...
viaggio dentro al tempo che ci è dato
che chiamano vita senza saperla guardare
slittante via da noi che neppure sappiamo
capire se esiste o non esiste scommessa
di cui non si conosce posta fiore dell'esserci...
diranno altri poi di noi... anche loro ci sono
stati anche loro hanno scritto poesie o eretto
alti ponti su quei grandi fiumi che portano
nel mare oceano tutto il luccichio
e la quiete del mistero.

(da Nel secolo fragile, La Vita Felice, Milano, 2014)



***


Atteso

Sono sempre state sole,
uguali, le strisce di sole
sul mare, mai hanno
sentito scorrere correnti
come turbini e canali d'acqua,
immani boati silenziosi, torrenti
d'aria senza aria nei cunicoli,
nelle galassie, nelle vesti ingiallite,
in tutto ciò in cui si forma e si disfa
si presenta e si assenta il tempo...
Siamo sempre stati soli, uguali
noi... strisce infinite di sole sul mare
noi, dall'inizio del tempo ad oggi,
noi e tutti quelli che verranno, strisce
di sole sull'acqua, nel bene e nel tremore
gettati in te tempo, soli senza averti mai
incontrato veramente... sciolti come
si scioglie un ricordo mai veramente
celebrato, mai veramente atteso.

(da Nel secolo fragile, La Vita Felice, Milano, 2014)


***

Lo sguardo lampeggiante

L'avete visto? È successo è lì anche fra voi
lo sguardo? All'ora che monta l'inquietudine
di voi guardando vecchie fotografie nello
sguardo ancora lampeggiante di chi
da cento anni è morto e vi parla dalla
misteriosa dimora del niente
se lui guarda l'obiettivo c'è ancora
la vita che ci fu palpita nei suoi occhi
e dice: è adesso il tuo destino
è adesso accoglilo accoglilo sempre
esisti veramente fallo fallo
prima che venga anche per te l'eterna
l'orrida sequenza: il nulla che ti
chiamerà ti scioglierà nel niente.

(da La coscienza del tempo, La Vita Felice, Milano, 2017)


***

Hegel

Sulle alzate carezze le paratie
del mondo, le spalle alate invece
qui, dove hai potuto pensare toccando
la terra di essere dentro, stare
stare dentro le cose, essere loro,
parlare di tutti a tutti avanzare
un poco di Storia collettiva quasi
memoria, un'illusione solo amata:
che si potesse toccare, sì toccare,
spingere un poco almeno più
in là l'idea, l'esperienza terribile,
vera, della totalità.

(da La coscienza del tempo, La Vita Felice, Milano, 2017)


***

La forza dei trent'anni

Io ti chiedevo – ricordi? – la gonna
più corta tra le tue le mani mie
furtive sulle tue ginocchia
splendeva il mare il giorno sulle spiagge
diverse da quelle panchine su cui
sedevamo soli splendeva la forza
dei trent'anni cadevano gli affanni
a poco a poco: appena si poteva
salivano le mani cercavano
un più alto calore la gloria il valore.

(da Nel tremore degli anni, Puntoacapo Editore, 2020)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------  

                                                                 EMANUELA RIZZO



Emanuela Rizzo, di origini leccesi, essendo nata a Galatina, trasferitasi successivamente a Parma, è poetessa sensibile e preparata. Impegnata nell’organizzare eventi letterari di spessore, figura in molte riviste online di settore con diverse sue liriche. È in preparazione una sua prima raccolta. Qui nei brani che propone risalta subito evidente la sua forza vitale, la sua grande vena poetica che tocca tematiche delicate e commoventi: la memoria, il ricordo di un familiare scomparso, forse un genitore, ma è il ricordo struggente a darle la forza di negare ogni negatività del carattere umano, e di sorridere a un futuro solare, colmo di buoni auspici.



Anche tu nel sogno

La tristezza
è una porta,
un corridoio
lungo fatto di volti.
Non credevo
che un giorno
anche tu mi avresti
accarezzato in sogno
come quelli
che se ne vanno
per non tornare più.
Questa notte
tu vivo tra i morti
eri in coda
per porgermi
una carezza.
In sogno
ho stretto tra le mani
il tuo ricordo,
un bacio
colmo di lacrime
si è posato
sulla pergamena
sgualcita
dei miei sogni
colmi d'amore.



***


I passi

Quel camminare lento
nel corridoio,
quello veloce del mattino,
quello mio, a volte stanco,
quello tuo,
che non ero capace di
prevedere.
Ho trascorso una vita
concentrandomi sui passi,
sempre pervasa dall'emozione
di incontrare nuovamente
i volti,
il cui sorriso
avrebbe ridato luce
al mio cuore.
Sono passati gli anni
e attendo ancora i passi,
ogni piccolo dettaglio amo
di chi regna nel mio cuore!



***


Mentre il sole mi acceca

Odio le canzoni tristi,
i paesaggi malinconici,
le ansie inutili,
le poesie strazianti,
i discorsi ermetici,
i cuori di superficie,
ogni distratta cicatrice.
Odio quell'amarezza
che il cuore mi spezza
o almeno ci prova,
quella inutile lentezza
di chi non ama la vita
e aspetta e aspetta.
Odio i superbi, gli ipocriti
tutti quelli che sono ostaggio
di qualcosa,
quelli che non si fermano
a contemplare la natura
bella e rigogliosa.
Voglio il sole, l'arcobaleno,
le musiche gioiose,
I prati fioriti,
la bellezza che esplode,
il suono della banda
mentre il sole mi acceca!


--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

                                                                  STEFANO VITALE


Stefano Vitale, da Torino, ha un’intensa attività poetica, con svariate pubblicazioni e cure di blog e siti letterari importanti. La centralità storica e filosofica dell’uomo nel tempo e nella natura, è la linea poetica fondamentale che traspare nelle sue composizioni, come si può facilmente evincere dai brani qui proposti. È una ricerca approfondita e colta, quella di Stefano Vitale, sulla vera essenza dell’uomo, in un mondo variegato e distratto. Un forte desiderio di rinascita “classica” pervade il verso fluido ma non privo di una certa solennità.



Il mattino non ci aspetta
e noi dietro a tentare
di guadagnare tempo
per nascondere quel che
abbiamo perduto
scoprire una radura
nel calmo ripiegare
dell’ora spesa a camminare
senza meta né memoria
a riordinare le carte
ed i libri come prima
d’una partenza
eppure siamo già in viaggio
sul klinamen del giorno
servito su di un piatto di nuvole
specchio della impercettibile
variazione di noi:
niente rinasce davvero
neppure il giorno
pura deformazione irreversibile
traversata dell’immobile divenire:
eleaticità è la regola
senza elasticità.
Intanto è chiaro che senza di noi
le nuvole non sognano.

(da La traversata della notte, Joker Edizioni, 2007)


***

Lavorare per sottrazione
per reggere l’urto malato delle cose
tranches de nature
per coglierle in bilico sul baratro
dell’esistere
nell’esitazione impetuosa dell’impressionistico
tremolio della luce
dove appaiono e scompaiono
le nostre rughe improvvise
i capelli radi e spettinati
l’aria di vetro e la memoria
ferita da cui entriamo ed usciamo
notte che genera ed uccide
liturgia instancabile del vivere
tra i cocci e gli sterpi bruciati
che pure ci sostiene
e ci allerta
con l’ombra materna del dubbio
che ripete sommessa:
“prend garde à la douceur des choses”.

(da Il retro delle cose, Puntoacapo, 2012)


***


Ridurre il campo visivo
alla coda dell’occhio
per meglio vedere ciò che resta nascosto
allo sguardo troppo sicuro.
Non si tratta di fare miracoli
bastano vecchie scatole di latta
ritagli di giornale, piccole conchiglie
vetri di bottiglia levigati dal mare.
Non c’è fretta di ripartire
ora che il tempo è venuto qui a morire
nell’immobilità felice dello sguardo finalmente a tempo
giusto o sbagliato sono accidenti del Caso.
C’è un forte vento che sale
nella stanza a ripulire l’orizzonte
così mi giro dall’altra parte del mondo
e canto, sottovoce, canto.

(da La saggezza degli ubriachi, La Vita Felice, 2017)



***

La chiave è nella Parola
suono che resta accanto
colore della pazienza
distesa sul paesaggio delle ore
passione e destino senza nome.

(da Incerto confine, Paola Gribaudo Editore, 2019)


***

Si nascondono le cose in piena luce
misteriosa eclisse nell’evidenza di sé
scolpìta nel fulgore dei contorni
tesa è la volontà del dire

precipitata in solo secondo
è la ribelle presenza che si oppone
al grumo malefico della natura
volgendo lo sguardo verso la sera

che è acqua che spegne il fuoco
e scalda la terra con la mia cenere.

(da Si resta sempre altrove, inedito, 2021)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


Il treno già non entra più sotto la pensilina ed io aspettando
un prossimo traguardo oltre l'alba schizzinosa
mi diverto a contare il becchime
caduto da mani ceree di un vecchio barbone
nell'erba incolta tra i binari

La stazione appare pronta ad uno sbarco da mille e una notte
i pendolari sono attenti a non lasciarsi millimetri
tra una borsa e l'altra
penzoloni dalle braccia ancora addormentate
nonostante la sveglia dell'ennesimo altoparlante

che annuncia ritardi a non finire
cumuli di ritardi
code e reiterazioni di ritardi
e noi disperati non si può più vivere
senza prendere quel treno che ti porti
all'altro capo della buona speranza

Qui in stazione
tutti hanno l'aria afflitta di chi
prima o poi
bisogna che si decida a lasciare la piattaforma
salire sul primo vagone casalingo

lasciarsi trasportare nel regno delle favole
le nubi diradate sotto il celeste ialino

(dalla sezione “Annuncio ritardo” in Percorsi alternativi, Marcus Edizioni, 2013)

 Giuseppe Vetromile

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

                                               NOTE SUGLI AUTORI


Alessia Bronico

 Alessia Bronico è nata ad Atri nel 1981. Vive tra la Lombardia e l'Abruzzo, luogo delle sue origini. Diplomata in canto e laureata in lettere, svolge attività d’insegnamento.

Ha pubblicato in poesia L’abito della Felicità (LietoColle, 2016), Un dio Giallo (LietoColle, 2018). È inserita nell’ Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (Raffaelli Editore, 2017).

 

Antonietta Cianci

Antonietta Cianci è nata a Napoli il 19 luglio 1980.  Dopo essersi laureata in Lettere Classiche ed aver conseguito l’abilitazione all’insegnamento, si è trasferita a Bergamo dove vive e lavora come docente. Da sempre interessata alla letteratura e alla poesia in particolare, ha pubblicato nel 2020 con la casa editrice Transeuropa Edizioni la sua prima raccolta poetica Radici, in cui si affrontano i temi dello sradicamento dalla terra d’origine, del disordine che ne consegue e i temi collaterali dell’amore, della ricerca dell’ordine e della ricomposizione dei conflitti.

 

Anna Ciufo

Anna Ciufo ha al suo attivo la pubblicazione di tre volumi di liriche: Di questi giorni parlati e Il timore accigliato delle pause (ed. Ripostes, Roma-Salerno), Katana (ed. Spring, Caserta) e di una silloge, Exuvia, facente parte dell’antologia poetica “Il nettare e la musa” (ed. PerVersi); molte delle sue poesie sono state inserite in Antologie di poesia contemporanea in uso nelle scuole Medie Secondarie, nell’Antologia Itinerante del Centro Maria Luisa Spaziani, nelle Antologie “Le strade della Poesia” (ed. Delta 3) edizioni 2011 e 2012.

Nel corso della propria attività didattica si è occupata assiduamente della promozione della poesia, in particolar modo nell’ambito di attività ed eventi culturali in cui ha voluto privilegiare la sinergia tra le diverse espressioni dell’arte (pittura, poesia, musica, danza).

La sua attività poetica è stata recensita su riviste letterarie quali Lunario Nuovo, Il Monte Analogo, Il Convivio e, tramite la rivista “Arte Cultura e Scienza”, i suoi versi sono stati diffusi anche in Germania e in America.

Di lei si sono occupati Critici letterari come Ennio Abate, Pasquale Maffeo, Alberto Granese, Mariella Bettarini, Francesco D’Episcopo, Luigi Reina, Renato Filippelli, Marcella Corsi, esprimendo giudizi lusinghieri in merito alla sua cifra poetica.

Parallelamente, coltiva la passione per la pittura.

 

Agnese Coppola

Agnese Coppola è nata a Nola (NA) e si è laureata in Lettere classiche nel 2004. Vive in provincia di Milano dal 2006 dove insegna presso l’Istituto Alessandrini di Abbiategrasso. Curiosa, appassionata e vorace lettrice, scopre il mito di Lilith che determina un’esplosione poetica e il coinvolgimento dei suoi studenti nel progetto “Io sono Lilith”. È co-fondatrice della Rivista internazionale Tam tam bum bum e attiva organizzatrice di eventi culturali, poetici e artistici, come NaviglioInVersi e Ric-amati. Pubblicazioni: Mario, in Vacanze milane (Guerini e Associati, 2012); Ho sciolto i capelli, abbracciami Frida (La ruota edizioni, 2a ediz, 2018); il romanzo Strisce pedonali, (L'Erudita, 2018); Specchi (dialogo poetico) con Gianni Bombaci (Raccolto, 2019); La sete della sera, (La Vita Felice, gennaio 2021). Presente come autrice nel volume Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla rete (puntoacapo 2021).

 

Anna Maria Ercilli

Anna Maria Ercilli vive a Trento con memorie liguri. Studia alcuni anni in Liguria poi rientra nella sua città. Ha lavorato nel Servizio Sanitario. Pubblica alcune sillogi di poesia: Abbraccio; Il dono inquieto; Piccole lame; Dall’aria, alla terra, all’oblio; La porta di Tàriso; La stanza del colore provvisorio; Orlo blu; iPoet.

Scrive racconti e articoli culturali per le riviste (Il Furore dei libri, R&S). Presente in alcune antologie: La poesia nel Trentino-Alto Adige, Forum/Quinta generazione, Controparole, Hospite, L'evoluzione delle forme poetiche, Con gli occhi di un cane, e nelle riviste (La Mosca di Milano, Il Monte Analogo, Il Cristallo, La Clessidra). Collabora e pubblica, “Nelle pagine del tempo” (dizionario delle parole perdute, EmmeTi). Con LUA Anghiari: Le stagioni per posta, Una lettera importante, Quella volta su un treno (Equinozi 2020), iPoet Lunario in Versi LietoColle.

Fotografa per passione, sue fotografie sono in Radici, Il giardino dell'Hybris, L'eco del Rio Gola.

Presidente della Società Dante Alighieri di Trento nel 2014-2015.

Ultima pubblicazione Vivere l'abbandono – autori vari (FaraEditore 2021).

Presente nell'Archivio Storico di Gianni Toti e Liliana Ugolini.

 

Tonia Orlando

Tonia Orlando ha insegnato Lettere nelle Suole Superiori. Giornalista Pubblicista, da anni coniuga eventi storici con quelli letterari. 

Scrive articoli su riviste e attraverso studi negli Archivi, si è dedicata alla ricerca del "territorio" che ha esplorato sotto l'aspetto storico, antropologico ed artistico-culturale. Approdata alla Poesia e alla scrittura per l'infanzia, è stata insignita di significativi riconoscimenti.

Molte le Antologie alle quali ha partecipato e con queste autorevoli pagine letterarie di vario genere. 

Ha pubblicato: I racconti del vicoletto (Lanciano, 2013), Come gli aquiloni (Roma, 2016), Sotto un cielo di miele (Chieti, 2017), Un angioletto senza ali (Chieti, 2019) e Il mio tempo (Pescara, 2019). 

 

Alessandra Pennetta

Alessandra Pennetta è nata a Padova ne1971. Ha iniziato a scrivere nel 2018. In Italia sono state pubblicate sue poesie su Grado Zero, Frammenti, Tam Tam Bum Bum, Lido dell'Anima, L'Irrequieto, Poetarum Silva, Amado Mio, Il Grimorio del Fantastico, L'Altro Femminile, Radura Poetica, nell'antologia Ecce Homo e nelle antologie dei Premi Città di Montegrotto Terme (ed. 2019) e Città di Melegnano (ed. 2019). All'estero sue poesie sono state tradotte e pubblicate sulle riviste Centro Cultural Tina Modotti (Venezuela), Oltart (Romania) e Azahar (Spagna).

 

Filippo Ravizza

Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Poeta e critico letterario, è autore di nove raccolte di versi: l'ultima in ordine di apparizione è la silloge Nel tremore degli anni (Puntoacapo Editrice), preceduta da La coscienza del tempo, uscita nel giugno 2017 per La Vita Felice. È del 2014 Nel secolo fragile (La Vita Felice), preceduta a sua volta da La quiete del mistero (Amici del Libro d'Artista, 2012). Nel 2008 Turista (LietoColle), nel 2005 Prigionieri del tempo (LietoColle); nell'anno 2000 Bambini delle onde (Campanotto), nel 1995 Vesti del pomeriggio (Campanotto) e, nel 1987, Le porte (Schema Editore). Nella sua città ha tra l'altro ideato e realizzato, insieme al docente e critico letterario Gianmarco Gaspari, "Lezioni della Storia - Dopo un secolo quale memoria", un ciclo di conferenze (oggi in parte rivedibili su youtube) iniziato nel 2011, lettura della Storia italiana ed europea attraverso la letteratura. Tra le altre vanno segnalate le conferenze che Gaspari e Ravizza hanno tenuto su Alessandro Manzoni, su Vittorio Sereni, Eugenio Montale, Umberto Saba, Italo Svevo, Gabriele D'Annunzio e Giovanni Pascoli. Nel 1995, insieme a Franco Manzoni, Filippo Ravizza ha redatto il "Manifesto in difesa della lingua italiana", oggi parte del programma orale (cours de production orale) per il conseguimento del dottorato specialistico del Dipartimento di Italianistica dell'Université Paris 8 (Paris - Saint Denis, docente Laura Fournier).

 

Emanuela Rizzo

Emanuela Rizzo è nata a Galatina (Lecce) nel 1978. Si è trasferita a Parma nel 1997 per gli studi, laureandosi in Economia Politica nel 2002.

Da sempre appassionata di arte e poesia, è presente su diversi siti internet e blog con sue poesie. Fa parte di diverse associazioni culturali e organizza e partecipa a diversi eventi a sfondo culturale. Le sue poesie sono pubblicate su diverse antologie italiane e straniere.

È presente nell'antologia Briciole di Poesia 2019 e 2020 e nell’antologia albanese di Arjan Kallco edizione 2020, che contiene testi di poetesse internazionali. È inoltre presente nell'ebook Un cielo di poesia 2019 e nell’antologia internazionale Voci di poesia del mondo 2020, Editrice Marlene Pasini. Ha ricevuto diversi riconoscimenti di merito per l’impegno culturale. È Presidente italiana per la pace del Global Peace Councils.

È presente nell'antologia 2021 Inno all'amore di Bertoni Editore e nell'antologia 2021 Parma di Bertoni Editore curata da Luca Ariano e Francesca Farina. È inoltre presente nell'antologia serba del 2021. Figura nell'antologia francese Je dis desirs 2021. È tradotta in inglese, spagnolo, francese, cinese, russo, albanese.

Nel 2021 verrà pubblicata la sua prima raccolta di poesie con la Bertoni Editore: Un cuore di Fico d'India, collana Poesia Lab di Luca Ariano.


Stefano Vitale

Stefano Vitale è nato nel 1958. Vive e lavora a Torino. Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette di poesia Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan); nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa) e Semplici Esseri (Manni Editore). Per le Edizioni Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007). Nel 2012 ha pubblicato Il retro delle cose presso le edizioni Puntoacapo; nel 2015 ha partecipato con 24 sue poesie all’allestimento della mostra di Ezio Gribaudo “La figura a nudo” presso l’Accademia di Belle Arti di Torino. Nel 2017 ha pubblicato presso La Vita Felice la sua nuova raccolta La saggezza degli ubriachi. In collaborazione con l’illustratrice e artista Albertina Bollati, ha pubblicato nel 2013 per Paola Gribaudo Editore la raccolta di poesie Angeli, nel 2019 Incerto confine e nel 2020 Il colore dei gatti (Ventura Edizioni) con filastrocche per bambini. I suoi libri hanno ricevuto molti premi e riconoscimenti, le sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie oltre che sul web e riviste e sono state tradotte in inglese e tedesco. Cura sulla rivista on line www.ilgiornalaccio.net le rubriche critiche dei libri di letteratura e la rubrica “Oggetti smarriti” dedicata alla poesia. Appassionato di musica, è Direttore Artistico dell’Ass. Amici Orchestra Sinfonica RAI.

 -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

12 luglio 2021

Presentazione in diretta video del 36° Volume

VOLUME XXXII - Vol. Spec. Nuove Voci del Ventunesimo, 2a parte

VOLUME SPECIALE "I SEE BELLAGIO FROM MY TERRACE"

VOLUME XXVI - PERCORSI DIALETTALI SICILIANI DI INIZIO MILLENNIO

Volume antologico J'Nan Argana nr. 2

Transiti Poetici incontra il GAP

Volume Speciale dedicato alla Primavera

Transiti Poetici incontra Voci dal Mondo

Il video della presentazione del Volume Transiti Poetici incontra Voci dal Mondo